Fu una delle primissime donne laureate in Medicina dei tempi moderni e la seconda donna dopo Laura Bassi ad essere ammessa nel prestigioso ordine dei Benedettini Accademici Pensionati con il titolo di Accademico, nonché la prima donna docente nella Scuola Ostetrica di Bologna.

Biografia Maria Carolina Dalle Donne (secondo altre fonti Anna Maria). nacque a Roncastaldo, comune dell'Appennino bolognese a 34 chilometri dalla città (oggi compreso nel territorio di Loiano), da Carlo e Caterina Nanni, braccianti giornalieri di condizioni assai modeste.

Secondo Nicolini Burgatti, la data di nascita del 12 luglio 1778, citata dallAlmanacco Statistico Bolognese per l'anno 1842 è molto più probabile di quella del 1776 citata da Carolina Bonafede nella sua opera Cenni biografici e ritratti di insigni Donne Bolognesi raccolte dagli storici più accreditati.

Non si hanno molte notizie riguardo alla sua infanzia (se abbia avuto fratelli o se sia vissuta per diversi anni accanto ai genitori) ma, secondo i primi biografi, la piccola Maria era affetta da una malformazione alle spalle, ragion per cui le furono risparmiate le fatiche dei campi e fu invece avviata agli studi..

Gli studi Della sua formazione ebbe cura uno zio (o cugino) paterno, don Giacomo Dalle Donne, sacerdote a Medicina, al quale era stata affidata fin da bambina. Maria Dalle Donne mostrò subito eccezionali capacità di apprendimento, nonché un'intelligenza assai vivace, doti che spinsero don Giacomo a presentare la nipote al suo amico Luigi Rodati, botanico e Medico condotto a Medicina, il quale decise di occuparsi personalmente della sua istruzione nelle lettere italiane e latine nella speranza che potesse diventare una nuova Laura Bassi. L'incontro con il Rodati fu per la giovane Maria molto significativo in quanto il suo maestro, oltre ad essere un uomo dalla vasta cultura umanistica, era anche un grande estimatore delle scienze, in particolare della scienza medica. Egli si rese conto delle straordinarie qualità della sua allieva com'è testimoniato da una lettera inviata nel maggio 1789 al canonico Nicola Fabbri, suo amico e letterato, in cui si legge:

La fanciulla, mossa dall'ardente desiderio di apprendere, non deluse le aspettative del suo maestro e compì notevoli progressi negli studi, come testimoniato da due lettere da lei scritte indirizzate al Fabbri, in cui si rivela la sua brillante capacità di utilizzare in modo appropriato la lingua latina e di costruire le frasi con una certa eleganza. La giovane Maria chiese un parere al letterato su alcune poesie da lei scritte e sulla possibilità di proseguire gli studi, dichiarandosi pronta, in caso di responso negativo, ad occuparsi delle consuete mansioni femminili. Fortunatamente quest'ultima eventualità non si verificò e, quando il Rodati si trasferì a Bologna per insegnare all'Università prima Botanica, poi Patologia generale e Medicina legale, decise di portare con sé la sua allieva per affidarla al celebre Sebastiano Canterzani affinché si occupasse della sua formazione filosofica. Maria Dalle Donne coltivò la passione per la poesia, anche se non ci ha lasciato una raccolta della sua opera poetica, e per la musica, disciplina nella quale divenne tanto esperta da potersi esibire di frequente nella Chiesa di San Domenico, suonando in pubblico l'organo..Per essersi distinta anche nell'ambito delle discipline filosofiche, Maria Dalle Donne catturò l'attenzione dell'ambiente universitario cittadino, tanto è vero che alcuni docenti si offrirono di aiutarla a proseguire i suoi studi. Tra questi vi furono il fisico Giovanni Aldini, il patologo Uttini e Tarsizio Riviera, anatomico (salì sulla Cattedra di Anatomia dell'Università di Bologna nel 1792), chirurgo e ostetrico. Quest'ultimo le insegnò l'anatomia, la fisiologia, la chirurgia e in particolare l'ostetricia e la giovane, dopo un anno di studio, sostenne, nella Chiesa di S. Domenico, una pubblica disputa durata tre giorni e iniziata il 1º agosto 1799, sul tema De Integumentis, il cui successo la indusse ad approfondire tutti i rami della medicina e della chirurgia finché, sollecitata dai suoi maestri e in particolare da Riviera, chiese di sostenere un'ulteriore disputa al fine di conseguire la Laurea Dottorale. Essendo questo un evento eccezionale, i Dottori dei Collegi di Medicina e Filosofia decisero che la cerimonia si svolgesse solennemente e alla presenza di un folto pubblico..

La laurea Il 19 dicembre 1799, alle ore 13:00, la ventunenne Maria Dalle Donne, accompagnata dalla già nota Clotilde Tambroni, sedette sullo scranno più alto del Teatro Anatomico dell’Archiginnasio, riservato al Priore della facoltà medica, da dove commentò magistralmente due tesi assegnatele quattro ore prima e tratte da un testo di Aristotele e da un aforisma di Ippocrate. Successivamente sostenne, con disinvoltura e prontezza, due argomentazioni contro le suddette tesi, presentate dai due professori designati dal Collegio, Giovanni Pistorini e Paolo Veratti (figlio della Bassi). I membri del Collegio ritennero Maria Dalle Donne ben degna del Dottorato in Filosofia e Medicina e, per tale ragione, Mons. Zambeccari, Arcidiacono Cancelliere Maggiore dello Studio, le concesse la facoltà di esercitare la professione medica. Durante il discorso di ringraziamento, la neodottoressa chiese che il suo maestro, Tarsizio Riviera, la decorasse con le insegne dottorali: la corona d'alloro, l'anello dottorale e i libri, simboli di gloria, dignità e sapienza. Questo evento eccezionale suscitò una così vasta eco che l'unico giornale che veniva stampato, bisettimanalmente, a Bologna e che riportava notizie di carattere politico, dedicò la prima pagina del n. 102 uscito sabato 21 dicembre 1799 all'avvenimento..

L'abilitazione all'insegnamento della Medicina La carriera della Dalle Donne era appena cominciata: ella non si accontentò di essere ascritta tra i Dottori di Medicina e Filosofia e così, solo cinque mesi dopo il conseguimento del dottorato, si presentò ad una pubblica disputa al fine di ottenere l'abilitazione all'insegnamento della Medicina. La Gazzetta di Bologna, in un articolo del 31 maggio 1800, ci dà notizia di tale avvenimento.. Il 23 e il 24 maggio 1800 numerosi Scienziati, Professori, intellettuali e curiosi, accorsero nella Chiesa di S. Domenico per ascoltare la dottoressa che si esibì, riscuotendo grande plauso, in due dispute, rispettivamente: Theses ex Anatomia et Physiologia e Theses ex Universa Medicina. La giovane candidata venne assistita nella sua duplice prova dal maestro Riviera ma, in una terza disputa riguardante argomenti di Ostetricia, avvenuta il 29 maggio nell'Archiginnasio, secondo quanto stabilito dallo Statuto di Bologna, si presentò da sola, sbalordendo tutti gli astanti sia per la sua straordinaria cultura, sia per l'eleganza con cui si esprimeva in lingua latina..

Prima Dissertazione: Theses Ex Anatomia et Physiologia Nella tesi Ex Anatomia et Physiologia. Maria Dalle Donne analizza la struttura e la funzione dei diversi organi e apparati, confrontando le teorie del passato con quelle diffuse nella sua epoca. Inoltre costituisce una rassegna bibliografica sulla fertilità femminile, sulle malformazioni fetali e sulla circolazione del sangue nell'utero. Questo scritto riflette il divario tra i notevoli progressi già compiuti nel campo dell'anatomia e quelli meno significativi conseguiti nella fisiologia. In merito ad alcuni argomenti, come la fecondazione, la circolazione placentare e le malformazioni fetali, la Dalle Donne espone pareri personali che si rifanno al pensiero del suo maestro Tarsizio Riviera.

Seconda Dissertazione: Theses ex Universa Medicina La seconda dissertazione, intitolata Theses ex Universa Medicina, rappresenta un rapido ed esauriente excursus sulle diverse terapie allora in uso. Notevole importanza viene attribuita da Maria Dalle Donne alle regole igieniche, il cui insieme prende il nome di Medicina Dietetica. Osservare le regole igieniche rende la vita più sana e fa sì che il ricorso alla terapia chirurgica o a quella farmacologica siano limitati. Il capitolo sulla Chirurgia ci fornisce notizie riguardo agli interventi praticati alla fine del Settecento e alle loro probabilità di riuscita: le operazioni sui visceri erano impossibili a causa della mancanza di anestesia ed asepsi. Nell'opera è presente una parte dedicata alla Terapia Medica in cui Maria Dalle Donne afferma che, per una corretta ed efficiente terapia, è fondamentale una buona diagnosi e, a tal proposito, riporta l'assioma di Ippocrate «Si quidem suffecerit ad cognoscendum, sufficiet etiam ad curandum».. Infine due aspetti interessanti sono: la nosologia, che si basa prevalentemente sul corredo dei sintomi più che sull'eziologia, e l'esposizione delle sostanze terapeutiche più usate, quali la china, il mercurio, il ferro e l'oppio.

Terza Dissertazione Della terza dissertazione, focalizzata sull'ostetricia e le malattie dei neonati, si è persa ogni traccia probabilmente a causa del bombardamento del palazzo dell'Archiginnasio del gennaio 1944. Tuttavia questa dissertazione venne sicuramente edita e ciò è confermato da una commemorazione scritta nel 1941, dalla quale apprendiamo che, dopo aver affrontato alcuni argomenti di natura ostetrica, nell'ultimo capitolo la Dalle Donne parla della cura del neonato, fornendo anche consigli pratici che si discostano dalle idee dell'epoca, come quello di bandire l'uso delle fasce.

I riconoscimenti Clotilde Tambroni l'11 gennaio 1806, nel suo discorso per l'inaugurazione dell'Anno Accademico, rivolge un elogio significativo alla giovane dottoressa Maria Dalle Donne. La Tambroni non teme di dedicarle un consistente passaggio della propria orazione, prima di passare alle conclusioni, facendo rivivere davanti agli astanti la scena della sua discussione delle tesi di Dottorato, non risparmiandosi nell'evidenziarne i meriti e il trionfo. I sentimenti di solidarietà, orgoglio, profonda e sincera identificazione provati dalla Tambroni quando la sua giovane amica venne cinta della «sacrata edera premio delle dotte fonti» sono propri di «un'amicizia che né la fuga degli anni, né la serie numerosa de' variati successi di nostri labili giorni saranno mai possenti a disciogliere».. Fu certamente per questi suoi meriti che l'Imperiale Regia Provvisoria Reggenza volle ascriverla «come Accademica soprannumeraria, ossia straordinaria, all'Ordine de' Benedettini Accademici Pensionati», richiamandosi al precedente creato dallo stesso fondatore dell'Accademia, Benedetto XIV, che aveva conferito il titolo di Accademica alla dottoressa Laura Bassi nel 1745. L'anno successivo, sotto la Repubblica Cisalpina, la nomina le venne riconfermata con un decreto emanato il 15 giugno 1801, quale segno della stima che le autorità nutrivano «per le rare sue doti di sapere e dottrina, per cui merita certamente di essere distinta, e riconosciuta».. La pensione come Accademica Benedettina non fu tuttavia l'unico sostegno alle modeste condizioni economiche di Maria Dalle Donne. Un ulteriore aiuto provenne infatti dal conte Prospero Ranuzzi Cospi, studioso di fisica e mecenate degli studiosi di Bologna, il quale le elargì, come già aveva fatto con Anna Morandi Manzolini, una rendita annua di 50 zecchini, affinché potesse dedicarsi agli studi senza preoccupazioni finanziarie. Il conte dispose inoltre che la rendita fosse raddoppiata dopo la sua morte e che i macchinari del suo gabinetto di fisica, nonché parte dei suoi libri, fossero donati alla brillante dottoressa..

La morte Dopo circa quarant'anni di insegnamento, il 9 gennaio 1842 Maria Dalle Donne morì improvvisamente, colpita da sincope, nella sua abitazione di via Saragozza nº147 e il 13 gennaio fu sepolta presso il Cimitero Monumentale della Certosa di Bologna, nell'arco Venturi posto nel Chiostro VIII.

Sulla lapide posta sulla sua tomba si legge:

La Scuola di Ostetricia