Ufficiale di origine pannonica, affidò le regioni orientali al fratello minore Valente, e poco dopo, nel 367, associò al trono anche il figlio Graziano. Valentiniano e Valente erano cristiani e dunque abbandonarono la politica di Giuliano in campo religioso.

Sul piano militare, amministrativo e fiscale seguirono invece la linea del predecessore. Grazie a una nuova politica monetaria, che favoriva lo scambio fra monete d'oro, d'argento e di bronzo, riuscirono a frenare l'inflazione galoppante; l'aumento dei prezzi si fermò verso la fine del IV secolo. I Valentiniani dovettero affrontare l'emergenza dei barbari sui confini. Valentiniano rafforzò con successo il confine del Reno e dell'alto Danubio. Alla sua morte nel 375, dovuta a un colpo apoplettico, dopo 11 anni di regno, le truppe acclamarono Augusto anche l'altro figlio, Valentiniano II.

Biografia Giovinezza e carriera militare

Valentiniano nacque nel 321Ammiano Marcellino, Res Gestae XXX.6.6. a Cibalae, nella Pannonia meridionale (moderna Vinkovci in Croazia). Era fratello maggiore di Valente e figlio di Graziano il Vecchio, un prominente ufficiale dell'esercito romano sotto gli imperatori Costantino I e Costante I. Insieme al fratello crebbe nella proprietà di famiglia, dove fu educato in diverse materie, incluse la pittura e la scultura.Aurelio Vittore, Epitome de Caesaribus, 45.5. Graziano fu promosso al rango di Comes Africae alla fine degli anni 320 o agli inizi degli anni 330, e il giovane Valentiniano accompagnò il padre in Africa grazie ai panegirici che l'oratore Quinto Aurelio Simmaco compose fra il 369-370 per l'imperatore d'Occidente; qualche tempo dopo, però, Graziano fu accusato di appropriazione indebita e fu obbligato a ritirarsi a vita privata.

Valentiniano entrò nell'esercito verso la fine degli anni 330; successivamente raggiunse probabilmente il rango di protector domesticus. Inoltre fu tribunus vexillationis dell'esercito gallico di Giuliano Cesare; Graziano fu richiamato in servizio agli inizi degli anni 340 e fu elevato al rango di Comes Britanniarum; successivamente si ritirò nelle proprietà di famiglia a Cibalae.Ammiano Marcellino, Res Gestae XXX.7.3

Nel 350, il generale romano Magnenzio si rivoltò in Gallia contro l'imperatore Costante I, che fu messo a morte. Il fratello e co-imperatore di Costante, Costanzo II, diede allora inizio a una guerra civile contro Magnenzio che si protrasse fino all'agosto del 353, quando Magnenzio, che era stato sconfitto due volte da Costanzo e costretto a rifugiarsi a Lugdunum, si diede la morte.Canduci, pg. 131Zosimo, Storia nuova II.60Giovanni Zonara, Extracts of History XIII.8.5–13Eutropio, Historiae Romanae Breviarium X.11-12 Fu in questo periodo che l'imperatore Costanzo confiscò le proprietà di Graziano, per aver ospitato Magnenzio quando era in Pannonia. Malgrado la caduta in disgrazia di suo padre, Valentiniano non sembra aver sofferto rovesci nel favore imperiale, cosa che rende improbabile che abbia combattuto per l'usurpatore; è noto che Valentiniano fosse nella regione durante il conflitto, ma quale coinvolgimento abbia avuto negli scontri non è dato sapere. È probabile che le sfortune paterne abbiano influenzato la successiva carriera militare di Valentiniano I.M.Raimondi, Valentiniano I e la scelta dell'Occidente

Nel 357 faceva parte dell'esercito del cesare d'Occidente Flavio Claudio Giuliano, comandando un reparto di cavalleria. Un tribuno del prefetto Barbazione, impedì al tribuno Bainobaude e a Valentiniano di attaccare i Leti che tornavano da una razzia in territorio romano: Barbazione fece un falso rapporto all'imperatore Costanzo II, addossando la colpa del mancato intervento a Valentiniano e Bainobaude, che furono congedati e mandati a casa.Ammiano Marcellino, xvi.11.6—7.

Terminata la sua carriera militare, Valentiniano si stabilì nella sua nuova proprietà nei pressi di Sirmium. Due anni dopo nacque il suo primo figlio, Graziano, che ebbe dalla moglie Marina Severa. La vita di Valentiniano in questo periodo è piuttosto oscura; secondo alcune fonti confessionali, nel 362/363 era tribuno di uno dei tagma dei CornutiChronicon Paschale 548.12 – 549.11 («Ουαλεντινανος τριβουνος τοτε ων ταγματος Κορνουτον ουτω λεγομενω νουμερω»); Hypoth. Arian 36; Socrate Scolastico IV.1; Aurelio Ambrogio De ob. Val. 55; Teodoreto HE III.16 e potrebbe essere stato mandato in esilio per essersi rifiutato di sacrificare a Giuliano, che dopo essere salito al trono succedendo a Costanzo II tornò alla religione romana.Le fonti danno informazioni contrastati sul luogo del presunto esilio di Valentiniano: Filostorgio lo vuole esiliato a Tebe, in Egitto, Sozomeno a Melitene in Armenia, la Cronaca Pasquale a Selimbra in Tracia, e Teodoreto «in un forte lontano» (Tomlin, p. 14).

Quando nel 363 Giuliano morì, durante la campagna contro i Persiani, gli succedette Gioviano, imperatore cristiano la cui posizione fu molto precaria in quanto fu costretto a firmare una pesante pace col nemico che prevedeva la cessioni di 5 province romane a est del Tigri. Gioviano richiamò Valentiniano nell'esercito, affidandogli infine il comando di un'unità delle truppe personali dell'imperatore (schola palatina) e inviandolo ad Ancyra, elevandolo di grado come tribunus secunda schola scutariorum.

Regno Ascesa al potere Alla morte di Gioviano, i comandanti dell'esercito scelsero Nicea (in Bitinia) come luogo della elezione del successore.Ammiano Marcellino, XXVI,1.3. Essi proposero il diadema al prefetto Sallustio, che tuttavia rifiutò per ben due volte. Dopo aver fatto e scartato altri possibili nomi, fu proposta la candidatura di Valentiniano, all'epoca comandante della seconda schola degli scutarii; i soldati all'unanimità accolsero la proposta di nominare Valentiniano imperatore, che venne approvata da Sallustio. Valentiniano, in quel giorno, non si trovava nemmeno a Nicea, ma fu lasciato indietro ad Ancyra, con gli ordini di venire a Nicea solo successivamente. Dopo la sua nomina ad Imperatore, gli furono inviati messaggeri per pregarlo di affrettare la sua venuta a Nicea per essere incoronato; ma Valentiniano temporeggiò.Ammiano Marcellino, XXVI,1.5. Il motivo per cui l'Imperatore temporeggiava era di natura superstiziosa: voleva evitare di essere incoronato Imperatore nel giorno intercalare dell'anno bisestile (il 25 febbraio 364, secondo il calendario romano) perché temeva che gli portasse male, essendo stato in alcune circostanze un giorno infausto per lo stato romano.Ammiano Marcellino, XXVI,1.7.

Una volta fatto passare il giorno bisestile, Valentiniano si presentò per essere incoronato; Sallustio, nel frattempo, per impedire che qualche altro possibile candidato potesse farsi avanti per far cambiare idea all'esercito, impedì a tutti coloro di grande influenza o sospettati di grandi ambizioni di presentarsi in pubblico prima dell'arrivo di Valentiniano.Ammiano Marcellino, XXVI,2.1. Valentiniano fu proclamato imperatore a Nicea in Bitinia. Era il 26 febbraio 364 ed egli aveva quarantatré anni. Dopo aver ricevuto il diadema e la porpora, i soldati, che inizialmente lo acclamavano, gli intimarono di nominare un collega (co-imperatore) immediatamente.Ammiano Marcellino, XXVI,2.3. Valentiniano reagì con il seguente discorso:

Poi, radunando i principali ufficiali civili e militari, chiese consiglio su quale persona avrebbe dovuto associare al trono come collega. Tutti rimasero zitti tranne il comandante della cavalleria, Dagalaifo, che rispose audacemente: «Se ami i parenti, eccellentissimo imperatore, hai un fratello; se ami lo stato, scegli un altro uomo da vestire di porpora».Ammiano Marcellino, XXVI,4.1. L'Imperatore, adirato per l'audace risposta, ma mantenendo apparentemente la calma celando le proprie opinioni, entrò a Nicomedia il 1º marzo 364, e assunse il fratello Valente come tribuno della stalla.Ammiano Marcellino, XXVI,4.2. Poi, all'arrivo a Costantinopoli, decise di agire: il 28 marzo 364 portò il fratello Valente in uno dei sobborghi della capitale (Ebdomo) e con il consenso di tutti i presenti, che non osarono opporsi, lo associò al trono nominandolo Augusto della parte orientale dell'Impero, con sede a Costantinopoli, adornandolo con il diadema e con le insegne imperiali, mentre prese per sé le prefetture Occidentali e l'Illirico.Ammiano Marcellino, XXVI,4.3.

Politica interna e religiosa Sembra che il governo di Valentiniano sia stato equo e tollerante. Certamente aveva più attenzione ai suoi soldati, che alla decadente classe senatoria. Innalzò le loro paghe anche pagandoli in natura - una caratteristica del tardo impero - come per esempio con bestiame. Per sopperire alle spese militari però dovette aumentare vertiginosamente le tasse, che erano soprattutto a carico dei proprietari terrieri. Difese sistematicamente i deboli, impedendo l'esposizione dei neonati, istituendo dei «difensori del popolo», fondò scuole e garantì la copertura sanitaria ai sudditi abitanti in Roma. Inoltre favorì l'insegnamento della retorica e della grammatica in ogni provincia dell'Impero.

Uno dei principali storici di questo periodo, Ammiano Marcellino, sostiene però che fu un giudice troppo severo, che ordinava assassini contro gli oppositori e che non commutò mai una condanna a morte. Ammiano Marcellino descrive Valentiniano come un uomo crudele, anche se afferma che nei primi anni di regno cercò di controllare la sua propensione alla crudeltà facendo prevalere la ragione sull'impulsività.Ammiano Marcellino, XXVII,7.4. Tra gli atti di crudeltà commessi da Valentiniano, Ammiano Marcellino cita l'esecuzione di Diocle, tesoriere dell'Illirico (comes largitionum Illyrici), condannato al rogo a causa di alcune piccole offese, nonché di Diodoro, agens in rebus, e di tre ufficiali (apparitores) del vicario d'Italia; tutti costoro subirono una crudele esecuzione semplicemente perché il generale in comando (comes) si era lamentato di fronte all'Imperatore che Diodoro aveva implorato l'aiuto della legge contro di lui, come era del resto suo diritto, e che gli ufficiali, per ordine del giudice, avevano osato citarlo in giudizio mentre stava partendo per un viaggio, affinché rispondesse dei propri atti in accordo con la legge. Secondo Ammiano, i Cristiani di Milano onorarono per diverso tempo la memoria dei quattro condannati cristiani considerandoli innocenti ingiustamente giustiziati.Ammiano Marcellino, XXVII,7.5.

Successivamente, nel caso di un certo Massenzio di Pannonia, quando il giudice aveva giustamente comandato una rapida esecuzione, l'Imperatore ordinò l'esecuzione dei decurioni di tre città in quanto rei di aver eseguito rapidamente l'ordine del giudice; ma Euprassio, all'epoca questore, intervenne, pregando l'Imperatore di agire con maggiore pietà, perché tutti coloro che avrebbe giustiziato come criminali sarebbero stati venerati dalla religione cristiana come martiri.Ammiano Marcellino, XXVII,7.6. Euprassio fu successivamente emulato dal prefetto del pretorio delle Gallie, Florenzio, quando seppe che, a causa di qualche offesa perdonabile, l'Imperatore, preso dall'impulsività, aveva ordinato l'esecuzione di tre decurioni per ognuna di un certo numero di città; fece notare all'Imperatore che molte città non avessero così tanti decurioni, e per tale motivo dovesse essere aggiunto alla legge che sarebbero stati uccisi solo nel caso in cui la città li avesse; in caso contrario, la sentenza sarebbe stata sospesa fino a quando la città in questione non avesse avuto tre decurioni; a questo punto sarebbero stati uccisi.Ammiano Marcellino, XXVII,7.7.