Molti paesi asiatici possiedono un programma spaziale e sono in competizione tra loro per ottenere avanzamenti tecnologici e scientifici nello spazio esterno; i media spesso si riferiscono a questa competizione chiamandola "corsa allo spazio asiatica", in riferimento alla corsa allo spazio avvenuta tra Stati Uniti d'America e Unione Sovietica. Come accadde tra queste due potenze, anche la corsa asiatica include tra gli obiettivi la sicurezza nazionale, che spinge molte nazioni ad inviare satelliti e astronauti nell'orbita terrestre e anche oltre. Diversi paesi asiatici si contendono il posto come potenza preminente nello spazio.

Potenze spaziali asiatiche

Dei quattordici paesi che autonomamente sono riusciti a lanciare in orbita un satellite, sette sono asiatici: Giappone, Cina, India, Iran, Israele, Corea del Nord e Corea del Sud.

Il Giappone fu il primo paese asiatico ad inviare nello spazio un satellite con un proprio razzo, nel 1970. La Corea del Nord affermò di aver lanciato con successo un satellite per ben due volte, il 31 agosto 1998 e il 5 aprile 2009, ma secondo gli osservatori internazionali, i razzi caddero nel nord dell'oceano Pacifico senza entrare in orbita; solo nel 2012 il lancio ebbe finalmente successo. La Corea del Sud pianificò di cominciare i lanci nel 2009 e riuscì nell'intento nel 2013. Il Kazakistan non possiede una propria tecnologia missilistica; tuttavia possiede una base di lancio, il cosmodromo di Bajkonur, usato dai russi al costo di 150 milioni di dollari all'anno. L'Iraq sviluppò e testò il veicolo da lancio spaziale Tammouz, senza satellite, il 5 dicembre 1989. Secondo un comunicato stampa dell'Iraqi News Agency, il missile completò sei orbite ma ciò non venne confermato dagli osservatori internazionali. Anche Indonesia, Taiwan, Pakistan, Malaysia e Turchia affermano di avere dei programmi spaziali propri.

La Cina fu il primo paese asiatico a riuscire ad inviare nello spazio un proprio equipaggio umano, nell'ottobre 2003.

L'India aveva in programma di inviare degli esseri umani nello spazio entro il 2021, con un vettore denominato Gaganyaan, che doveva essere portato in orbita dal razzo indiano GSLV Mk III.; il lancio però è stato rinviato al 2025. Simili dichiarazioni da parte di Iran e Giappone non hanno avuto seguito.

Nonostante i traguardi raggiunti dai protagonisti asiatici (Cina, India e Giappone) siano poco in confronto alle pietre miliari raggiunte da Stati Uniti e dall'ex-Unione Sovietica, alcuni esperti credono che presto i paesi asiatici guideranno il mondo nell'esplorazione spaziale. La Cina è stata il leader della corsa sin dall'inizio del XXI secolo. Il primo volo cinese del 2003 marca l'inizio della nuova corsa spaziale. Nel contempo, l'esistenza stessa di una corsa è argomento di dibattito, infatti la Cina stessa nega l'esistenza di questa 'gara'.

Nel gennaio del 2007, la Cina divenne la prima potenza militare asiatica a inviare in orbita un missile Anti-satellite per distruggere un satellite meteorologico cinese in orbita polare. L'esplosione che ne conseguì sparse una ondata di detriti per lo spazio ad una velocità di più di 10 km/s. Un mese dopo, la JAXA, Agenzia Spaziale Giapponese, lanciò in orbita un satellite per le comunicazioni sperimentale, ideato per trasmettere dati a velocità molto elevate in aree remote. Dopo aver raggiunto con successo la tecnologia geostazionaria, l'India diede il via alla prima missione lunare, Chandrayaan-1, che scoprì acqua sul nostro satellite naturale. Il 21 febbraio 2008, la United States Navy distrusse un satellite spia americano in disuso, l'USA 193, negando che ciò fosse una risposta al test anti-satellite portato a termine dai cinesi un anno prima. Il primo astronauta coreano, Yi So-yeon, visse undici giorni nella Stazione spaziale internazionale nell'aprile del 2008.

Oltre all'orgoglio nazionale, le nazioni sono motivate a raggiungere lo spazio anche per motivi economici. Satelliti commerciali sono stati lanciati per le comunicazioni, per il meteo e per le ricerche atmosferiche. In base ad un rapporto della Space Frontier Foundation, pubblicato nel 2006, l'"economia spaziale" è stimata al peggio in 180 miliardi di dollari, con più del 60% delle attività economiche spaziali provenienti da beni e servizi commerciali. La Cina e l'India proposero un'iniziativa di lanci a fini commerciali.

Cina

La Cina possiede un programma spaziale provvisto di moduli per equipaggi. A questo scopo venne sviluppata una famiglia di razzi di grosse dimensioni, come il gruppo dei missili Lunga Marcia. I cinesi inviarono due sonde in orbita lunare, Chang'e 1 e Chang'e 2 e hanno inoltre intenzione di far allunare un rover per prelevare dei campioni. Nel 2011, la Cina iniziò un programma per realizzare una stazione spaziale, iniziando con il lancio del Tiangong 1. Tentò inoltre di inviare una sonda verso Marte, la Yinghuo-1, in collaborazione con la Russia ma la missione fallì. I cinesi stanno collaborando con la Russia, l'Agenzia Spaziale Europea e il Brasile, lanciando inoltre satelliti commerciali per altri paesi. Alcuni esperti suggeriscono che il programma spaziale cinese è collegato con i tentativi nazionali di sviluppare tecnologie militari avanzate.

L'avanzamento tecnologico della Cina fu il risultato dell'integrazione di diverse esperienze. I primi satelliti cinesi, come per esempio i vari Fanhui Shi Weixing, avevano effettuato diversi test di rientro atmosferico. Negli anni novanta, la Cina portò a termine diversi lanci commerciali, acquistando esperienza e aumentando il numero di successi rispetto al totale dei tentativi. La Cina si prefigge di intraprendere sviluppi scientifici nei campi di studio come l'esplorazione del sistema solare. L'equipaggio del veicolo spaziale Shenzhou 7 portò a termine la prima attività extraveicolare cinese nel settembre 2008 mentre lo Shenzhou 9 portò a termine il primo loro aggancio spaziale. In più, la sonda Chang'e 2 fu il primo oggetto terrestre a raggiungere il punto di Lagrange tra il Sole e la Terra, nell'agosto 2011. Il 13 dicembre 2012, lo stesso raggiunse con successo l'asteroide 4179 Toutatis, divenendo la prima sonda terrestre ad orbitare attorno alla Luna, raggiungere il punto di Lagrange Sole-Terra e giungere infine ad una distanza di 3,2 km da un asteroide.

Giappone

Il Giappone ha inviato il suo primo satellite nello spazio (Ōsumi) nel 1970 con un proprio razzo vettore. Nel 1990 ha inviato nello spazio il suo primo astronauta, Toyohiro Akiyama, a bordo di una Sojuz.

Fin dal 1999 il Giappone è stato impegnato con gli Stati Uniti nella difesa missilistica infatti i programmi militari cinese e nordcoreano sono un argomento molto discusso nelle relazioni estere nipponiche.

Il lavoro giapponese riguarda tecnologie spaziali militari e civili, sistemi di difesa missilistici, satelliti spia militari di nuova generazione e la realizzazione di una stazione con personale sulla Luna.

Il Giappone cominciò a costruire satelliti spia dopo il test nordcoreano con un missile Taepodong-1, nel 1998, che sorvolò il Giappone stesso. Il governo nordcoreano affermò che il missile semplicemente portava in orbita un satellite e accusò i giapponesi di aver causato una corsa alle armi. La Costituzione adottata dai giapponesi dopo la seconda guerra mondiale limitava l'attività militare alle sole operazioni difensive. Nel maggio 2007, il Primo Ministro Shinzō Abe richiese una revisione della Costituzione stessa per concedere al paese di avere un più ampio ruolo nella sicurezza globale e ravvivare così anche l'orgoglio nazionale. Fino ad allora, il Giappone non aveva ancora creato un veicolo spaziale provvisto d'equipaggio e non aveva nemmeno in programma di svilupparne uno. Venne così ideato lo Space Shuttle giapponese, l'HOPE-X, che sarebbe stato lanciato nello spazio con un razzo H-II, ma il progetto fu ritardato e infine cancellato. In seguito, la capsula mono-equipaggio Fuji venne proposta ma non venne infine approvata. Progetti pionieristici come l'orbitazione a stadio singolo, il veicolo da lancio riutilizzabile, il Kankoh-maru a decollo e atterraggio verticale vennero sviluppati ma non approvati. Tuttavia, un progetto meno innovativo di veicolo spaziale con equipaggio verrà portato a termine entro il 2025, come parte del piano giapponese di inviare uomini sulla Luna. Alcuni però hanno sollevato dubbi riguardo a questo progetto e sospettano che sia in realtà una collaborazione al programma Constellation della NASA. Infine, l'Agenzia Spaziale Giapponese ha in piano di inviare un robot umanoide, come ASIMO, sulla Luna.

Il primo lancio orbitale giapponese venne effettuato da un istituto universitario e non da un'agenzia nazionale. La maggior parte dei primi satelliti giapponesi furono lanciati con il proposito dell'esplorazione scientifica, scopo che venne peraltro raggiunto. Poiché l'agenzia spaziale giapponese dovette recuperare rispetto all'università, diverse tecnologie spaziali americane, inclusi i satelliti geosincroni, meteorologici e per le comunicazioni vennero ben presto acquistate. A causa di ciò, i lanci a scopo commerciale portarono il Giappone ad una perdita economica. Si ebbe così una scarsa quantità di lancio, una minore esperienza spaziale e di conseguenza una minor percentuale di successi. La maggior parte dei lanci giapponesi, effettuati autonomamente, furono esperimenti tecnologici e lanci di satelliti scientifici, il cui scopo era di ottenere innovazioni su scala internazionale.

India

L'interesse indiano per i viaggi spaziali cominciò nei primi anni sessanta, quando gli scienziati lanciarono un piccolo razzo sopra il Kerala. Sotto la guida di Vikram Sarabhai, il programma si focalizzò sull'uso pratico dello spazio per aumentare gli standard di vita in India. Satelliti di telerilevamento e per le comunicazioni furono così lanciati in orbita, anche se con razzi di altre nazioni. Nel 1980 l'India lanciò per la prima volta un satellite (Rohini) con un proprio razzo vettore e nel 1984 inviò nello spazio il suo primo astronauta, Rakesh Sharma, a bordo di una Sojuz. Nel 2003, pochi giorni dopo che la Cina ebbe affermato di voler inviare uomini nello spazio con propri veicoli, il Primo Ministro Atal Behari Vajpayee spinse pubblicamente gli scienziati indiani a pianificare una missione per portare un uomo sulla Luna. L'India quindi realizzò vettori spaziali più potenti, lanciò diversi satelliti, inviò la sonda Chandrayaan-1 verso la Luna nell'ottobre 2008 e realizzò con successo una tecnologia di rientro. L'Indian Space Research Organisation ha pianificato di portare a termine la seconda missione esplorativa verso la Luna, il Chandrayaan-2, per il 2013. Gli indiani si aspettano di poter inviare un uomo sulla Luna dopo il 2016, e nel frattempo stanno pianificando una missione verso Marte.

L'India ha ottenuto finora un'esperienza significativa nelle tecnologie spaziali e ha condotto con successo molti lanci commerciali. Nel 2008, vi erano dieci satelliti indiani in orbita simultaneamente. La prima sonda asiatica progettata per allunare venne completata lo stesso anno.

Iran

L'Iran sviluppò il proprio veicolo da lancio satellitare, chiamato SLV Safir, partendo dal missile balistico a raggio intermedio Shahab. Il 2 febbraio 2009, la televisione statale iraniana comunicò che il primo satellite iraniano, l'Omid, venne lanciato con successo nell'orbita terrestre bassa, dallo Safir-2. Il lancio coincise con il 30º anniversario della rivoluzione iraniana. L'Iran sta lavorando alla realizzazione di altri satelliti e le università nazionali hanno un ruolo di primo piano nello sviluppo della scienza e dell'industria spaziale. Il Rasad-1, il primo nano-satellite ideato da un gruppo di studenti, venne lanciato con successo il 15 giugno 2011. L'Agenzia spaziale iraniana ha già cominciato a pianificare l'invio di un equipaggio nello spazio per il 2021; il programma è in fase di preparazione e si sta edificando di una base di lancio.

Israele