Le relazioni bilaterali tra la Cina, civiltà plurimillenaria che ha influenzato tutto l'Estremo Oriente, e l'arcipelago del Giappone, che ne ha ereditato la cultura, hanno una storia segnata da scambi e rivalità incessanti.
Storia Apertura del Giappone e influenza della Cina Il Regno Wei ricevette parecchi messaggeri dallo Yamato, il regno della regina Himiko (antico Giappone), nel 239, nel 242 e nel 246; gli Wei stessi inviarono un gruppo di messaggeri allo Yamato nel 240 Masumi Shibata, Le Kojiki : chronique des choses anciennes, Maisonneuve & Larose 1997, ISBN 9782706812750. Il periodo Yamato (250-710) è l'inizio di un effettivo Stato giapponese, e delle relazioni tra i due Paesi. È il periodo in cui si svilupparono in Giappone la scrittura ed il Buddhismo venuti dalla Cina mediante la Corea a partire dal 538. La vittoria del clan Soga permise al Buddhismo di diventare la religione ufficiale nel 587. Il principe e reggente imperiale Shōtoku adottò gli elementi principali della cultura coreana dello Yamato nel 592, e la prima ambasciata ufficiale giapponese fu inaugurata alla corte dei Sui nel 600.
Il Giappone cominciò ad inviare degli ambasciatori alla dinastia Tang a Xi'an a partire dal 607 History of Japan, History World. Gli anni 645 e 646 furono segnati da un sanguinoso colpo di Stato, durante il quale il clan Soga fu privato del proprio potere. La grande riforma di Taika fu proclamata per accelerare il processo di assimilazione della cultura cinese dello Stato di Yamato: dei codici ispirati a quello dei Tang regolavano la vita pubblica, il diritto ed il protocollo dello Stato. Con una prospera economia, la cultura Tang fu una delle più brillanti della sua epoca, intrattenendo numerose relazioni con altri paesi. Molti studenti giapponesi andarono in Cina durante questo periodo in cui il pensiero cinese era profondamente radicato in quei Paesi considerati per la "cultura del Confucianesimo".
I Giapponesi integrarono e trasformarono i contributi della civiltà cinese nel periodo Nara (710-794): essi svilupparono un sistema amministrativo, una scrittura, una religione e delle arti specifiche. Il codice Taihō nel 701 diede vita al che governò il Giappone fino alla fine del periodo Heian (1185). Il cinese rimase però la lingua ufficiale della corte imperiale in Cina nell'838. La dinastia Tang era ormai in declino, ed i buddhisti cinesi erano severamente perseguitati, minando il rispetto dei Giapponesi per le istituzioni cinesi.
Isolamento del Giappone e invasione mongola
Per alcuni secoli, il Giappone restò richiuso su se stesso e non cercò in nessun modo di tessere relazioni con altri Stati, quindi neppure con la Cina. Per due volte la Cina mongola di Kubilai Khan provò ad invadere l'arcipelago nipponico. Malgrado la schiacciante superiorità militare dell'esercito sino-mongolo, i progetti di conquista terminarono in devastanti sconfitte.
Il Giappone uscì dal suo isolamento nel XVI secolo con il periodo del commercio Nanban, ma dall'inizio del XVII secolo, lo shogunato giapponese sospettò che forze europee meditassero una conquista ed allora bloccò tutti i rapporti con l'estero, ad eccetto di ristretti contatti con mercanti cinesi ed olandesi a Nagasaki (precisamente sull'isola di Dejima). Tale durò 200 anni, fino a quando il commodoro Matthew Perry forzò il Giappone ad aprirsi all'Occidente con la Convenzione di Kanagawa del 1854.
Relazioni conflittuali Nella Storia recente, due guerre segnarono i due Paesi: la prima e la seconda guerra sino-giapponese. La prima guerra, durata dal 1894 al 1895 portò alla sconfitta dell'Impero Cinese contro l'Impero giapponese. La Cina dovette cedere Taiwan, le isole Senkaku, Penghu e la penisola di Liaodong (con Lüshunkou in Manciuria) al Giappone. La Cina abbandonò ugualmente il suo dominio sulla Corea che divenne una colonia giapponese.
L'inizio del periodo Shōwa vide lo Stato giapponese cadere sotto l'influenza crescente dell'espansionismo militare con un regime politico sempre più severo ed autoritario. Nel corso degli anni trenta, parecchi conflitti armati ebbero luogo tra Cina e Giappone, costituendo dei preludi allo scoppiare ufficiale della seconda guerra sino-giapponese degli anni 1937-1945, e vi è talvolta inclusa l'invasione giapponese della Manciuria nel 1931. Dopo la conquista da parte dell'Impero del Giappone di gran parte del territorio della Repubblica di Cina, la seconda guerra sino-giapponese terminò con la resa del Giappone e con la fine della seconda guerra mondiale.
Dopo il secondo conflitto mondiale e la presa del potere del Partito Comunista Cinese nel 1949, le relazioni tra i due Paesi sembrarono placarsi Benoît Guivellic, Chine-Japon : l'entente impossible? Entretien avec Valérie Niquet (1/2) , il Giappone oggi, il 1º novembre 2010. Tuttavia le tensioni ripresero con la guerra fredda, ed anche a causa della richiesta di riconoscimento al Giappone da parte della Cina riguardo alla Repubblica di Cina (Taiwan) e alla Repubblica Popolare Cinese (la Cina continentale). Nel 1950 la Cina e l'URSS stipularono un Patto d'Amicizia, d'Alleanza e di Assistenza mutuale, considerato come un'alleanza militare diretta contro il Giappone dal governo giapponese di allora Takeo Arai, "Post-War Relations between Japan and China", The Developing Economies, Volume 5, pagine 105–109, marzo 1967, che rispose nel 1951 con il Trattato di cooperazione mutuale e di sicurezza tra gli USA ed il Giappone.
Malgrado l'esistenza di tali tensioni politiche, lo sviluppo degli scambi commerciali e culturali aumentò tra i due Paesi a partire dagli anni cinquanta. Nel 1958 ebbe luogo tuttavia l'evento di Nagasaki: durante una mostra filatelica organizzata sotto gli auspici dell'organizzazione d'amicizia sino-giapponese, un giovane giapponese appartenente all'Uyoku dantai, un gruppo di estrema destra, abbassò la Bandiera della Repubblica popolare cinese; un mese prima, il primo ministro Nobusuke Kishi aveva dichiarato che se un tale evento si fosse verificato non sarebbe stato possibile applicare il Codice Criminale relativo al risarcimento in caso di danni a bandiere straniere, poiché il Giappone non riconosceva il governo sul continente. L'esecutivo cinese pensò allora che l'incidente di Nagasaki fosse stato provocato dalla politica di violenta ostilità verso la Cina del governo di Kishi. Il risultato fu un arresto completo degli scambi commerciali dei due Paesi per quattro anni. Gene T. Hsiao, "The foreign trade of China - Policy, Law and Practice", University of California Press, 1977 ISBN 0-520-03257-8 archivio
Durante gli anni sessanta, la Cina prese le distanze dall'URSS; in conseguenza RPC e Giappone aumentarono i loro scambi commerciali, specialmente con l''acquisto da parte della Cina di installazioni industriali, finanziate da dei crediti a medio termine della Japan Export-Import Bank. Tuttavia, a seguito delle proteste della Repubblica di Cina (Taiwan), quegli acquisti furono interrotti. A causa di ciò il governo cinese (RPC) reagì riducendo le sue importazioni in Giappone ed intensificando i suoi attacchi contro il Giappone chiamandolo servo (in cinese: , "cane che cammina") degli USA. I trattati tra USA e Giappone furono ritrattati nel 1960.
Le relazioni tra la Cina ed il Giappone conobbero comunque un ulteriore declino durante la Grande rivoluzione culturale della Cina lanciata da Mao Zedong. La ripresa dei rapporti diplomatici avvenne nel 1972. Le difficoltà riscontrate dalle riforme di Deng Xiaoping rinforzarono le tensioni: per evitare che l'apertura economica determinasse una riforma politica, il regime cinese si ripiegò ideologicamente ed evidenziò tematiche nazionaliste con cui il Giappone ottenne una nuova importanza, specialmente su alcune questioni storiche. Dalla fine degli anni novanta, tali tematiche riapparirono in certe correnti del Partito Comunista Cinese e nella popolazione cinese.
Situazione attuale Il Giappone, solido alleato degli USA dal 1945, è oggi confrontato all'ascesa della Cina che dispone di strumenti sufficienti (demografici, economici, politici) per divenire la prima potenza asiatica e mondiale. Il Giappone è perciò diviso tra la sua alleanza con gli USA e tra la tentazione di unirsi economicamente alla Cina al fine di formare un giorno uno spazio di co-prosperità. Inoltre, i due Paesi aspirano ad una leadership tra gli Stati asiatici. Secondo WikiLeaks, il Giappone ha deciso nel 2008 di istituire un servizio di intelligence straniero legato al Naichō (i servizi segreti giapponesi), il cui obbiettivo prioritario è la Cina ed il suo alleato nordcoreano.
La Cina intende recuperare il suo ritardo in termini di potenza navale in rapporto col Giappone che dispone oggi della migliore marina militare d'Asia. Il Giappone possiede navi moderne e dotate del sistema Aegis. La Cina pianifica di mettere in servizio il suo primo portaerei nel 2014 ma non è ancora pronta per sviluppare un gruppo aeronavale completo con navi di approvvigionamento, cacciatorpediniere e sottomarini.. La RPC ha acquistato un vecchio portaerei dall'Ucraina Bernard Prézelin, Bisogna temere il portaerei cinese?, Atlantico, 16 agosto 2011, che è stato battezzato Shi Lang ed ha fatto la prima uscita in mare il 10 agosto 2011. La Cina dovrebbe impiegare diversi anni per acquisire il gruppo aeronavale che le permetterebbe di rendere pienamente operativo la sua portaerei. Jean Guisnel, Il portaerei cinese Shi Lang potrà essere operativo fra cinque anni, Le Point, 11 agosto 2011 Inoltre, è assai probabile che la RPC abbia cominciato la costruzione di una portaerei completamente cinese.
Conflitti territoriali
Le , chiamate in cinese Diàoyútái Qúndǎo (), o semplicemente Diaoyu per alcuni media internazionali, si situano a nordest di Taiwan ed a sudovest dell'Isola di Okinawa, nel Mar Cinese Orientale. Questo arcipelago disabitato è sotto il controllo del Giappone dal 1895 dal Trattato di Shimonoseki, ma sono rivendicate sia da Taiwan sia dalla Repubblica Popolare Cinese.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, alla fine dell'occupazione del Giappone ad opera degli Stati Uniti d'America, Taiwan si riconobbe indipendente dal Trattato di San Francisco, ma non le isole Senkaku che rimasero occupate fino al 1972, prima di essere rese al Giappone insieme alle isole Ryūkyū Tōkyō protesta a Pechino dopo un'incursione nelle isole contestate , AFP, su Aujourd'hui le Japon, 29 ottobre 2007. Amministrativamente, queste isole dipendono dalla città di Ishigaki sull'isola omonima, nella Prefettura di Okinawa. Geograficamente, esse fanno parte dell'arcipelago Sakishima, insieme alle isole Yaeyama e Miyako (più a sud), e quindi delle isole Ryūkyū. L'interesse di queste isole è economico, con i potenziali giacimenti di idrocarburi situati nelle vicinanze, specialmente quello di Chunxiao, così come strategico per la marina cinese.
L' è un atollo giapponese situato a 1740 km da Tōkyō, in mezzo al Mare delle Filippine. L'atollo è il punto più a sud del Giappone, e fa ufficialmente parte dell'arcipelago di Ogasawara (Sottoprefettura di Ogasawara). Se Okinotorishima è considerata un'isola del Giappone, la Cina considera che si tratti solamente di un insieme di rocce, e che quindi il Giappone non possa stabilirvi zona economica esclusiva (ZEE) secondo l'articolo 121 della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare. Tale ZEE copre circa 400000 km², con numerose risorse alieutiche e minerarie (manganese, cobalto, litio).
Tensioni politiche