I Dallas Cowboys sono un club di football americano professionistico nato nel 1960 con sede a Dallas, Texas, USA. Questa voce approfondisce la storia della franchigia dalla sua fondazione.

Anni sessanta I Dallas Cowboys sono stati la prima franchigia di espansione dell'era moderna della National Football League. La NFL era in ritardo nel fornire una franchigia a Dallas: dopo che a Lamar Hunt fu respinta la richiesta di acquisire una franchigia a Dallas, egli divenne parte del gruppo di proprietari che fondò la American Football League con i Dallas Texans (in seguito divenuti Kansas City Chiefs). Per non cedere il sud degli Stati Uniti alla AFL, la NFL assegnò a Dallas una franchigia, ma non prima che si tenne il Draft NFL 1960. A causa di ciò, la squadra di Dallas divenne la prima franchigia di espansione a non beneficiare del draft per scegliere i giocatori provenienti dal college.

In origine, la formazione di una società di football in Texas incontrò la forte opposizione del proprietario dei Washington Redskins George Preston Marshall. Ciò non fu una sorpresa, poiché nonostante fossero localizzati nella capitale della nazione, i Redskins di Marshall detenevano il monopolio della rappresentazione del sud degli Stati Uniti da diversi decenni. Questo sorprese però i futuri proprietari della squadra, Clint Murchison Jr. e Bedford Wynne, così, per assicurarsi la nascita del loro expansion team, acquistarono la canzone utilizzata dai Redskins, "Hail to the Redskins" e minacciarono di rifiutare di concedere a Marshall di suonare quella canzone durante le gare della squadra. Avendo assoluto bisogno di quella canzone, divenuta parte integrante della cultura della franchigia, Marshall cambiò idea e alla città di Dallas fu assegnata una franchigia della NFL il 28 gennaio 1960. Queste iniziali controversie contribuirono a far nascere una rivalità tra le più accese della National Football League, che continua ancora oggi.

La squadra fu inizialmente chiamata Dallas Steers e in seguito Dallas Rangers. Il 19 marzo 1960, l'organizzazione annunciò che la squadra avrebbe mutato nome in Cowboys per evitare confusioni con la squadra di baseball dei Dallas Rangers. Gli investitori che fondarono i Dallas Cowboys furono Clint Murchison, Jr. (45%), John D. Murchison (45%), insieme ai detentori di quote di minoranza Toddie Lee and Bedford Wynne (direttore e segretario) (5%) e William R. Hawn (5%). I proprietari assunsero Tex Schramm come general manager, Gil Brandt come direttore del personale e Tom Landry come capo-allenatore. I Cowboys iniziarono a giocare nel 1960, disputando le loro gare casalinghe nel centro di Dallas al Cotton Bowl. La prima stagione della storia della squadra si concluse con un record di 0-11-1 a causa di un roster formato da giocatori sotto la media (molti alla loro prima esperienza), formato attraverso l'expansion draft. L'anno successivo, i Cowboys parteciparono al loro primo draft, scegliendo dai TCU Horned Frogs il defensive tackle Bob Lilly con la tredicesima chiamata (anche se i Cowboys avevano terminato col peggior record della lega nel 1960, la prima scelta assoluta fu assegnata alla nuova squadra di espansione, i Minnesota Vikings). La stagione 1961 vide la prima vittoria dei Cowboys, per 27-24 sui Pittsburgh Steelers, il 17 dicembre. Nel 1962, Dallas migliorò leggermente, terminando con un record di 5-8-1, ma nel 1963 scesero nuovamente a 4-10, seguito da un'altra annata da 5-8-1 nel 1964. Nel corso di questo periodo, i Cowboys ebbero la sfortuna di essere associati alla città in cui il Presidente Kennedy fu assassinato. I successi dei Cowboys nel prosieguo del decennio, contribuirono grandemente a riportare in alto l'orgoglio cittadino di Dallas dopo l'assassinio.

Dopo la prima metà degli anni sessanta, i Cowboys diventarono gradualmente una contendente al titolo. Il quarterback Don Meredith fu acquisito nel 1960, il running back Don Perkins, il linebacker Chuck Howley e Lilly nel 1961, il linebacker Lee Roy Jordan nel 1963, il cornerback Mel Renfro nel 1964 e il wide receiver "Bullett" Bob Hayes e il running back Dan Reeves nel 1965, quando i Cowboys terminando con un record di 7-7, per la prima volta che riuscirono a vincere almeno la metà delle partite. Nel , i Cowboys conclusero la loro prima stagione con un record positivo, dominando la Eastern Conference con un record di 10-3-1. Dallas inviò otto giocatori al Pro Bowl, tra cui Hayes, Howley, Meredith, Perkins e i futuri membri della Pro Football Hall of Fame Lilly e Renfro. Nei loro primi playoff della storia i Cowboys furono sconfitti nella finale del campionato NFL dai Green Bay Packers per 34–27, con un finale al cardiopalma in cui la squadra di Vince Lombardi fermò i Cowboys sulla goal line con 28 secondi rimanenti al termine della partita. Malgrado questa delusione, la stagione 1966 segnò l'inizio di una cavalcata che portò Dallas a qualificarsi per i playoff per otto stagioni consecutive, un record NFL (Dallas in seguito superò il suo stesso primato arrivando nove volte consecutive ai playoff nel periodo 1975–1983).

Nel , i Cowboys terminarono con un record di 9–5 e ottennero la loro prima vittoria nei playoff, battendo nettamente 52–14 i Cleveland Browns. Nella finale di campionato incontrarono nuovamente i Packers, col vincitore che avrebbe avuto la possibilità di accedere al Super Bowl II. La gara, che si tenne il 31 dicembre 1967 al Lambeau Field di Green Bay, fu la più fredda della storia della NFL. I Cowboys persero 21–17 a causa di un touchdown del quarterback dei Packers Bart Starr con 16 secondi rimanenti. La gara venne in seguito ricordata come "Ice Bowl".

Dallas rimase una della migliori squadre della NFL per il resto del decennio. Essi vinsero facilmente la loro division nel (con un record di 12-2) e nel 1969 (terminando 11–2–1). Entrambe le stagioni terminarono però con delle deludenti sconfitte coi Cleveland Browns. I ripetuti fallimenti nel giungere all'obiettivo finale fecero guadagnare alla squadra il soprannome di "Next Year's Champions" (i campioni dell'anno prossimo) e la reputazione di non essere in grado di vincere l'alloro che più contava.

Nel 1969 fu posata la prima pietra del nuovo stadio dei Cowboys che avrebbe sostituito il Cotton Bowl. Il Texas Stadium a Irving, un sobborgo di Dallas, sarebbe stato completato durante la stagione 1971.

Anni settanta

Negli anni settanta, la NFL passò attraverso diversi cambiamenti, quando assorbì la AFL unificando le due leghe, ma anche i Cowboys affrontarono altrettanti cambiamenti. Meredith e Perkins si ritirarono nel 1969 e diversi nuovi giocatori si unirono alla società, come Cliff Harris, Lee Roy Jordan e i futuri membri della Hall of Fame Rayfield Wright, Mike Ditka, Herb Adderley e Roger Staubach. Guidata dal quarterback Craig Morton, la squadra terminò con un record di 10-4 nel . Una sconfitta per 38-0 contro i Cardinals fu il punto più basso di quella stagione ma la squadra si riprese e raggiunse i playoff, dove sconfisse i Detroit Lions 5-0 nella gara di playoff col punteggio più basso della storia. Dallas raggiunse così il suo primo Super Bowl, un Super Bowl V costellato di errori, dove perse 16-13 coi Baltimore Colts a causa di un field goal segnato dal kicker dei Colts Jim O'Brien a cinque minuti dal termine della gara.

I Cowboys passarono dal Cotton Bowl al Texas Stadium nella settimana 6 della stagione 1971. Anche se la loro prima partita nella nuova casa fu una vittoria per 44-24 sui New England Patriots, Dallas si trovò ferma su un record di 4-3 a metà stagione, incluse sconfitte contro due squadre mediocri come New Orleans Saints e Chicago Bears. Landry nominò Staubach definitivamente quarterback titolare all'inizio della seconda metà della stagione e Dallas spiccò il volo. I Cowboys vinsero tutte le ultime sette gare della stagione regolare, dopo le quali batterono Minnesota Vikings e San Francisco 49ers nei playoff facendo ritorno al Super Bowl. Nel Super Bowl VI, grazie a una prestazione da MVP di Staubach e stabilendo l'allora record di Super Bowl di 252 yard corse i Cowboys batterono i Miami Dolphins, 24-3, seppellendo definitivamente il soprannome ironico di "Next Year's Champions". Quella gara rimane l'unico Super Bowl in cui entrambe le squadre non segnarono alcun touchdown. Nella stagione i Cowboys ebbero ancora un bilancio positivo, ma il loro record di 10-4 li fece qualificare ai playoff solo come wild card. Nel divisional round dei playoff essi affrontarono i San Francisco 49ers. Ad un certo momento della gara i Niners conducevano 28-13 e sembravano in grado di vendicare le sconfitte subite da Dallas nelle due precedenti annate di playoff. Landry però spostò in panchina Morton e Staubach lanciò due passaggi da touchdown a meno di due minuti dal termine, incluso quello della vittoria per Ron Sellers che diede la vittoria per 30-28 a Dallas, la prima di una serie di spettacolari rimonte guidate da Staubach durante gli anni settanta.

La popolarità dei Cowboys nel frattempo stava crescendo non solo a Dallas, ma in tutta la nazione. Le loro apparizioni televisive nel Giorno del Ringraziamento a partire dalla stagione 1966 contribuirono a portare i Cowboys di fronte a una platea nazionale. Sotto la direzione di Tom Landry, la cosiddetta "Doomsday Defense" divenne una forza dominante nella NFL e nel contempo anche il loro attacco era eccitante da guardare. Dallas si impose anche come una delle franchigie più innovative fuori dal campo di gioco. Fu la prima squadra ad utilizzare i computer tra gli osservatori, la prima ad avere una squadra di cheerleader con una sequenza di elaborate coreografie predefinite e la prima a trasmettere le proprie telecronache anche in spagnolo. Il general manager Tex Schramm divenne il più potente nel suo ruolo di tutta la NFL; fu colui che insistette perché la lega adottasse cambiamenti quali i pali della goal line spostati dietro la end zone (negli anni ottanta) e l'uso dell'instant replay. Mentre i Pittsburgh Steelers vinsero più Super Bowl nel corso del decennio, Dallas emerse come la squadra "alla moda" di quel periodo.

I Cowboys rallentarono leggermente nel , terminando con un record di 8-6 e mancando i playoff per la prima volta in nove anni. Ad ogni modo, la squadra scelse bene nel draft successivo, pescando il defensive lineman Randy White (un futuro membro della Hall of Fame) ed il linebacker Thomas "Hollywood" Henderson. La ventata di giovinezza riportò i Cowboys ai playoff nel come wild card, battendo i Vikings e qualificandosi per il Super Bowl X, dove furono sconfitti dai Pittsburgh Steelers, 21-17. Nel , la squadra terminò con un record di 11-3, vincendo la NFC East ma perdendo contro i Los Angeles Rams nei playoff.

I Cowboys iniziarono la stagione vincendo le prime otto partite, prima di subire due sconfitte consecutive contro i St. Louis Cardinals in un Monday Night Football e con gli Steelers a Pittsburgh. Dopo questi passi falsi, ad ogni modo, la squadra vinse le quattro rimanenenti gare della stagione, terminando sia col miglior attacco che con la miglior difesa della lega. Nei playoff, i Cowboys batterono nettamente i Chicago Bears 37-7 e i Minnesota Vikings 23-6, prima di trionfare contro i Denver Broncos 27-10 nel Super Bowl XII a New Orleans. In quella partita la difesa di Dallas dominò ancora e, a testimonianza di ciò, i defensive linemen Randy White e Harvey Martin furono nominati co-MVP, l'unica volta della storia in cui due giocatori condivisero quel premio.