Devekut, deveikuth, deveikus o debequt (, in ebraico moderno dedicazione/dedizione, tradizionalmente aggrapparsi/stringersi a Dio) è un concetto dell'ebraismo che esprime la vicinanza con Dio. Si può riferire ad uno stato meditativo profondo, simile alla trance, raggiunto durante la preghiera ebraica, lo studio della Torah, o quando si praticano le 613 mitzvot ("comandamenti"). È particolarmente associato con la tradizione mistica ebraica.
Etimologia La parola ebraica per colla è דבק devek, che è la radice di devekut, "dvekut" o devekus.Secondo la varianti di pronuncia/traslitterazione ebraica, dipendente dall'estrazione linguistica sefardita, ashkenazita, yiddish, ebraico moderno, latino, ecc. Il concetto di Devekut è importante nella cultura ebraica, particolarmente nel Chassidismo settecentesco e nella storia del pensiero ebraico, nella mistica e nell'etica.
In israeliano moderno, Devekut o dvekut è spesso un sinonimo di dedizione ad un particolare fine.
Nell'ebraismo ortodosso e nel mondo accademico, Dvekut si riferisce più comunemente al significato filosofico e mistico, nonché intendimento chassidico di Devekut come aggrapparsi o attaccarsi a Dio in tutti gli aspetti della vita.
Devekut nella Cabala
Nella Cabala, stretti circoli élitari di studiosi cercavano stati mistici elevati di devekut, spesso attraverso pratiche ascetiche.
Fino alla sua divulgazione comune, e poi generale, psicologica nel chassidismo del XVIII secolo, lo studio mistico e la sua pratica erano limitati a stretti circoli di studiosi nell'ebraismo.I cabalisti medievali spesso aderivano a pratiche etiche e ascetiche, come ad esempio quelle degli Chassidei Ashkenaz del XII-XIII secolo. Cercavano elevati stati mistici come parte dei loro sforzi in Kabbalah Iyunnit (indagine cabalistica concettuale). Esploravano studi esoterici trascendenti in esegesi scritturale che comprendeva sottili descrizioni metafisiche di emanazioni divine e reami celesti. Le loro scuole d'élite ebbero una notevole influenza sul pensiero ebraico più ampio, con la Cabala e l'Hakirah (filosofia ebraica medievale razionalista) che emersero come le due tradizioni concorrenti di teologia ebraica.
Dopo l'espulsione dalla Spagna nel XV secolo, la Cabala, sostituita la Hakirah come corrente teologica principale dell'Ebraismo, sia nei circoli accademici/culturali e nell'immaginario popolare, fu protagonista di una grande rinascita nell'ambito dell'emergente comunità mistica del XVI secolo a Safed in Israele, che comprendeva le grandi figure rabbiniche dalla Spagna. Il principale gruppo di studiosi rabbinici di questa comunità, tra cui il compilatore mistico e halakhico dello Shulchan Aruch Yosef Caro, confermò la centralità della Cabala come teologia ebraica basilare. Questa scuola produsse le successive nuove descrizioni di sintesi cabalistica di Moshe Cordovero e Isaac Luria. Una delle pratiche mistiche di dveikut di questa stretta cerchia di studiosi fu l'abnegazione in devozione, che comportava l'amore altruistico e la tzedakah tra membri.
Accanto ai progressi storici nell'interpretazione cabalistica concettuale, i capi della comunità composero inni di Shabbat che sono entrati nella liturgia ebraica. Il più famoso è il Lekhah Dodi , composto da Shlomo Halevi Alkabetz, che accoglie giubilante la Shechinah (Divina Presenza) come Regina dello Shabbat. I mistici, tra cui Isaac Luria nei suoi brevi due anni a Safed, andavano per i campi vicino alla città al tramonto del venerdì, per accogliere lo Shabbat in profondo dveikut:Joseph Yahalom, "Hebrew mystical poetry and its Turkish background," in Andreas Tietze & Joseph Yahalom, Ottoman Melodies Hebrew Hymns: a 16th century cross-cultural adventure (Budapest: Akadémiai Kiadó, 1995), pp. 9–43.
Prima della creazione di questa comunità elitistica a Safed, i suoi membri raccontavano un episodio mistico storico a cui avevano partecipato, in cui avevano sentito una voce celeste. Seguendo la prassi descritta nello Zohar, il circolo degli astanti era rimasto sveglio la notte di Shavuot. Durante la recitazione dei testi richiesti, la Shekhinah era apparsa sotto forma di presenza magghid a Rabbi Caro, lodando il gruppo e dicendo loro di spostarsi in Terra d'Israele. Quando stettero nuovamente svegli la seconda notte di Shavuot, la Shekinah fu inflessibile in merito al loro trasferimento in Terra d'Israele. Il racconto fu riportato da Alkabetz, che si trasferì a Safed nel 1535. Nell'interpretazione mistica ebraica, l'agitazione nazionale della recente espulsione dalla Spagna e le sue successive persecuzioni degli ebrei restanti, portò ai nuovi forti impegni mistici dei cabalisti di Safed e alla loro sensibilità per la sofferenza della Shekhinah in esilio. L'insegnamento cabalistico descrive la Shekhina in esilio mistico al fianco del popolo ebraico nella itinerante diaspora del loro esilio fisico.Bracha Sack, The Secret Teaching of R. Shlomo Halevi Alkabetz (Ph. D., Brandeis University, 1977)
Il percorso dveikut della Cabala storica, sia nella sua prima diffusione medievale che in quella rinascimentale del XVI secolo, dipese da molte condizioni. Il pensiero cabalistico si limitava agli studiosi più avanzati: era una tradizione storica, e anche una caratteristica intrinseca. La forma della Cabala storica incorporava nei suoi testi la necessità di una vasta comprensione dei principali testi rabbinici, al fine di intendere correttamente le sue sottili metafore e per evitarne il loro antropomorfismo. Le conseguenze di questo pericolo, dai primi evitato, furono poi realizzate nelle interpretazioni eretiche della Cabala da parte dei sabbatisti e dei loro successori. Nella conoscenza avanzata, il dveikut era alleato con le pratiche ascetiche, poiché la comprensione del pensiero cabalistico veniva a coinvolgere una preparazione spirituale per l'illuminazione (Ohr) intuitiva all'interno delle proprie strutture. Mentre la lettura superficiale dei testi cabalistici era vista come una benedizione divina, la catena di tradizione e di studio della Torah Orale richiedeva un'autentica fedeltà. La natura trascendente della Cabala storica, che si concentra sulle emanazioni di Dio nei Reami Celesti, faceva sì che la sua espressione in dveikut fosse una risposta simile alla Trascendenza Divina.
Devekut nello Chassidismo
Il movimento chassidico, che iniziò nell'Europa orientale del XVIII secolo, causò un revival mistico e la prima divulgazione del misticismo ebraico alle masse. Lo Chassidismo adatta il pensiero cabalistico storico in modo suo caratteristico, e può esser considerato come una fase successiva della tradizione mistica ebraica.Yitzchak Ginsburgh, "Overview of Chassidut", su www.inner.org Questa democratizzazione della "mistica per tutti" coinvolgeva sia le espressioni esteriori di fervore che le profondità interiori di interpretazione cabalistica. Esteriormente, il Baal Shem Tov, fondatore dello Chassidismo, risvegliò la gioia mistica popolare e il dveikut, l'apprezzamento della sincerità, una nuova enfasi sulla preghiera, e incoraggiò la pratica mistica della gente semplice. La nuova dottrina del Rebbe chassidico, incorporata nelle carismatiche storie agiografiche della letteratura yiddish, personificò la Divinità per la gente comune. La Filosofia chassidica articolò un'internalizzazione delle strutture esoteriche della Cabala storica, in modo che queste potessero risvegliare nuove dimensioni di spiritualità sia per gli studiosi d'élite che per i semplici laici. Ciò relazionò la metafisica cabalistica alle sue corrispondenti facoltà di percezione psicologica naturale. Mentre l'attenzione della Cabala storica era focalizzata sulle emanazioni divine trascendenti mediante la Catena discendente di Mondi, il fulcro della filosofia chassidica era l'onnipresenza divina essenziale espressa immanentemente, intimamente accessibile ad ogni persona. La gente semplice e di bassa istruzione poteva raggiungere questo stato direttamente attraverso la propria sincerità di cuore, mentre gli studiosi d'élite erano attratti al Chassidismo dal fatto che vedevano nel suo pensiero una nuova dimensione spirituale al di là della precedente interpretazione rabbinica e cabalistica.
In termini di storia della mistica ebraica, la Cabala è stata chiamata "l'anima della Torah", descrizione delle sue dimensioni esoteriche, mentre lo Chassidismo è stato chiamato "l'anima dell'anima", esame della Divinità interiore dentro il tutto. Mentre l'espressione di devekut nella Cabala trascendente era correlata all'esperienza trascendente, il devekut nella Divinità immanente chassidica era correlata ad un'esperienza interiore essenziale. Ciò era accessibile a tutta la comunità, poiché lo Chassidismo enfatizzava le qualità superiori sia della gente semplice che degli studiosi. Con la sua enfasi sulla Divina onnipresenza, la filosofia chassidica cercava di unificare tutti gli aspetti della vita spirituale e materiale, per rivelare la loro divinità interiore. Il devekut era quindi raggiunto non attraverso pratiche ascetiche che "disgregavano" il materiale, ma con la sublimazione del materialismo nel culto divino. Ciò nonostante, in privato, molti Rebbe chassidici si impegnavano in pratiche ascetiche e pensiero chassidico per ragioni mistiche di portare merito alle generazioni, piuttosto che in precedenza come metodi di elevazione personale. Il Baal Shem Tov insegnava i vantaggi superiori, nei servizi liturgici ebraici, di incorporare il materialismo all'interno della spiritualità. Nel pensiero chassidico, questo è stato possibile grazie alla divina ispirazione essenziale all'interno dell'espressione chassidica. Nella sua terminologia, ci vuole una fonte divina superiore per unificare le espressioni inferiori del materiale e dello spirituale. In relazione all'essenza divina onnipresente, le emanazioni trascendenti descritte nella Cabala storica sono esterne. Ciò corrisponde alla differenza cabalistica tra l'Ohr (Luce) e il Maor (Luminare). La Divinità essenziale permea tutti ugualmente, dalla gente comune agli studiosi.
Amore di Dio, Timore di Dio e nullificazione dell'ego nello Chassidismo
Chassidut e Mussar Il pensiero tradizionale ebraico filosofico, etico e mistico descrive le due emozioni fondamentali della devozione spirituale, l'"amore di Dio" e il "timore di Dio". Il pensiero chassidico dà a queste nozioni standard la propria interpretazione. Il fondatore dello Chassidismo, il Baal Shem Tov, oppose le pratiche etiche di ammonimento (vedi Magghid), che potevano interpretare il timor di Dio come paura di punizione. Nello Chassidismo tale paura è vista come superficiale, egoista e travisante dell'amore divino per il Creato. Lo Chassidismo cercava di sostituire l'osservanza ebraica basata sull'auto-consapevolezza, con una superiore percezione e gioia (Simcha) del Divino onnipresente (vedi immanenza). Allo stesso modo reinterpretava il concetto tradizionale ebraico di umiltà. Per i maestri chassidici, l'umiltà non significava pensare poco di se stessi, una qualità lodevole che deriva da una origine esterna della spiritualità ebraica, ma piuttosto di perdere interamente ogni senso di ego (bittul-la negazione dell'ego). Questa spiritualità psicologica interiore poteva essere raggiunto solo partendo dall'interiore, attraverso la comprensione e la consapevolezza della Divinità nella filosofia chassidica. I leader chassidici dicono che "per dissipare le tenebre (impurità e ostacoli spirituali), non le si combatte" (metodo Mussar), poiché il successo nel combatterle ha l'inconveniente di immergerci nei problemi. Piuttosto, "uno accende la luce", siccome "un po' di luce libera da un sacco di oscurità". La luce rappresenta l'illuminazione della psiche nel pensiero chassidico.