Biografia La formazione Karl Kautsky nacque a Praga, allora importante città dell'Impero austriaco, il 16 ottobre 1854. Il padre era un pittore di etnia ceca, mentre la madre era un'attrice e scrittrice austriacaMassimo L. Salvadori, Kautsky fra ortodossia e revisionismo in Storia del Marxismo, Torino, Einaudi, 1979. Vol 2°, pagg. 277-314. Nel 1863 la famiglia si trasferì a Vienna. Il giovane Kautsky frequentò il ginnasio dell'abbazia di Melk e l'Akademisches Gymnasium di Vienna.
Nel 1871 la Comune di Parigi lo determinò verso l'internazionalismo. L'altra sua passione giovanile fu il darwinismo. All'Università di Vienna studiò sia la storia che la filosofia.
Nel 1875 aderì ai primi movimenti socialisti austriaci, ma al loro interno non trovò un proprio spazio. Perciò si trasferì a Zurigo dove divenne amico di Eduard Bernstein, che era già redattore di Der Sozialdemokrat. Questa pubblicazione era l'organo della gioventù socialdemocratica tedesca e, a causa delle leggi antisocialiste, veniva stampata in Svizzera e introdotta clandestinamente in Germania.
Nel 1881 il giovane socialdemocratico si recò a Londra in visita a Marx ed Engels. Successivamente, fra il 1885 e il 1890, fu anche il segretario di Engels.
Già nei suoi primi scritti del 1881 Kautsky esponeva quelli che rimarranno punti fermi del suo pensiero: l'oppressione non produce rivoluzioni, ma rivolte; la rivoluzione avviene solo quando un sistema è ormai reso instabile dalle proprie contraddizioni interne. E aggiungeva che in queste circostanze la rivoluzione la fa il popolo, non singoli gruppi o partitiMassimo L. Salvadori, Kautsky e la rivoluzione socialista. 1880/1938, Milano, Feltrinelli, 1976. pagg. 17-22.
Con tutto ciò Kautsky era convinto che non bisognasse aspettare molto perché si verificasse la rivoluzione, dal momento che il capitalismo non riusciva ad uscire dalla crisi del 1873. Anche le riforme introdotte da Bismarck ed ispirate al "socialismo di stato" di Ferdinand Lassalle, come le assicurazioni contro gli infortuni e la nazionalizzazione delle ferrovie, secondo Kautsky potevano solo ritardare la caduta del capitalismo ma non evitarla.
Guida della socialdemocrazia Nel 1883 Kautsky divenne il direttore della Neue Zeit, la rivista teorica della SPD. Questo sancì il ruolo di Kautsky come erede di Marx e di Engels nella guida del socialismo tedesco e, grazie all'egemonia che l'SPD possedeva all'interno della Seconda Internazionale, dell'intero socialismo europeoMassimo L. Salvadori, Kautsky e la rivoluzione socialista. 1880/1938, Milano, Feltrinelli, 1976. pagg. 23-37. L'influenza di Kautsky sul socialismo mondiale si consolidò definitivamente in seguito alla morte di Engels nel 1895.
Dopo l'abolizione delle leggi antisocialiste la SPD si diede un nuovo programma, il programma di Erfurt. La prima parte del testo, quella più teorica, era stata redatta proprio da Kautsky, mentre quella pratica sui fini del partito era stata scritta da Eduard Bernstein. Nel programma di Erfurt Kautsky ribadiva l'ineluttabilità della rivoluzione socialista, in quanto il capitalismo inaspriva sempre più i conflitti sociali e perciò creava esso stesso le condizioni per la propria fine. Mentre il socialismo per Kautsky era la soluzione delle contraddizioni create dal capitalismo.
Il Programma di Erfurt esprimeva la dialettica presente all'interno dell'SPD (ed in generale di tutti i movimenti socialisti del primo novecento) tra socialismo rivoluzionario e socialismo riformista. Nel testo non si metteva in discussione l'analisi della società fatta da Marx, in particolare riguardo all'imminente crollo della società borghese e alla necessità di giungere ad una società senza classi attraverso la rivoluzione. Questo si costituiva come scopo ultimo e programma massimo (da cui il termine massimalismo). Al tempo stesso però nel documento sono presenti gli scopi immediati della lotta operaia: la riduzione dell'orario di lavoro, il suffragio universale, la parità tra uomo e donna, la sostituzione delle imposte dirette con imposte indirette a carattere progressivo, l'istruzione pubblica ed una legislazione sociale. Questo era il programma minimo (da cui il termine minimalismo).
Nel saggio del 1893 Der Parlamentarismus, die Volksgesetzgebung und die Sozialdemokratie ("Il parlamentarismo, la legislazione popolare e la socialdemocrazia") Kautsky approfondiva il tema dei metodi da utilizzare, per affermare che la lotta politica durante il regime borghese e la successiva presa del potere da parte dei socialisti sarebbero avvenute con mezzi democratici e parlamentari. E nell'articolo del 1894 Ein sozialdemokratischer Katechismus ("Un catechismo socialdemocratico") precisava che i socialisti dovevano evitare la violenza e la cospirazione, lasciando semmai ai loro avversari di ricorrere alla violenza per disperazione. La prospettiva di Kautsky era perciò quella di una rivoluzione parlamentare.
La polemica contro il revisionismo Nell'ultimo decennio dell'Ottocento Kautsky fu coinvolto nelle polemiche contro il socialismo di stato (Staatsozialismus) di Georg von Vollmar e contro il revisionismo di Bernstein. Le polemiche nascevano dal rapporto da tenere con le classi sociali che non erano né borghesi né proletarie: gli intellettuali, i piccoli borghesi, i coltivatori diretti. Se i socialisti si fossero alleati con queste classi e con i borghesi più liberali, avrebbero potuto far approvare delle riforme sociali. In proposito Kautsky sottolineava che con queste classi erano possibili alleanze tattiche ma che bisognava sempre tenere presente che i loro interessi di classe non coincidevano con quelli degli operai: infatti le classi medie erano riformiste, mentre il proletariato era rivoluzionario. Per questo Kautsky contrastava chi voleva mettere la SPD al servizio del "riformismo piccolo-borghese"Massimo L. Salvadori, Kautsky e la rivoluzione socialista. 1880/1938, Milano, Feltrinelli, 1976. pagg. 37-53.
Il testo più significativo di queste polemiche è Die Agrarfrage ("La questione agraria") del 1899, che Lenin definì "l'avvenimento più notevole della recente letteratura economica".
Bernstein, tuttavia, poneva un problema più radicale. Egli verificava che a partire dal 1895 il capitalismo aveva superato la crisi ed era tutt'altro che moribondo. Al contrario, era in espansione e perciò aveva bisogno di operai: questa situazione aveva rafforzato il sindacato, che era riuscito ad ottenere condizioni migliori per i lavoratori. Bernstein escludeva perciò che ci si dovesse aspettare il crollo del capitalismo, e invece riteneva che ci si dovesse impegnare in una prospettiva di tipo riformista. Nel formulare questa teoria, era consapevole che da un punto di vista marxista questa poteva apparire una deviazione, ma riteneva che se il marxismo era la "scienza dello sviluppo storico oggettivo" doveva confrontarsi con la mutata realtà socialeMassimo L. Salvadori, Kautsky e la rivoluzione socialista. 1880/1938, Milano, Feltrinelli, 1976. pagg. 54-66.
Kautsky non modificò la propria impostazione e con il libro Bernstein und das sozialdemokratische Programm del 1899 rispose a Bernstein che il miglioramento delle condizioni era illusorio, perché ciò che contava non era il tenore di vita ma il potere. E Kautsky evidenziava come in realtà il dominio del grande capitale fosse in aumento non solo nei confronti dei lavoratori, ma anche dei piccoli industriali, dei piccoli azionisti delle grandi imprese, degli agricoltori. In conclusione ribadiva la prospettiva rivoluzionaria della socialdemocrazia e si opponeva alla trasformazione della SPD in partito democratico interclassista (e perciò riformista).
Il saggio più organico scritto nel 1902 al termine della polemica con i revisionisti e compendiandone i temi fu Die soziale Revolution.
Un ulteriore aspetto della polemica era costituito dal conflitto fra il Partito e il Sindacato, infatti i sindacati socialdemocratici si erano venuti rafforzando e organizzando. In proposito i "rivoluzionari" ritenevano che il sindacato dovesse essere subordinato al partito, mentre i revisionisti ne difendevano l'indipendenza e la cosiddetta "neutralità" rispetto alle ideologie. Kautsky biasimava il fatto che i sindacati perseguissero gli interessi professionali rispetto a quelli di classe e in questo modo si facessero asservire dalla borghesia. Ribadiva perciò la necessità della collaborazione fra partito e sindacato in vista della rivoluzioneMassimo L. Salvadori, Kautsky e la rivoluzione socialista. 1880/1938, Milano, Feltrinelli, 1976. pagg. 67-77.
Dopo alterne vicende al Congresso di Mannheim del 1906 il Partito dovette di fatto capitolare davanti al SindacatoMassimo L. Salvadori, Kautsky e la rivoluzione socialista. 1880/1938, Milano, Feltrinelli, 1976. pagg. 84-99.
Le "lezioni di Mosca" Già in un articolo del 1904 Kautsky aveva affermato che la Russia era il paese europeo più vicino alla rivoluzione, perché l'autocrazia zarista era priva di futuro, la borghesia debole e immatura, e invece il proletariato consapevole ed organizzato. E inoltre la guerra russo-giapponese poteva far precipitare gli eventi. Più difficile era invece prevedere che tipo di rivoluzione avrebbe potuto realizzarsi: Kautsky escludeva una rivoluzione socialista a causa dell'arretratezza del paese, ma propendeva per una rivoluzione democratica fatta dal proletariato anziché dalla borghesiaMassimo L. Salvadori, Kautsky e la rivoluzione socialista. 1880/1938, Milano, Feltrinelli, 1976. pagg. 78-83.
Quando nell'anno successivo ebbe effettivamente luogo la Rivoluzione russa del 1905 alcuni dirigenti della SPD, a partire da Rosa Luxemburg, ritennero che il modello russo fosse "esportabile" in Occidente.
In alcuni articoli dello stesso anno Kautsky riconosceva che la rivoluzione russa avrebbe aperto un'epoca di rivoluzioni. Tuttavia individuava come cause del successo di quella rivoluzione la mancanza di una classe borghese in Russia unita alla necessità storica della rivoluzione in quel paese: perciò solo il proletariato aveva potuto assolvere quel compito. Tuttavia Kautsky si rendeva conto di quanto fosse contraddittorio e perciò instabile un regime "borghese" sostenuto dal proletariato e perciò prevedeva che in Russia si sarebbe avuta una "rivoluzione permanente".
Queste tesi furono approfondite nel saggio del 1906 Triebkräfte und Aussichten der russischen Revolution ("Forze motrici e prospettive della rivoluzione russa"), lodato anche da Lenin. Un tema importante di questo testo era quello del rapporto fra operai e contadini. Kautsky ripeteva che quella russa non poteva essere una rivoluzione borghese, visto che non l'aveva promossa la borghesia, e d'altra parte nemmeno socialista. Perciò il proletariato industriale doveva trovare un alleato per far vincere la rivoluzione, e lo individuava nella classe contadina. Raccomandava perciò ai socialdemocratici, per guadagnarsi l'alleanza dei contadini, di non toccare la proprietà privata contadina. L'altro tema importante affrontato nel saggio era quello del ricorso alla violenza. In proposito Kautsky modificò le opinioni (proprie e della tradizione engelsiana) avendo visto il successo dell'insurrezione armata di Mosca contro l'esercito. Si chiese perciò se il ricorso alla lotta armata potesse essere contemplato anche in Occidente: questa era secondo lui la "lezione di Mosca".
La polemica con Rosa Luxemburg
Nel 1910 si ebbero nel Regno di Prussia imponenti manifestazioni di protesta contro la legge elettorale prussiana, che assegnava i seggi in parti uguali alle tre classi censitarieMassimo L. Salvadori, Kautsky e la rivoluzione socialista. 1880/1938, Milano, Feltrinelli, 1976. pagg. 122-133.