Artemisia L., 1753 è un genere di piante angiosperme eudicotiledoni della famiglia delle Asteracee, sottofamiglia Asteroideae, tribù Anthemideae (Asian-southern African grade) e sottotribù Artemisiinae..

Etimologia Il nome Artemisia, di etimologia incerta, è ricondotto alla dea greca della caccia Artemide, o secondo un'altra ipotesi alla regina Artemisia († 350 a.C.), succeduta sul trono di Caria al fratello e consorte Mausolo; si ipotizza inoltre un riferimento al greco artemes ("sano"), con allusione alle proprietà medicamentose delle piante del genere.Nel mondo della natura. Enciclopedia di scienze naturali, VI, Botanica [I], Milano, Motta, 1962, pag. 195.

Il nome scientifico Artemisia si deve a Linneo (Carl von Linné, 1707–1778), medico e naturalista svedese considerato il padre della moderna classificazione scientifica degli organismi viventi, che descrisse la specie tipo Artemisia vulgaris nella pubblicazione "Species Plantarum" del 1753.

Descrizione

Portamento. La forma biologica prevalente è camefite fruticose (Ch frut), ossia sono piante perenni, legnose alla base, con gemme svernanti poste ad un'altezza dal suolo tra i 2 ed i 30 cm con un aspetto arbustivo. Le porzioni erbacee seccano annualmente e rimangono in vita soltanto le parti legnose. Alcune specie (come Artemisia vulgaris L.) sono emicriptofite scapose (H scap), ossia piante sempre perenni ma con gemme svernanti al livello del suolo e protette dalla lettiera o dalla neve. Mentre altre (come Artemisia annua L.) sono terofite scapose (T scap), e quindi sono specie annuali e superano la stagione avversa sotto forma di seme. Queste piante sono inoltre prive di lattice (come invece le altre Asteraceae), contengono però oli eterei lattoni sesquiterpenici. ed hanno un forte odore aromatico tipico e simile al cedro (o citronella) un po' canforato (qualcuno lo accomuna al vermouth.).......

Radici Le radici sono secondarie da rizoma o da fittone e sono colorate di color marrone.

Fusto. L'indumento consiste in brevi peli ghiandolari (medifissi o basifissi - secondo il tipo di attaccatura) o anche di altro tipo (stellato o tomentoso). Il colore in generale è grigio o bianco tomentoso. Ogni pianta può avere fino a 10 fusti. Altezza massima: 200 cm (350 cm nel Nord America). Parte ipogea: la parte sotterranea può essere fittonante, oppure consistere in un rizoma legnoso e grosso ma breve e con leggero odore aromatico; il portamento di questo rizoma a volte è obliquo. Parte epigea: la parte aerea del fusto è legnosa, eretta, striata e mediamente molto ramosa; la superficie è arrossata e più o meno glabra (o appena pubescente con peli appressati).

Foglie. Sono presenti sia foglie basali che cauline. La disposizione delle foglie lungo il fusto è alternata. Quelle inferiori sono picciolate; quelle superiori sono sub-sessili. In genere la superficie superiore della foglia è colorata di verde (chiaro o scuro), mentre quella inferiore è più chiara in quanto dotata di una peluria di tipo tomentoso. La lamina fogliare a forma lanceolata, ovata, ellittica, filiforme o oblunga è del tipo 1–2–3-pennatopartita con segmenti in genere stretti e lunghi; a volte con margini dentati. Le foglie cauline sono progressivamente più ridotte: i segmenti sono più stretti e la lamina (più breve) è meno suddivisa. Alcune specie hanno la superficie punteggiata da ghiandole (Artemisia annua L. e Artemisia abrotanum L.). Altre specie hanno il picciolo allargato alla base in due orecchiette (Artemisia alba Turra e Artemisia campestris L.). La dimensione delle foglie varia da una larghezza di 2÷10 cm, ad una lunghezza di 10÷15 cm.

Infiorescenza. Le sinflorescenze sono formate da piccoli capolini raccolti in grandi racemi formanti delle pannocchie, spighe o grappoli. Le infiorescenze vere e proprie sono composte da un capolino terminale peduncolati (o sub-sessili) di tipo disciforme o discoide. I capolini sono formati da un involucro, con forme emisferiche-cilindriche o globose-urceolate, composto da 2 a 20 brattee, al cui interno un ricettacolo fa da base ai fiori di due tipi: fiori del raggio (qui sono assenti) e fiori del disco. Le brattee, piatte, a forma da ovata a lanceolata e a consistenza erbacea, sono disposte in modo più o meno embricato su più serie (da 2 a 7). Il ricettacolo, piano o convesso, glabro o peloso, è sprovvisto di pagliette avvolgenti la base dei fiori (raramente sono presenti). Le brattee al margine sono scariose e non sono mai canalicolate. Il diametro dei capolini varia da 1,5 a 8 mm.

Fiori. I fiori sono tetra-ciclici (formati cioè da 4 verticilli: calice – corolla – androceo – gineceo) e pentameri (calice e corolla formati da 5 elementi). Si distinguono in: fiori del raggio (esterni): sono assenti; fiori del disco (centrali): sono numerosi con forme brevemente tubulose (attinomorfe); sono ermafroditi. Sono divisi tra fiori solamente femminili (posti alla periferia e al massimo una ventina) e fiori bi-sessuali (posti al centro e oltre una trentina) o funzionalmente maschili. A volte quest'ultimi possono essere anche femminili e sterili.

Formula fiorale: */x K , [C (5), A (5)], G 2 (infero), achenio.

Calice: i sepali del calice sono ridotti ad una coroncina di squame. Corolla: (solo fiori del disco) quelli periferici hanno le corolle affusolate con lembi più o meno ligulati o filiformi con 2 - 4 denti (o sono troncati); in quelli più centrali i petali della corolla sono 5 a forma deltata; nella parte inferiore sono saldati a tubo (corolla di tipo tubuloso). Il colore della corolla varia da giallastro, rossiccio a verdastro-bruno. Dimensione della corolla: 1,5÷3 mm. Androceo: l'androceo è formato da 5 stami (alternati ai lobi della corolla) sorretti da filamenti generalmente liberi e sottili; gli stami sono connati e formano un manicotto circondante lo stilo. Le antere possono essere sia di tipo basifissa che medifissa (ossia attaccate al filamento per la base – nel primo caso; oppure in un punto intermedio – nel secondo caso).. Questa caratteristica ha valore tassonomico in quanto distingue i generi gli uni dagli altri. Normalmente le antere variano da ottuse (arrotondate) a leggermente appuntite alla base (o anche caudate); in alcune specie le appendici sono triangolari, lineari o ellittiche. Il tessuto endoteciale (rivestimento interno dell'antera) non è polarizzato. Il polline è sferico con un diametro medio di circa 25 micron; è tricolporato (con tre aperture sia di tipo a fessura che tipo isodiametrica o poro) ed è più o meno echinato (con punte sporgenti). Gineceo: l'ovario è infero uniloculare formato da 2 carpelli. Lo stilo (il recettore del polline) è profondamente bifido (con due stigmi divergenti) e con le linee stigmatiche marginali separate o contigue. I due bracci dello stilo hanno una forma troncata e possono essere papillosi o ricoperti da ciuffi di peli.

Frutti. Il frutto è un achenio sprovvisto di pappo. La forma varia da ellissoide a obovoide ed è compressa ai lati (oppure in alcune specie con 2 - 5 facce). La parte apicale è rotondeggiante e priva di corona. Il pericarpo può possedere (oppure no) delle cellule mucillaginifere, mentre le sacche di resina sono assenti. Dimensione del frutto: 0,3÷1 mm.

Biologia Impollinazione: l'impollinazione avviene tramite insetti (impollinazione entomogama tramite farfalle diurne e notturne). Riproduzione: la fecondazione avviene fondamentalmente tramite l'impollinazione dei fiori (vedi sopra). Dispersione: i semi (gli acheni) cadendo a terra sono successivamente dispersi soprattutto da insetti tipo formiche (disseminazione mirmecoria). In questo tipo di piante avviene anche un altro tipo di dispersione: zoocoria. Infatti gli uncini delle brattee dell'involucro (se presenti) si agganciano ai peli degli animali di passaggio disperdendo così anche su lunghe distanze i semi della pianta. Inoltre per merito del pappo (se presente) il vento può trasportare i semi anche a distanza di alcuni chilometri (disseminazione anemocora).

Distribuzione e habitat Si tratta di un vasto genere con specie quasi cosmopolite (Europa, America, Asia e Australasia) che crescono nelle zone temperate sia dell'emisfero boreale che di quello australe, di solito in habitat asciutti o semi-asciutti. Alcune specie (Artemisia vulgaris L. e Artemisia campestris L.) sono considerate delle erbe infestanti diffuse nelle vicinanze delle abitazioni. Altre (Artemisia glacialis L. e Artemisia genipi Weber) si spingono fino al limite delle nevi perenni.

I dati paleobotanici suggeriscono che l'origine del genere sia probabilmente circoscritta alle regioni montane del nord-ovest dell'Asia in un periodo datato verso la metà del Cenozoico (circa 30 milioni di anni fa) e quindi in seguito si sia evoluto in due-tre tappe fondamentali. Dai dati raccolti sembra che il Pliocene (circa dai 5 a 2,5 milioni di anni fa) sia stato un momento importante per questo genere in cui si ebbe una rapida diversificazione a livello mondiale delle sue specie. In seguito ulteriori sviluppi delle specie del genere sono strettamente correlati alle grandi variazioni ambientali (sia in riferimento ai cambiamenti climatici che per alcuni importanti movimenti tettonici).

In base all'"orologio molecolare", calcolato su recentissimi analisi del DNA di queste piante, Artemisia ha iniziato a divergere definitivamente circa 1,5 milioni di anni.

Tassonomia La famiglia delle Asteracee (o Compositae, nomen conservandum), originaria del Sud America, è la più numerosa del mondo vegetale, comprende oltre specie distribuite su generi. La famiglia attualmente (2021) è divisa in 16 sottofamiglie; la sottofamiglia Asteroideae è una di queste e rappresenta l'evoluzione più recente di tutta la famiglia.

Filogenesi Il gruppo di questa voce è descritto nella tribù Anthemideae, una delle 21 tribù della sottofamiglia Asteroideae). In base alle ultime ricerche nella tribù sono stati individuati (provvisoriamente) 4 principali lignaggi (o cladi): "Southern hemisphere grade", "Asian-southern African grade", "Eurasian grade" e "Mediterranean clade". Il genere Atemisia (insieme alla sottotribù Artemisiinae) è incluso nel clade Asian-southern African grade..

Da un punto di vista filogenetico il genere Artemisia, nell'ambito della sottotribù, occupa una posizione centrale e fa parte del "Artemisia Group" e insieme al genere Neopalasia forma un "gruppo fratello".

Attualmente il genere è suddiviso tradizionalmente in cinque grandi gruppi (o sezioni o sottogeneri): Absinthium: i capolini hanno fiori esterni femminili e fiori centrali bisessuali fertili; il ricettacolo è peloso; Artemisia (= Abrotanum): i capolini hanno fiori esterni femminili e fiori centrali bisessuali fertili; il ricettacolo è glabro; Dracunculus: i capolini hanno fiori esterni femminili e fiori centrali bisessuali ma funzionalmente maschili; il ricettacolo è glabro; Seriphidium: i capolini hanno tutti i fiori bisessuali fertili; il ricettacolo è glabro (è un endemismo dell'Asia); Tridentatae: i capolini hanno tutti i fiori bisessuali fertili; il ricettacolo è glabro; i segmenti terminali delle foglie terminano con tre lobi o denti.

Questa suddivisione attualmente è stata messa in discussione da un recente studio che ha campionato 228 specie di Artemisia individuando i seguenti 8 cladi principali:

clade 1: consiste dell'intero sottogenere Dracunculus e alcune specie del sottogenere Artemisia. In questo gruppo trova posto alcune specie considerate "indipendenti" da altre ricerche: Kaschgaria komarovii (Krasch. & Rubtzov) Poljakov; Filifolium sibiricum (L.) Kitam.; Mausolea eriocarpa (Bunge) Poljakov ex Podlech; Turaniphytum eranthemum (Bunge) Poljakov; clade 2: comprende quattro specie del sottogenere Artemisia. Qui si trova anche la specie "indipendente" Neopallasia pectinata (Pall.) Poljakov; clade 3: comprende la specie "indipendente" Crossostephium chinense (L.) Makino; clade 4: comprende tutte specie del sottogenere Artemisia;