L'ebraismo offre una quantità di considerazioni circa l'amore per Dio e l'amore tra esseri umani. L'amore è un valore centrale nell'Etica ebraica e Teologia ebraica.
Parole ebraiche La parola ebraica basilare per "amore" – אהבה, ahavah – viene usata per descrivere sentimenti intimi o romantici o relazionali, come per esempio l'amore tra genitore e figlio in , l'amore tra amici intimi in , o l'amore tra un giovane e una giovane nel Cantico dei cantici.
Un'altra parola usata spesso per indicare amore – חסד, chesed – è di solito tradotta come "gentilezza amorevole" o "misericordia/carità". Comprende aspetti di affetto, bontà e compassione. Daniel Elazar ha notato che "Chesed" non può essere facilmente tradotto in inglese (o italiano), ma che vuol dire qualcosa come "obbligo di patto d'amore", un tipo di amore che va al di là della preoccupazione di rispettare e seguire leggi o contratti.Daniel Elazar,
Amore tra gli esseri umani Uno dei comandamenti principali dell'Ebraismo è "Ama il prossimo tuo come te stesso" (), a volte chiamato il Grande Comandamento. Questo comandamento sta nel cuore del libro centrale della Tōrāh.Bernard Bamberger, "Introduction to Leviticus", in Plaut, The Torah: A Modern Commentary, New York: Union of American Hebrew Congregations, 1981: pp. 737, 889 I saggi talmudisti Hillel e Rabbi Akiva indicarono che questo è il comandamento fondamentale della Torah.
Questo comandamento di'amore, con la frase precedente "Non ti vendicherai e non serberai rancore contro i figli del tuo popolo", potrebbe originariamente essersi riferita, e da alcuni studiosi (cfr. Stade, "Gesch. des Volkes Israel," i. 510a) è stata riferita, esclusivamente agli israeliti vicini e confinanti; ma nel versetto 34 dello stesso capitolo viene esteso a "il forestiero dimorante fra di voi ... tu l'amerai come tu stesso." In si dichiara ingiusto dar torto al servo nella sua causa: "Chi ha fatto me nel seno materno, non ha fatto anche lui? Non fu lo stesso a formarci nel seno?"Per i contenuti di questa sezione si veda specificamente
L'amore romantico è incluso nel comando di amare il prossimo, ma l'amore romantico di per sé non è un tema centrale nella letteratura ebraica classica. Alcune autorità rabbiniche medievali come Yehuda Ha-Levi, hanno scritto poesie romantiche in arabo, anche se alcuni dicono che Halevi si pentì della sua poesia romantica, che aveva scritto nei suoi anni più giovani.
Letteratura rabbinica classica
Commentando sul precetto di amare il proprio prossimo (Lev. loc. cit.) esiste una discussione (narrata su Sifra, Ḳedoshim, iv.; cfr. Gen. R. xxiv. 5) tra Rabbi Akiva, che dichiarava che il suddetto versetto di Levitico conteneva il grande principio della Legge ("Kelal gadol ba-Torah"), e Simeon ben Azzai, che citava ("Questo è il libro della genealogia di Adamo. Quando Dio creò l'uomo, lo fece a somiglianza di Dio"), come versetto che esprimeva il principio capitale della Legge, ovviamente perché il primo versetto riporta il termine "prossimo" nel suo significato inequivocabile comprendente tutti gli esseri umani come figli di Adamo, fatto a immagine di Dio. Tanḥuma, in Genesi Rabbah loc. cit., lo spiega così: "Se tu disprezzi ogni uomo, tu disprezzi Dio che ha fatto l'uomo a Sua immagine."
Hillel interpretò il comando biblico in questo senso universale quando rispose al pagano che gli richiedeva di esplicare la Legge stando davanti a lui su un piede solo: "Ciò che ti è odioso, tu non lo farai al tuo prossimo. Questa è l'unica Legge, il resto è solo commentario" (Shab. 31a)
Altro
La forma negativa della Regola d'oro è stata l'interpretazione di Levitico 19:18 accettata dal Targum, nota anche all'autore di Tobit 4:15 e a Filone, nel frammento conservato da Eusebio, Preparatio Evangelica 7:7:"Gesammelte Abhandlungen" di Bernays, 1885, i. 274 et seq.; alla Didaché, 1:1; a Didascalia apostolorum, 1:1, 3:15; a Omelie Clementine 2:6; e ad altre opere patristiche antiche.Resch, "Agrapha," pp. 95, 135, 272. Che questa cosiddetta regola d'oro, citata anche in , fosse riconosciuta daglie ebrei al tempo di Gesù, si può dedurre da ; ; ; ; e , dove lo scriba fariseo chiede a Gesù, con le stesse parole usate da Rabbi Akiva, "Qual è il primo di tutti i comandamenti?" e la risposta data da Gesù afferma che il primo e più grande comandamento è di amare Dio, e il secondo l'amore "per il tuo prossimo come te stesso". Per includere tutti gli esseri umani, Hillel usa il termine beriot ("creature" [cfr. κτίσις]; ; ) quando vuole inculcare l'insegnamento dell'amore: "Ama le creature tue simili" (Abot i. 12). Odio per le creature simili ("sinat ha-beriyot") viene similmente dichiarato da R. Joshua ben Hananiah essere una delle tre cose che emarginano l'uomo dal mondo (Abot ii. 11; cfr. ).
Esegesi ebraica e dilemmi
Il Talmud insiste, con riferimento a Levitico 19:18, che anche il criminale al momento dell'esecuzione dovrebbe essere trattato con amore (Sanh. 45 bis). Come dimostra Solomon Schechter in "J. D. R." x. 11, l'espressione "Voi avete udito ..." è una traduzione inesatta della formula rabbinica, che è soltanto un'interrogazione logica formale che introduce il contrario come unica risposta corretta: "Voi potreste dedurre da questo versetto che devi amare il tuo prossimo e odiare il tuo nemico, ma io vi dico che l'unica interpretazione corretta è, Ama tutti, anche i tuoi nemici".
Nel Midrash Tanna debe Eliyahu R. 15. si afferma: "Benedetto sia il Signore, ch'è imparziale con tutti. Egli dice: 'Non froderai il tuo prossimo. Il tuo prossimo è come tuo fratello, e tuo fratello è come il tuo prossimo.'" Similmente in 28: "Amerai il Signore tuo Dio"; cioè, farai amare il nome di Dio alle creature comportandoti rettamente nei confronti dei Gentili come fai con gli ebrei (cfr. Sifre, Deut. 32).
Ḥayyim Vital
Il cabalista Hayim Vital (Safed, 1542 – Damasco, 1620), nel suo "Sha'are Qedushah," 1:5 insegna che la legge dell'amore del prossimo comprende il non-israelita e l'israelita. Una visione simile è stata insegnata da Aaron ben Abraham ibn Ḥayyim del XVI secolo, nel suo commentario al Sifre e da Mosè Ḥagis del XVIII secolo, nella sua opera sul 613 comandamenti, commentando il .
Ebraismo riformato
Il sinodo di Lipsia nel 1869, e l'Unione tedesco-israelita delle Congregazioni nel 1885, si basavano sull'antica tradizione storica quando affermarono che "'Ama il prossimo tuo come te stesso' è un comando onnicomprensivo di amore, ed è un principio fondamentale della religione ebraica."
Movimento Chassidico
Il Chassidismo afferma l'amore fraterno come uno dei sentimenti basilari del proprio credo: il comando di amare il prossimo, secondo il Baal Shem Tov, non significa semplicemente essere gentili. Piuttosto uno deve sforzarsi costantemente di rigettare i propri tratti negativi e coltivare quelli positivi. Tale comando copre la vita intera. Altri aspetti dell'interpretazione del Baal Shem Tov incitano a cercare di rettificare permanentemente la negatività e non solo sopprimerla. L'adoperarsi per migliorare il proprio servizio divino è estremamente importante. Se Dio ci avesse voluti perfetti non ci avrebbe creato con difetti e conflitti interiori. Dio desidera e apprezza i nostri sforzi e le nostre battaglie spirituali, permeate di un amore continuo per Dio e per il prossimo.
Una delle maggiori opere chassidiche, il Tanya dello chassid Chabad Shneur Zalman (1745 – 1812), afferma quanto segue. È vero che quando uno considera l'esistenza fisica, il proprio "Io" e l'Altro sono due entità distinte. Tuttavia, nel reame della spiritualità in ultimo sono una sola essenza, poiché tutte le anime derivano dalla stessa Fonte, unite con Dio a quella Fonte. Quando consideriamo il nostro essere fisico come l'"Io" e l'anima come un semplice accessorio, allora siamo veramente differenti l'uno dall'altro. Se però consideriamo l'anima come "Io", e i nostri bisogni spirituali come di primaria importanza, allora le differenze tra di noi si dissipano e siamo capaci di amarci l'un l'altro proprio come amiamo noi stessi. Amare un'altra persona allo stesso modo come si ama se stessi implica riconoscere e coltivare le nostre radici spirituali, vedere e relazionarsi al nostro Io più profondo. E ciò è il principio basilare di ogni mitzvah.Tanya, cap. 32; vedi anche Mordechai Wollenberg, . URL consultato 19/04/2013
Movimento Musar
Uno dei capi del Movimento Musar, Rabbi Simcha Zissel Ziv, pone molta enfasi sull'amore. Un successivo leader Musar, il rabbino del XX secolo Eliyahu Eliezer Dessler, viene spesso citato quando definisce l'amore dal punto di vista ebraico come "dare senza aspettarsi di ricevere".Kuntres ha-Chesed, Pamphlet [sull'argomento] dell'amore generoso, dal suo Michtav me-Eliyahu, vol. I.
Will Herberg
Il teologo ebraico del XX secolo Will Herberg (1901–1977) asseriva che la "giustizia" è al centro della nozione ebraica di amore e il cardine della Legge ebraica:
Amore tra Dio e gli esseri umani
comanda: "Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo. Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le forze." Questa è inoltre la Shema Israel, ("Ascolta..."), preghiera essenziale della liturgia ebraica: la sua lettura (Qiriat Shema) avviene due volte al giorno, nella preghiera mattutina ed in quella serale.
Letteratura rabbinica classica
Il comandamento di amare Dio in è ripreso dalla Mishnah (testo centrale della legge orale ebraica) per riferirsi a opere buone, la volontà di sacrificare la propria vita piuttosto che commettere certe trasgressioni gravi, la disponibilità a sacrificare tutti i propri averi e di essere grati al Signore nonostante le avversità.Trattato Berachoth 9:5, Trattato Sanhedrin 74a.. La Letteratura rabbinica differisce su come può essere sviluppato questo amore.
L'amore di Dio significa circondarsi la vita con i Suoi comandamenti (Men. 43b) ed è condizionato dall'amore per la Tōrāh (R. H. 4a). Si afferma che il Popolo d'Israele ami Dio, pronto a dare la stessa vita per il rispetto dei Suoi comandamenti (Mek., Yitro, 6, a Es. 20:6). In effetti, l'amore di Dio è la resa volontaria della propria vita e tutto ciò che si ha in onore di Dio (Sifre, Deuteronomio 32; Ber. 54a). È un servizio disinteressato verso Dio (Abot 1:3; 'Ab Zarah 19a). Esistono castighi d'amore per mettere alla prova la pietà dei giusti (Ber. 5a; cfr. ). È questo amore senza pari, che sfida la sofferenza e il martirio, a stabilire il rapporto tra Dio e Israele, cosicché "nessuno al mondo possa spegnere questo amore" (Cant. R. 8:7). A questo amore unico fa eco anche la liturgia (cfr. Ahabah Rabbah). Essere un vero "amante di Dio" significa "ricevere offesa e non risentirsi; ascoltare parole ingiuriose e non rispondere; agire solo per amore e gioire persino nelle tribolazioni come prova di puro amore".
Bahya Ibn Pakuda
L'amore di Dio è accentuato come il massimo incentivo ad agire, affermato da Baḥya ibn Paḳuda, in "Ḥobot ha-Lebabot".Jewish Encyclopedia 2.454.
Maimonide
Maimonide, nella sua Mishneh Torah, dedica l'intero capitolo decimo di Hilkot Teshubah, con riferimento ad Abot 1:3, all'amore per Dio come motivo che dà ad ogni azione umana il suo vero valore etico e religioso. Maimonide scrive che dovrebbe essere solo per amore di Dio, piuttosto che per la paura del castigo o la speranza di ricompensa, che gli ebrei rispettano la Legge: "Quando l'uomo ama Dio con il giusto amore, egli esegue automaticamente tutti i precetti dell'amore.Maimonide, Yad, Cap. 10. Maimonide pensa che l'amore per Dio possa essere sviluppato contemplando le opere divine o apprezzando le meraviglie della natura.Maimonide, Yad, Hilchot Yesoday HaTorah, Cap. 2.
Naḥmanide