Il Museo civico di Bevagna inaugurato nel 1996 nei locali a pianterreno di Palazzo Lepri, si è ampliato all'intero edificio a partire dal 2008 arricchendo in modo importante la conoscenza della storia di Bevagna e del suo territorio, soprattutto per il periodo che va dal XVI al XVIII secolo. La maggior parte dei dipinti appartiene infatti a questo periodo con artisti di chiara fama come Andrea Camassei, Ascensidonio Spacca, Dono Doni e Corrado Giaquinto e con altre opere considerate "minori" ma che tuttavia hanno un valore didattico-culturale oltre che storico-artistico, se considerate in relazione al contesto locale. Le raccolte locali costituiscono infatti una fonte insostituibile dal punto di vista della storia e della cultura locale, indicative del modo di essere e di pensare di una comunità.

Storia Prima della recente risistemazione, tutto il materiale pittorico, archeologico e la biblioteca, ha dovuto subire numerosi spostamenti.

L'8 giugno 1872 il comune esprime per la prima volta la volontà di istituire un museo dove riunire le opere acquisite con l'eversione dei beni degli enti religiosi soppressi. A questa data, infatti, risale l'atto con cui l'amministrazione comunale mette all'ordine del giorno lo spostamento della biblioteca dagli ex conventi di San Filippo a San Domenico, insieme ai quadri di pregio esistenti nelle varie stanze municipali, per formare una piccola pinacotecaPinacoteca Comunale di Bevagna, Catalogo regionale dei beni culturali dell'Umbria, a cura di F. F. Mancini, Electa Editori Umbri Associati, Città di Castello, 1999.

Questa decisione, tuttavia, viene attuata per metà, perché, mentre la biblioteca comunaledenominata Francesco Torti perché formata in massima parte con una collezione di libri lasciati dal Torti, letterato e benefattore della città. Pinacoteca Comunale di Bevagna, Catalogo regionale dei beni culturali dell'Umbria, a cura di F. F. Mancini, Electa Editori Umbri Associati, Città di Castello, 1999, p. 15, comincia ad avere vita nel 1884, bisognerà attendere ancora qualche anno prima che possa essere allestita una raccolta degna di questo nome.

Infatti, nella seduta del 14 novembre 1913, il sindaco comunica di nuovo alla giunta la necessità di trovare un collocamento più decoroso per la biblioteca e la pinacoteca proponendo di trasportare entrambe nella chiesa di San FrancescoLa scelta, infatti, offrirebbe indubbi vantaggi per le scuole primarie riunite nei locali dell’adiacente convento, che avrebbe maggiore spazio, ma soprattutto ciò permetterebbe una maggiore conservazione delle opere. Pinacoteca Comunale di Bevagna, Catalogo regionale dei beni culturali dell'Umbria, a cura di F. F. Mancini, Electa Editori Umbri Associati, Città di Castello, 1999, p. 16. Nell'aprile dell'anno successivo si stabilisce che la biblioteca comunale sia sistemata nell'abside della chiesa, mentre i quadri saranno collocati lungo le pareti laterali, senza apportare modifiche alla chiesaQuest’opera di riordino viene affidata al professore Agostino Fattori, segretario comunale, già professore nel Ginnasio Cittadino e vicepresidente della Brigata degli Amici dei Monumenti. Pinacoteca Comunale di Bevagna, Catalogo regionale dei beni culturali dell'Umbria, a cura di F.F.Mancini, Electa Editori Umbri Associati, Città di Castello, 1999, p. 16.

Una cartolina del 1915 mostra la trasformazione del luogo di culto in sede espositivada una fotografia di Tacito Giovannetti (Terni 1867- Bevagna 1942). Pinacoteca Comunale di Bevagna, Catalogo regionale dei beni culturali dell'Umbria, a cura di F. F. Mancini, Electa Editori Umbri Associati, Città di Castello, 1999, p. 17. Un'ondata di reclami, anche presso la Curia vescovile di Spoleto, pone però all'ordine del giorno la necessità di riaprire al culto la chiesa di San Francesco. Il commissario Regio pertanto, dopo aver assunto il potere del consiglio comunale, stabilisce che la chiesa “debba ritornare alla sua primitiva destinazione” e che si trasferisca la biblioteca e le opere d'arte nella sala capitolare del convento di San DomenicoPinacoteca Comunale di Bevagna, Catalogo regionale dei beni culturali dell'Umbria, a cura di F. F. Mancini, Electa Editori Umbri Associati, Città di Castello, 1999, pp. 17-19.

Bisognerà attendere ancora circa trent'anni, prima che si torni a parlare di pinacoteca. In occasione infatti delle onoranze tributate al professore Filippo Silvestri, illustre entomologo bevanate, morto nel 1949, il commissario prefettizio delibera di conservare le sue pubblicazioni scientifiche e le sue onorificenze nella biblioteca comunale, posta dal 1924 al primo piano del Palazzo comunale (che a quel tempo era ancora Palazzo Lepri) e, contemporaneamente di sistemarvi anche la pinacotecaPinacoteca Comunale di Bevagna, Catalogo regionale dei beni culturali dell'Umbria, a cura di F. F. Mancini, Electa Editori Umbri Associati, Città di Castello, 1999, p. 20.

Nel 1978, a causa della maggiore esigenza di spazi da destinare alla biblioteca, la pinacoteca viene concentrata in tre ambienti del palazzo comunale, denominati sala delle armi, delle monete, del beato Giacomo, senza alcuna distinzione di epoca o di stile.

Nel 1996, dopo lunghi lavori di adeguamento strutturali e di allestimento realizzati dal Comune e dalla Regione, apre al pubblico la nuova sede della pinacoteca comunale al piano terra di Palazzo Lepri. Dopo il terremoto del 1997, la sede del Municipio viene trasferita nell'attiguo Palazzo già sede della Congregazione di Carità, e la pinacoteca viene allestita nelle nuove sale al secondo piano di palazzo Lepri, che verrà progressivamente destinato ad usi culturali (biblioteca, archivio, pinacoteca, museo archeologico).

Storia delle collezioni

Il Museo di Bevagna è costituito da una pinacoteca e da una raccolta archeologica.

La storia della pinacoteca di Bevagna è analoga a quella di altre raccolte umbre, costituitesi con l'acquisizione delle opere d'arte presenti negli edifici di culto degli ordini religiosi soppressi dopo l'Unità d'Italia. Le opere esposte sono state realizzate tra il 1550 e il 1750 e offrono un'ampia testimonianza della produzione artistica e della devozione locale. Il primo nucleo si formò in seguito all'incameramento dei beni ecclesiastici deciso dal neonato Stato italiano nel 1860. Successivamente si aggiunsero altre opere provenienti dalle chiese del territorio e da donazioni di privati.

La raccolta archeologica nel 1838 fu sistemata lungo la scalinata di Palazzo Lepri, allora sede del Municipio. Essa comprende la collezione raccolta dal 1787 dall'Abate Fabio Alberti, studioso mevanate, della quale sono da segnalare alcuni frammenti di sculture colossali (braccia, gamba, piede, forse pertinenti a una stessa statua).

Percorso espositivo Cassa del Beato Giacomo

La cassa in noce, venne fatta costruire nel 1589 dalla comunità bevanate, anch'essa sensibile al rilancio delle immagini sacre e alla riscoperta di figure del passato in opposizione alla propaganda luterana che le voleva abolire, per ospitare il corpo del venerabile Giacomo Bianconi (nato a Bevagna il 7 marzo 1220, morto il 22 agosto 1301). Fino ad allora il corpo del frate domenicano, considerato taumaturgo e profeta, era stato conservato nella chiesa chiamata poi dei Santi Domenico e Giacomo in un sarcofago romano, di marmo. Le spoglie furono trasferite nel 1686, dopo la beatificazione del 1632, in un'urna di bronzo dorato, che venne posta sotto l'altare maggiore e poi rifatta nel 1930. In quell'occasione la cassa fu spostata in sacrestia e dopo alterne vicende entrò a far parte del primo nucleo della raccolta civica, costituitasi dopo l'emanazione delle leggi post-unitariePinacoteca Comunale di Bevagna, Catalogo regionale dei beni culturali dell'Umbria, a cura di F. F. Mancini, Electa Editori Umbri Associati, Città di Castello, 1999 p. 30.

Realizzata in legno di noce intagliato solo nella parte anteriore, presenta tre scomparti dipinti ad olio. La sua decorazione venne affidata ad Ascensidonio Spacca, che era considerato il pittore “ufficiale” della religiosità popolarePinacoteca Comunale di Bevagna, Catalogo regionale dei beni culturali dell'Umbria, a cura di F. F. Mancini, Electa Editori Umbri Associati, Città di Castello, 1999 p. 14.

La fronte è decorata con tre episodi che raffigurano il Beato, nonché compatrono di Bevagna, che compie i suoi miracoli più conosciuti.

Nel primo dipinto è raffigurato il miracolo del Beato che guarisce un muratore, di nome Maurizio, caduto dal campanile della nuova chiesa di San Domenico. Nel secondo dipinto è raffigurato il frate domenicano che riceve il sangue dal costato del Cristo crocifisso, mentre la voce del Redentore lo rassicura con le parole “Sanguis iste sit in signum tuae salutis” “Che questo sangue sia il segno della tua salvezza". "Era già arrivato Giacomo all'età di ottant'anni, tutti passati a seguire la parola del Signore, quando fu preso da un momento di preoccupazione per la sua salute. Decise quindi, di recarsi davanti ad un crocifisso , per riceverne conforto. Fu così che, mentre pregava in ginocchio, fu rapito da una profonda estasi in cui echeggiavano queste parole: “Che questo sangue sia nel segno della tua salute; affinché guardandolo nelle tue mani e sentendolo sul tuo volto ti ricordi che io ti amo”; e subito sentì una goccia del dolcissimo sangue sulle sue labbra e vide il costato del Crocifisso macchiato di rosso, proprio come le sue mani"M. Gradassi, Vita del B. Giacomo Bianconi patrono di Bevagna, Spoleto, 1950.

Nel terzo è rappresentata l'unzione del Beato Giacomo in punto di morte. Si narra che il frate abbia chiesto dell'acqua proveniente dal pozzo del chiostro della chiesa di San Domenico, e che successivamente l'abbia trasformata in vino, come nel primo miracolo di Cristo. "C'erano tra il popolo alcuni uomini e donne che non credevano nei fatti miracolosi che Giacomo aveva prodigato nel corso della sua esistenza. Questi arrivarono nella camera dove giaceva il devoto Giacomo, mentre stava per ricevere l'olio santo… Ricevuto questo sacramento, dette le dovute lodi a Dio perché l'aveva reso degno di partecipare al frutto del suo sangue, che in questa sacra unzione si dispensa, domandò a Dio l'effetto del medesimo sacramento . Compiuta questa azione si voltò verso gli astanti e disse che aveva sete . "Ho sete; poche ore mi rimangono da trascorrere con voi”. Poi disse ad uno dei frati di andare a prendere una bottiglia d'acqua dal pozzo e di portargliela. E così il frate fece; e allora l'uomo di Dio, alzando gli occhi al cielo in atto di pregare, e poi alzando la mano con il segno della Santa Croce benedisse l'acqua dicendo queste formali parole: “Il Benefattore di tutte le persone buone, benedica l'acqua dei suoi servi. Nel nome del Padre del Figlio e dello Spirito Santo, Amen. Padri e fratelli, bevete tutti". Appena ebbe finito di proferire queste parole, l'acqua si trasformò in vino perfetto, di colore rosso e di un tale sapore che fu considerato da tutti vino miracoloso, cioè vino creato da Dio onnipotente per mezzo del Beato Giacomo, del quale si servì come strumento per dichiarare l'unione che aveva con lui. Poiché non poterono tutti gustare il vino miracoloso perché la bottiglia era piccola mandò lo stesso frate a prendere altra acqua al pozzo. Così per la seconda volta tramutò l'acqua in vino. Non essendo ancora sufficiente per tutti, Giacomo mandò per la terza volta a prendere dell'acqua e per la terza volta fu trasformata in vino. Così gli increduli che erano accorsi verso il letto di Giacomo, assistettero al miracolo e credettero alla sua santità."

Con il terribile terremoto del 1832, che lasciò quasi incolume la città di Bevagna, fu decretato per cento anni un votivo contributo di riconoscenza al Beato Giacomo, invocato in quella tragica occasione e che ascoltò le suppliche dei suoi concittadini.

Madonna di Costantinopoli