Biografia Figlio primogenito di Giampietro Gonzaga e Caterina Torelli, nacque attorno al 1496. Il 20 maggio 1518 ottenne dall'imperatore Massimiliano un diploma che investiva i discendenti di Giampietro Gonzaga della Contea di Novellara e Bagnolo. Si chiudeva così una lunghissima faida che aveva tenuto impegnato per tutta la sua vita il suo predecessore e i suoi quattro cugini, dei quali uno ancora soltanto, Cristoforo, continuava ad avanzare pretese. Il 5 luglioVincenzo Davolio, Memorie istoriche di Novellara e de' suoi principi, Volume 1, 1825. del medesimo anno Alessandro si sposò con Costanza da Correggio, figlia di Giberto VII signore di Correggio. Questo matrimonio, assieme a quello del cugino Ercole con Maddalena Torelli, permise ai Gonzaga di Novellara e Bagnolo di stringere buoni rapporti con le vicine signorie di Correggio e Guastalla.
Proseguì le bonifiche iniziate dal padre nella zona dei Terreni Nuovi e dispose che vi venisse innalzata una chiesa intitolata a San Bernardino da Siena. Grande impulso fu dato anche all'espansione edilizia di Novellara. Fece innalzare i primi stabili sull'odierna piazza Unità d'Italia, prima dall'allora deserta e proseguì la costruzione della nuova chiesa di Santo Stefano.
Espansione territoriale Desideroso di accrescere il suo dominio, Alessandro Gonzaga nel 1521 iniziò ad acquistare da altre famiglie nobili alcuni feudi e castelli. Da Polidoro Pallavicino acquisì i castelli di Monticelli d'Ongina, Zibello, Tizzano, Ballone e alcuni immobili a Genova per una spesa complessiva di 75.000 lire imperiali. Alla morte di Polidoro Pallavicino i suoi fratelli impugnarono la vendita decisi a riavere tutto indietro. Ne scaturì una lunghissima lite, durata più di quarant'anni, che coinvolse anche il Papa, il quale ordinò che tutti i beni, eccezion fatta per Monticelli d'Ongina, fossero sequestrati dal duca di Parma. Nel 1564 i Gonzaga e i Pallavicini trovarono un accordo: i feudi sarebbero stati restituiti e in cambio la somma spesa da Alessandro sarebbe stata rimborsata. Nel 1527 Alessandro acquistò anche il castello di Galliera, anch'esso poi restituito.
La carriera militare Come altri membri della sua famiglia Alessandro fu un uomo d'arme. Colonnello dell'esercito imperiale, fu anche governatore militare di Piacenza. Nel cuore delle lotte tra Carlo V e Francesco I Novellara si trovò stretta tra due pericolosi fuochi, con le truppe francesi alloggiate a Correggio e quelle imperiali a Guastalla. Grazie all'aiuto di Alberto Pico riuscì ad evitare saccheggi e scorribande nella contea, ma in cambio dovette consegnare suo fratello Annibale ai francesi. Egli avrebbe poi fatto una felice carriera nell'esercito transalpino fino a raggiungere il grado di colonnello. Unitosi agli imperiali, nel 1527 mosse con il loro esercito alla volta di Roma. Qui, una volta terminato il tremendo sacco Alessandro Gonzaga riscattò l'ambasciatore veneziano Domenico Venier, il quale, dopo una penosa vicenda, fuggì dai Gonzaga. Pur non avanzando ulteriori richieste di pagamento, Alessandro Gonzaga ricevette in contropartita dai veneziani l'iscrizione all'albo dei patrizi della città. Dai soldati il conte di Novellara acquistò arredi sacri e opere d'arte per arredare le chiese del suo piccolo stato. Nel 1529 combatté a Napoli per Filiberto di Chalon, principe d'Orange e in seguito si unì alle truppe di Fabrizio Maramaldo. Partecipò poi all'assedio di Firenze. Raggiunse poi Napoli dove si allestiva la spedizione contro i turchi in Ungheria. Nella città campana accusò i sintomi di una malattia causata da un bagno nell'Arno e sul finire dell'agosto 1530 vi morì.
Gli esordi e le prime condotte (1515-1524)
Succeduto nel 1515 al padre Giampiero nella signoria di Novellara, ottenne l'investitura ufficiale delle terre paterne dall'imperatore Massimiliano I d'Austria. Dopo aver tentato senza successo di offrire i propri servigi militari alla Repubblica di Venezia, strinse legami con la corte di Mantova, scortando in territorio veneto il marchese Federico Gonzaga. Nel marzo 1517 intervenne militarmente in Emilia a favore della fazione guelfa e di Francesco Torelli per il controllo di Guastalla, contrastando la fazione ghibellina guidata da Achille Torelli. Nel 1522 fu assediato a Pavia dalle truppe francesi di Odet de Foix (visconte di Lautrec), resistendo all'interno delle mura fino all'arrivo dei soccorsi imperiali guidati da Prospero Colonna. Il 27 aprile dello stesso anno partecipò alla battaglia della Bicocca come capitano di cavalleria sotto la direzione del Colonna; il suo contingente fu impiegato a supporto delle linee difensive laterali, risultando determinante nel proteggere i fianchi dello schieramento e nel respingere il tentativo di aggiramento operato dalla cavalleria francese di Thomas de Foix-Lescun.
Al servizio dell'Impero e il Sacco di Roma (1524-1527)
Entrato stabilmente al servizio imperiale, tra il 1524 e il 1525 prese parte alla difesa di Cremona al comando di 600 fanti e operò come mediatore diplomatico tra l'assediato Annibale Picenardi e il condottiero veneziano Luigi Gonzaga. Nel novembre 1526 combatté a Governolo a fianco dei lanzichenecchi di Georg von Frundsberg contro le Bande Nere di Giovanni de' Medici, rimanendo ferito nello scontro.
Nel maggio 1527, durante il Sacco di Roma, si distinse per una serie di azioni volte alla salvaguardia di civili e alte personalità, coordinando le proprie compagnie di cavalleria leggera per contenere le violenze dei reparti sbandati:
Difesa di Palazzo Colonna: Presso la piazza dei Santi Apostoli, trasformò l'edificio in un'enclave fortificata per proteggere la marchesa di Mantova Isabella d'Este e circa tremila profughi (tra cui decine di alti prelati), respingendo i ripetuti assalti dei lanzichenecchi.
Operazioni di evacuazione: Organizzò e scortò militarmente la ritirata di Isabella d'Este e del suo seguito lungo il fiume Tevere fino a Civitavecchia.
Tutela e riscatto degli ostaggi: Riscattò l'Ufficiale della Lega Giantommaso Pico della Mirandola e protesse l'ambasciatore veneziano Domenico Venier, scortandolo personalmente fino a Ostia. Tale gesto gli valse in seguito l'aggregazione al patriziato veneziano. Nel corso dei tumulti si scontrò in Trastevere con i lanzichenecchi per la spartizione del bottino, richiedendo l'intervento pacificatore del Principe d'Orange.
La nomina a Generale, le ultime campagne e la morte (1528-1530)
Nel marzo 1528 si trasferì per difendere Melfi (erroneamente in alcuni testi viene menzionata Molfetta) all'assedio delle truppe francesi del Lautrec, dalle quali venne catturato. In seguito alla liberazione, tornò in servizio e partecipò alla battaglia di Landriano (21 giugno 1529) sotto il comando di Ferrante Gonzaga. All'inizio del 1530, in vista della nomina a Generale della cavalleria italiana per l'esercito imperiale nel Regno di Napoli, Alessandro regolarizzò la successione del feudo: il 26 febbraio 1530 cedette formalmente le proprie quote e i diritti sovrani di Novellara ai fratelli (tra cui Giulio Cesare) e alla consorte Costanza da Correggio, la quale assunse in seguito la reggenza.
Successivamente prese parte all'assedio di Firenze, dove contrasse una grave forma febbrile a causa di una caduta nel fiume Arno. Trasferitosi a Napoli per assumere il comando generale, vi morì improvvisamente nell'agosto del 1530. La salma fu successivamente traslata a Novellara e sepolta nella Chiesa dei Carmelitani (nota anche come Chiesa del Carmine o Santa Maria delle Grazie), storico pantheon della dinastia dei Gonzaga di Novellara.
La politica internazionale di Alessandro I Gonzaga nei documenti dell'Archivio di Stato di Modena
La politica internazionale di Alessandro I Gonzaga, trova una fondamentale e preziosa documentazione all'interno dell'Archivio di Stato di Modena (in particolare nei fondi dellArchivio Segreto Estense, nelle sezioni del Carteggio con principi esteri e nelle carte relative al feudo di Novellara).
Dall'analisi delle sue lettere e dei dispacci diplomatici emerge la fitta rete di relazioni che il conte tesseva per garantire la sopravvivenza del suo piccolo Stato, stretto tra grandi potenze regionali. La sua azione geopolitica si articolava su tre direttrici principali, chiaramente tracciate nella sua corrispondenza:
1. Il bilanciamento geopolitico e la fedeltà imperiale
Le lettere conservate a Modena testimoniano come Alessandro I avesse compreso che l'unica garanzia di indipendenza per il feudo di Novellara risiedesse nella protezione diretta del Sacro Romano Impero.
Il legame con Carlo V: Nei carteggi emerge lo sforzo costante di riaffermare la sottomissione feudale all'imperatore Carlo V, formalizzata con l'investitura e mantenuta attraverso l'invio frequente di informative militari e promesse di reclutamento. La neutralità armata nei territori padani: Le missive inviate ai vicini duchi d'Este (Ferrara e Modena) mostrano un Alessandro attento a non farsi schiacciare dalle ambizioni territoriali estensi, mantenendo canali diplomatici aperti per disinnescare contese sui confini e sui dazi fluviali o terrestri.
2. La diplomazia dei legami dinastici: i Gonzaga di Mantova e i Correggio
L'epistolario rivela come la politica estera di Novellara fosse intrinsecamente legata alla diplomazia familiare.
Le reti con Mantova: Alessandro agiva spesso in coordinazione (e talvolta come condottiero cobelligerante o scorta) per il marchese Federico II Gonzaga. Nelle lettere si legge il tentativo di coordinare la politica sovrana di Novellara a quella della grande corte mantovana, specialmente nei passaggi più critici delle Guerre d'Italia, sfruttando la parentela per pesare di più sullo scacchiere internazionale. Il network transnazionale tramite Veronica Gambara: Attraverso il matrimonio con Costanza da Correggio, Alessandro entrò nella cerchia d'influenza della colta matrigna di lei, la poetessa e diplomatica Veronica Gambara. Le lettere conservate a Modena (tra cui il fondo Letterati) dimostrano come questa rete familiare permettesse a Novellara di avere un canale di ascolto privilegiato con figure di spicco della politica europea, inclusi cardinali e legati pontifici.
3. La gestione diplomatica dei conflitti e il Sacco di Roma (1527)
I documenti d'archivio modenesi gettano luce sul pragmatismo diplomatico di Alessandro durante i momenti più brutali delle campagne militari, in particolare nel 1527. Alessandro emerge come Conte Sovrano e condottiero del Rinascimento padano. Un uomo d'arme diviso tra il pragmatico dovere militare imperiale e la vocazione etica e umanistica di mecenate e urbanista che investe su Novellara.
Lettere di riscatto e salvaguardia: La corrispondenza scambiata nei mesi successivi al Sacco di Roma mostra come Alessandro utilizzasse il proprio status di Colonnello imperiale per fare da intermediario. I registri e le lettere evidenziano la sua abilità nel negoziare la salvaguardia di ostaggi illustri.
Uso politico del riscatto: Nelle lettere si evince come Alessandro non cercasse il mero arricchimento personale, ma sfruttasse i riscatti e le tutele per accumulare "crediti politici" internazionali, come dimostra la successiva aggregazione dello stesso al patriziato della Repubblica di Venezia, formalmente nemica dell'Impero
Corrispondenza tra Alessandro I Gonzaga e la consorte Costanza da Correggio rintracciabile nei fondi dell'Archivio di Stato di Modena.
La corrispondenza specifica tra Alessandro I Gonzaga e la consorte Costanza da Correggio (sposata nel 1518), rintracciabile nei fondi dell'Archivio di Stato di Modena (in particolare tra le filze del Fondo Novellara'' e i carteggi privati), costituisce un documento storico eccezionale. Questi testi rivelano come il matrimonio non fosse soltanto un'unione dinastica, ma un vero e proprio partenariato politico e strategico essenziale per la sopravvivenza della Contea di Novellara.