La chiesa collegiata di San Pietro a Massa era un edificio religioso, demolito nel 1807 per decreto di Felice ed Elisa Bonaparte Baciocchi, che si trovava in piazza Aranci. Ad essa era legato l'oratorio di San Sebastiano, distrutto dai bombardamenti alleati del febbraio 1945. Dalla documentazione d'archivio è noto che la chiesa, già esistente in età medievale come pieve, subì importanti interventi nel corso del '500, crollò nel 1671 e venne ricostruita nello stesso luogo tra il 1697 e il 1701. I lavori di riqualificazione di piazza degli Aranci, tra il 2011 e il 2012, hanno permesso di riportarne alla luce i resti (coperti nuovamente al termine dei lavori).
Storia La pieve di San Pietro
La Insigne Collegiata di San Pietro demolita nel 1807 era una grande chiesa barocca che stava per diventare cattedrale. Essa sorgeva sul luogo della più antica pieve di San Pietro crollata nel 1671 (o 1672 secondo altri documenti). La prima testimonianza che c'informa della sua esistenza (o almeno di una chiesa riconducibile ad essa) è soltanto l'accenno ad una Terra Sancti Petri, contenuta in una pergamena del 26 gennaio 986U. Formentini, Le tre pievi del massese e le origini della città di Massa, in "Atti e Memorie della Deputazione di Storia Patria per le Antiche Provincie Modenesi", serie VIII, vol. II, Modena 1949, Aedes Muratoriana, p. 104. Si tratta della pergamena AG 29 conservata presso L'Archivio di Stato di Lucca e ricompresa presso L'Archivio Vescovile Lucchese in Domenico Barsocchini, Raccolta di documenti per servire alla storia ecclesiastica lucchese, Lucca, 1837 - 1841, V/3, doc MDCV, pp. 849-850 ma il primo documento vero e proprio è però rappresentato dalla bolla del papa Eugenio III, dell'11 novembre 1149, che la comprende all'interno di un elenco delle diocesi lunensi denominandola Plebs de Massa. L'area tra Carrara e Montignoso comprendeva un'eccezionale concentrazione di Pievi, dovuta alla presenza di un'importante arteria stradale - la Via Francigena - e all'organizzazione particellare del territorio voluta dai Romani a seguito della lunga resistenza dei Liguri ApuaniM. Bertozzi, Massa, Genova 1985, Sagep Editrice, p.23.
Il territorio dove sorge ora Massa comprendeva quindi la pieve di San Lorenzo di Monte Libero sulle colline del Candia, San Vitale, sita presso l'attuale insediamento di Mirteto e appunto la Pieve di San Pietro, comprendente tutta la parte sinistra del fiume Frigido a sud fino al Canal Magro dove incontrava la Pieve di Montignoso. Si deve però attendere la prima metà del XVI secolo per avere notizie più precise sulla chiesa. Si sa che era situata nell'antico borgo di Bagnara dove il Farsetti dice che «...vi si contavano nel 1500 tredici strade: [...] e la piazza di S.Pietro [era] larga 100 ... lunga 150 braccia»F.Lionello - M.Mariani La piazza degli Aranci a Massa, Politecnico di Milano - Fac. di Architettura, A.A.1993/94 p.32; Dai "Ricordi" dei cronisti Gaspero Venturini e Tommaso Anniboni d'AiolaCronache di Massa di Lunigiana edite e illustrate da G.Sforza, Lucca, 1882, si apprende invece che nel 1530 crollò il soffitto centrale; a partire da questa data vengono avviati lavori di restauro e d'ampliamento poiché la chiesa era assai malmessa: nel 1539 fu completata la volta del coro; nel 1541 fu dipinta la volta della cappella del Volto di Cristo; nel 1542 furono fatte le panche del coro; nel 1550 fu costruito l'organo dal Maestro Nicolao Fornaio da Lucca e il Maestro Antonio da Terrinca vi fece il palco; questi furono inaugurati il primo novembre dello stesso anno nella Messa Solenne.
Dopo alcuni anni, il primo febbraio del 1568, si ruppe la pesante campana maggiore di 1381 libbre, e il 22 maggio 1568, il Maestro Luca da Cortona ne fuse una in sostituzione da 1368 libbre, inaugurata alla vigilia dell'Ascensione (26 maggio). Nel 1572 se ne fusero altre due per mano del Maestro Vincenzo Possenti di Pisa, una il 5 agosto da 1060 libbre e l'altra l'8 agosto più piccola; su una di queste era raffigurata in bassorilievo la Beata Vergine assieme agli stemmi dei duchi di Massa, i Cybo-Malaspina e dei Medici con l'iscrizione Albericus Cybo Malaspina S.R.I. Princeps Massae PrimusM.Lallai, La Chiesa collegiata di S.Pietro a Massa, in "Giornale Storico della Lunigiana", 1980-81, p.62. Di seguito, sotto la direzione del Maestro Giovanni di Cilema dal Ponte, si diede mano al campanile che subì un restauro quasi decennale: iniziò il 18 maggio 1571 e si protrasse fino al 2 luglio 1580Roberto Ricci, L'oro del Principe in AA.VV. Il tempo di Alberico 1553 - 1623, Catalogo della mostra, Massa-Pisa 1991, Pacini Editore, p.309.
«Questi risarcimenti e ingrandimenti e addobbi - nota lo storico locale G. A. Matteoni - per piccoli che fossero, mostravano però che di quella Chiesa se ne voleva fare il tempio maggiore di Massa, ed elevarla a qualche cosa di più che semplice pievania. Ciò si vedeva anche prima della morte di Alberico I Cybo-Malaspina; poiché questa chiesa veniva già al suo tempo considerata come la principale, che presto o tardi sarebbe venuta sede di una Collegiata, ed anche di un vescovado della Città.»G.A.Matteoni, Guida delle chiese di Massa Lunense, Massa 1879, Tipografia San Pietro. p.XVII
Intanto nel 1563 «si fece la gionta del Palazzo di Bagnara» e in agosto «si spianò la piazza», eliminando quindi il cimitero esistenteO. Rocca, Varie memorie del mondo ed in specie dello stato di Massa di Carrara dal 1481 all'anno 1738, ms. Archivio di Stato di Massa, tomo I, p.45. Questa notizia sembra in contraddizione con la relazione che fece il cardinale Lomellini nella sua visita del 1568; essa infatti parla della persistenza, 4 anni dopo, di un cimitero apertum et profanatum davanti alla chiesa, ma, con ogni probabilità, il più tardo Rocca ha anticipato la data oppure, visto che si parla di un cimitero "davanti" e non "a fianco", esso fu spostato provvisoriamente per poi essere più tardi tolto del tutto. Nel 1575 fu iniziato il restauro della canonica, mentre il primo novembre del 1598 fu spostato il SS. Crocifisso dal suo sito vicino alla "porta piccola" alla nuova posizione di fronte all'altare del SS. Sacramento. Dalla relazione del 1568 della visita pastorale del Card. Benedetto Lomellini e del 1584 ad opera del visitatore apostolico Angelo PeruzziV. B. Pedri, La Visita Apostolica di Angelo Peruzzi nella Diocesi di Luni-Sarzana, Tesi di laurea presso l'università di Pisa, anno accademico, 1972/73, pp. 58 sgg., possiamo essere informati che la chiesa era a tre navate, ben pavimentata e che aveva dieci altari, tutti adorni di statue o quadri giudicati degni di nota, descrizioni che mostrano dunque una chiesa degna di un Principato, il cui sovrano desiderò di sostituirle il semplice titolo di Pieve con quello più ambizioso di Duomo.
Alberico I cercò infatti, fin dall'inizio del suo governo, di fare elevare dal Papa Massa a diocesi con San Pietro come Cattedrale, ma le resistenze del Vaticano vanificarono ogni tentativo del Principe, anche se, dopo aver compreso l'impossibilità di realizzare il suo intento, si sarebbe accontentato dell'erezione a Collegiata. Tale titolo venne comunque ottenuto sotto il successore Carlo I Cybo-Malaspina (1623 - 1662), con la Bolla Sacri Apostolatus Ministerio del 19 maggio 1629Sia il Rocca (Massa di Lunigiana.., op.cit. p.107), che il Matteoni(op.cit. p. XVIII), che lo Sforza (La pieve di S.Pietro, manoscritto conservato alla Biblioteca Civica di La Spezia, ms II 19, p.57) datano la bolla al 1º giugno per un'errata interpretazione del documento che riporta "quarto decimo Kal. Junii", cfr Lallai op.cit, p. 63 (eseguita il 25 marzo 1632) del Papa Urbano VIII, che mise a capo della chiesa un Abate Mitrato.
Il Principato di Massa, che verrà elevato a Ducato nel 1664, cominciava in questi anni la sua pur modesta ma rispettabile affermazione e Carlo I desiderò portare ampliamenti al palazzo Ducale. La storiografia locale pone a quest'epoca (1632) il collegamento tramite una passerella, del Palazzo con la Chiesa di San Pietro, perché testimonianze antiche avvicinano i lavori del Palazzo alla fondazione della Collegiata; secondo lo studioso locale Massimo Bertozzi però il Palazzo Ducale comprende in questo momento una porzione di fabbricato sulla piazza che corrisponde forse alle prime nove finestre, più un altro blocco aggiunto da poco che costituirebbe l'attuale Salone degli Svizzeri. Il resto, verso il mare, è un giardino e non può accogliere il passaggio rappresentato in questo punto dalla cartografia posteriore. Si può formulare però un'ipotesi, avvalorata dal recente ritrovamento di una cornice di portale tra l'11° e la 12° finestra del Piano Nobile, perfettamente allineata col fianco sinistro della chiesa raffigurata nella pianta ottocentesca di C. G. Marchelli: potrebbe esserci stato in un primo momento un collegamento chiesa-Palazzo, magari provvisorio, che poi è stato demolito per sostituirlo con l'altro.
Il nuovo Duca fece sì che la chiesa di S. Pietro, ora Collegiata e dunque investita di una nuova dignità, anche per ciò che riguardava le rendite e le cariche, beneficiasse di nuovi restauri e rifacimenti. E infatti, come ricorda Odoardo Rocca, Carlo I pensò «...a ridurre in miglior forma la chiesa di S.Pietro, onde l'ingrandì e l'alzò molto, e la fece con tre navi, una maggiore e due minori; vi volle dodici altari di marmo, tutti uniformi; procurò di mettervi altro organo, a spese però della chiesa, e diede l'incarico ai Padri Agostiniani; oltre gli altri ornamenti, che procurò vi ci facessero»O. Rocca, Varie memorie del mondo, op. cit.; inoltre «l'Ill.mo Sig. D.Ferdinando Cybo, [...], avendo nell'idea di formare uno specioso tabernacolo al SS.Sacramento volle farne vedere il disegno in carte reali, con gran maraviglia, e lo dimostrava chiaramente nel ciborio, quasi terminato, colle due statue di S.Pietro e di S.Paolo; le quali macchine dovevano stare dentro alle sue nicchie, col stendere dalle parti laterali due portici con balaustri intrezati di vari marmi, come si vede detto ciborio»; ma il 28 febbraio di quell'anno Ferdinando, fratello del duca, morì, per cui il Ciborio, pur di grandi dimensioni, non risultò completamente secondo il progetto originale.
L'opera, come vedremo, fortunosamente è sopravvissuta ed è attualmente conservata nella chiesa di San Donato a Chianni (PI); viene attribuita con molta probabilità a Francesco Bergamini che lo scolpisce ai primi del '600C. Lattanzi, I Bergamini, Architettura di corte nel ducato di Massa e Carrara, Milano, 1991, Amilcare Pizzi Editore, pp. 113. Ma i lavori, occorsi alla chiesa, forse non furono troppo salutari.
Il crollo
Anche se vennero fatti parallelamente dei restauri, gli "ingrandimenti" voluti dal duca insistevano inevitabilmente su un impianto medioevale, le cui fondazioni erano situate da sempre sul terreno di un borgo che dopotutto veniva chiamato "Bagnara" anche per la presenza del canale di Volpigliano che passava poco distante. Ecco che, così appesantita, alla fine del 1671, cioè quarant'anni dopo l'erezione della collegiata, la chiesa crollò quasi completamente. Il palazzo Ducale era ormai giunto, nel suo ampliamento, a toccare l'attuale via Alberica che segnava il limite meridionale della piazza e il duca Alberico II Cybo-Malaspina, figlio e successore di Carlo I, voleva dare importanza al suo nuovo palazzo; pertanto, ignorando la decisione presa dal Capitolo di edificare la nuova chiesa nello stesso posto della vecchia, decretò che la collegiata fosse ricostruita in altro luogo, e fece preparare un progetto molto ambizioso che fu affidato all'architetto Giovanni Francesco BergaminiIbid.p.109. Il Rocca dice che l'incarico fu dato a Innocenzo Bergamini, ma un documento, riportato dal Lattanzi, indica il progettista come "ingegnere", cioè il titolo abituale con il quale il duca chiamava Giovanni Francesco..
L'area prescelta, era situata più verso mare rispetto a quella originale, praticamente a ridosso delle mura della città, in