Biografia Gioventù e formazione Erich Mendelsohn nacque il 21 marzo 1887 nella città prussiana di Allenstein, al n. 21 di Oberstrasse («il coincidere di tre eventi in questa giornata ebbe molto significato durante la sua vita: il 21 marzo è il compleanno di Bach, l'inizio della primavera e il giorno di san Benedetto» ricordava, con affetto, la moglie Louise). La madre, Emma Esther (nata Jaruslawsky) era una cappellaia, e il padre David (di mestiere negoziante) erano di modeste condizioni: riuscirono, tuttavia, a garantire un tenore di vita più che decoroso al piccolo Erich, il quale si ritrovò a frequentare il Gymnasium di Allenstein, ricevendovi una formazione di stampo umanista e conquistandosi la fama di studente brillante ma flemmatico, per poi intraprendere un tirocinio commerciale presso il padre..

Il destino di Erich, tuttavia, non era quello di stare dietro il bancone di una bottega. Sin da fanciullo, infatti, egli coltivava il sogno dell'architettura, disciplina reputata professionalmente incerta dal padre ma che comunque suscitava nell'animo del giovane Mendelsohn vibranti emozioni («anche da bambino non faceva altro che costruire con la sabbia, con qualsiasi tipo di materiale che gli capitasse sotto mano» ricorda ancora la moglie Louise). Fu per questo motivo che, nel 1908, Mendelsohn si immatricolò alla Technische Hochschule di Berlino, per poi continuare gli studi all'università di Monaco di Baviera, dove si laureò nel 1914 cum laude. Nel frattempo, tra un lavoretto e l'altro - tale carriera universitaria, infatti, era particolarmente onerosa dal punto di vista economico, ed Erich dovette collaborare con i genitori per raccogliere il denaro necessario - Mendelsohn poté beneficiare del vibrante clima intellettuale e culturale della Monaco prebellica, nonché della conoscenza della futura moglie, Louise Maas, sposata nel 1915.

Un evento segnò irrimediabilmente, ma in maniera forse tutt'altro che negativa, la carriera di Mendelsohn: fu lo scoppio della prima guerra mondiale. Mendelsohn visse pienamente questo evento storico, tanto che tra il 1917 e il 1918 si ritrovò a combattere sul fronte russo: la tragicità della guerra di trincea, tuttavia, non distrusse la sua mente creativa,Sulla laboriosità di Erich Mendelsohn durante la guerra si soffermò anche la moglie Louise, riportando il seguente episodio: bensì la inebriò, stimolando, in maniera febbrile, una «stagione visionaria, magnetica, densa di terrori e speranze» durante la quale gli eventi [offrirono] incentivi più pressanti e provocatori dei testi d'arte. (Zevi). A parlare è lo stesso Mendelsohn:

L'astro espressionista Per comprendere anche la personalitá dell'architetto occorre conoscerne i passi. La prima opera architettonica di Mendelsohn fu la cappella del cimitero ebraico di Allenstein datata nel 1911. Tra il 1914 e il 1917 disegnò case uniche come la casa Becker a Chemnitz del 1915. Fu quindi proprio sotto il fuoco bellico, più precisamente nel 1917, che Mendelsohn concepì quell'architettura destinata a renderlo universalmente conosciuto; sviluppava disegni, concepiva progetti che poté far conoscere restituendogli fama europea e che gli permisero l'incontro della vita nel 1919: si tratta dell'osservatorio di Potsdam, realizzato tra il 1919-1923, altrimenti noto come «torre Einstein» (Einsteinturm). L'osservatorio aveva lo scopo di studiare la diffrazione della luce nelle sue proprietà ottiche fisiche, concetti che erano il fondamento della teoria della relatività di Albert Einstein. Sotto alcuni aspetti ricorda opere di Antoni Gaudì a Barcellona come Casa Milà (1905-10) che sembra riprendere il concetto del "moto espressivo" dall'interno verso l'esterno dell'edificio, la struttura della propagazione delle onde (concetto caro a Leonardo da Vinci). La bozza progettuale di tale struttura fu prontamente inviata a Erwin Finlay Freundlich, astrofisico conosciuto per tramite della moglie che desiderava un oggetto architettonico in grado di tradurre in chiave edilizia le teorie della relatività di Albert Einstein, assurto a fama mondiale in quegli anni con la vincita del premio Nobel.

La costruzione della torre, destinata a consegnare il nome di Mendelsohn nelle pagine dei libri di storia dell'architettura, si sarebbe conclusa nel 1924. Nel frattempo Mendelsohn, una volta terminata la guerra, si trasferì a Berlino, dove per accrescere la propria notorietà organizzò una mostra di suoi disegni presso la galleria di Paul Cassirer.. Malgrado alcune perplessitàFra i tanti vi fu lo stesso gallerista, Paul Cassirer, a dubitare del genio mendelsohniano. Ce lo testimonia, come di consueto, la moglie Louise: In . i disegni di Mendelsohn suscitarono molto interesse: fra gli ammiratori più ferventi va certamente menzionato Pinhas Rutenberg, ingegnere russo che - dopo essere giunto in possesso del catalogo della mostra - arrivò a proporre a Mendelsohn un progetto per l'elettrificazione della Palestina e ad effettuare insieme a lui un viaggio in quelle terre. Di tale esperienza, tuttavia, se ne parlerà più approfonditamente nel paragrafo I viaggi.

Come previsto dalla moglie Louise, per la quale i pensieri architettonici di Erich «sarebbero stati discussi, potevano essere respinti, forse acclamati», la mostra conobbe un'accoglienza molto eterogenea. Le perplessità e le discussioni accese da proposte così audaci furono in effetti notevoli, ma tra le tante critiche si levò un ammiratore entusiasta, Gustav Herrmann, titolare di una fiorente fabbrica di cappelli: fu per lui che Mendelsohn progettò nel 1921 il Cappellificio di Luckenwalde. Quest'edificio accrebbe la fama mondiale di Mendelsohn in maniera esplosiva e gli procurò numerose commissioni, a partire da quella della sede del quotidiano Berliner Tageblatt, risolta nella Rudolf-Mosse-Haus. Il proprietario di questo titolo giornalistico, il signor Lachmann-Mosse, apprezzando in maniera partecipe l'ingegno mendelsohniano, arrivò a finanziare all'architetto persino un viaggio negli Stati Uniti d'America da effettuarsi nell'autunno del 1924.

I viaggi L'intermezzo statunitense Il Nuovo Continente stimolò in modo vitale la creatività di Mendelsohn, rimasto colpito soprattutto da New York, dagli edifici in scala monumentale (basti pensare ai grattacieli e da Taliesin, la leggendaria residenza estiva dell'architetto Frank Lloyd Wright. Dell'influenza esercitata da quest'ultimo su Mendelsohn se ne parlerà nel paragrafo Stile: ma fu l'America in generale a lasciare un'impronta profonda nella fantasia di Mendelsohn, il quale riunì le sue varie impressioni in un libro, Amerika, das Bilderbuch eines Architekten [America. Quaderno di schizzi di un architetto], edito nel 1926.. Di seguito si riportano alcune frasi significative tratte dall'ultimo capitolo:

Il desiderio di spingersi sino alla costa pacifica era forte,A parlare è sempre Louise: ma Mendelsohn rimase talmente infervorato da New York e dagli edifici di Wright da decidere di rimanere nell'Est e organizzarvi cicli di conferenze, nonostante lo scarso livello del suo inglese.. L'esperienza sovietica Mendelsohn non fece neanche in tempo a ritornare in Germania che subito fu chiamato in Russia da una delegazione in rappresentanza delle Fabbriche Tessili Sovietiche. Era necessario, infatti, progettare un tinturificio che riuscisse con opportuni sistemi di ventilazione ad ammortizzare l'effetto nefasto dei vapori provenienti dalle vasche di tintura, senza per questo generare flussi d'aria troppo intensi (molti operai, infatti, iniziarono ad essere afflitti da feroci attacchi di polmonite a causa dei ventilatori asmatici ingenuamente predisposti in prima istanza per tentare di ovviare a questa problematica).

Mendelsohn fu folgorato dall'idea di scoprire un mondo enigmatico e complesso come quello rappresentato all'epoca dall'Unione Sovietica: anche i rappresentanti delle Fabbriche Tessili, d'altronde, erano galvanizzati di interagire con i processi tecnologici e costruttivi dell'Europa occidentale. La soluzione proposta da Mendelsohn prevedeva una cappa di aspirazione con un sistema annesso di cupole che, collocandosi al di sopra delle vasche di tinture, era in grado di alimentare un effetto camino lungo l'intera lunghezza del complesso edilizio e di garantire un'aerazione uniforme e costante dei locali, aumentando i volumi dell'aria di rinnovo e l'estrazione dell'aria inquinata. Recatosi a San Pietroburgo nel tardo autunno 1925, Mendelsohn trascorse in Russia un periodo indimenticabile, come ci è testimoniato dalla moglie Louise:

Per Erich, pure qui impegnato in vari cicli di conferenze, la permanenza in Unione Sovietica fu senza dubbio formativa. L'incontro e lo scontro tra la civiltà americana e quella russa, apparentemente così antitetiche, generava secondo il giudizio di Mendelsohn - il quale, si sottolinea, aveva visitato ambedue i paesi in rapidissima successione - punti di tangenza assolutamente stimolanti. Di seguito si riporta un estratto del libro Russland, Europa, Amerika, ein architektonischer Querschnitt da lui curato: «Lo spirito di sacrificio, l'emotività, la religiosità immediata della Russia, unite alla perspicacia, all'energia franca dell'America, e tutto ciò portato all'alto livello dell'efficienza tecnica americana, si combinano in potenzialità magnifiche per il nuovo mondo; il cui problema, infatti, è costituito dall'assommare il finito della tecnologia all'infinito della vita».A un giudizio analogo pervenne un altro grande espressionista, stavolta però artista: Vasilij Vasil'evič Kandinskij. Di seguito si riporta una sua citazione: Citato in:

In Palestina Nonostante il funesto insorgere di un cancro all'occhio sinistro, domato a fatica con una serie di interventi, l'attività creativa di Mendelsohn non scemò e, anzi, recepì importanti stimoli. Fu proprio dopo le operazioni oftalmiche, infatti, che Mendelsohn partì in compagnia di Rutenberg alla volta della Palestina, raggiunta nel 1923 con tappe a Trieste, Alessandria e Qunterra. Anche il Mediterraneo, ammirato solo in gioventù in occasione di un viaggio in Italia, fu sorgente di impressioni indimenticabili per Mendelsohn, che scrisse:

L'esilio e la fine Il tragitto professionale ed esistenziale di Mendelsohn subì una brusca battuta d'arresto nel 1933, anno in cui Hitler venne nominato Cancelliere dal presidente Hindenburg. Mendelsohn e la moglie avevano già percepito la velenosità dell'antisemitismo hitleriano con la lettura del Mein Kampf e, con l'ascesa di quest'ultimo al potere, temettero seriamente che la situazione potesse farsi ancora più esplosiva. Fu per questo motivo che i due coniugi fuggirono nei Paesi Bassi, con la consapevolezza di dover «iniziare una nuova vita, affrontare una nuova avventura», per citare le parole della moglie..