La psicoterapia con la procedura immaginativaRenzo Rocca e Giorgio Stendoro, La procedura immaginativa, 1993, Armando Editore, Roma è una forma di psicoterapia che utilizza le immagini mentali ed il rapporto umano che si crea tra l'analista ed il paziente per curare la sofferenza di natura psicologica, psicosomatica ed esistenziale (ad es. originata da una realtà dolorosa). Secondo questa metodologia, le emozioni, i desideri, i bisogni, legati alle immagini mentali sono una inesauribile risorsa di energia fatta emergere, riconosciuta, organizzata ed incanalata, in terapia consiliareRenzo Rocca, Stendoro Giorgio, Counseling ad orientamento con la procedura immaginativa, 2000, Armando Editore, Roma. o in psicoterapia in base al quadro clinico. Oltre alle strutture nevrotiche, i disturbi borderline di personalità, questa tecnica è stata applicata anche con strutture psicoticheRenzo Rocca Giorgio Stendoro, La mia Psicosi sconfitta, 2004, Armando Editore, Roma.. Storicamente originata dal Rêve-eveillé di Robert DesoilleRobert Desoille, Exploration de affectivité subconsciente, 1938, J.L.L., d'Artrey., è un metodo ad orientamento psicodinamico (Henry F. EllembergerHenry F. Ellemberger aveva già classificato il Rêve-Eveillé come metodo ad orientamento psicodinamico nel 1972) che si colloca attualmente all'interno di un quadro di riferimento teorico neo-freudiano.

Origine La ricerca che avviò l'utilizzo delle immagini mentali in psicoterapia nasce nei primi anni venti del novecento alimentata con la scoperta del subcosciente (Sigmund Freud) e della sua concettualizzazione (Pierre Janet), dagli studi sulle categorizzazioni diagnostiche di Hermann Rorschach, dal sorgere della psicologia sperimentale di Alfred Binet e dell'eugenetica di Francis Galton. In quel clima di positivismo scientifico un ingegnere, Robert DesoilleRobert Desoille, Exploration de l'affectivité subconsciente, 1938, J.L.L., d'Artrey., iniziò l'esplorazione della psiche di soggetti “normali” attraverso l'impiego delle immagini simboliche archetipiche, sperimentandone la funzione ed osservandone gli effetti. A partire da questi studi si rivolse all'esplorazione del “subconscio” per sviluppare le potenzialità inespresse della personalità. Il suo lavoro fu scientificamente accreditato nel 1931 sulla rivista "Action et Pensée" dallo psicoanalista Charles Baudouin e si codificò nel metodo psicoterapeutico del Rêve-Eveillé Dirigé (letteralmente sogno guidato da svegli). Alla morte di Robert Desoille nel 1968, i suoi allievi ne continuano il lavoro e fondano a Parigi il Groupe International du Rêve-Eveillé en Psychanalyse, Parigi (G.I.R.E.P, Parigi, 1987) che riunisce oggi psicoterapeuti di tutto il mondo.

Diffusione in Italia È a partire dal 1960 che nasce in Italia l'interesse per il Rêve-Eveillé. Poco conosciuto nella sua unitarietà di metodo psicoterapeutico ne furono però utilizzate in diverso modi le funzioni. Compare infatti nella "psicoterapia breve" di André Arthus e Jacques Delattre, nell'"ipnoanalisi", nella "psicosintesi" di Roberto Assagioli, nella "oniroterapia" di Luigi Peresson, nella "Tecnica immaginativa di analisi e ristrutturazione del profondo" I.T.P. di L.Rigo, nella "analisi fantasmatica" di Myriam Fusini-DoddoliProveniente dal G.I.R.E.P. di Parigi, ha fondato un suo gruppo, che opera a Milano; autrice di Le Rêve-Eveillé Dirigé - Une methode de Psychoterapie Analytique, 1970, ESF, Paris; tradotto anche in italiano - Affetti e immagine. L'analisi fantasmatica come psicoterapia analitica, 1987, Franco Angeli, Milano., nella Analisi immaginativa di CremonaRiconosciuta come scuola di psicoterapia dal M.U.R.S.T. con D.M. 24/10/94.. In quegli anni i veri fautori dell'approdo del metodo del Rêve-Eveillé di Robert Desoille in Italia sono Myrta Secco-BellattiVenezia; collegata al G.I.R.E.P. di Parigi; dal 1969 ne tratta all'Accademia Tiberina (Istituto Universitario di Studi Superiori di Roma)., Richard BevandDocente alla Facoltà di Psicologia, Università di Ginevra, dove ha tenuto dei seminari sul Rêve-Eveillé; membro dell'Institut International de Psychanalyse et de Psychothérapie Charles Baudouin. e Myriam Fusini-Doddoli. Appartenenti al G.I.R.E.P di Parigi con il loro lavoro presentarono e diffusero il metodo nella sua interezza nell'ambiente accademico e scientifico in Italia ed in Svizzera.

Nel successivo decennio (1970) il lavoro teorico-clinico di un altro ricercatore, Renzo RoccaFormatosi all'interno del G.I.R.E.P. di Parigi da allievo di Robert Desoille, prima con Nicole Fabre poi con Myrta Secco-Bellati e Richard Bevand. Titolare del Servizio di Sostegno Psicologico presso il Centro di Medicina Preventiva dell'Università degli Studi di Milano, servizio dove ha applicato il Rêve-Eveillé dal 1974 al 1982., anch'esso cresciuto nel gruppo parigino, in collaborazione con Giorgio Stendoro (U.S.A), sviluppa il pensiero sul Rêve-Eveillé in modo originale ed innovativo, integrando nella metodologia di Robert Desoille i contributi di teorie già universalmente acquisite (dei rapporti oggettuali, della fenomenologia, della psicologia del Sé e della Psicologia dell’Io), con principi di sociologia (Erich Fromm e Karen Horney), di antropologia culturale (Émile Durkheim, Margaret Mead e Gilbert Durand). La tecnica che ne scaturisce, fedele all'origine ma di fatto innovativa, nel 1983 si struttura in una scuola di pensiero autonoma la cui scientificità viene riconosciuta dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca (MIUR) come Scuola di specializzazione in psicoterapia con la procedura immaginativaD.M. del 30 maggio 2002..

La procedura immaginativa Per inquadrare il lavoro terapeutico che l'utilizzo delle immagini mentali consente, dobbiamo risalire alla definizione di immaginario, punto di partenza della ricerca teorico-metodologica dei capiscuola Renzo Rocca e Giorgio Stendoro negli anni settanta. L'"Immaginario inteso come struttura mentale", in parte innata e geneticamente determinata, in parte acquisita e derivata dalla fisiologica attività cerebrale si compone e si elabora nel corso dell'intera esistenza attraverso apposizione di immagini. La psiche per comprendere, elaborare, integrare e trasformare l'esperienze origina dei simboli, intesi come immagini impregnate di energia emotivo-istintiva (emozioni, desideri, bisogni ecc.) soggettivamente rappresentative del vissuto cui si riferiscono (vissuto ƒ emozione-sensazione-sentimento-> immagine).

Queste immagini, simbolo di ciò che è stato, vengono immagazzinate stratificandosi progressivamente nel tempo, dall'antico al recente e si correlano ulteriormente tra loro con nessi e legami associativi, attraverso elaborazioni, trasformazioni, armonizzazioni, in perenne divenire, componendo una struttura mentale che definiamo Immaginario: “si pensava fosse un piano è in realtà un volume" (Renzo Rocca). L'immaginario si configura come un reticolo di energia legata a rappresentazioni simboliche di una storia individuale, collettiva e di specie. In questa concezione la disarmonia, il blocco, l'immobilità ripetitiva di certe immagini o di intere aree (zone ombra) dell'Immaginario, inaccessibili e/o immodificabili dal fisiologico movimento trasformativo elaborativo della psiche, riflettono i traumi evolutivi, i conflitti irrisolti, gli scacchi subiti dalle risorse adattive-difensive dell'individuo nel corso della sua intera esistenza.

Le radici del concetto di Immaginario così delineato si rifanno agli studi antropologici di Gregory Bateson, alla tradizione di studi strutturalisti (Gilbert Durand), alla filosofia dell'immaginario di Gaston Bachelard, alla teoria del simbolismo (Sigmund Freud, Melanie Klein, Donald Winnicott, Wilfred Bion, Donald Meltzer) e alla teoria degli Archetipi (Carl Gustav Jung, Robert Desoille, Erich Neumann), alla Antropologia Strutturale (Claude Lévi-Strauss).

Così definita la struttura dell'immaginario si distingue dall'attività di produzione delle immagini mentali che avviene in differenti livelli di coscienza nella veglia e nel sonno. Il sogno notturno, spontaneo e fisiologico, affiora dalla profondità del sonno REM alla coscienza saltuariamente, quando ne conserviamo il ricordo al risveglio, ma mantiene comunque a livello preconscio-inconscio l'equilibrio dinamico (omeostasi) della psiche nel corso dell'intera esistenza umana. Diversamente invece l'attività dell'immaginare, definita per la prima volta nel contesto scientifico della psicoterapia da Robert Desoille come Reve Eveillé, è un atto volontario e ritualizzato che avviene in un livello di coscienza intermedio tra veglia e sonno all'interno di un rapporto umano a finalità terapeutica.

La definizione di procedura immaginativa emerge successivamente dagli studi dei due capiscuola Renzo Rocca e Giorgio Stendoro a partire dal 1990, e si ispira concetto di “procedura di pensieroHermann Imre, Psicoanalisi e logica, 1989, Ed. Dedalo, Bari.”, ovvero “le regole seguite dal pensiero nel procedere”, elaborato da Imre Hermann, allievo di Sándor Ferenczi (Scuola di Budapest).

Rocca e Stendoro elaborano il concetto di sogno da svegli arricchendo il vissuto esperienziale implicito in tale definizione con la dimensione del movimento progressivo ed evolutivo nel tempo, nello spazio e trasformativo nei contenuti. Con "procedura immaginativa" quindi s'intende il discorrere per immagini come il procedere in un racconto immaginario, coinvolgente e reale come un sogno, necessario alla cura della propria sofferenza secondo uno stile intimo personale ed originale di ogni essere umano“La procedura immaginativa che è il perno operativo della cura con l'immaginario ha lo scopo di favorire l'accesso alle rappresentazioni dell'inconscio… allargando ogni volta l'orizzonte emotivo e conoscitivo di chi la applica” (Passo della prefazione a cura di Leonardo Ancona emerito di psichiatria Università Cattolica di Roma al testo di Rocca R., Stendoro G., Curare con l'immaginario, Armando Editore, 2002), di contro Procedura Onirica definisce il sogno come un procedere del lavoro esperienziale, elaborativo, trasformativo e catartico della psiche con le immagini e allaccia il sonno alla veglia nel continuum funzionale che questa tecnica realizza.

Funzione terapeutica della procedura immaginativa La struttura dell'Immaginario, intesa quindi come reticolo di immagini in perenne divenire, spontaneamente si riflette nel sogno, ma emerge volontariamente nell'azione dell'immaginare evocata attraverso un rito concordato, ripetuto e condiviso dai due attori (terapeuta e paziente) all'interno di un progetto psicoterapeutico e/o esistenziale. Distinta dalla fantasticheria, (ricorso alle immagini in assenza di scopo e di intenti orientati ad un fine) la procedura immaginativa esplica la sua funzione (curativa, conoscitiva e trasformativa) nel mobilitare e mettere a disposizione dell'Io energie mentali (emozioni, sentimenti e desideri).

Dopo una fase preparatoria in posizione distesa e in rilassamento senso motorio (Johannes Heinrich Schultz), in risposta ad uno stimolo iniziale fornito dal terapeuta, il paziente, come in un film di cui è protagonista visualizza con gli occhi della mente una storia che comunicata come cronaca dal vivo viene trascritta in tempo reale dal terapeuta. Ne scaturiscono immagini ricche di vissuti affettivi, di esperienze e di ricordi, concatenate secondo uno stile personale di procedere via via più partecipe e spontaneo nel progredire della cura. Il verbalizzato del paziente nel contempo avvia un proprio vissuto per immagini nel terapeuta che trascrive. Questo immergersi a due ciascuno nel proprio personale universo simbolico metaforico realizza la possibilità per lo psicoterapeuta di interventi verbali, empatici, creativi e funzionali in tempo reale al procedere terapeutico definiti Spostamento.