Biografia Inizi e primi impegni come cardinale Nacque a Viterbo tra il 1180 ed il 1190. Pochissimo si sa della sua formazione. Alcuni storici del '600 dicono che Raniero sia entrato precocemente nell'Ordine Cistercense, divenendo in giovane età abate dell'Abbazia delle Tre Fontane, allora situata nei dintorni di RomaOggi l'Abbazia è all'interno del quartiere romano dell'EUR, sulla via Laurentina.. In realtà, anche se vi sono molti segni della vicinanza di Raniero ai cistercensi, il fatto che egli, una volta divenuto cardinale, abbia sempre mantenuto il titolo di cardinale diacono fa presumere che il Capocci non sia mai stato ordinato sacerdote e questo escluderebbe un possibile titolo di abate. Si sa invece con certezza che entrò nella Curia romana prima del 1215, anno in cui conseguì la nomina a notaio pontificio, ottenendo anche la qualifica di magister, verosimilmente per gli importanti studi seguiti in quel periodo, tanto che, in breve tempo, divenne un vero maestro nell'Ars dictandiL'abilità in questa arte era del resto ritenuta, all'epoca, indispensabile per i notai, ma Raniero arrivò addirittura a creare, durante il pontificato di papa Gregorio IX, una "scuola per dettatori", che ebbe rilievo nella Curia romana tra il 1230 ed il 1240; cfr. Norbert Kamp, Raniero Capocci, in Dizionario Biografico degli Italiani, Treccani; lo storico tedesco, uno dei maggiori studiosi federiciani in assoluto, scrive, con quest'opera, quella che è, presumibilmente, la più importante biografia del Capocci, ricchissima di citazioni e riferimenti bibliografici.,e fu parimenti noto per la sua vasta cultura enciclopedicaRimane famosa la fitta corrispondenza da lui avuta, dopo essere divenuto cardinale, con il celebre matematico pisano Leonardo Fibonacci in merito alla soluzione di alcuni problemi algebrici; v. N. Kamp, op. cit... Nell'agosto di quello stesso 1215 papa Innocenzo III lo inviò, insieme al "cappellano papale" Niccolò da Chiaromonte, presso l'Abbazia di Montecassino per indagare sulla condotta dell'abate Adenolfo: la relazione che concluse l'indagine portò alla destituzione dell'abate medesimo.
All'inizio del 1216 Innocenzo III lo creò cardinale diacono, con titolo di Santa Maria in Cosmedin, titolo che mantenne fino alla morte. Sempre nel 1216 il papa gli affidò anche importanti incarichi come legato pontificio in Lombardia. Morto Innocenzo III il 16 luglio 1216, gli successe dopo due soli giorni papa Onorio III, che continuò a tenere il cardinale viterbese in grande considerazionePapa Onorio III, in una lettera del 1219 al Patriarca di Antiochia, lo definisce «uomo per scienza, per vita e per fama preclaro»; cfr. Cesare Pinzi, Storia della Città di Viterbo, Roma, 1887, vol.I, pag.331. Lo storico viterbese cita, in proposito, gli Annales ecclesiastici del Raynaldi., nominandolo, tra il 1220 ed il 1221, dapprima rettore del ducato di Spoleto, quindi dei contadi di Assisi e Nocera Umbra, e successivamente di quello di GubbioIn Umbria Raniero represse energicamente una ribellione sobillata dal tedesco Gunzelin, capitano di Federico II, dal quale, peraltro, lo stesso imperatore in questa circostanza prese le distanze; cfr. C. Pinzi, op. cit... In quegli anni strinse una profonda amicizia con il cardinale Ugolino di Anagni, che sarà molto importante quando, nel 1227 Ugolino diventerà papa Gregorio IXUgolino non faceva parte in modo diretto della famiglia dei Conti di Segni, come da alcuni storici supposto, ma ne era membro per via indiretta poiché la madre apparteneva a quella famiglia; pertanto papa Gregorio IX era nipote o cugino di papa Innocenzo III, che tanto aveva stimato Raniero, e questa è certo una delle ragioni della grande amicizia sempre esistita tra i due.. Sempre in quel periodo crebbe il suo interesse per gli ordini religiosi, per i francescaniIn onore di San Francesco Raniero compose due inni e tenne anche, nel 1228, una apprezzatissima predica; cfr. N. Kamp, op. cit.., certo, ma specialmente per i cistercensi ed i domenicaniNota è la frequentazione ed addirittura amicizia che ebbe con San Domenico; cfr. Salvador Miranda, The Cardinals of the Holy Roman Church, op. cit.., che lo spinse a profonde riflessioni mistiche, tanto che si manifestò in lui una significativa vicinanza con l'escatologia spirituale di Gioacchino da FioreVedi N. Kamp, Raniero Capocci, op. cit... Intanto, nel 1231, Capocci divenne cardinale protodiacono.
L'amicizia con papa Gregorio IX Nel 1234 Gregorio IX lo nominò rettore della Tuscia, legato pontificio nel patrimonio di san Pietro, nonché capitano delle milizie papali. Proprio allora divenne Senatore di Roma, cioè governatore della città, l'ambizioso Luca Savelli, nipote di Onorio III, che non esitò peraltro a rivoltarsi contro papa Gregorio IX, emanando un editto con il quale venivano dichiarati "possedimenti del popolo romano" molti territori appartenenti alla Chiesa, tra cui la Tuscia: ne nacque una vera e propria guerraV. C. Pinzi, op. cit., vol.I, pp. 328 e segg., in seguito alla quale il pontefice dovette rifugiarsi in Umbria. Con una sorprendente decisione Federico II si pose allora alla testa di un esercito, con la dichiarata intenzione di sostenere il papa, e si unì, a Montefiascone, con le milizie pontificie guidate da Raniero. L'armata così costituita andò ad assediare, alla fine di agosto dello stesso 1234, l'esercito romano del Savelli, che si era asserragliato nella rocca di Respampani, una decina di chilometri a sud di Viterbo. Dopo una ventina di giorni, peraltro, l'imperatore abbandonò l'assedio, lasciando il comando al cardinale viterbese che, nonostante alcune difficoltàI maggiori problemi vennero dall'esercito tedesco che, non avendo più la guida dell'imperatore, si mostrò titubante ed insicuro, arretrando davanti al nemico. Raniero a quel punto guidò con determinazione i viterbesi, presenti in gran numero nelle schiere papali, ad un coraggioso contrattacco, che riportò in linea anche i tedeschi, fino alla vittoria; cfr. C. Pinzi, op. cit.. Peraltro, il comportamento di Federico II e la sua partenza prematura dal luogo dello scontro potrebbero essere stati alla base dell'ostilità che nacque, da quel momento tra l'imperatore ed il porporato, anche perché -secondo quello che scrive ancora il Pinzi- durante la sua permanenza a Respampani il sovrano svevo si disinteressò palesemente dell'assedio, dedicandosi alla cura dei suoi levrieri ed a ripetute battute di caccia con i falchi. Questi fatti alimentarono in Raniero il sospetto che Federico, in realtà, non volesse la sconfitta dei romani., riuscì ad infliggere ai romani una dura sconfitta, costringendoli a sottoscrivere, nel marzo 1235, pesanti accordi di pace con il pontefice. L'ambiguo comportamento in questa vicenda di Federico II, che forse perseguiva un preciso disegno politico ostile al papa, aumentò ulteriormente le già esistenti distanze tra l'imperatore, da una parte, e Gregorio IX con il suo fedelissimo cardinale, dall'altra: da quel momento non si contarono più i momenti di attrito tra le due parti che culminarono con una pesante scomunica, scagliata dal papa contro Federico II in occasione della domenica delle PalmeSecondo C.Pinzi (op. cit.) la scomunica sarebbe stata scagliata durante le funzioni del Giovedì santo. Il noto storico gesuita Hans Wolter sostiene addirittura che Gregorio IX avrebbe scagliato conto Federico II la scomunica il 20 marzo, domenica delle Palme, reiterandola il 24 marzo, giovedì santo, cfr. , Civitas Medievale, vol.V/1, articolo di Hans Wolter S.I. del 1239.
Lo scontro con Federico II Subito dopo la scomunica del 1239 Raniero difese l'operato del papa davanti all'opinione pubblica europea con molti scritti e fu anche il principale dettatore di un celebre manifesto (Ascendit de mari) che indicava con precisione la linea politica da tenere contro l'imperatore. Morto Gregorio IX nel 1241 Raniero fu segregato, con gli altri membri del Sacro Collegio presenti a Roma, nel Settizonio dal senatore di Roma Matteo Rosso Orsini che, per timore dell'incombente presenza di Federico II, pretendeva la rapida elezione di un nuovo ponteficeLa difficile situazione creatasi in questa elezione papale è accuratamente descritta da Ferdinand Gregorovius, Storia della Città di Roma nel Medioevo, Einaudi, Torino, 1973.. I cardinali, a questo punto, decisero l'elezione di un "papa di transizione" e lo scelsero nel milanese Goffredo Castiglioni, uomo molto malato, che scelse il nome pontificale di Celestino IV, e morì a soli 17 giorni dall'elezione, rendendo peraltro possibile ai porporati la fuga da Roma, verso la più tranquilla Anagni. Qui ebbe inizio una lunga trattativa per l'elezione del nuovo pontefice, ma la sussistenza di varie ambigue situazioni e la pressante vicinanza dell'imperatore fecero comprendere a Raniero che si andava verso un compromesso con Federico II, da lui non desiderato. Fu pertanto partecipe all'elezione di papa Innocenzo IV, il genovese Sinibaldo Fieschi, ma si ribellò fermamente a qualsiasi concreto accordo con lo Svevo. In questa ottica va vista la decisione di riprendere il controllo della città di Viterbo che, dopo vicende alterne e nonostante una fortissima presenza guelfa, era passata dalla parte di Federico II, grazie anche ad una continua presenza nella città dell'imperatore stesso, che aveva concesso molte gratificazioni ai viterbesi.
Nel 1243 Raniero rientrò a Viterbo e, con un colpo di mano, riportò la città sotto il controllo guelfo, mettendo sotto assedio la guarnigione tedesca presente nel Forte di san Lorenzo. Federico II intervenne prontamente con un grosso esercito, formato da circa 6.000 armati, e pose a sua volta sotto assedio l'intera città. Il Capocci, con una serie di ardite e coraggiose azioniDurante questi combattimenti, secondo una diffusa tradizione viterbese, si sarebbe svolta l'azione convinta e la predicazione contro Federico della giovanissima Rosa da Viterbo, poi canonizzata e divenuta Patrona della città. In questi scontri Santa Rosa sarebbe anche stata ferita, come risulta dall'esame del corpo della Santa eseguito nel 1996. Secondo altri storici (cfr. C.Pinzi, op. cit.), la predicazione e l'impegno di Santa Rosa andrebbero posticipati di alcuni anni, all'epoca della riconquista di Viterbo da parte dell'imperatore (circa 1247), ipotesi forse più probabile, vista l'età della giovane Santa., riuscì a mettere in fuga tutte le forze imperiali, ottenendo una grande vittoriaLe proporzioni del successo viterbese sono descritte, con grande dovizia di particolari e riferimenti a molte fonti dell'epoca, da C. Pinzi, op. cit., vol.I, pagg. 393 e segg... A questo punto anche Innocenzo IV, che inizialmente aveva disapprovato l'iniziativa del cardinale viterbese, elogiò, visti i risultati ottenuti, l'operato di Raniero, conferendogli i poteri di legato pontificioAnche papa Gregorio IX lo aveva nominato legato. Le funzioni di legato erano cessate con la morte del pontefice. e versandogli anche importanti aiuti economici. Il cardinale svolse, per circa un anno (1243-44), anche le funzioni di vescovo di Viterbo.