I Sayn furono una nobile famiglia tedesca. Essi giunsero in Italia nell'ottobre 1154. In seguito vennero chiamati Zan o Zani o Zano, dalla storpiatura del nome Sayn dovuta alla diversa fonia, e non si ricongiunsero più con la famiglia principale, tranne qualche sparuto contatto.

Storia La tradizione li fa discendere da Iohannes o Giovanni, figlio del conte Eberardo I di Sayn (1139 - 1176), il quale scese in Italia al seguito dell'imperatore Federico Barbarossa nell'ottobre 1154. Nel 1155 rimase come retroguardia nei dintorni di Firenze (nella zona al tempo fuori dalle mura cittadine, compresa tra la Basilica del Santo Spirito e il Ponte Vecchio), dove restò fino al 10 marzo 1162; egli fece parte del contingente degli assedianti di Milano, e per i servigi resi venne infeudato della signoria del Castello della Motta, a nord di Firenze, anticamente detta Casellina o più precisamente San Martino Aquario, presso uno dei guadi che portavano ai passi naturali per uscire dalla Toscana. Pare che la sua effigie sia stata scolpita sull'architrave di Porta Romana, conservata nel museo del Castello Sforzesco (stanza n. 6); tuttora si conserva un suo sigillo originale. In Italia Ioannes di Sayn diventò Ioannes di San e poi di Zan. I suoi discendenti vennero chiamati Zani o Zano. Dalla Toscana emigrarono verso Bologna, e successivamente verso il Veneto e il Friuli. L'incontro con i diversi dialetti emiliani e veneti favorì ulteriori mutamenti del cognome, da Zano in Zanotti o Zanotto (come descritto ed evidenziato da un manoscritto della Bertoliana), nonché dell'antico blasone. Nel tempo il casato si divise nei seguenti rami: gli Zani o Zano di Bologna; gli Zanoto, Zanotto, o Zanotti di Padova; gli Zanotto di Venezia; gli Zanotto del Friuli.

Zani o Zano di Bologna

Originari di Firenze, furono fra i primi ad emigrare. Combatterono sia per Firenze sia per la nuova patria, Bologna. Lasciarono il castello, che ben presto andò in abbandono e venne distrutto durante le guerre fra Guelfi e Ghibellini, e si trasferirono a Bologna. Si diedero alla mercatura della lana. Fecero parte della magistratura dell’anzianato. Ricevettero il titolo comitale da papa Giulio II, nel 1510, quando egli soggiornò a Bologna. Questo ramo diede alla città di Firenze diversi magistrati e consoli e alla città di Bologna lettori dello studio, cavalieri, giureconsulti, gonfalonieri, canonici di San Petronio, cavalieri aurati(famiglie nobili bolognesi). Il ramo è estinto: di esso permane un albero genealogico all'Archivio di Stato di BolognaEsso si trova unito a un registro di aggregazioni all’ordine piemontese dei santi Maurizio e Lazzaro, conservato nell’archivio di un notaio (Notarile, Silvio Costa, 1666-1679)..

Zanoto, Zanotto o Zanotti di Padova

Da Venezia Giovanni Zanotto, figlio maggiore di Marco LeonGenealogie conservate nell’Archivio di Stato di Padova, verificate nei libri (battesimi, matrimoni, catapani) conservati nella Curia Padovana. , si trasferì a Montagnana e i suoi discendenti si trasferirono a Padova. Il nipote di Giovanni, Zanotto Zanotto, si trasferì a Ravenna, dando origine a un ramo che si estinguerà in Tommaso Zanotto, passato alla storia come Tommaso Rangone (creato cavaliere di San Marco nel 1562, un suo busto si trova all'Ateneo Veneto di Venezia e una sua statua campeggia sopra il portale della Chiesa di San Zulian, nel sestiere di San Marco; egli contribuì inoltre, con il cardinal Bessarione, a fondare il primo nucleo della Biblioteca Marciana di Venezia). A Padova fecero parte del Consiglio nobile della città. Nicolò fu governatore di Pordenone, con il titolo di capitano liviano, dal 1514 al 1517, e successivamente consigliere del duca di Urbino e suo vice-duca a Pesaro; spirò nel 1521, a 84 anni, e fu sepolto nel duomo della città. Antonio (1528-1597) fu creato vescovo di Forlì nel 1563 da papa Pio IV; traslato a Urbino nel 1568, l'11 agosto 1578 fu creato arcivescovo di Urbino da papa Gregorio XIII; vice legato papale ad Avignone inviato da Clemente VIII, nel 1588 consacrò a Padova la chiesa di San Simone e Giuda (conosciuta anche come la chiesa di San Gaetano) e la Chiesa di San Vito e Modesto a Piove di Sacco; il 2 ottobre 1596 fu nominato vice legato papale a Bologna, fino al 16 o al 21 gennaio 1597; morì a 68 anni e fu sepolto nella basilica di San Petronio a Bologna. La sua arma personale era così definita: "partito; nel primo di verde, di due rami che s’intrecciano in croce di Sant'Andrea e formano una ghirlanda, accompagnata in capo da tre stelle di otto raggi d’oro male ordinate; nel secondo di rosso, al leone d’oro movente da una pianura erbosa". Si estinsero nel 1600 nella persona di Morosina Zanotto, la quale sposò un membro della famiglia Aldrighetti: essa divise la sua eredità tra gli Aldrighetti e gli Zanotto del FriuliL’atto notarile si trova nell’Archivio di Stato di Pordenone (Notarile antico, XVII secolo). , conosciuti come "Zanotto de' Gigli Scarlatti", per i tre gigli posti sulla cotissa del loro blasone.

Zanotto di Venezia Le prime notizie risalgono al XIII secolo. Questi furono il ramo primigenio che giunse in Veneto. A Venezia acquistarono una torre con terreni annessi dalla famiglia Barozzi nei pressi dell'antica chiesa di San Moisè. Tramite due membri della famiglia, Andreas e Ioannes, i quali furono entrambi cavalieri templari, ingenti furono le fortune che vennero importate nel territorio della Serenissima dalla famiglia, la quale reinvestì tale denaro non solo a Venezia ma anche a Costantinopoli. I due fratelli morirono entrambi combattendo al fianco del gran maestro Gérard de Ridefort nell'assedio di San Giovanni d'Acri, nel 1291. Nel 1274 Goffredo I (1261 - 1283), di Sponheim-Sayn e Sayn successivamente (capostipite della seconda famiglia di Sayn), volle rinsaldare i rapporti con gli antichi parenti tramite un matrimonio per future alleanze (di questa proposta di sponsali sopravvive oggi solo il sigillo originale ed un sunto del testo, che viene riportato in un documento del '700 conservato nell'archivio di famiglia; pare che il matrimonio non sia mai stato accettato, malgrado la dote fosse ragguardevole per l'epoca). Altri membri della famiglia si ritrovano a Venezia nel Trecento, con personaggi come Giovanni, nel 1322 pievano di San Biagio, e nel 1395 Alvise, appartenente all'Ordine dei Crociferi. Nel 1411 Zanotto Zanotto, detto "dai Formenti", sposerà la nobile patrizia veneziana Zanacchi della famiglia Querini. Il fratello maggiore di Marco Leon Zanotto, Giovanni, si trasferirà a Montagnana, dove darà inizio al ramo padovano (estintosi nel Seicento); mentre il fratello minore Daniele fece sposare sua figlia Zanetta, nel 1451, al patrizio Domenico Dolfin, imparentando così le due storiche casate. Il figlio maggiore di Daniele quondam Marco Leon Zanotto, Andrea, partecipò all'impresa Galeas per montes; suo figlio Cristoforo, nel 1525 e nel 1534, fu decano della Scuola Grande di San Marco. Tra XV e XVI secolo contrassero matrimoni con alcune potenti famiglie patrizie veneziane: i Quirini o Querini, i Dolfin, i Garzoni. Nel 1580 ebbero il permesso di erigere un sepolcro di famiglia presso la chiesa di San Daniele di Castello. Nel 1797, anno della caduta della Serenissima, gli Zanotto compaiono ancora tra i casati aventi diritto all'ordine dei Cittadini Originarii. Da questo ramo, dalla fine del '400, si originarono gli Zanotto del Friuli .

Zanotto del Friuli (Prata di Pordenone, Porcia, Pordenone, Udine e provincia) Il ramo, originariamente derivante direttamente dagli Zanotto di Venezia, sin dal XV secolo aveva dimorato nel palazzo bizantineggiante della famiglia, chiamato Ca' Zanotto, abbattuto nel 1899, sul sito del quale sorge oggi l'Hotel Bauer Palazzo (lì fu ospitato anche Giovanni de' Medici, detto "dalle Bande Nere"La lettera al Cardinal Salviati di Giovanni de’ Medici (dove si cita Andrea Zanotto) è stata da qualche tempo donata all’Archivio di Stato di Firenze. , quando fu convalescente a Venezia dal maggio all'agosto del 1525; egli soggiornava a palazzo Giustinian di San Moisè e lo accompagnava Ludovico Michiel; Giovanni sperava di essere assunto dalla Serenissima, ma il suo carattere impetuoso non si confaceva allo spirito venezianoG. G. Rossi, Vita di Giovanni de' Medici.). Sulla facciata dell'Hotel Bauer, fronte Canal Grande, nella parte destra (dove sorgeva l'antico palazzetto), è stato reinserito nella facciata il blasone specificato nella scheda SM 78. Questo ramo diede i natali ad Andrea, I° conte Zanotto. Andrea, il 19 novembre 1521, combatté con le sue lance a Porta Ticinese, a Milano; nel 1525 partecipò come luogotenente di Giovanni dalle Bande Nere alla Battaglia di Pavia; nel 1526 ottenne il titolo comitale ungherese, venendo soprannominato "Il Grande" per aver difeso il Castello di DevínDi prossima pubblicazione un libro edito della città di Bratislava, dove si decanta e si ringrazia per la difesa Andrea I Zanotto, definendolo un grande capitano di ventura, per la sua difesa della fortezza. , vicino a Bratislava, dall'esercito ottomano. A marce forzate, in meno di un mese rientrò in Italia, dirigendosi verso Roma, spezzando il "cerchio di ferro" imperiale nei pressi di Viterbo. Andrea, con i suoi uomini, difese la Porta del Tritone nel 1527 dalle orde imperiali. Al figlio Antonio, stabilitosi a Dulcigno, venne riconosciuto il titolo comitale dal doge Girolamo Priuli, con diploma del 15 aprile 1562, in perpetuo e per tutti i suoi legittimi discendenti.