La XVI Triennale di Milano delle Arti Decorative e industriali moderne si svolse dal 1979 al 1982, ed è segnata dal suo "risorgimento" dovuto al ritorno ad un'elevata rilevanza culturale, che era stata persa nelle ultime edizioni..
Introduzione Nel settembre del 1977 il Consiglio di Amministrazione della Sedicesima Triennale riceve l'incarico di gestire l'Ente. Questo però era in uno stato di gravissimo dissesto, in quanto era da più di 6 anni che non veniva svolta alcun'attività espositiva e il suo personale era stata drasticamente ridotto perdendo un grande patrimonio di competenze e di storia vissuta della Triennale; in più il finanziamento era lo stesso di 15 anni prima e se già allora era insufficiente, ora gravato dall'inflazione era appena in grado di sostenere le spese gestionali.
In più anche la prestigiosa sede, il Palazzo dell'Arte oltre a versare in stato di degrado, perché non erano stato svolti più nemmeno i più elementari interventi di manutenzione; era stato dato in gestione dalla fondazione Bernocchi ed era divenuto sede di molte mostre, per esempio automobilistiche, e addirittura una parte era stata affittata a un dancing, ma non era destinato alle finalità per il quale era sorto, quali arte e cultura.
Ciò che appariva più preoccupante era, però, la più recente eredità culturale della Triennale che aveva oscurato quella più grande e importante del passato: infatti, nelle ultime edizioni la rilevanza culturale, la capacità di incidere nel mondo della progettazione e della produzione uniti ad un elevato impegno nell'ambito sociale e civile; avevano lasciato il posto a temi via via sempre più equivoci affrontati in modo astratto, rinunciatario e sostanzialmente ambiguo. Tutto questo aveva compromesso gravemente il grande prestigio della Triennale, facendola finire addirittura in un primo elenco di enti da sopprimere.
L'obiettivo della XVI Triennale era quindi il "risorgimento" di essa, il Consiglio di amministrazione aveva infatti posto un tema, non tanto per funzionare da elemento connettivo tra le sue manifestazioni, quanto come un elemento di riflessione e ripensamento sul ruolo e le finalità della Triennale. Tutto questo viene portato avanti con un colloquio con l'esterno, coinvolgendo membri del vecchio Centro Studi; le università; i rappresentanti di partiti politici, degli amministratori locali, dell'associazionismo, dei consigli di zona e circoli culturali; il sindacato, il mondo della produzione e i maggiori rappresentanti degli ordini professionali.
Il risultato fu un documento in cui si ipotizzava una nuova Triennale: con attività permanenti e sistematiche; con strutture nuove e idonee a sostenere la continuità dell'iniziativa indicandosi in un centro di documentazione (archivio, biblioteca, ecc.) ed in un laboratorio di comunicazione (con la finalità di consentire la maggior leggibilità, al di fuori degli addetti ai lavori, delle iniziative della Triennale) le due strutture di base; legata alle esigenze del territorio e largamente aperta ai contributi delle forze sociali; Coerentemente a queste premesse il programma messo a punto per la Sedicesima Triennale prevedeva cinque grandi temi legati alla città, al territorio ed alla produzione industriale ed i suoi modi di essere conseguenti: Conoscenza della città; Il progetto di architettura; La sistemazione del design; Il senso della moda; Lo spazio audiovisivo. Sistemate tutte le questioni per una nuova Triennale vi era ancora un grave problema da risolvere: i finanziamenti.
Nel dicembre del 1979 parte comunque il primo ciclo della Sedicesima Triennale, in cui il motto era aprire per sfida, cercando di ottenere una mostra il più possibili vicina alla Triennale in progetto. Praticamente senza risorse l'ente organizzatore riuscì comunque a occupare il Palazzo dell'arte con una ventina di mostre, oltre a convegni, seminari e performance; la particolarità fu che dato che l'Ente non garantiva risorse o assistenza di sorta, pur di esporre illustri intellettuali e operatori culturali si impegnarono direttamente anche nelle più banali operazioni manuali. Grazie a tutto ciò riuscirono a mostrare il nuovo volto della Triennale che era quello di un museo in continuo progresso.
Nei primi mesi del 1980, però, le risorse finanziari si esaurirono definitivamente e questo ebbe come conseguenza il disperdersi delle forze che avevano garantito il rilancio della Triennale. Così il secondo e terzo ciclo della Sedicesima edizione poterono partire soltanto nell'autunno/inverno del 1981 dopo la dotazione di un nuovo finanziamento che, ancora, era in grado di sostenere solamente un minimo delle attività prefissate.
Programma All'interno del documento programmatico emergono, come elementi caratterizzanti la Sedicesima edizione, il collegamento tra cultura, economia, arte e industria e il confronto diretto con la realtà, traducibile con un particolare impegno sia politico che civile analogo a quello che contraddistinse in modo particolare l'Ottava edizione del 1947. L'ambito di attività nel quale si sarebbe dovuto collocare il nuovo programma venne espresso con i binomi ambiente-insediamento e produzione-cultura, ritenuti dalla Giunta non praticabili nel concreto come due linee distinte, quindi non separabili. Elementi che invece caratterizzarono la formulazione del programma sono identificabili con la trasformazione della Triennale in un'attività continuativa e sistematica e con la necessità di dar vita a nuove funzioni permanenti. In questa prospettiva, la Giunta ha quindi selezionato una serie di iniziative nell'intento di aprire la Triennale alla più ampia partecipazione possibile e ha differenziato le sue relazioni con l'esterno nei punti sottoelencati:
- Collaborazioni con specialisti del settore quali architetti, designer, artisti e critici; cooperazione con le organizzazioni del lavoratori e scambio con imprese edilizie e produttori industriali; comunicazione con le scuole di ogni ordine e grado e con un più vasto pubblico.
- Selezione di cinque temi in modo da realizzare un criterio di continuità e garantire una coerenza nel tempo che, al termine dei tre anni, sfoci in manifestazioni proiettate oltre la Sedicesima edizione. Necessarie a questo fine l'uso continuativo del Palazzo dell'Arte e una sua ristrutturazione per poter accogliere manifestazioni espositive permanenti e non.
- Inserimento in un contesto internazionale procedendo nella propria attività non solo presentando prodotti di altri paesi, ma anche scambiando le proprie ricerche con altre omologhe e correlate, realizzate all'estero. Vi è quindi l'intento di uscire da uno stato di isolamento - non voluto - rispetto ai circuiti internazionali riguardanti idee e proposte in ambito di architettura e design. Fondamentale il ruolo dell'artigianato, la cui trattazione all'interno di questi settori avverrà sia nell'ambito del design, non inteso solo come industriale, che in "Conoscenza della città", attraverso l'esame del ruolo che le strutture artigianali svolgono nel territorio.
- Traccia di uno schema organizzativo che individui nella Triennale un centro permanente di cultura e di incontro, oltre che un luogo di esposizione; l'insieme delle funzioni sono indicate in un elenco flessibile in base a necessità, tempi e disponibilità e si presenta come un sistema coerente di iniziative. L'intero impianto organizzativo è proiettato ben oltre la Sedicesima edizione ed è pensato per fornire esso stesso dei propri prodotti specifici, al fine di costituire un patrimonio di scambio e informazione. La Triennale opera e comunica verso l'esterno attraverso: 1) Mostre prodotte; 2) Mostre scambiate; 3) Mostra "Triennale" in progress; 4) Galleria; 5) Laboratorio di comunicazione; 6) Archivio; 7) Conferenze, seminari, dibattiti; 8) Attività editoriali; 9) Spazio critico. Tali strumenti vengono programmati durante l'arco dei tre anni, seppure con grande flessibilità, in particolare per quanto concerne le mostre che prevedono degli scambi internazionali, non conoscendo ancora in modo accurato i programmi ai quali interessarsi maggiormente. Le istituzioni operative sono dunque studiate in modo da poter continuare a svolgere la propria attività anche nella fase transitoria tra una Giunta e l'altra.
- Intenzione del Consiglio d'Amministrazione di aprire la Triennale all'uso di tutte le forze sociali, in particolare quelle del proprio territorio; tale decisione trova verifica nella modalità di presentazione del complesso di attività, nell'ampiezza e varietà di contributi che saranno raccolti e nello "Spazio critico", predisposto ad inventariare e confrontare voci ed iniziative esterne coerenti alle tematiche di fondo.
La sistemazione del design La sistemazione del design è una della tematiche principali della XVI Triennale di Milano sulla quale si basa il criterio della "Raccolta del Design".
Il parametro di ordinamento della raccolta del design non è quello della classificazione, bensì quello dell'esposizione delle problematiche legate alla produzione, all'uso ed al consumo degli oggetti stessi, priva di un pensiero unitario. L'osservazione analitica per fenomeni campione e la classificazione secondo aree tematiche sono gli strumenti utilizzati per sistemare la Raccolta del Design.
La cultura del design La definizione di un'attività di sistemazione e raccolta era allora incerta, poiché presupponeva una definizione anche del campo di indagine, che, all'epoca, non si poteva fornire. Teoricamente, la cultura del design fino ad adesso è intesa come la storia di oggetti di correnti culturali e metodi di progetto. Attraverso di esso si intende dimostrare la possibilità di raggiungere un'estetica del prodotto come modello ottimale e sintesi formale tra funzione/forma/uso, prendendo dunque ispirazione dal Movimento Moderno in architetture e dal razional-funzionalismo. Nel tentativo di costruire un modello culturale unitario, la storia del design ha escluso dal suo campo di indagine due tipi di culture: La cultura del progetto industriale vero e proprio, basata su dettami tecnico-ingegneristici nei quali confluiscono la cultura materiale contemporanea e molti dei suoi miti; La cultura dell'ambiente reale, quello quotidiano, ossia l'insieme di luoghi, oggetti ed attrezzature progettati e prodotti al fine di costituire il panorama quotidiano.
Verso la raccolta Avendo definito ormai una natura non omogenea e non unitaria del design contemporaneo, la raccolta del design procede per documentazione di problematiche e classificazione di contributi teorici, di metodo, tecnici e di poetica. In questo modo, si ipotizza come operazione preliminare di un censimento sullo stato del design e dei suoi statuti disciplinari, linguistici e si consumo. Non si può fornire una vera e propria definizione di design, se non attraverso l'elencazione e la messa a confronto di materiali eterogenei. È stato quindi chiesto a diversi designer italiani di esprimere una riflessione sul loro lavoro odierno, affinché si raccogliesse il primo materiale per l'esposizione durante la XVI Triennale di Milano. Si evince da questa ricerca che gli strumenti espressivi di questo lavoro sono liberi, mentre il numero dei partecipanti è condizionato dalle risorse limitate e dai tempi ridotti. Si è iniziato il censimento con i seguenti autori: Mario Bellini Francesco Binfarè Andrea Branzi