I Denver Broncos sono un club di football americano professionistico nato nel 1959 con sede a Denver, in Colorado. Questa voce approfondisce la storia della franchigia dalla fondazione ad oggi.
Origini Nell'estate del 1959, Bob Howsam, proprietario dei Denver Bears, franchigia di una minor league baseball, ingrandì il Bears Stadium a 34.000 posti, dopo che Denver era stata uno dei membri fondatori della Continental League, una proposta di una terza lega maggiore. La lega però fallì presto e Howsam si trovò indebitato e con uno stadio troppo grande per una squadra delle minor league.
Sperando di guadagnare nuove entrate, Howsam provò a portare una franchigia della National Football League a Denver, ma il permesso gli fu negato dai proprietari delle franchigie della NFL capeggiati da George Halas dei Chicago Bears. Tale rifiuto portò Howsam ed altri quattro a fondare una lega rivale della NFL. La nuova lega, la American Football League, annunciò la sua costituzione il 14 agosto 1959, con la squadra di Denver tra i membri fondatori. Con un concorso tenuto nel 1960 per dare un nome alla squadra, questa prese il nome di "Broncos".
Anni nella AFL (1960-1969)
Denver fece il registrare il peggior record di tutte le franchigie originarie della AFL, 39 vittorie, 97 sconfitte e 4 pareggi nella lega. Furono inoltre l'unica delle squadre fondatrici a non essere mai arrivata in finale nei dieci anni di storia della lega. Nonostante la loro mancanza di successi iniziali, i Broncos disputarono alcune gare memorabili, come un pareggio per 38–38 contro i Buffalo Bills nel 1960. Furono anche la prima squadra della AFL a batterne una della NFL, il 5 agosto 1967, quando superarono i Detroit Lions 13–7 in una partita di pre-stagione. Inoltre i Broncos furono la prima squadra del football professionistico americano ad aver tra le loro file un placekicker afro-americano, Gene Mingo, ad avere un wide receiver che ricevette 100 passaggi in una stagione e la prima squadra dell'era moderna ad avere un quarterback titolare afro-americano, Marlin Briscoe.
L'era Filchock
I Broncos iniziarono a giocare nel 1960, la stagione inaugurale della AFL, al Bears Stadium. Il loro capo-allenatore fu Frank Filchock, che scelse Frank Tripucka come primo quarterback titolare della squadra. I Broncos vinsero la prima gara della storia della AFL per 13–10 sui Boston Patriots. La loro stagione terminò però con un record di 4–9–1. A fine stagione, Howsam cedette le proprie quote della squadra a Calvin Kunz. A quel punto, Gerald Phipps divenne il proprietario di maggioranza dei Broncos.
L'era Faulkner Dopo una stagione 1961 terminata con un record di 3-11, i Broncos sostituirono Filchock con Jack Faulkner, il quale guidò la squadra a un record di 7-7 nel 1962, il migliore della squadra nei suoi anni nella AFL. Questa però non fu preludio di alcun successo, con i Broncos che persero almeno 10 gare in ognuna delle cinque stagioni successive, in cui cambiarono quattro capi-allenatore e una mezza dozzina di quarterback titolari.
L'era Speedie/Malavasi Mac Speedie sostituì Faulkner dopo cinque partite della stagione 1964, interrompendo una striscia di 11 sconfitte consecutive con la vittoria su Kansas City 37-33. I Broncos vinsero tuttavia una sola altra gara nel 1964, terminando con un record di 2–11–1. Migliorò leggermente nel 1965, terminato con un ruolino di 4-10. Nella prima gara della stagione 1966, una sconfitta 45–7 contro gli Houston Oilers, i Broncos non riuscirono a convertire nemmeno un primo down, terminando con 26 yard totali guadagnate in attacco e -7 yard nei passaggi. A fine partita, Speedie si dimise, lasciando il posto all'allenatore ad interim Ray Malavasi, sotto la cui direzione Denver terminò con un record di 4-10.
La città di Denver fu sul punto di perdere i Broncos nel 1965, quando un gruppo di soci di minoranza si unirono con l'intento di offrire la franchigia ad Atlanta. Invece altri due soci, Alan e Gerald Phipps, acquistarono la squadra (insieme al Bears Stadium) trattenendola a Denver. Come conseguenza del fatto che Denver fu sul punto di perdere la squadra unica franchigia professionistica all'epoca, le vendite di biglietti quasi triplicarono nell'annata successiva.
Inizio dell'era Saban
Nel 1967 i Broncos assunsero Lou Saban, ex capo-allenatore dei Buffalo Bills due volte campioni NFL, come loro allenatore. Il primo ordine di Saban fu di generare interesse attorno alla squadra in modo che questa potesse rimanere a Denver. La NFL e al AFL acconsentirono a fondersi un anno dopo e i Broncos ebbero la necessità di espandere il Bears Stadium a 50.000 posti per venire incontro agli standard imposti dalla NFL. Questo richiese una raccolta fondi tra gli uomini d'affari e la popolazione di Denver. Se non fosse stata in grado di raggiungere la somma necessaria, la squadra sarebbe stata trasferita a Chicago o Birmingham.
Saban decise di utilizzare la sua prima scelta del draft per assicurarsi un giocatore dal forte impatto. Con la sesta chiamata scelse Floyd Little, running back dalla Syracuse University e primo giocatore a venire nominato tre volte All-American dai tempi di Doak Walker. Con le precedenti prime scelte dei Broncos, come Dick Butkus e Merlin Olsen, che avevano tutte finito per firmare con squadre della NFL, Little divenne il primo giocatore scelto al primo giro dai Broncos a firmare con la squadra. La sua acquisizione portò forte entusiasmo nell'ambiente dei Broncos. Little e altri membri dei Broncos si recarono porta a porta per aiutare la ricerca dei fondi dello stadio, guidando fino al Wyoming, al Nebraska e altri stati vicini alla ricerca di fondi. Per questo motivo, Little divenne noto come "The Franchise" per i suoi sforzi per mantenere la squadra a Denver.
Little dimostrò di essere fondamentale anche sul campo di gioco per i Broncos. Saban trattenne 26 rookie nella sua prima stagione incluso Little, insieme a numerosi giocatori al terzo e quarto anno. Little fu l'unica nota positiva di una stagione terminata con un record di 3-11, guidando la AFL e la NFL con una media di 17 yard per ritorno di punt e la AFL in yard totali guadagnate in attacco, cosa che fece anche nell'anno successivo, diventando l'unico giocatore della lega a ritornare un punt in touchdown in entrambe le stagioni. Nel 1968 la città di Denver acquistò il Bears Stadium dai Broncos, rinominandolo Mile High Stadium e tornando a darlo in gestione ai Broncos. Tale acquisto rese possibile terminare il processo di espansione delle tribune.
Anni settanta: approdo nella NFL L'era Saban/Smith/Ralston Nel , i Broncos iniziarono una striscia di tutto esaurito dei posti allo stadio (escluse le gare in cui vennero utilizzati giocatori di riserva a causa degli scioperi) che dura ancora oggi. Nella loro prima stagione nella NFL, i Broncos terminarono con un record di 5–8–1, sceso a 4–9–1 nel e 5–9 nel , mentre il Mile High Stadium continuava ad essere esaurito in ogni ordine di posto. Nel , John Ralston guidò i finalmente maturi Broncos a un record di 7–5–2, la prima stagione con un saldo positivo della storia della franchigia, incluso un drammatico pareggio contro gli Oakland Raiders nella prima apparizione nel Monday Night Football in una gara ancora ricordata come centrale nella storia di Denver. Nel corso di quella partita, il cronista Don Meredith esclamò la frase: "Welcome to the Mile High City and I really am!" cioè "Benvenuti nella città a un miglio d'altezza, e io lo sono davvero" giocando probabilmente sul significato gergale di "high" come "sotto effetto di droghe". La seconda gara della stagione fu un pareggio per 34-34 contro i Pittsburgh Steelers, il primo giocato sotto le nuove regole dei supplementari della NFL. La squadra terminò quella stagione con un record di 7–6–1, ancora vincente. Nel , i Broncos scivolarono a 6–8, nell'ultima stagione con Floyd Little tra le file della squadra. Otis Armstrong prese il suo posto l'anno successivo e, nonostante un record positivo di 9-5, la squadra non riuscì ancora a raggiungere i playoff.
Broncomania e prima apparizione al Super Bowl
L'allenatore al debutto Red Miller, insieme alla sua difesa soprannominata "Orange Crush" (un soprannome affibbiatole all'inizio degli anni settanta), guidata dai linebacker Randy Gradishar e Tom Jackson, e al quarterback veterano Craig Morton, guidò i Broncos a una stagione esaltante nel . La squadra vinse la propria division con un record di 12-2, battendo gli Steelers tormentati dagli infortuni nel primo turno di playoff per 34–21. Nella finale della AFC, essi affrontarono i Raiders, loro rivali di division e campioni in carica, vincendo una gara equilibrata per 20–17 e qualificandosi per il Super Bowl XII. Contro i Dallas Cowboys al New Orleans Superdome, i Broncos non entrarono mai in partita, perdendo ben otto palloni e furono sconfitti 27–10. Nonostante la cocente sconfitta contro Dallas, quella stagione catapultò la franchigia fuori dai bassifondi della NFL e sperimentò in seguito quattro decenni stagioni consistenti eguagliate da poche altre squadre. La stagione di successo fece anche emergere il fenomeno della "Broncomania": 65.000 t-shirt del Super Bowl furono vendute in 48 ore. In precedenza, il super-tifoso Tim McKernan, meglio noto come Barrel Man, iniziò ad indossare solo un barile di alluminio color arancione con un nastro, stivali e un cappello da cowboy, un rituale ripetuto per trent'anni. La stagione vide la squadra terminare con un record di 10–6 nella prima stagione in cui il calendario fu espanso a 16 gare. La squadra vinse ancora la propria division ma fu estromessa nei playoff dagli Steelers, perdendo per 33–10. Randy Gradishar fu premiato come miglior difensore dell'anno della NFL. Un'altra stagione da 10–6 con la qualificazione ai playoff giunse nel , ma tre sconfitte contro avversari della propria division fecero qualificare Denver solo come wild card, perdendo contro gli Oilers 13–7 all'Astrodome.
Nel 1981 il proprietario dei Broncos Gerald Phipps, che aveva acquistato la squadra nel maggio 1961 dal proprietario originale Bob Howsam, vendette la squadra a un finanziere canadese, Edgar Kaiser Jr., figlio dell'armatore Henry J. Kaiser.
Gli anni di John Elway Anni ottanta
Il quarterback John Elway giunse a Denver nel . Originariamente selezionato dai Baltimore Colts come prima scelta assoluta, Elway affermò che sarebbe passato dal football al baseball (era anche stato scelto nel draft dai New York Yankees per giocare come center field) se non fosse stato scambiato con una delle squadre della sua lista, inclusi i Broncos. Nelle 23 stagioni precedenti all'arrivo di Elway, Denver aveva cambiato 24 differenti quarterback titolari.
Guidati da Elway e dal capo-allenatore Dan Reeves (assunto nel ), i Broncos divennero una delle squadre più dominanti della AFC, vincendo tre volte la propria conference (1986, 1987, 1989), con Elway che fu premiato come MVP della NFL nel 1987. Le prime due qualificazioni al Super Bowl con Elway furono frutto di due vittorie storiche nelle finali della AFC, entrambe contro i Cleveland Browns. Nella gara del 1987 al Cleveland Municipal Stadium, nella serie offensiva divenuta nota semplicemente come The Drive, Elway, in un arco di 5 minuti e 2 secondi, guidò la sua squadra a percorrere 98 yard di campo, pareggiando la partita a 37 secondi dalla fine dei tempi regolamentari. Denver vinse la partita ai supplementari con un field goal, fissando il risultato sul 23-20 finale. Quel drive da 98 yard è diventato la serie di giocate decisive nel football professionistico per eccellenza. L'anno successivo, nella giocata conosciuta come The Fumble, con un minuto e 12 secondi al termine della partita, il running back dei Browns Earnest Byner commise un fumble mentre stava tentando di segnare il touchdown del pareggio e i Broncos vinsero 38–33.