Il complesso museale di San Francesco ha sede nell'omonimo convento, sviluppatosi a Trevi a partire dal XIII secolo. L'intero complesso, abbandonato dopo le soppressioni napoleoniche, subì varie destinazioni d'uso e dal 1997, dopo lavori di restauro ed adattamento, accoglie il Museo civico costituito da: antiquarium, pinacoteca, chiesa di San Francesco e Museo della civiltà dell'ulivo.

Storia

Non è accertato l'anno di fondazione del primo insediamento della comunità francescana nella città di Trevi, tuttavia documenti papali del 1258 (breve di Alessandro IV) e del 1285 (bolla di Onorio IV), attestano l'esistenza del convento e il prestigio che questo aveva già nella seconda metà del XIII sec. La fondazione pertanto si fa risalire a poco dopo la morte di san FrancescoPetrini-Bordoni 2007. Il primo nucleo del convento, costruito nei pressi della chiesa romanica di Santa Maria, successivamente ampliata e dedicata al Santo fondatore dell'Ordine, venne completamente ricostruito nella metà del XVII sec.

Il convento venne chiuso nel 1810, in seguito alle soppressioni napoleoniche, ed ebbe successivamente diverse destinazioni d'uso. Dal 1833 al 1893 ospitò il collegio Lucarini: a questo periodo risale l'adattamento della struttura nella forma attuale, ad opera dell'architetto Giuseppe Valadier. Nel 1980 in alcune sale del convento fu trasferita la Pinacoteca Civica, precedentemente nel palazzo comunale.

Nel 1996 fu inaugurata la Raccolta d'arte di san Francesco, articolata in diverse sezioni, a cui si aggiunse poco dopo il Museo della Civiltà dell'UlivoSperandio 2011 pp. 82, 83.

Descrizione

Chiostro Il convento ruota intorno al chiostro centrale, costituito da un portico a pilastri di base ottagonale ed un loggiato superiore; la decorazione pittorica ad affresco delle lunette con Storie della vita di San Francesco fu eseguita da Bernardino Gagliardi (1609- 1660), durante il suo soggiorno a Trevi nel 1645. La lettura delle lunette inizia dal lato nord del chiostro, da destra: Annuncio della nascita, La nascita, Il monito del Crocefisso di San Damiano, La rinuncia degli averi davanti al Vescovo di Assisi, Il sogno del Papa Innocenzo III, Onorio III approva la regola, La visione del carro di fuoco, San Francesco predica agli uccelli, La visione dei Troni, La predica di San Francesco nella piazza di Trevi, San Francesco guarisce i ciechi e gli storpi, Tentazione di San Francesco, Il miracolo del bambino, San Francesco assiste gli infermi. Sotto gli affreschi, in una fascia continua a fondo celeste, sono riportati gli stemmi delle famiglie committenti (i Valenti, i Luzi, i Salvi ed i Tulli) e i nomi di illustri conventuali (Padre Felice Bantinelli, Padre Giuseppe Cetronio e Padre Sante de Ruteis). Sempre del Gagliardi sono i tondi con gli Evangelisti nel corridoio voltato, i Santi e le decorazioni della foresteria con le Virtù (Fede, Speranza, Carità e Continenza) nel vano adiacente al chiostro, e l'Estasi di San Francesco al centro della voltaPetrini- Bordoni 2007.

Antiquarium

Inaugurato nel 2006, conserva materiali che attestano un'intensa occupazione del territorio trevano sin dalla Tarda antichità. Il percorso espositivo si articola in tre sale che ripercorrono le diverse fasi insediative.

Nella prima sala sono esposte 16 iscrizioni datate tra il III secolo a.C. e il IV secolo d.C., rinvenute perlopiù in contesti di riutilizzo; delle 34 iscrizioni provenienti dall'area di Trevi, infatti, solo 14 sono state trovate in situ . La maggior parte, a carattere sepolcrale, riporta l'epitaffio e in un caso il terminus sepulcri, ovvero l'area occupata dal monumento sepolcrale, espressa in piedi. Delle due iscrizioni sacre, la più antica datata alla fine del III sec. a.C., riporta il nome dei Fratres Atierie, collegio sacerdotale noto dalle tavole eugubine, l'altra invece, con dedica a Giove è di datazione incerta. Due sono anche le iscrizioni onorarie, con dedica a Lucio Succonio Prisco ed all'imperatore Volusiano (251- 253 d.C.). Le iscrizioni permettono di ricostruire in parte la struttura amministrativa del municipio romano di Trebiae, con il collegio dei magistrati (Quattuorviri) a capo della città, il collegio dei questori (Quaestuor) con funzioni amministrative e il Pontifex addetto alla sorveglianza del culto ufficialepassim

La seconda sala è dedicata alla cultura umbra appenninica pre-romana, con materiali che vanno dell'età protostorica a quella arcaica. Si tratta di frammenti di vasellame di impasto bruno, bucchero e buccheroide databili tra VII e VI secolo a.C., che attestano un'occupazione del territorio attraverso insediamenti stabili d'altura posti al controllo della pianura sottostante.

Nella terza sala sono allestiti materiali del periodo longobardo. I reperti provenienti dalla zona di Pietrarossa, sono stati rinvenuti in maniera del tutto casuale a partire dall'800, in seguito allo scasso per la costruzione della strada ferrata. Uno scavo sistematico si è avuto nel 2005, quando i lavori per la realizzazione di un magazzino comunale, hanno fatto affiorare dal terreno resti cospicui di ossa. Lo scavo, ad opera della Sovrintendenza, ha portato alla luce tombe ad inumazione, molte provviste di corredo, riferibili ad una necropoli longobarda di VI-VII sec. Le tombe parallele, sono orientate est-ovest e tengono conto del vicino tracciato dell'antica via Flaminia. Sono di diversa tipologia: - a fossa stagna, segnalate da pietre e lastre - a cassa litica - a fossa con rivestimento in tegole (in un caso); quasi tutte presentano un corredo costituito per la maggior parte da brocchette, fibbie, pettini in osso o corno. Solo due delle sepolture presentano un corredo più significativo: nella tomba (17) è stato rinvenuto il corredo di un guerriero, costituito da una spada, un coltellaccio ed alcuni elementi in ferro appartenenti alla cintura; la tomba (7) invece, ha restituito una parure famminile composta da orecchini, 2 aghi crinali e una collana in ametista, pasta vitrea e vetro.

Museo della Civiltà dell'Ulivo

Il museo ha sede dal 1997 al piano terra del convento di San Francesco. Interamente dedicato al prodotto principe di Trevi, l'olio extra vergine d'oliva DOP, il museo documenta i diversi aspetti legati alla produzione dell'olio ed alla cultura dell'ulivo, che così fortemente caratterizza il paesaggio delle colline circostanti. Il nuovo allestimento del 2007, vede l'impiego di pannelli e strumenti multimediali ed organizza lo spazio espositivo in quattro sezioni (botanica -conosciamo l'olio e l'ulivo -l'ulivo simbolo di pace -storia dell'ulivo), che permettono di indagare l'argomento sul piano scientifico-naturalistico, ma anche storico-artistico e sociale.

Pinacoteca

È stata inaugurata nell'ottobre 1996, nell'ala sud-ovest del Convento a seguito del restauro ed adattamento degli spazi esistenti. La raccolta distribuita su due piani, comprende pitture, sculture, disegni e suppellettili provenienti dal territorio di Trevi, entrati a far parte dalla raccolta comunale in seguito alla confisca del patrimonio ecclesiastico, dopo l'Unità d'Italia.

. Primo piano Cena in Emmaus. Pittore umbro- marchigiano, tempera su tela, fine del XVI secolo, proveniente dal convento dei Cappuccini di Sant'Antonio in Trevi. La tela occupava la parete di fondo del refettorio del convento, il soggetto infatti (Cristo si rivela ai Discepoli dopo la resurrezione) era molto diffuso in questo tipo di ambienti. Il tentativo di rimozione di due figure femminili, ancora visibili sulla sinistra, fa pensare che la collocazione originaria dell'opera fosse un'altra, probabilmente un monastero femminile. Madonna con Bambino, Santa Maria Maddalena e Santa Caterina. Pittore umbro-marchigiano, tempera su tela, primo quarto del sec. XVII. Personaggi in preghiera. Attribuita ad Ascensidonio Spacca “il Fantino”, inizi del 1600 Parte inferiore di una pala d'altare raffigurante la Madonna del Rosario, commissionata per la compagnia omonima nella Chiesa di Sant'Emiliano da Muzio Petroni. Assunzione della Vergine e Santi. Tommaso Maurizi, tempera su tela, firmata e datata 1602. Incoronazione della Vergine e Santi; nella predella San Martino che dona il mantello ad un povero e le Stimmate di San Francesco. Giovanni di Pietro detto “lo Spagna”, tempera su tavola, 1522, chiesa di San Martino in Trevi. Vi è conservata, inoltre, la Pala eseguita per l'altare maggiore della chiesa di San Martino. La tavoletta centrale, mancante dal secolo scorso, è stata segnalata da Federico Zeri nel 1969 nel museo di Tucson, in Arizona. Ai lati dell'Incoronazione, sono collocate due tele, sempre dello Spagna, raffiguranti Santa Cecilia e Santa Caterina: esse provengono dalla chiesa della Madonna delle Lagrime in Trevi, ove in passato ornavano la cappella di Sant'Alfonso. Assunzione della Vergine e Santi. Alessandro Turchi detto “L'Orbetto”, olio su tela, 1640 circa, chiesa di Sant'Antonio dei Cappuccini in Trevi. Commissionata dal cardinale Antonio Barberini, fratello di Papa Urbano VIII, che nel 1638 accolse la nomina a cardinale protettore della città di Trevi. La tavola venne dipinta a Roma e portata a Trevi per solennizzare l'avvenimento. Miracolo di San Vincenzo Ferrer. Pittore della "cerchia dei Nasini", tela probabilmente dipinta nel 1729 in occasione dell'erezione del nuovo altare intitolato al Santo nella chiesa di San Domenico di Trevi. Incredulità di San Tommaso. Pittore romano, inizi del XVII sec., proveniente dalla ex chiesa di San Tommaso in Trevi, sulla Flaminia. San Francesco di Paola. Pittore umbro, XVII sec., originariamente forse nella chiesa dei Cappuccini di Trevi.

Secondo piano

Croce d'altare. Maestro umbro (affine al Maestro di Cesi), tempera su tavola, databile intorno al 1310,. Proveniente dalla Chiesa di San Pietro a Pettine. Il Crocifisso sagomato accoglie il modello del Cristo patiens, ovvero agonizzante, sofferente, che va a sostituire nel corso del XII sec. quella del Cristo triumphans (“vittorioso” sulla morte). Adorazione dei Magi. Pittore fiammingo, fine del XV secolo, proveniente dal convento di San Domenico in Trevi. Trittico con Scene della vita di Cristo, tempera su tavola, attribuito a Giovanni di Corraduccio, databile tra la fine del XIV secolo e l'inizio del successivo, che reca i nomi dei committenti: Cicco Urighi e Jacobuccio di Mattia. L'opera, che presenta uno stile neogiottesco tipico del pittore, proviene dalla chiesa di Santa Croce in Piaggia, dalla quale fu rimosso nel 1867 in seguito ad un tentativo di furtoFederica Bordoni, Giovanni di Corraduccio, Trittico a sportelli, in Nicolaus pictor. Nicolò di Liberatore detto l'Alunno. Artisti e botteghe a Foligno nel Quattrocento, catalogo di mostra a cura di G. Benazzi e E. Lunghi, Foligno 2004, pagg. 138 - 139.. Polittico con Storie della vita di Cristo. Giovanni di Corraduccio, tempera su tavola databile intorno al 1430, originariamente nelle Chiesa di San Francesco in Trevi. L'assenza di episodi fondamentali della vita di Cristo come la Crocifissione, fanno pensare che l'opera fosse a cinque pannelli.

Croce astile. Pittore umbro, prima metà del XV sec., proveniente forse dal convento di San Francesco. Nelle Tabelle laterali: la Madonna e San Giovanni su un lato e San Francesco d'Assisi e San Ludovico da Tolosa sull'altro. Compianto su Cristo morto. Pittore dell'Italia centrale, 1520-1530, proveniente dalla Chiesa della Madonna delle Lagrime in Trevi.

Chiesa di San Francesco

Della prima Chiesa romanica di Santa Maria, annessa al convento, rimangono solo alcune tracce nell'edificio attuale, tra cui un'epigrafe murata nella cimasa del timpano e parte della facciata nel lato ovest. La costruzione della nuova chiesa, dedicata prima al Beato Ventura ed in seguito a San Francesco, si colloca tra la fine del XIII sec. e gli inizi del XIV sec.