La Giornata internazionale della donna (detta talvolta Giornata internazionale dei diritti della donna o festa della donna) è una ricorrenza internazionale che si celebra l'8 marzo di ogni anno e sottolinea l'importanza della lotta per i diritti delle donne, in particolare per la loro emancipazione, ricordando le conquiste sociali, economiche, politiche e portando l'attenzione su questioni come l'uguaglianza di genere, i diritti riproduttivi, le discriminazioni e le violenze contro le donne.

Viene associata alla Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne, istituita il 17 dicembre 1999, che cade il 25 novembre. Potenzialmente è anche associabile alla Giornata mondiale della tolleranza zero contro le mutilazioni genitali femminili (il 6 febbraio).

Si celebra sporadicamente dai sindacati e dai movimenti femministi negli Stati Uniti a partire dal 1909 e in alcuni paesi europei dal 1911 (in Italia dal 1922); nel periodo della Guerra fredda fu ufficializzata come festa nazionale delle lavoratrici in molti paesi del blocco comunista, per poi essere adottata globalmente come giornata internazionale su impulso dell'ONU nel 1977. Fonti ONU invitano a operare affinché nel mondo si possa raggiungere una effettiva parità di genere entro il 2030.

Storia Origini Tra la seconda metà del XIX secolo e gli inizi del XX secolo nacquero, soprattutto nel mondo anglossassone, diversi movimenti che puntavano a far ottenere il diritto di voto e garantire una maggiore partecipazione alla vita politica alle donne, come la statunitense National American Woman Suffrage Association o le britanniche National Union of Women's Suffrage Societies, guidata da Millicent Garrett Fawcett, e Women's Social and Political Union, guidata da Emmeline Pankhurst.

Questi gruppi, che nel corso della loro esistenza ebbero successi alterni, politicamente erano spesso vicini a posizioni centriste o liberali e tendevano a rappresentare la classe media e la borghesia. Inizialmente questo portò, di riflesso, i movimenti socialisti europei e americani (i quali non mancavano di attiviste che sostenevano le stesse istanze) a considerare queste rivendicazioni meno importanti e prioritarie rispetto, per esempio, a quelle economiche e stipendiali dei lavoratori uomini.

In questa situazione, dal 18 al 24 agosto 1907, si tenne a Stoccarda il VII Congresso della II Internazionale socialista. Vi parteciparono 884 delegati di 25 nazioni, tra cui le più importanti personalità marxiste del tempo come i tedeschi Rosa Luxemburg, Clara Zetkin e August Bebel, i russi Lenin e Martov, il francese Jean Jaurès. In quella sede vennero trattati, oltre al problema dell'atteggiamento da tenere in caso di una guerra europea e al tema del colonialismo, anche la questione femminile e il voto alle donne.

Su quest'ultimo argomento il Congresso votò una risoluzione nella quale si impegnavano i partiti socialisti a «[...] lottare energicamente per l'introduzione del suffragio universale delle donne, senza allearsi con le femministe borghesi che reclamavano il diritto di suffragio, ma con i partiti socialisti che lottano per il suffragio delle donne».

Secondo la studiosa francese Françoise Picq, questa presa di posizione fu voluta proprio dalla Zetkin, per rimarcare l'identità del movimento femminile socialista e le differenze di questo con gli altri attivi nel periodo., rieditato in Stéphanie Arc,

Due giorni dopo, dal 26 al 27 agosto, si svolse una Conferenza internazionale delle donne socialiste, alla presenza di 58 delegate di 13 paesi, nella quale si decise la creazione di un Ufficio di informazione delle donne socialiste; Clara Zetkin fu eletta segretaria e la rivista da lei redatta, Die Gleichheit (), divenne l'organo dell'Internazionale delle donne socialiste.

Il «Woman's Day» negli Stati Uniti (1908)

Non tutti condivisero la decisione di escludere ogni alleanza con le «femministe borghesi»: negli Stati Uniti, la socialista marxistaFrances Elizabeth Willard e Mary Ashton Rice Livermore, A Woman of the Century, Charles Wells Moulton 1893, scheda biografica di Corrine Stubbs Brown a pag 126Corrine Stubbs Brown scrisse nel febbraio del 1908, sulla rivista The Socialist Woman, che il Congresso non avrebbe avuto «alcun diritto di dettare alle donne socialiste come e con chi lavorare per la propria liberazione». Fu la stessa Corrine Stubbs Brown a presiedere, il 3 maggio 1908 causa l'assenza dell'oratore ufficiale designato, la conferenza tenuta ogni domenica dal Partito socialista di Chicago nel Garrick Theater: quella conferenza, a cui tutte le donne erano invitate, fu chiamata «Woman's Day», il giorno della donna. Si discusse dello sfruttamento operato dai datori di lavoro ai danni delle operaie in termini di basso salario e di orario di lavoro, delle discriminazioni sessuali e del diritto di voto alle donne.Socialist Woman in the Garrick Theater, The Socialist Woman, June 1908, Vol II, No 13, p. 11

Quell'iniziativa non ebbe un seguito immediato, ma alla fine dell'anno il Partito socialista americano, su proposta di Theresa Malkiel, raccomandò a tutte le sezioni locali di riservare l'ultima domenica di febbraio all'organizzazione di una manifestazione in favore del diritto di voto femminile. Fu così che il 23 febbraio 1909 negli Stati Uniti si celebrò la prima ufficiale Woman's Day (Giornata della donna, poi National Woman's Day).«The first International Woman's Day (singular) was held on February 23, 1909, in the United States»: T. Kaplan, On the Socialist Origins of International Women's Day, in Feminist Studies, 11, 1, 1985, p. 164.

Verso la fine dell'anno, il 22 novembre, a New York incominciò un grande sciopero dei lavoratori dell'industria tessile, di cui facevano parte circa ventimila camiciaie (si stima che le donne costituissero circa l'80% dei partecipanti alle proteste),, articolo dell'associazione femminista Marche mondiale des Femmes che durò fino al 15 febbraio 1910.American Working Women. A Documentary History, 1976, pp. 187-193. Due domeniche dopo, il 27 febbraio, alla Carnegie Hall tremila donne celebrarono nuovamente il Woman's DayT. Capomazza, M. Ombra, 8 marzo. Una storia lunga un secolo, 2009, pp. 70-72. in un evento organizzato dalle donne del partito socialista, ma aperto anche alle non aderenti.

La Conferenza di Copenaghen (1910)

Le delegate socialiste americane, forti dell'ormai consolidata manifestazione della giornata della donna, alla seconda Conferenza internazionale delle donne socialiste, tenutasi nella Folkets Hus (Casa del popolo) di Copenaghen dal 26 al 27 agosto 1910 – due giorni prima dell'apertura dell'VIII Congresso dell'Internazionale socialista –, proposero di istituire una comune giornata dedicata alla rivendicazione dei diritti delle donne. Negli ordini del giorno dei lavori e nelle risoluzioni approvate in quella Conferenza non appare che le 100 rappresentanti di 17 paesi l'abbiano adottata. Risulta però nel Die Gleichheit, redatto da Clara Zetkin, che una mozione per l'istituzione della Giornata internazionale della donna fu «assunta come risoluzione».

Mentre negli Stati Uniti la Giornata della donna continuò a tenersi l'ultima domenica di febbraioKathryn Kish Sklar, Lauren Kryzak, Introduction. Included in What Were the Origins of International Women's Day, 1886-1920?, Binghamton, NY: State University of New York at Binghamton, 2000, in alcuni paesi europei (Germania, Austria, Svizzera e Danimarca) si tenne per la prima volta domenica 19 marzo 1911T. Capomazza, M. Ombra, cit., p. 75. per scelta del Segretariato internazionale delle donne socialiste, mobilitando circa un milione di persone. Secondo la testimonianza di Aleksandra Kollontaj, si optò per questa data perché in Germania «il 19 marzo 1848, durante la rivoluzione, il re di Prussia dovette per la prima volta riconoscere la potenza di un popolo armato e cedere davanti alla minaccia di una rivolta proletaria. Tra le molte promesse che fece allora e che in seguito dimenticò, figurava il riconoscimento del diritto di voto alle donne». In Francia la manifestazione ebbe luogo il 18 marzo 1911, nel quarantennale della Comune di Parigi, così come a Vienna, dove alcune manifestanti portarono con sé bandiere rosse (simbolo della Comune) per commemorare i caduti di quell'insurrezione. In Svezia si svolse il 1º maggio 1911, in concomitanza con le manifestazioni per la Giornata del lavoro.

La manifestazione non fu ripetuta tutti gli anni, né celebrata in tutti i paesi: in Russia si tenne per la prima volta a San Pietroburgo solo nel 1913, il 3 marzo, su iniziativa del Partito bolscevico, con una manifestazione nella Borsa Kalašaikovskij, e fu interrotta dalla polizia zarista che operò numerosi arresti; l'anno seguente gli organizzatori vennero arrestati, il che impedì l'organizzazione dell'evento.

Nei paesi europei i partiti socialisti cercarono di coordinare le manifestazioni e di focalizzarle sulla lotta per il diritto di voto, pur senza decidere una data comune. In Germania, dopo la celebrazione del 1911, fu ripetuta per la prima volta domenica 8 marzo 1914, giorno d'inizio di una «settimana rossa» di agitazioni proclamata dai socialisti tedeschi. Lo stesso giorno vi furono degli scontri a Londra, dove era prevista una marcia di protesta: la giornalista socialista Sylvia Pankhurst, che aveva da poco reso indipendente la East London Federation of Suffragettes in aperta rottura con le posizioni del Women's Social and Political Union guidato dalla madre Emmeline e dalla sorella Christabel, venne arrestata a Charing Cross, mentre si stava dirigendo verso Trafalgar Square, dove avrebbe dovuto tenere un comizio. Diverse migliaia di francesi parteciparono alla manifestazione del 5 luglio 1914 a Parigi, organizzata da Louise Saumoneau e dal Groupe des femmes socialistes di cui era segretaria; tra le richieste quella principale era il diritto di voto.

La prima guerra mondiale e le fratture nel movimento femminista Le celebrazioni furono interrotte in tutti i paesi belligeranti negli anni seguenti allo scoppio della prima guerra mondiale nel luglio 1914, così come venne cancellato il congresso della Seconda Internazionale previsto a Vienna tra il 23 e il 29 agosto di quell'anno, in concomitanza con il quale si sarebbe dovuta svolgere anche la terza Conferenza internazionale delle donne socialiste. e

Molti movimenti legati alle suffragette, presenti nei paesi Alleati, con l'inizio della guerra decisero di interrompere le loro attività e sostenere gli sforzi bellici, scelta che portò in alcuni casi a scissioni interne. In Gran Bretagna si diffuse il movimento della "penna bianca": le attiviste davano piume del genere agli uomini in età da militare che non indossavano la divisa, affinché si vergognassero e si arruolassero. Spesso si finiva per prendere di mira anche i lavoratori dell'industria bellica, il cui ruolo era essenziale per la produzione di armi e mezzi, così come i feriti di guerra in convalescenza o i soldati in licenza, causando scontento nell'opinione pubblica. Emmeline Pankhurst e sua figlia Christabel, in aperto contrasto con le altre figlie Sylvia e Adela (di posizioni pacifiste), rinominarono il settimanale Suffragette in Britannia e portarono avanti una campagna per l'istituzione della leva obbligatoria per gli uomini e per l'impiego delle donne nell'industria bellica, a sostituzione della forza lavoro maschile. Le ferme posizioni delle Pankhurst causarono l'allontanamento, volontario o imposto, di diverse appartenenti al Women's Social and Political Union, che non le condividevano. Tuttavia, finita la guerra, l'avvicinamento e a volte l'aperto sostegno del gruppo alle posizioni dei conservatori britannici (prima visti come avversari) facilitarono la concessione alle donne del diritto di voto, ottenuto parzialmente nel 1918 e approvato nella forma completa nel 1928.