Se con storia del Medioevo si intende la storia dal 476, anno della deposizione dell'ultimo imperatore d'Occidente, al 1492, anno della scoperta dell'America, con Italia medievale dobbiamo forse più precisamente intendere quel periodo della storia d'Italia che va dall'invasione longobarda (568) fino alla discesa del re di Francia Carlo VIII nel 1494, un evento che diede inizio alle cosiddette guerre d'Italia del XVI secolo e segnò la fine dell'equilibrio politico sancito quarant'anni prima con la pace di Lodi.
A sua volta il Medioevo tradizionalmente si divide in Alto Medioevo (fino all'anno 1000) e Basso Medioevo. È bene puntualizzare che tali datazioni sono semplicemente delle convenzioni per riferirsi con maggiore chiarezza a un periodo tanto lungo quanto complesso. Infatti, spesso, dietro alle nette datazioni ci sono molteplici sfumature tipiche della storia. All'inizio dell'Alto Medioevo l'Europa e l'Italia romana vengono germanizzate, con la formazione dei regni romano-barbarici. Dopo la sedentarizzazione dei nomadi germanici, è la volta di nuovi nomadi, gli Arabi che rompono l'unità del Mediterraneo. Inoltre parte dell'Italia venne occupata anche dalle truppe dell'Impero romano d'Oriente, comunemente detto bizantino. Il tentativo di unire l'Europa da parte di Carlo Magno (742-814) non avrà fortuna, ma il sistema con cui organizzò la sua società, il feudalesimo, attecchirà un po' dovunque, per breve tempo anche in Italia, dove però le città di origine romana sapranno riprendersi sul fronte economico prima delle altre.
Così all'inizio del Basso Medioevo, mentre in Europa si diffondono le monarchie feudali, in Italia si sviluppa la civiltà comunale, che si scontrerà politicamente e militarmente con il Sacro Romano Impero Germanico. Successivamente, mentre in Europa si affermano gli stati nazionali, in Italia si sviluppano delle potenze regionali che continuano a guerreggiare fra loro. Così, alla fine del Medioevo e nel Rinascimento – nonostante l'elevato livello culturale di entrambi i periodi – le piccole potenze italiane non saranno in grado di affrontare il pericolo costante di una dominazione straniera.
Tarda Antichità Il regno di Genserico
La prima germanizzazione dell'Italia parte dalla dominazione vandala della Sicilia nel 440, con la conquista da parte del re Genserico, e si concluse tra il 484 e il 496, sotto il regno di Guntamundo, che perse l'ultima città vandala nell'isola, Lilibeo.
Genserico divenne re nel 428, alla morte del fratello Gunderico. Dopo aver conquistato tutto il Nordafrica, nel 440 si unì ai berberi. A Cartagine, la sua base, mise a punto una grande flotta con la quale, nello stesso anno, sbarcò in Sicilia. I Vandali iniziano a razziare l'isola, distruggendo Palermo e impedendo anche alle navi bizantine di Teodosio II di approdare per provare a combattere i barbari.
Nel 442 ciò che rimaneva dell'Impero romano d'Occidente riconobbe le conquiste vandale e fu così creato uno Stato vero e proprio. Nel 476 Odoacre, re degli Eruli, iniziò una sanguinosa guerra contro i Vandali, riscattando però quasi tutta la Sicilia con un tributo. L'unica roccaforte vandala rimase Lilibeo.
Alto Medioevo Il regno di Odoacre Convenzionalmente, la data del 476 segna il passaggio dall'Antichità al Medioevo.
In quell'anno un pronunciamento delle truppe di Federati stanziati in Italia, composte da Sciri, Eruli e Turcilingi, reclamando le terre che il patrizio Oreste aveva promesso per i loro servigi, acclamò il generale di origine scira Odoacre rex gentium; questi depose l'ultimo imperatore d'Occidente, Romolo Augustolo, e, invece di elevare alla porpora un fantoccio di cittadinanza romana, come avevano fatto i generali barbari che lo avevano preceduto, inviò le insegne imperiali a Costantinopoli, dichiarando conclusa la separazione politica delle due parti dell'impero, che ritrovava unità sotto la guida dell'augusto d'oriente Zenone, cui Odoacre chiese di essere insignito patrizio con giurisdizione sulla diocesi d'Italia.
Sebbene Zenone non concesse mai ufficialmente al generale sciro tale carica, consentì di fatto a Odoacre di governare l'Italia come proprio vicario, cosa che avvenne nella continuità delle istituzioni, dell'amministrazione e del diritto romano; per allontanare da Oriente la presenza ingombrante degli Ostrogoti, che nel 485 avevano saccheggiato la Tracia e minacciavano ormai Costantinopoli, e ridimensionare il potere crescente di Odoacre, l'imperatore promise a Teodorico il titolo di rex qualora avesse invaso in forze l'Italia: iniziata la campagna nel 489, dopo quattro anni di guerra Odoacre fu sconfitto nel 493.
Il Regno ostrogoto (494-535)
Teodorico proseguì in gran parte la politica del suo predecessore e avversario, assegnando ai suoi Ostrogoti i compiti di sicurezza e di difesa e delegando ai Latini (o Romanici) le funzioni amministrative. Tra i collaboratori latini del sovrano si contarono anche i grandi intellettuali Cassiodoro e Boezio, anche se quest'ultimo cadde in seguito in disgrazia, venne imprigionato e fu infine ucciso.
La struttura latifondista della società e dell'economia italiana fu sostanzialmente preservata; la nuova ripartizione delle terre introdotta da Teodorico assegnò un terzo dei fondi ai conquistatori e i due terzi agli antichi abitanti. Durante il regno del sovrano germanico furono costruite nuove opere pubbliche, come il mausoleo di Teodorico a Ravenna, e si cercò, almeno nei primi anni, di mantenere pacifici i rapporti tra la maggioritaria Chiesa cattolica e gli aderenti al cristianesimo ariano, tra i quali si contava la maggior parte degli Ostrogoti e lo stesso re.
Alla morte di Teodorico (526) il trono passò al giovane nipote Atalarico, sotto la reggenza della madre Amalasunta, e in seguito al secondo marito della regina madre, Teodato (a sua volta nipote di Teodorico). Amalasunta perseguì una politica apertamente favorevole al cattolicesimo, che determinò una frattura tra il potere regio e la nobiltà gotica; la divisione favorì i progetti di riconquista dell'Italia del nuovo imperatore d'Oriente, Giustiniano, che nel 535 lanciò l'armata del generale Belisario contro gli Ostrogoti.
La guerra gotica e la dominazione bizantina
La guerra iniziò con i migliori auspici per i Bizantini, condotti dal talentuoso generale Belisario, che dopo aver conquistato la Sicilia risalirono la penisola, riconquistandola in massima parte nell'arco di cinque anni. Quando i Bizantini nel 540 conquistarono Ravenna, dove il re goto Vitige (succeduto a Teodato nel 536) fu fatto prigioniero e portato a Costantinopoli, sembrava che mancasse ormai poco alla definitiva sconfitta dei Goti, che furono costretti a spostare la capitale a Pavia.Herwig Wolfram, History of the Goths, p. 289. University of California Press, 1990.
Il richiamo di Belisario a Costantinopoli, l'incapacità dei generali che lo sostituirono, l'oppressione fiscale degli italici sotto il governo bizantino e l'ascesa al trono del goto Totila contribuirono. invece alla ripresa dei Goti, che sotto la guida del loro nuovo re ripresero il possesso di buona parte dell'Italia. Il successo di Totila fu dovuto, oltre alle sue doti militari, anche al fatto che cercò e trovò l'appoggio dei contadini impegnandosi in una riforma agraria di stampo egualitaristico, in base alla quale i grandi latifondisti venivano espropriati dei loro terreni e i servi venivano affrancati per entrare in massa nell'esercito di Totila.. Il ritorno di Belisario in Italia non fermò l'avanzata gota: il generale bizantino non aveva truppe sufficienti per contrastare efficacemente Totila, che alla fine del 546 conquistò Roma, risparmiandola dopo aver minacciato di distruggerla. Roma fu poi riconquistata da Belisario che, rassegnatosi al fatto che con le insufficienti truppe di cui disponeva non avrebbe mai ottenuto una vittoria definitiva su Totila, chiese il richiamo a Costantinopoli (548). Dopo la partenza di Belisario, Totila conquistò di nuovo Roma, ormai caduta in rovina a causa dei continui assedi, e grazie alla sua flotta invase la Sicilia, la Sardegna e la Corsica (550).
L'arrivo in Italia del generale eunuco Narsete (552) cambiò l'esito del conflitto. Giunto in Italia con un cospicuo esercito comprendente anche guerrieri mercenari di varie nazioni, Narsete cercò lo scontro aperto con Totila, che affrontò e vinse a Tagina, dove il re goto perì. Narsete successivamente conquistò Roma e si diresse in direzione dei Monti Lattari, dove inflisse una seconda definitiva sconfitta ai Goti condotti dal loro nuovo re Teia. La guerra non poteva però dirsi completamente finita non solo perché, pur essendo rimasti senza re, alcune fortezze gote ancora resistevano ostinatamente, ma anche per l'invasione di due eserciti franco-alamanni venuti a dar man forte ai Goti. I Franco-Alamanni vennero tuttavia respinti da Narsete, che in due anni (553-555) conquistò tutte le fortezze gote a sud del Po (quelle della Tuscia, di Cuma e di Conza). La conquista delle fortezze al nord del Po si concluse solo nel 562, quando Verona e Brescia si arresero e il limes venne portato sulle Alpi..
Il conflitto si protrasse per circa un ventennio, devastando l'intera Italia tanto da portarla a una grave crisi demografica, economica, politica e sociale. Nonostante Giustiniano nella Prammatica Sanzione del 554, con cui estendeva la legislazione imperiale in Italia organizzandola in Prefettura del pretorio, avesse promesso fondi per ricostruire l'Italia semidistrutta, i danni erano troppo gravi per porvi rimedio in breve tempo. Narsete e i suoi sottoposti si occuparono personalmente di riparare le mura delle città semidistrutte e un'epigrafe attesta la ricostruzione del ponte Salario a Roma, mentre fonti propagandistiche dell'epoca parlano di un'Italia ritornata all'antica felicità sotto il governo di Narsete.; Liber Pontificalis, p. 305 («Erat tota Italia gaudiens»); Auct Haun. 2, p. 337 («(Narses) Italiam romano imperio reddidit urbes dirutas restauravit totiusque Italiae populos expulsis Gothis ad pristinum reducit gaudium») Queste fonti, tuttavia, sono ritenute dalla storiografia odierna fin troppo ottimistiche: infatti i tentativi da parte di Giustiniano di combattere le iniquità degli esattori imperiali in Italia non ebbero effetto, perché esse proseguirono, mentre Roma continuò a essere una città in rovina, con parecchi edifici devastati dal lungo conflitto, e il Senato romano si avviava verso la definitiva dissoluzione, che avvenne agli inizi del VII secolo.. Le campagne erano devastate a tal punto che, come dichiarato da papa Pelagio I in un'epistola, "nessuno è in grado di recuperarle", mentre la Chiesa romana riceveva ormai proventi solo dalle isole o al di fuori dell'Italia. Gli anni seguenti furono funestati, oltre che da un aggravamento delle condizioni di vita dei contadini a causa della forte pressione fiscale, anche da una terribile pestilenza che spopolò ulteriormente la penisola (559-562).
Il Regno longobardo e l'esarcato d'Italia (568-774)
L'Italia bizantina, indebolita e impoverita, non ebbe la forza di opporsi a una nuova invasione germanica, quella dei Longobardi capeggiati da Alboino. Tra il 568 e il 569 i Longobardi occuparono gran parte dell'Italia centro-settentrionale. Questa regione, che da allora sarebbe stata detta Langobardia Maior ("Langobardia Maggiore"), costituì il nucleo del Regno longobardo, con capitale Pavia, ma contingenti germanici si spinsero anche nell'Italia meridionale, dove costituirono i ducati della Langobardia Minor ("Langobardia Minore"): Spoleto e Benevento. L'intero Regno longobardo fu infatti ripartito in numerosi ducati, ampiamente autonomi rispetto al potere centrale.