Il karate, più propriamente è un'arte marziale originaria dell'isola di Okinawa, nel Regno delle Ryūkyū, le cui isole nel 1879 vennero annesse al Giappone con il nome di "Prefettura di Okinawa". Venne sviluppato dall'unione tra i metodi di combattimento indigeni, chiamati e il quanfa cinese a seguito degli stretti contatti culturali e commerciali tra il regno delle Ryukyu e la Cina (di cui Okinawa era uno Stato tributario).
Nel corso del diciottesimo secolo ci si riferiva a tale arte marziale con il nome di , ma con il passare del tempo si è privilegiato il nome karateDi solito si pronuncia come è scritto, senza accento sulla e finale, anche se esiste la variante karatè. Secondo altre fonti, la pronuncia karaté (con l'accento sulla e finale, ma con una "e" chiusa) è l'unica corretta. In realtà il giapponese non usa accenti ma accentua le sillabe allungando il suono della vocale. Té è traducibile in italiano con "mano" e kara con "vuota"; quindi, karātē è traducibile in "mano vuota". Pronunciare il te senza l'accento non ha alcun significato nella parola karate. Pronunciare karate dando enfasi sulla seconda a e non sulla e finale è scorretto., dato da una differente lettura del kanji '唐'. Il 25 ottobre 1936, a causa del crescente militarismo giapponese, il primo carattere venne sostituito con '空', mantenendo così la lettura karate ma assumendo un nuovo significato, ovvero sia che i nipponici avevano sviluppato una forma di combattimento originale, sia che si trattava di un metodo di combattimento a mani nude. Secondo Gichin Funakoshi, l'aggiunta del carattere si deve far risalire al 1929/1930, anni nei quali i membri del club di karate dell'Università Keio decisero di cambiare nuovamente il nome per differenziarlo dalle arti cinesi.
La preservazione del karate e il primo passo nella sua trasformazione da arte marziale radicata nelle tradizioni feudali a sport si devono a Itosu Anko il quale fece introdurre l’arte marziale nel sistema scolastico okinawense (in particolare nella Teacher’s Normal School). Il primo maestro ad insegnare il karate in Giappone continentale fu Motobu Choki il quale si trasferì ad Osaka nel 1921 e in seguito fondò il proprio dojo presso la Toyo University di Tokyo.
Nel 1922 il Ministero dell'Educazione Giapponese invitò Gichin Funakoshi a Tokyo per una dimostrazione di karate, la National Athletic Exhibition e, successivamente, nel 1924 l'Università Keio istituì in Giappone il primo club universitario di karate, al punto che nel 1932 tutti i maggiori atenei nipponici avevano il proprio circolo. Dopo la seconda guerra mondiale Okinawa divenne un importante sito militare statunitense e il karate divenne popolare tra i soldati stanziati sulle isole.
Questa arte marziale prevede soprattutto il combattimento a mani nude, senza l'ausilio di armi, anche se la pratica del kobudō di Okinawa, che prevede l'uso delle armi tradizionali (Bo, Tonfa, Sai, Nunchaku, Kama), è strettamente collegata alla pratica del karate e alcune scuole e stili integrano la pratica del karate con lo studio delle armi. Attualmente viene praticato nel mondo in due differenti versioni, quella sportiva (nella quale è privato della sua componente marziale e finalizzato ai risultati competitivi tipici dell'agonismo occidentale) e quella tradizionale più legata ai precetti originali e alla difesa personale.
Nella sua accezione moderna di Karate-Dō, ha come fine ultimo il miglioramento della persona e l'elevazione spirituale attraverso la pratica fisica e il perfezionamento delle tecniche. La pratica del karate può portare benefici personali e fisici attraverso la pratica costante.
Etimologia
Originariamente, quest'arte marziale aveva il nome di o, semplicemente, . Il primo utilizzo scritto della parola karate è da attribuirsi ad Itosu Ankō, che utilizzò il carattere , mentre il primo utilizzo documentato della grafia risale al 1905 ed è da attribuirsi a Chōmo Hanashiro in Karate Shoshu Hen. Riguardo a quale delle due grafie fosse quella originale per la parola karate, Gichin Funakoshi scrive:
Lo stesso Gichin Funakoshi utilizzò nomi diversi nei titoli dei suoi libri: nel 1922 utilizzerà la dicitura , nel 1925 il termine e, nel 1935 e in tutte le pubblicazioni successive, utilizzerà . Questi ultimi due sono dei chiari calchi dei nomi delle arti marziali giapponesi che utilizzavano gli affissi jutsu e dō per descrivere, rispettivamente, una tecnica marziale concentrata sull'esecuzione e una via marziale che aggiunge un importante fattore di sviluppo dell'individuo. Riguardo all'adozione del termine Morio Higaonna scrive:
Storia
La storia del karate parte da un arcipelago a sud del Giappone, le isole Ryūkyū e in particolare da una di queste, l'isola più grande: Okinawa, dove già esistevano alcune forme di combattimento note come te.
L'isola di Okinawa era divisa in tre principati: Hokuzan (北山 Montagna settentrionale), Chūzan (中山 Montagna centrale) e Nanzan (南山 Montagna meridionale). Per molti secoli Okinawa – nell'arcipelago dei tre regni delle Ryu-kyu, che allora erano stati a sé, indipendenti dal Giappone – aveva mantenuto rapporti commerciali con la provincia cinese del Fujian e fu così, probabilmente, che conobbe alcune arti marziali cinesi come il kenpo o quanfa («metodo del pugno»).
Shō Hashi (soprannominato Shang Bazhi), re di Chuzan, nel 1429 unificò i tre regni di Okinawa e in seguito anche tutti i regni delle Ryu-kyu. Poco più tardi, Sho Shin (che regnò dal 1478 al 1526), per mantenere la pace, intorno al 1500 vietò il possesso di armi da guerra che furono raccolte e chiuse in un magazzino del castello di Shuri.
Durante la dinastia cinese Ming 36 famiglie immigrarono dalla regione di Fujian a Okinawa stabilendosi nel villaggio di Kume (Kumemura). È probabile che questa sia stata la sorgente iniziale per la penetrazione delle arti marziali cinesi ad Okinawa.
All’interno del rapporto di vassallaggio tributario con la Cina il regno delle Ryukyu riceveva delegazioni di dignitari imperiali (Sapposhi) e a sua volta inviava le proprie ambascerie a Pechino. Probabilmente durante questi incontri si ebbero scambi marziali che contribuirono ad influenzare lo sviluppo delle arti marziali okinawensi.
Dopo la battaglia di Sekigahara, il clan vittorioso dello shogunato Tokugawa concesse al clan Shimazu, che governava il bellicoso feudo di Satsuma nell'isola di Kyūshū, di occupare le Ryu-kyu: 3000 samurai portarono a termine l'invasione (1609).
Le arti marziali del feudo di Satsuma, come il Jigen-ryu Kenjutsu, si diffusero così sull’isola a fianco delle tradizioni cinesi che già erano presenti ponendo la base per lo sviluppo del moderno karate.
La cronaca di viaggio Hoshima Hikki tramanda che nel 1756 ad Okinawa fosse approdato un ufficiale cinese noto come Kusanku (forse il suo titolo militare) il quale è descritto come un esperto di Kenpo ed era in grado di atterrare un avversario usando un'azione “a forbice” delle gambe.
Kusanku è ritenuto dalla tradizione la fonte del kata Kushanku, che è poi stato tramandato da Sakugawa Kanga sino ai giorni nostri.
Inoltre, Okinawa aveva intensi rapporti commerciali con il sud della Cina e in particolare la regione di Fujian, dove il regno delle Ryukyu aveva una propria “ambasciata” denominata Ryukyukan (precisamente nella citta di Fuzhou). In questo luogo è noto che esponenti della famiglia Kojo (Kojo-ryu) e lo stesso Uechi Kanbun (Uechi-ryu) si siano allenati sotto la guida di artisti marziali locali.
Sappiamo inoltre che le casate più alte del regno delle Ryukyu possedevano propri sistemi di combattimento tramandati dal capofamiglia al successore. L’unico di questi stili ad essere sopravvissuto fino a noi è il Motobu Udundi (Motobu-ryu).
Da questa stratificazione di influenze nacque l’Okinawa-te («mano di Okinawa»), detto anche tōde («mano cinese», dove l'ideogramma to indica la dinastia Tang), che si differenziava in tre stili: Naha-te, Shuri-te e Tomari-te. Va precisato che Naha era la capitale dell'isola di Okinawa, Shuri la sede del castello reale e Tomari la zona del porto (oggi Shuri e Tomari sono quartieri di Naha).
L'ideogramma te (手) letteralmente indica la parola "mano", ma per estensione può anche indicare "arte" o "tecnica"; il significato di Okinawa-te, quindi, è "arte marziale di Okinawa".
Si pensa quindi che sia stata possibile una sorta di fusione tra le arti arrivate dalla Cina, che comunque costituivano uno stile non metodico e il te okinawense. Una prova di questo importante scambio culturale tra Okinawa e Cina è fornita da un maestro vissuto in epoca successiva, Ankō Itosu. In uno scritto di suo pugno vede le origini del karate nelle arti cinesi e sottolinea come non abbiano influito né il Buddhismo né il Confucianesimo.
Il primo maestro delle Ryu-kyu fu Sakugawa Kanga di Shuri (1733-1815), nobile di Okinawa ed esperto di te; era soprannominato “Tode” perché combinò il kempo, da lui studiato in Cina, con le arti marziali di Okinawa. Egli fu il primo maestro che provò una razionalizzazione e una codificazione delle arti diffuse a Okinawa. Tuttavia trascorse ancora qualche decennio prima dello sviluppo di una vera e propria scuola di tode.
Il fondatore di questa scuola fu il suo allievo Matsumura Sōkon (1809-1901); egli fu maestro di Asato Ankō (1827-1906). Egli fu il maestro di Funakoshi e di altri importanti pionieri come Motobu Chōki (1870-1944), Motobu Chōyū (1865-1928), Chibana Chōshin (1885-1969), Mabuni Kenwa (1889-1952) e Tōyama Kanken (1888-1966).
Il suo stile di tode era chiamato Shuri-te (arte marziale di Shuri) in quanto Matsumura era residente proprio nella città di Shuri. Egli basò il proprio insegnamento su tre punti fondamentali: la pratica dell'arte autoctona di Okinawa, l'arte giapponese della spada (Jigen-ryū) e la pratica delle arti marziali cinesi.
Anko Itosu introdusse il to-de nelle scuole di Okinawa e mise a punto i cinque kata detti Pinan. Funakoshi rinomino poi questi kata Heian una volta trasferitosi in Giappone.
Il primo maestro di Okinawa a recarsi in Giappone fu Motobu Chōki di Shuri (1871-1944), straordinario combattente, ma fortemente legato alle tradizioni del suo popolo, che perciò non ottenne grande successo come insegnante. Solo più tardi, con l'arrivo di Funakoshi, il Karate poté diffondersi effettivamente nel paese del Sol Levante.
Si dice che il primo maestro di Naha-te fosse Higaonna Kanryō, in dialetto Hogen Higashionna (1853-1915; secondo alcune fonti la nascita sarebbe nel 1840).
Gichin Funakoshi nacque a Shuri. Bambino gracile e introverso, si appassionò alle arti di combattimento: studiò con Azato, padre di un suo compagno di scuola e maestro di svariate arti marziali, poi con Itosu. Era non solo un abile calligrafo, ma conosceva anche i classici cinesi; pertanto nel 1888 cominciò a insegnare in una scuola elementare.
Nel 1921 passò per Okinawa il principe Hirohito, diretto in Europa, e nel castello di Shuri, Funakoshi organizzò un'esibizione che fu molto apprezzata. Lasciato l'insegnamento, nella primavera del 1922 Funakoshi fu scelto per eseguire una dimostrazione di karate alla Scuola Normale Superiore Femminile di Tokyo, ove si stabilì.
Nel 1922 scrisse "Ryu-kyu kempo": karate (karate significava ancora «mano cinese» e i nomi dei kata erano quelli originari di Okinawa). Nel 1935 pubblicò "Karate-do kyohan", molti anni dopo tradotto dal maestro Tsutomu Ōshima.
I primi anni furono difficili soprattutto sotto l'aspetto economico. Nel 1931 il karate fu ufficialmente riconosciuto dal Dai Nippon Butoku Kai, l'organizzazione imperiale per l'educazione della gioventù. Dopo aver utilizzato un'aula del Meisei Juku (un ostello per studenti di Okinawa nel quartiere Suidobata), per qualche tempo Funakoshi fu ospite nella palestra del maestro di scherma Hiromichi Nakayama.