Il monastero esarchico di Santa Maria di Grottaferrata è un'abbazia cattolica italiana, situata nel comune di Grottaferrata.

Il monastero, fondato nel 1004 per iniziativa di Nilo da Rossano (per questo è noto anche come abbazia di San Nilo), appartiene alla Chiesa bizantina cattolica in Italia e vi si praticano liturgia e tradizione secondo il rito bizantino. È la sede dell'Ordine basiliano italiano di Grottaferrata (O.S.B.I.) e costituisce un unicum in quanto, fondato cinquanta anni prima dello Grande scisma che portò alla separazione delle Chiese latina e greche, è sempre rimasto in comunione con il Vescovo di Roma, pur conservando il rito bizantino-greco e la tradizione monastica orientale delle origini.

Storia

Dalla villa romana al monastero

In epoca antica il territorio faceva parte dellager Tusculanus, il territorio della città di Tuscolo, sede di un grande numero di ville suburbane dell'aristocrazia romana. Anche nel sito dell'abbazia sorgeva una villa romana, collegata da un diverticolo alla via Latina, composta da due ampie terrazze rettangolari disposte su due livelli. La terrazza superiore, che doveva ospitare la parte residenziale della villa, era vasta 9450 metri quadrati, ed è sostenuta sul lato rivolto verso il vallone della marana dell'Acqua Mariana da un criptoportico diviso in due navate. La terrazza inferiore, vasta 3600 metri quadrati, ospitava probabilmente un'area a giardino. Le strutture murarie rinvenute sono state datate tra la fine del II secolo a.C. ed il III secolo.

La villa, di dimensioni considerevoli, non è stata attribuita a nessuna famiglia o personaggio noto dell'antichità, in assenza finora di ritrovamenti epigrafici; una tradizione antiquaria, non comprovata dai ritrovamenti archeologici, ha attribuito la villa a Marco Tullio Cicerone, che possedeva una villa nel territorio tuscolano; in alternativa, si è ipotizzata l'appartenenza della villa alle famiglie degli Acilii o dei Vestricii. Le strutture dell'abbazia sono state edificate sulle preesistenti strutture romane, ricalcando la pianta della villa, e recuperandone i materiali architettonici.

Tra il V secolo e la prima metà del VI, all'interno delle strutture della villa romana, sarebbe stato ricavato un primo oratorio cristiano, tradizionalmente identificato con il piccolo sacello posto all'inizio della navata destra della moderna chiesa abbaziale, al piano terra del campanile, che sarebbe la "crypta ferrata" eponima del luogo.

La fondazione del monastero ed il periodo degli egumeni claustrali (1004 - 1428)

Nel 1004 Nilo da Rossano, asceta calabrese che si era posto alla guida di una comunità di monaci basiliani installata da circa dieci anni a Serapo, presso Gaeta, mentre si trovava di passaggio per Tuscolo, ricevette dal signore del luogo, Gregorio dei Conti di Tuscolo, la donazione dei terreni su cui fu avviata la fondazione dell'abbazia di Grottaferrata. Nilo morì poco dopo aver avviato la fondazione del monastero, il 26 settembre 1004.

I primi archimandriti dell'abbazia dopo san Nilo, che non fu mai egumeno, furono Paolo, Cirillo e Bartolomeo il Giovane:.. sotto la loro guida l'abbazia si arricchì di decorazioni, di ricchezze e di possedimenti: in breve, da Grottaferrata dipesero ventidue chiese succursali sparse in tutta l'Italia centro-meridionale. Solo pochi anni dopo la sua fondazione, il monastero ospitava già circa 200 monaci basiliani, e le continue donazioni portarono l'archimandrita a controllare territori vastissimi in Lazio e nel Sud Italia: i feudi campani di Rofrano nella diocesi di Policastro e di Conca della Campania nella diocesi di Caserta, i castelli laziali di Castel de' Paolis nella diocesi suburbicaria di Albano e di Borghetto di Grottaferrata nella diocesi suburbicaria di Frascati, i casali calabresi di Cotrone, Ungolo e Baracala nell'arcidiocesi di Cosenza, le rettorìe di Diano attuale Teggiano e Saxano nella diocesi di Capaccio, le grangie di San Salvatore nella diocesi suburbicaria di Albano e di Colle Peschio nella diocesi suburbicaria di Velletri ed il monastero di Morbino nella diocesi di Venosa. L'abbazia inoltre ottenne da molti papi il riconoscimento della propria autonomia rispetto ai cardinali vescovi della diocesi suburbicaria di Frascati.

Sotto il mandato del quarto egumeno, Bartolomeo il Giovane, venne completata la chiesa abbaziale, consacrata da papa Giovanni XIX, esponente della famiglia dei Conti di Tuscolo, il 17 dicembre 1024.

Nel maggio 1084 passò per Grottaferrata Roberto il Guiscardo con il suo esercito, diretto a Roma per soccorrere papa Gregorio VII contro l'imperatore Enrico IV.

Papa Innocenzo III soggiornò a Grottaferrata nel marzo 1204 e nell'agosto-settembre 1211. Papa Gregorio IX bandì da Grottaferrata, il 9 agosto 1240, il concilio contro Federico II di Svevia; lo "Stupor Mundi" tuttavia prevalse sul piano militare e stabilì proprio in Grottaferrata il quartier generale imperiale nelle operazioni contro Roma.

Nel maggio 1377 papa Gregorio XI, poco dopo aver riportato la sede papale a Roma da Avignone, soggiornò due giorni a Grottaferrata.

Durante lo Scisma d'Occidente, il monastero parteggiò per l'antipapa Clemente VII, sotto la protezione dei Caetani; sembra che l'abbazia abbia ospitato il campo militare dei soldati dell'antipapa, che combatterono e furono sconfitti nella battaglia di Marino del 30 aprile 1379. L'abate Giuseppe si sottomise a papa Bonifacio IX nel 1400.

Ladislao I di Napoli, durante la sua campagna contro Roma (1408), utilizzò Grottaferrata come accampamento.

Il periodo della commenda (1428 - 1869)

Nel 1428 l'abbazia fu eretta in commenda da papa Martino V, ed affidata a Oddone de Varris, tesoriere pontificio ed uomo di fiducia del papa. Oddone de Varris cadde in disgrazia sotto il papa successivo, Eugenio IV, il quale abolì la commenda e nomino archimandrita Pietro Vitali nel 1432. L'archimandrita Vitali intervenne al concilio di Firenze del 1439 in cui si discuteva della riunione tra la Chiesa ortodossa e quella cattolica; sul piano temporale rivendicò i diritti posseduti dall'abbazia sulle sue vaste proprietà.

Nel 1462 il cardinale Bessarione fu nominato abate commendatario dell'abbazia. Al Bessarione si dovesse la redazione della Platea o Regestum Bessarionis, inventario dei beni dell'abbazia, documento importante per la storia e la topografia dei luoghi descritti. Bessarione rimase abate fino alla morte, avvenuta nel 1472. Gli successe il cardinale Giuliano della Rovere, nipote di papa Sisto IV, al quale si devono la fortificazione dell'abbazia e l'inizio dell'edificazione del palazzo degli abati commendatari.

Nel settembre 1474 il cardinale della Rovere ospitò a Grottaferrata Federico da Montefeltro, che il 18 settembre ricevette nell'abbazia dall'ambasciatore d'Inghilterra le insegne di Cavaliere dell'Ordine della Giarrettiera, alla presenza di Ferdinando I di Napoli e del cardinale Rodrigo Borgia.

Durante la guerra di Ferrara (1482-1484), l'abbazia fu utilizzata come accampamento dall'esercito napoletano guidato da Alfonso, duca di Calabria. Nella notte tra il 9 ed il 10 giugno 1484, un esercito formato dalla famiglia Colonna partì da Marino per assaltare di sorpesa un esercito pontificio accampato a Grottaferrata, che fu disperso: le milizie dei Colonna irruppero "in claustra cenobii", secondo alcune fonti "rompendo un muro", secondo altri cronisti superando le mura con scale o passando attraverso una fogna; arrivati al primo chiostro, trovarono pochi difensori addormentati, che in parte si dispersero fuori dall'abbazia, in parte si asserragliarono nella chiesa; il comandante Paolo Orsini e Girolamo d'Estouteville si rifugiarono per tetti nel campanile, notizia che suggerisce come non esistessero ancora le fortificazioni dell'abbazia, o non fossero ancora completate.

Temendo l'ostilità di papa Alessandro VI, Giuliano della Rovere nel 1492-1493 riparò a Grottaferrata, presidiata da milizie della famiglia Colonna sua alleata; il 6 giugno 1492 il cardinale ricevette a Grottaferrata Ferrandino d'Aragona. Il re di Napoli, Ferdinando I, scrisse al cardinale di cercare una residenza più difendibile, non essendo Grottaferrata un luogo sufficientemente forte e sicuro. Il cardinale della Rovere in effetti riparò in Francia nel 1494.

Quando Giuliano della Rovere divenne papa con il nome di Giulio II, fu nominato abate commendatario il cardinale Giovanni Colonna.

A partire dal XVII secolo, ma in particolare tra la fine del XVIII secolo e tutto XIX secolo, l'abbazia ha vissuto un momento decisivo di rifioritura spirituale, con molti monaci provenienti dalle colonie albanesi d'Italia, gli arbëreshë praticanti il rito orientale (dalle comunità di Sicilia e Calabria). Questi monaci, nel solco della fede orientale, hanno mantenuto vivo il rito bizantino, sopprimendo il pericolo nell'ormai secolare tracollo rituale. I monaci italo-albanesi sostituirono la vecchia guardia latina e latinizzante che aveva preso ampio spazio a Grottaferrata, contribuendo alla rinascita della Badia e diventando notevoli paleografi, liturgisti e musicologi, nonché tra i principali albanologi e bizantinisti del periodo.

Papa Clemente XI frequentò Grottaferrata già prima di diventare papa, e qui apprese da un monaco il greco; da pontefice, contribuì economicamente alla costruzione del nuovo convento, e visitò più volte l'abbazia.

L'Ottocento

Durante il periodo di occupazione napoleonica del Lazio (1809-1814), Grottaferrata fu unita al cantone di Marino. Sebbene il monastero, in ragione della sua antichità, fosse stato esonerato dalle leggi eversive che colpirono gli altri ordini religiosi, quando nel 1810 i sacerdoti furono costretti a prestare un giuramento di fedeltà all'Imperatore, i monaci si rifiutarono e furono considerati "refrattari", e pertanto allontanati dall'abbazia nell'agosto 1811. Rimase un unico monaco, padre Nilo Alessandrini, vestito da prete secolare, per assicurare il funzionamento della parrocchia.

Il 4 ottobre 1844 papa Gregorio XVI si recò dalle Ville pontificie di Castel Gandolfo a Grottaferrata, dove ammise i monaci al bacio del piede nella sala della biblioteca.

Il Novecento

Nel 1937 il monastero è stato elevato a monastero esarchico, circoscrizione dalla Chiesa bizantina cattolica in Italia insieme alle eparchie di Lungro e Piana degli Albanesi, raggiungendo così, grazie alla presenza nella badia di monaci provenienti da famiglie delle comunità albanesi d'Italia, la piena osservanza del rito bizantino.

Papa Paolo VI visitò l'abbazia il 18 agosto 1963. Il 9 settembre 1979 l'abbazia fu visitata da papa Giovanni Paolo II.

L'abbazia nel XXI secolo

Nel 2004 è stato celebrato il millenario della fondazione dell'abbazia.

Descrizione La chiesa abbaziale Esterno

L'aspetto attuale degli esterni della chiesa abbaziale è frutto dei radicali restauri compiuti tra il 1910 ed il 1930 sotto la direzione dell'architetto Pietro Guidi, coadiuvato dal monaco ingegnere Macario Della Bitta. Il restauro fu finalizzato al recupero degli archi tamponati del campanile ed all'eliminazione della facciata realizzata in stile neogotico nel 1845 su commissione del cardinale Mario Mattei, che fu paragonata con disprezzo ad una "scaletta del cocomeraro".

In conseguenza dei lavori di restauro del campanile, in alcune soffitte costruite in epoca roveriana sopra entrambe le navate laterali della chiesa, emersero le murature originarie della chiesa medioevale, prima sul lato destro e poi sul lato sinistro. Nel 1914 fu riportata interamente in luce la parete sinistra della chiesa, demolendo il fabbricato che vi era stato addossato; tornarono così alla luce le bifore e le monofore della fine del XII secolo, una delle quali fu trovata con i vetri colorati che ne chiudevano le luci. Fu anche rinvenuta traccia della decorazione dipinta della parete.

Fontana liturgica e piazzale