La vita e la carriera accademica Figlio unico, Renzo De Felice conseguì la maturità da privatista nel 1949 presso il liceo classico Marco Terenzio Varrone di Rieti. Si iscrisse alla facoltà di giurisprudenza dell'Università degli Studi di Roma "La Sapienza" e nell'anno accademico 1951-1952 ottenne il passaggio al secondo anno del corso di laurea in filosofia. Durante gli studi universitari si era iscritto al Partito Comunista Italiano e, secondo la testimonianza del suo collega di studi Piero Melograni, decise il suo passaggio al corso di laurea in filosofia perché lo studio della stessa gli sembrava – in una prospettiva marxista – indispensabile per fondare adeguatamente gli studi di carattere storico, che lo appassionavano sin dalla sua iscrizione a giurisprudenzaPiero Melograni, Studenti di Federico Chabod in Luigi Goglia, Renato Moro, Fiorenza Fiorentino (a cura di), Renzo De Felice. Studi e testimonianze, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 2002. ISBN 88-87114-81-1, pp.102-103Renzo De Felice, la storia al di là delle trappole ideologiche, ricordo - intervista a De Felice a cura di Giò Murru.

Era un militante di ispirazione trockista e, nel 1952, fu arrestato insieme a Sergio Bertelli mentre preparava una contestazione contro la visita a Roma del generale statunitense Matthew Ridgway, veterano della guerra di Corea e comandante della NATOFabio Felicetti, E De Felice finì in cella. Non tollerava Ridgway, in Corriere della Sera, 22 settembre 1992, p. 19; L'episodio è menzionato anche da .. Alla fine degli 1980, interrogato su cosa avesse conservato dell'ideologia coltivata in gioventù, rispose:

Nella facoltà di filosofia, quale titolare del corso di storia moderna, insegnava il professor Federico Chabod; per De Felice quello con Chabod fu un incontro decisivo: prese a frequentare assiduamente le lezioni ed i seminari tenuti dallo storico liberale e, nell'ambito di uno di questi, scrisse un saggio sugli ebrei nella Repubblica Romana del 1798-1799, del quale Chabod sollecitò la pubblicazione.

Ma chi più ebbe influenza sul giovane De Felice, secondo quanto da lui stesso riferito, fu il suo maestro e poi amico Delio Cantimori.. Ormai definitivamente orientato verso lo studio della storia, De Felice preparò quindi la sua tesi di laurea – relatore lo stesso Chabod – con titolo Correnti di pensiero politico nella prima repubblica romana, che discusse il 16 novembre 1954 ottenendo il massimo dei voti con lodeEmilio Gentile, L'umiltà di uno storico del novecento in Luigi Goglia, Renato Moro, Fiorenza Fiorentino (a cura di), Renzo De Felice. Studi e testimonianze, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 2002. ISBN 88-87114-81-1, pp. 38. Nel 1956 ottenne una borsa di studio presso l'Istituto Italiano per gli Studi Storici di Napoli, fondato da Benedetto Croce e diretto dallo stesso Chabod.

Sempre nel 1956 fu tra i firmatari del Manifesto dei 101Renzo De Felice, il Sessantotto e la difesa dello Stato di diritto, di Giuseppe Parlato, Ventunesimo Secolo, Vol. 9, No. 22, L'altro Sessantotto (Giugno 2010), pp. 37-64., sottoscritto da intellettuali dissenzienti verso l'appoggio dato dal partito all'invasione sovietica dell'Ungheria. Insieme a molti dei firmatari del manifesto, De Felice lasciò il PCI: "Poi negli anni Sessanta Renzo De Felice, fuoriuscito dal Pci anche lui dopo il 1956, rivoluzionò la storiografia italiana del Novecento con le sue ricerche sul fascismo e Benito Mussolini che, secondo Gilda Zazzara, segnarono «una svolta nella storia di questi studi, divenendo un punto di riferimento obbligato».", iscrivendosi al Partito Socialista Italiano. In seguito preferì rinunciare a ogni militanza politica e lasciò anche il PSI.. L'uscita dal partito costò a De Felice alcuni anni di isolamento, che durarono sino agli incontri con la futura moglie Livia De Ruggiero, figlia del filosofo liberale Guido De Ruggiero scomparso nel 1948, e con il sacerdote e studioso cattolico don Giuseppe De Lucap.146 in Emilio Gentile Renzo De Felice: A Tribute, Journal of Contemporary History, Vol. 32, No. 2 (Apr., 1997), pp. 139-151, Sage Publications, Ltd..

Con l'appoggio di Rosario Romeo, vinse il concorso a professore ordinario e ottenne la cattedra all'Università di Salerno dove insegnò dal 1968 al 1971. Nel 1970 fondò la rivista Storia Contemporanea edita da Il Mulino, che diresse sino alla morte. Nel 1972 si trasferì all'Università "La Sapienza" di Roma, ove insegnò storia dei partiti politici, prima alla facoltà di Lettere e poi, dal 1979, in quella di scienze politiche; infine, nel 1986, passò a occupare la cattedra di storia contemporanea.

Alla vigilia delle elezioni politiche del 1976 firmò insieme ad altri cinquanta intellettuali un manifesto pubblicato da il Giornale di Indro Montanelli, nel quale si invitavano gli elettori a votare «dal PLI al PSI», criticando come «moda del giorno» le dichiarazioni di voto di molti intellettuali per il PCI, allora in costante ascesa tanto da far apparire probabile il "sorpasso" sulla Democrazia Cristiana come primo partito. Intervistato sulla sua adesione, De Felice spiegò di avere l'impressione che tanti intellettuali «votino comunista nel timore di perdere la qualifica di uomini di cultura. Noi, al contrario, non crediamo che la cultura "liberale", della quale siamo partecipi, abbia come logico sviluppo la scelta comunista. È proprio una scelta opposta».

Durante il novembre 1977 partecipò a Roma a un'udienza del Tribunale internazionale Sacharov, dal nome del dissidente sovietico Andrej Dmitrievič Sacharov, sulle violazioni dei diritti umani in URSS e nell'Europa orientale comunista. Nel 2012, negli archivi della Stasi, polizia segreta della Germania Est (DDR), è stata rinvenuta una scheda su De Felice, segnalato per essere intervenuto attivamente nella fase preparatoria dei lavori, nel corso dei quali la DDR fu accusata di abusi. Ha fatto parte del consiglio editoriale del Journal of Contemporary History.

De Felice morì per un tumore, all'età di 67 anni, nella notte tra venerdì 24 e sabato 25 maggio 1996 nella sua casa romana di Monteverde Vecchio in via Antonio Cesari. Il cancro che lo affliggeva era probabilmente legato all'epatite cronica di cui da vent'anni era affetto.

Tra i suoi studenti divenuti a loro volta storici vi sono Emilio Gentile, Giovanni Sabbatucci (entrambi considerati i più importanti storici contemporanei del fascismo), Paolo Mieli, Francesco Perfetti, Giuseppe Parlato, Mauro Canali, Renato Moro.

Gli studi Inizialmente De Felice si dedicò allo studio della storia moderna, concentrandosi in particolare sul giacobinismo italiano. Sebbene abbia prodotto sul tema un considerevole numero di pubblicazioni, la sua attività come studioso del giacobinismo fu in qualche modo oscurata dalla successiva e ben più ampia produzione storiografica sul Novecento, e soprattutto sul fascismo. Ciononostante, secondo Giuseppe Galasso, «De Felice resta nella storiografia sul giacobinismo, se non con lo stesso rilievo che in quella sul fascismo, certo con una non minore legittimità di ricerca e risultati».

Gli studi di storia contemporanea iniziarono con il volume Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo (1961), nato da uno studio commissionatogli dall'Unione delle comunità israelitiche. Da tale filoneVentura, Angelo. 2000. "Renzo De Felice : il fascismo e gli ebrei." Incontro Di Studio Sull'opera Di Renzo De Felice 41. RAMBI. scaturì l'interesse che contraddistinse più marcatamente la sua carriera di storico e che lo propose spesso all'attenzione del grande pubblico: la storia del fascismo.

Il magnum opus: il Mussolini di De Felice

La sua grande opera affronta il Ventennio fascista partendo dalla vita di Benito Mussolini: il primo volume, Mussolini il rivoluzionario, è del 1965; l'ultimo, Mussolini l'alleato. La guerra civile, fu pubblicato incompleto e postumo nel 1997. Uscita nell'arco di trent'anni in otto volumi per settemila pagine, offre un'interpretazione originale del fenomeno fascista, che ancora suscita consensi e critiche. Lettura ostica, sia per la struttura della prosa che per le vaste appendici documentarie, con note ampie ed esaustive, il magnum opus defeliciano è stato uno dei più grandi casi storiografici del secondo Dopoguerra, influendo sul dibattito culturale italiano. L'interpretazione che De Felice dà del fascismo si articola su tre temi fondamentali: l'origine socialista del pensiero di Mussolini e la differenza fra il fascismo e le dittature di destra contemporanee; la distinzione fra il "fascismo movimento" e il "fascismo regime"; la realizzazione di un consenso determinante a garantire stabilità e successo al regime fascista. De Felice individua un'evoluzione ideologica di Mussolini da socialista a interventista e quindi a fascista; le dinamiche che si innescarono portando il fascismo dall'essere un movimento «di sinistra» a quello di movimento conservatore e di destra; il successivo trapasso da movimento ricco di sfumature e posizioni divergenti a quello facente perno sulla personalità del duce; l'identificazione del fascismo a forza dell'immobilismo e della conservazione. Il consenso e l'appoggio del quale godette il fascismo - e non quindi fondato solo su elementi coercitivi e polizieschi - fu un altro tema sollevato e documentato da De Felice, secondo il quale esso cessò solo tra il 1942-43, quando la sconfitta militare su tutti i fronti di guerra si profilava minacciosa. Al di là degli elogi e delle critiche, l'interpretazione che De Felice offre del fascismo e della dittatura mussoliniana ha comunque il merito di aver suscitato una nuova stagione di studi e riflessioni sul fascismo. Secondo Indro Montanelli, «sul Ventennio fascista nessuno potrà più scrivere una riga senza consultare De Felice, nel quale c'è tutto. Tutto meno una cosa, purtroppo la più importante: l'uomo Mussolini, senza il quale del fascismo non si capisce nulla, perché il fascismo fu tutto e soltanto lui»Indro Montanelli, «Le Nuove Stanze», Rizzoli, Milano 2001, pp.80-81.

I volumi mussoliniani di De Felice hanno riscosso grande successo di vendite. Pubblicati da Einaudi, per l'editore torinese nel 2001 uscì un'edizione in quattro cd-rom, con vasto corredo di apparati fotografici, filmati, documenti sonori; nello stesso anno, i quattro compact disc furono allegati ai settimanali Panorama e TV Sorrisi e Canzoni. Gli 8 volumi sono stati pubblicati in formato cartaceo per quattro volte in allegato: la prima volta nel 2006 coi settimanali mondadoriani; nell'autunno 2015-16 con il quotidiano il Giornale; nell'autunno 2018-19 nuovamente coi settimanali Mondadori; la quarta volta nell'autunno 2022 con la rivista TV Sorrisi e Canzoni, in occasione del centenario della marcia su Roma.

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