La Biblioteca comunale di Trento è una biblioteca pubblica civica e costituisce il centro di un sistema cittadino di biblioteche, suddiviso fra più sedi. L'edificio di via Roma è il centro di un sistema composto di sedi periferiche, punti di prestito e un bibliobus.
La Biblioteca possiede la più ampia raccolta di materiale librario inerente alla città di Trento, e più in generale all'intero Trentino.: è inoltre destinataria del deposito legale per il territorio provinciale.
Nata come biblioteca universale di studio e al contempo ispirata alla Landesbibliothek tedesca (votata alla memoria e alla documentazione della cultura locale), è deputata sia alla pubblica lettura (con sezioni dedicate a ragazzi e adulti) sia alla conservazione (documenti iconografici, testi a stampa prodotti con i mezzi della cosiddetta "galassia Gutenberg" e anche più recenti, manoscritti di tutti i tipi).
Segue, nell'erogazione dei servizi, il modello della "biblioteca tripartita (Dreigeteilte Bibliothek)Per maggiori informazioni vedi .: settore d'ingresso per centri d'interesse, scaffale aperto sistematico, deposito"Citazione da .
Le sue raccolte sono consultabili online tramite l'OPAC del Catalogo Bibliografico Trentino, che comprende anche il materiale delle oltre 150 biblioteche pubbliche e private della Provincia autonoma di Trento.
Storia
La nascita della Biblioteca comunale di Trento fu travagliata.
Il percorso che portò alla sua inaugurazione ebbe inizio con alcune donazioni (nella forma di materiale librario e fondi) ad opera di personaggi locali (tra gli altri: Giovanni Benedetto Gentilotti, Antonio Mazzetti e la famiglia Sizzo). Trascorsi il periodo delle guerre napoleoniche (con truppe di stanza a Trento), i conflitti politico-giurisdizionali tra le varie istituzioni coinvolte, i moti del 1848 e il colera del 1855, la Biblioteca poté aprire al pubblico nel gennaio del 1856.
L’accumulo del materiale librario per il "pubblico beneficio". Il testamento Gentilotti e la nascita della Biblioteca seminariale
Giambenedetto Gentilotti, prima bibliotecario cesareo alla Corte di Vienna e successivamente Auditore di Rota a Roma, fu eletto principe vescovo di Trento in data 9 settembre 1725: morì però lo stesso anno, prima di poter assumere l’incarico.. Nel suo testamento, egli dispose di riunire i molti volumi della sua "scelta copiosissima libreria". e porli sotto un fedecommesso perpetuo maschile in favore della primogenitura “de Gentilottis”..
Sei anni più tardi i tre fratelli del defunto, non è chiaro se per loro personale iniziativa o dietro indicazione dello stesso Giambenedetto, ordinarono che “coll'obito [morte, ndr] dell’ultimo maschio [della famiglia, ndr], essa Biblioteca e libri tutti debbano essere riposti in un decente luogo, ove da letterati, ed amanti delle virtù, e scienze sia libero l’accesso per leggere e studiare”..
Nel frattempo, il 3 ottobre 1748 moriva il Vicario generale del principe vescovo Pantaleone Borzi (1697-1748): egli cedeva così la sua ricca biblioteca al fratello, con l’obbligo di donarla infine al Seminario vescovile, rendendola accessibile al pubblico. Nel testamento del fratello Lorenzo si legge infatti: “tutti i miei libri provenienti per la maggior parte da mio fratello defunto voglio che – secondo il suo desiderio – passino al Seminario e se è possibile, sieno accessibili al pubblico”.. Nacque così la Biblioteca del Seminario.
Con la soppressione della Compagnia dei Gesuiti (1773), il principe vescovo Cristoforo Sizzo mise a disposizione del Seminario vescovile la “casa ad uso Collegio coll’annessa Chiesa, che la Compagnia possedeva nella nostra città in via Lunga [oggi via Roma, ndr]”..
La Biblioteca del Seminario fu dotata pure dei libri un tempo proprietà della Compagnia, e di quelli del fu convento dei Domenicani.. La raccolta dei volumi seminariali fu posta sotto la custodia del prefetto dei chierici “o di qualche altro sacerdote disoccupato, e serviva specialmente per uso interno, pur restando per cinque giorni in settimana accessibile anche al pubblico, segnatamente ad uso dei professori e degli studiosi”.. Questo stato di cose dovette però interrompersi nell'anno 1796, quando per le “imperiose circostanze di guerra tra l’Austria e la Francia” i locali del Seminario furono adibiti a ospedale militareLa citazione da .
I seminaristi dovettero soggiornare a lungo in altro luogo, poiché anche a partire dagli anni 1806-1807 l'edificio fu adoperato per “acquartieramenti e ospedale”.. La biblioteca rimase per tutto il periodo incustodita in via Lunga, e difatti “ebbe a subire dei vuoti per mancata sorveglianza”.
La raccolta principesco-vescovile, morte dell'ultimo erede Gentilotti e migrazioni librarie verso il Seminario
In quegli stessi anni “una vera e propria catastrofe” si abbatté sulla biblioteca vescovile, conservata al Castello del Buonconsiglio. I libri erano difatti stati abbandonati già dal maggio 1796, quando Pietro Vigilio Thun, “preoccupato dal precipitare degli avvenimenti politici internazionali” si era rifugiato “presso il fratello vescovo della diocesi di Passau”.
Con “l’entrata in città di Napoleone e il suo esercito” (5 settembre 1796), si susseguirono frequenti acquartieramenti di truppe anche al Buonconsiglio (come avveniva nel contempo in Seminario), e difatti “dalla biblioteca di S. A. Reverendissima [il principe vescovo, ndr] furono estratti volumi di scielte opere per il valore […] di fiorini 3000”Tutte le citazioni da ; per l'ultima citazione Hausbergher riporta Biblioteca comunale di Trento, ms. BCT1-2405, c. 1225..
Successivamente alla soppressione del principato (1803), una buona parte dell’Archivio vescovile fu portato prima a Innsbruck e infine a Vienna, e con esso “forse perché collocato con questo nella torre del Castello, una parte dei manoscritti della raccolta episcopale”. Nel 1807, di nuovo, “la biblioteca subisce [...] le incursioni della soldataglia alloggiata nel Buonconsiglio”Citazione da ..
Ancora due anni più tardi, l'Ufficio di Polizia avviò un’inchiesta per il ripetersi della medesima situazione, “essendo pervenuta notizia che alcuni soldati dimoranti in questo castello si faciano lecito di appropriarsi de’ libri ossiano volumi stampati”Citazione da e tratto da Trento, Archivio storico comunale, ACT2a1.2-836.1809.. Gli artiglieri del colonnello Leiniger si servivano infatti dei libri e delle carte “per fare cartocci” ed egli stesso li collocò “nelle fosse del castello come oggetto ingombrante”..
Come la raccolta del Seminario, anche la biblioteca vescovile rimase incustodita per tutto il confuso periodo delle guerre napoleoniche: furono anni, come si è visto, di frequenti passaggi e soggiorni di truppe nel territorio della città di Trento, che ebbe a subirne le conseguenze anche dal punto di vista del patrimonio librario.
Mentre tutto ciò accadeva, l’ultimo erede maschio dei Gentilotti morì (1 ottobre 1806). I discendenti di Giambenedetto avevano deciso che, una volta esauritosi il fedecommesso in linea maschile, la biblioteca di famiglia sarebbe stata collocata presso il Seminario vescovile, in ossequio al “desiderio e disegno stabilito dai Sign.ri tre fratelli che dovesse servire a pubblico uso e beneficio” e tratto da Trento, Archivio di Stato, B. 528, 28 ottobre 1931..
Nel 1807 si avviarono così le pratiche per l’esecuzione della loro volontà, predisponendo che “con l’aiuto di abili giovani sacerdoti”. essa fosse ordinata e resa consultabile. Due anni più tardi, col fine di preservare quel che ne rimaneva, si decise di trasferire in Seminario pure la biblioteca principesco-vescovile: dell’ordinamento di entrambe le raccolte si occupò don Giuseppe Borzatti.. E fu finalmente nel 1810 che, dopo tutto quel gran tafferuglio, i seminaristi poterono tornare in via Lunga, ponendo finalmente la loro biblioteca, più quella dei Gentilotti, la principesco-vescovile, e quelle dei conventi religiosi nel frattempo soppressi, sotto sorveglianza.
Nasce il progetto d’una "pubblica biblioteca", dialoghi e scontri tra le istituzioni coinvolte
Prime destinazioni della pubblica biblioteca
Il vescovo Emanuele Maria Thun, oramai destituito dei suoi poteri temporali, chiese dunque al Governo italico (a Trento in quegli anni) l’apertura della biblioteca al pubblico (1812), ma le guerre nuovamente in corso bloccarono ancora la situazione.. Tentativi in questo senso furono fatti nuovamente dal Borzatti subito dopo il Congresso di Vienna, che sanciva definitivamente il passaggio del Trentino all’Austria. S’aprì così un fitto e prolungato dialogo fra le diverse istituzioni della città: il Seminario, il Comune (che riteneva la raccolta Gentilotti e quella principesco-vescovile di sua legittima spettanza), il Capitanato quale rappresentanza locale del Governo austriaco.
Si decise, per motivi di spazio, di trasportare tutte le raccolte (comprese le seminariali in senso stretto) in un luogo più opportuno, per via delle numerose stanze ad uso di professori e chierici nell’edificio di via Lunga: fatto che rendeva difficoltose la collocazione e la consultazione dei volumi.
Garantendo ciascuna il suo finanziamento (200 fiorini il Seminario, 500 il Comune), le parti scelsero di collocare i libri presso la “Casa Notarile” (l’ex Camera notarile), nell’odierna via Oss Mazzurana"Nel tratto dell'odierna via Oss Mazzurana che va da via delle Orne a via Roma" da .. Sbrigata la questione in merito all’indennizzo da dare al Monte di Pietà (che possedeva l’edificio), nell’ottobre del 1821 il Governo approvò l’apertura della Biblioteca, fissando persino gli emolumenti da devolvere a bibliotecario e custode..
I lavori di restauro e adattamento della Casa notarile però, non erano ancora iniziati.. Emergevano nel contempo i contrasti sulla proprietà della raccolta: secondo il Capitanato (che faceva le veci del Governo) "il Magistrato [Comune, ndr] non deve considerarsi come solo proprietario della Biblioteca: oltre che al pubblico essa doveva servire in particolare per il Ginnasio e il Liceo, per i quali lo Stato aveva già fatto spese e altre ne avrebbe fatto”. Il podestà Giovanelli però, dalla parte del Comune, "pensava sempre ad una biblioteca pubblica comunale”Tutte le citazioni che precedono da ..
A questo punto, i libri trasferiti nella Casa notarile erano quelli “della biblioteca vescovile, quelli della famiglia Gentilotti e quelli provenienti dalle istituzioni religiose soppresse”Citazione da ; .. La raccolta seminariale, che inizialmente avrebbe dovuto seguire le altre nella nuova destinazione, restò invece in via Lunga, perché il clero "non vedeva di buon occhio il trasloco dei suoi [libri, ndr]” .. Il Comune, dovendo dotare la Biblioteca collocata nel nuovo edificio di pubblicazioni più recenti (essa era composta per la massima parte di volumi antichi), e mancando i soldi per fare questo, ristrutturare la Casa notarile e pagare bibliotecario e custode, pensò allora di renderla "Biblioteca Pubblica Ginnasiale e Liceale” ..
In questo modo, dichiarandola sostanzialmente di spettanza statale, si sarebbero ottenuti i fondi stanziati per i ginnasi di tutta la Monarchia, in forza di una Sovrana Risoluzione in materia del 15 aprile 1816 ..
Il Governo austriaco era però a corto di denaro, e della cosa non si fece più nulla. Rompevano il silenzio di quegli anni a proposito della Biblioteca (che ancora non aveva aperto al pubblico), il catalogo della raccolta ultimato dal Borzatti (1827) . e le donazioni che la cittadinanza cominciava a elargire alla nuova istituzione (Bonporti, Carlo Thun, Firmian).
La risoluzione dei contenziosi
Se da un lato la raccolta s’accresceva in virtù di quelle donazioni, dall’altro si dovette procedere alla restituzione dei libri di Francescani e Cappuccini, i cui conventi, un tempo soppressi, erano stati ricostituiti. La faccenda andò per le lunghe: l’atto di separazione e riconsegna data al 15 di ottobre 1831, tre anni più tardi però i libri dovevano ancora essere restituiti ..