La Chiesa è la comunità dei fedeli che professano la fede in Gesù Cristo.Voce "Chiesa" in "L'Universale", Garzanti, 2005: "la comunità dei fedeli che professano la fede in Gesù Cristo come figlio di Dio e tendono ad attuare il messaggio evangelico. Chiesa «invisibile» è detta l'unione mistica dei cristiani, senza bisogno di istituzioni; chiesa «visibile», l'unione storica dei cristiani istituzionalmente organizzati e partecipi della stessa dottrina e degli stessi sacramenti."Scheda su sapere.it.Grande Enciclopedia De Agostini, ed. De Agostini, Novara, 1985, vol. V, p. 547, ad vocem. A volte il termine viene impropriamente usato per indicare il clero, cioè i battezzati che hanno ricevuto l'ordine sacro. Nonostante il termine Chiesa sia proprio del cristianesimo, anche altre comunità non cristiane per analogia si sono definite o sono state definite "Chiese". Talvolta, il termine viene usato al plurale, per indicare diverse comunità di fede che appartengono ad un alveo comune: così, ad esempio, per "Chiese cristiane" ci si riferisce (tipicamente in ambito ecumenico) alle diverse forme istituzionali di cristianesimo. In Italia la semplice espressione "la Chiesa" viene utilizzata in genere per indicare la Chiesa cattolico-romana.
Etimologia Il termine deriva alla lingua italiana dal latino ecclesĭa, che a sua volta origina dal greco classico (ekklēsía). In greco, per ecclesia si intendeva un'assemblea politica, militare o civile, mentre l'aggettivo indicava colui che era scelto per giudicare in appello e nellOreste di Euripide è usata l'espressione (ékklētos òchlos) con il senso di "assemblea particolare"Lorenzo Rocci, Vocabolario Greco-Italiano, 33ª edizione, Società Editrice Dante Alighieri, 1987, ad vocem.. A monte sta il verbo , che significa "io chiamo", "mando a chiamare", "faccio appello a".
L'espressione è ripresa nelle parti più recenti della Septuaginta (la versione in greco della Bibbia) come omologo dei termini ebraici qāhāl e ‛ēdāh, con il senso di "adunanza" del popolo ebraico, adunanza religiosa e politica allo stesso tempoScheda su treccani.it.. È dunque nella Septuaginta che il termine inizia ad assumere in greco un significato specificamente "cultuale e giuridico"Giovanni Rota, La conoscenza della Bibbia in relazione al tema della Chiesa degli alunni lombardi .. Gli scrittori del Nuovo Testamento non hanno ricavato questo termine dall'uso che se ne faceva in Grecia, ma appunto dalla Septuaginta.
Seguendo l'ordine canonico, la prima menzione del termine nella Bibbia in greco sta in Deuteronomio, , dove curiosamente i Settanta scrivono tei hemérai tés ekklesías ("nel giorno dell'assemblea"), senza un riscontro preciso nel canone masoretico, forse a ciò indotti dall'uso dell'imperativo haqhēl, "raduna" (dalla medesima radice di qāhāl). Altri passi del Deuteronomio che utilizzano l'espressione sono e , ma si veda anche il Primo libro dei Re, . Quando è seguita dal genitivo "del Signore", ("assemblea del Signore"), traduce il termine ebraico קהל יהוה (Deuteronomio, ; ). Interessante, però, è che l'originale greco degli Atti chiami la riunione dei cittadini di Efeso nel teatro della città: "Intanto, chi gridava una cosa, chi un'altra; infatti l'assemblea era confusa; e i più non sapevano per quale motivo si fossero riuniti", in questo caso in chiave non religiosa, ma puramente civile ().
La Septuaginta usa anche un secondo termine per tradurre il concetto ebraico di "popolo di Dio", (sunagōgē), "adunanza", "assemblea", da cui "sinagoga", quasi mai adoperato nel Nuovo Testamento riferito ai cristiani, perché già indicava la comunità giudaica e il suo luogo di culto.
Ortografia del nome Nella lingua italiana è invalso l'uso di distinguere ortograficamente tra "chiesa" (con lettera iniziale minuscola), per indicare un edificio di culto cristiano; "Chiesa" (con lettera iniziale maiuscola), per indicare la comunità di credenti.
Uso del termine "chiesa" nel Nuovo Testamento Nei Vangeli
Il termine "chiesa" ricorre solo tre volte nei vangeli, precisamente nel Vangelo secondo Matteo. In primo luogo quando Gesù, nei dintorni di Cesarea di Filippo, rivolto all'apostolo Pietro che aveva dichiarato la sua fede in Lui: "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente", dice: "E anch'io ti dico: tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia chiesa, e le porte dell'Ades non la potranno vincere" (Mt ). In secondo luogo in quando Gesù fornisce ai suoi discepoli istruzioni su come debbano essere trattati casi difficili nei rapporti fra i cristiani: "...se rifiuta d'ascoltarli, dillo alla chiesa; e, se rifiuta d'ascoltare anche la chiesa, sia per te come il pagano e il pubblicano".
In questi testi è Gesù stesso, quindi, che definisce la chiesa come la comunità di coloro che confessano la loro fede in Lui come il Messia promesso e il Figlio di Dio. È simile a quella di Tommaso: "Signor mio e Dio mio!" (). Questa fede è dono di Dio: "non la carne e il sangue ti hanno rivelato questo, ma il Padre mio che è nei cieli" (). La chiesa, quindi, è una comunità di persone che nasce e vive per sovrana iniziativa di Dio.
Le fondamenta (la pietra fondamentale) che sta alla base della chiesa è la confessione di fede di Pietro e degli altri discepoli ed apostoli. È la chiesa come comunità messianica il "resto messianico" del popolo di Israele. Probabilmente per "chiesa" Gesù qui potrebbe così aver usato originalmente il termine aramaico Kenistà. È una comunità impostata allo stile di vita di Gesù, cioè di grazia e perdono.
Negli Atti degli Apostoli
Il termine "ekklesia" è usato innanzitutto per indicare la comunità cristiana formatasi a Gerusalemme in seguito alla predicazione degli apostoli (; ). Coloro che, insieme agli apostoli, hanno accolto il fatto che Gesù è il Messia, sono battezzati, ricevono la grazia del perdono dei loro peccati ed il dono dello Spirito Santo.
Inizialmente continuano a frequentare, come ogni buon Giudeo, il Tempio di Gerusalemme, ma si sentono essi stessi l'Israele degli ultimi tempi, la continuazione del popolo di Dio dell'Antico Testamento. Come tale ha già ricevuto il dono dello Spirito del Messia. Un passo del discorso di Stefano (; cfr. ) dice, infatti: "...questi è colui che nell'assemblea del deserto fu con l'angelo che gli parlava sul monte Sinai e con i nostri padri, e che ricevette parole di vita da trasmettere a noi" (L'espressione "assemblea del deserto" traduce in italiano ancora l'originale "ekklesia" e si stabilisce così l'identificazione chiesa = vero Israele).
La "chiesa che era a Gerusalemme" () aveva uno stile di vita solidale ed esemplare, segno questo che, nonostante la giovinezza di questa comunità, avevano recepito che cosa significasse "lo stile di vita" insegnato da Gesù. "Tutti quelli che credevano stavano insieme e avevano ogni cosa in comune; vendevano le proprietà e i beni, e li distribuivano a tutti, secondo il bisogno di ciascuno" (); "...lodando Dio e godendo il favore di tutto il popolo. Il Signore aggiungeva ogni giorno alla loro comunità quelli che venivano salvati" ().
La chiesa di Gerusalemme ben presto, però, a causa delle persecuzioni, si disperde, ma questo è pure funzionale, nei piani di Dio, all'espansione della chiesa cristiana. Si noti come Paolo, prima della sua conversione, contribuisca involontariamente alla diffusione del cristianesimo: "E Saulo approvava la sua uccisione. Vi fu in quel tempo una grande persecuzione contro la chiesa che era in Gerusalemme. Tutti furono dispersi per le regioni della Giudea e della Samaria, salvo gli apostoli. [...] Saulo intanto devastava la chiesa, entrando di casa in casa; e, trascinando via uomini e donne, li metteva in prigione" (); "...così la chiesa, per tutta la Giudea, la Galilea e la Samaria, aveva pace, ed era edificata; e, camminando nel timore del Signore e nella consolazione dello Spirito Santo, cresceva costantemente di numero" ().
Si comincia così a parlare delle chiese (plurale) sparse per ogni dove: "Le chiese dunque si fortificavano nella fede e crescevano ogni giorno di numero" (). Ciascuna di queste chiese non è una "dipendenza" di quella di Gerusalemme, ma è chiesa in tutta la sua pienezza ed attribuzioni. Ciascuna comunità cristiana locale si dota di propri responsabili ed è in collegamento con gli Apostoli. "...la notizia giunse alle orecchie della chiesa che era in Gerusalemme, la quale mandò Barnaba fino ad Antiochia. [...] Essi parteciparono per un anno intero alle riunioni della chiesa, e istruirono un gran numero di persone; ad Antiochia, per la prima volta, i discepoli furono chiamati cristiani" (). "Dopo aver designato per loro degli anziani in ciascuna chiesa, e aver pregato e digiunato, li raccomandarono al Signore, nel quale avevano [...] Giunti là e riunita la chiesa, riferirono tutte le cose che Dio aveva compiute per mezzo di loro, e come aveva aperto la porta della fede agli stranieri" (); "Essi dunque, accompagnati per un tratto dalla chiesa, attraversarono la Fenicia e la Samaria, raccontando la conversione degli stranieri e suscitando grande gioia in tutti i fratelli. [...] Poi, giunti a Gerusalemme, furono accolti dalla chiesa, dagli apostoli e dagli anziani e riferirono le grandi cose che Dio aveva fatte per mezzo di loro. [...] Allora parve bene agli apostoli e agli anziani con tutta la chiesa, di scegliere tra di loro alcuni uomini da mandare ad Antiochia con Paolo e Barnaba: Giuda, detto Barsabba, e Sila, uomini autorevoli tra i fratelli. [...] E percorse la Siria e la Cilicia, rafforzando le chiese" ().
Particolarmente significativo è il discorso d'addio dell'apostolo Paolo ai responsabili della chiesa di Efeso, dove egli ricorda di prendersi diligente cura delle comunità loro affidate. "Da Mileto mandò a Efeso a chiamare gli anziani della chiesa. [...] Badate a voi stessi e a tutto il gregge, in mezzo al quale lo Spirito Santo vi ha costituiti vescovi, per pascere la chiesa di Dio, che egli ha acquistata con il proprio sangue" (). La chiesa si differenzia da ogni altra istituzione o raggruppamento umano perché "è di Dio": nasce, è nutrita e si sviluppa su iniziativa di Dio.
Nella prima chiesa apostolica, i credenti, in virtù della medesima Fede dello stesso battesimo, hanno uguale dignità: Ciò però non significa che abbiano ruoli e compiti uguali nella chiesa. Si distinguevano i cosiddetti carismatici, in particolare i profeti, dai titolari di un ministero. I ministri sono presbiteri (At 11,30;15,2.6.23;16,4) che costituiscono una specie di Senato avente il compito di governare la comunità in qualità di consiglieri degli Apostoli; essi sono nominati dai dodici mediante l'imposizione delle mani (At 14,23); alcuni di loro sono costituiti dallo Spirito Santo come vescovi (At 20,28); hanno potestà decisionale in tema di dottrina e di governo (At 15,1) e e devono vegliare contro gli eretici che si infiltrano nella comunità cristiana (At 20,29).
Nelle epistole paoline