Pietra Alta, anche nota come PietraltaAgglutinazione tipica della lingua parlata, resa ufficiale anche in forma scritta (ad es. sugli organi di stampa). (Pràuta in piemontese), è un quartiere della Circoscrizione 6 di Torino, situato nella periferia nord della città.

Si tratta di un piccolo borgo dell'Oltrestura torinese, sorto in prossimità di importanti arterie stradali che raccolgono il traffico diretto all'interno e all'esterno di Torino.A Pietra Alta confluiscono quattro strade di grande traffico, ovvero l'autostrada Torino-Milano, la strada provinciale di Cuorgnè (diretta nel Canavese), Corso Giulio Cesare (prolungamento ideale dell'autostrada per Milano) e corso Vercelli (estensione di corso Romania, diretto a Settimo Torinese). Sebbene spesso ricordata, se non del tutto confusa, con i vicini quartieri di Falchera e Rebaudengo (talvolta addirittura con Barriera di Milano), Pietra Alta è una zona sostanzialmente a sé stante rispetto ai borghi limitrofi, cresciuta così com'è in un territorio fortemente circoscritto, e sviluppatasi in modo indipendente dal contesto urbano circostante.

È delimitata: a nord e a ovest, dalla Ferrovia Torino-Milano (confine con Falchera) a est dalla Autostrada A4 e da Corso Giulio Cesare a sud dalla Stura di Lanzo

Origine del nome Il toponimo Pietra Alta affonda le sue radici nella seconda metà del XVIII secolo, quando al bivio fra la strada di Chivasso (attuale corso Vercelli) e la strada di Leinì (attuale via Cuorgnè col suo proseguimento strada provinciale di Cuorgnè)In origine via Cuorgnè e strada provinciale di Cuorgnè erano un'unica arteria stradale, sviluppata in rettilineo a partire dall'odierno corso Vercelli. Nel XX secolo la costruzione del cavalcavia di strada di Cuorgnè (a pochi metri di distanza dalla via omonima) spezzò in due tronconi la vecchia provinciale, rendendo così via Cuorgnè un vicolo marginale nel sistema viario locale. venne eretto un cippo in pietra di forma piramidale, anche noto come la Piramide.

Come ricorda il Grossi, si trattava di una pietra miliare o cippo chilometrico che segnalava una distanza di due miglia da Torino, seguendo un uso antico che risale ai principi di urbanistica romana. Nel corso del tempo, il valore simbolico del manufatto dovette promuovere l'utilizzo del nome Pietra Alta quale toponimo locale, in una zona che sin dal tardo Settecento si connotava principalmente come terra di transito e punto di snodo per chi entrasse o uscisse da Torino.

Storia Età moderna In età moderna, prima della nascita di una vera e propria borgata, il territorio di Pietra Alta offriva un paesaggio in parte rurale e in parte selvatico, con abbondanza di boschi a ridosso dello SturaLe sponde del fiume, in realtà, erano occupate in buona parte da ghiaieti depositati dal corso dell'acqua, mentre i boschi si stendevano principalmente alle spalle. e una significativa presenza di terreni agricoli attorno alle strade di Leinì e Chivasso (anche note nel loro insieme come strada di Agliè e Chivasso).La strada di Leinì era anche detta strada di Agliè a inizio Ottocento, mentre la strada di Chivasso cambiò più volte nome (strada reale d'Italia, strada provinciale di Milano, strada di Novara, strada di Vercelli, ecc.) fino all'affermarsi dei più recenti corso Vercelli e, nel tratto finale, corso Romania. Le mappe a cavallo fra il XVIII e il XIX secolo mostrano chiaramente la morfologia della zona, che già allora rappresentava un crocevia nell'area nord di Torino.

Dal punto di vista stradale, in effetti, quest'area era intersecata da due strade provinciali, le suddette strade di Leinì e Chivasso,Come ricorda il Grossi, le due strade si formarono nel 1789 con la creazione di un bivio lungo la preesistente strada di Leinì. Prima di allora, infatti, vi era la sola strada di Leinì a collegare Torino con quest'area dell'Oltrestrura, mentre la deviazione per Chivasso venne realizzata più tardi in sostituzione di un percorso più antico (successivamente noto come strada vecchia di Chivasso). che nel loro insieme fornivano una via di accesso primaria a chi entrasse in città da settentrione (in particolar modo dal Canavese e dalla provincia nord-est di Torino): si trattava, in realtà, non soltanto di due rotte provinciali ma in un certo senso di una primitiva strada statale, che collegava Torino con la Lombardia. Di uso locale, invece, era la strada vicinale delle Cascinette (l'odierna via Cavagnolo nel tratto di Pietralta), che collegava la zona alla borgata delle CascinetteLa borgata delle Cascinette è una vecchia borgata dell'Oltrestura, composta da un agglomerato di cascine alle dipendenze dell'Abbadia di Stura. Scomparsa nel XX secolo per fare spazio allo stabilimento dell'Iveco, la zona ha mutato completamente aspetto ai giorni nostri, perdendo altresì la struttura viaria di un tempo (l'attuale strada delle Cascinette non corrisponde più al tracciato originale, pur mantenendone il nome). e, più alla distanza, all'antica Abbadia di Stura, un istituto religioso fondato nel Medioevo alle porte di Torino, verso il confine con Settimo Torinese. Al di là delle strade, inoltre, un ruolo fondamentale era svolto dal Porto di Leinì (o Porto dell'Abbadia), un porto fluviale posto sullo Stura lungo la strada di Chivasso, vicino al bivio con la strada di Leinì: in assenza di ponti, il porto di Leinì era l'unico mezzo che permettesse di attraversare il fiume in questo tratto di Torino, grazie alle barche e ai traghetti di servizio che trasportavano i viandanti da una sponda all'altra.

A proposito dello Stura, una breve parentesi merita di essere aperta al riguardo. Per molti secoli il transito del torrente era garantito da una rete portuale, che si estendeva da ovest a est nel suo percorso torinese, sino alla confluenza con il Po. L'alveo dello Stura, infatti, era soggetto a forte divagazioneAll'epoca l'alveo seguiva un corso più tortuoso rispetto a quello odierno, con una forte tendenza alla meandrificazione e alla formazione di ghiaioni e isolotti racchiusi fra i meandri del fiume. e, di conseguenza, non era possibile erigere ponti al di sopra di esso, correndo il rischio che, con lo spostamento del corso fluviale e l'erosione del terreno, una struttura fissa quale un ponte si rendesse inutile, se non addirittura pericolante, nel lungo periodo. Nell'area di Pietra Alta, inoltre, va anche detto che lo Stura non seguiva esattamente il suo corso odierno, in quanto il fiume scorreva un po' più a nord (in prossimità del bivio fra la strada di Chivasso e quella di Leinì) e attraversava il territorio in senso obliquo, privandolo di una porzione del suo attuale perimetro.Principalmente dell'area oggi occupata dal parco Stura nord e da un tratto di corso Vercelli (fra il ponte sullo Stura e via Cuorgnè).

Per quanto riguarda l'abitato, a inizio Ottocento Pietralta contava un piccolo numero di cascine, nella fattispecie le cascine Sant'Antonio (anche nota col nome Sartoris) e la Splua (altrimenti detta Bernardi).La cascina di Sant'Antonio si trovava nel sito delle odierne torri Di Vittorio, mentre la Splua sorgeva nell'area in cui oggi vi è l'imbocco dell'autostrada per Milano. In tempi più antichi vi era poi un'altra cascina, la cosiddetta Prona, che sorgeva in prossimità del porto di Leinì; come ricorda il Grossi, tuttavia, le esondazioni dello Stura costrinsero il proprietario ad abbandonare questo sito e a ricostruire la cascina più a nord (nell'odierna Falchera), cambiandole il nome in cascina Barberina. In quell'epoca, tuttavia, la comunità locale era strettamente connessa con l'abitato più a nord (la futura borgata di Falchera) poiché, prima dell'insediamento della ferrovia, non vi era alcuna divisione fra questi due luoghi. L'affinità fra queste terre trovava conferma nella realtà amministrativa e comunitaria dell'Oltrestura torinese, che a quei tempi offriva uno scenario molto più omogeneo e coeso rispetto a quello attuale: compresa per intero nel Contado di Villaretto e Cascinette, l'area sottostava alla Parrocchia dell'Abbadia di Stura al punto che il nome dell'Abbadia divenne un toponimo generico per le terre a nord del fiume.Le mappe dell'epoca raffigurano l'intero Oltrestura usando il nome di Abbadia di Stura. A ben vedere, si tratta della scelta più logica per i criteri della toponomastica antica, tenendo presente che le parrocchie identificavano bene le comunità locali di fedeli e, in questo senso, fornivano una ripartizione razionale del territorio e del suo abitato.

Dagli sviluppi ottocenteschi alla seconda guerra mondiale Nel corso dell'Ottocento, in una fase di forti cambiamenti nell'urbanistica torinese, Pietra Alta conobbe una lenta e graduale evoluzione, realizzata pienamente solo nel secolo successivo. Si trattò in breve di uno sviluppo tanto territoriale quanto sociale, che portò alla formazione di una prima borgata rurale e al consolidarsi di una più ampia rete viaria e di trasporti.

Il territorio, innanzitutto, andò incontro a una netta definizione dei suoi confini, per via da un lato della rettifica dello Stura, il cui alveo fu spostato un po' più a sud rispetto a quello precedente,Le mappe ottocentesche mostrano chiaramente la portata di questo intervento, che con la rettifica dello Stura intendeva razionalizzare il corso del torrente, favorendo così l'antropizzazione del territorio. e dall'altro a causa della costruzione della ferrovia per Novara (l'attuale Torino-Milano), che delineò con precisione il confine nord-ovest della zona.

La rettifica del fiume, come prima conseguenza, permise di ridisegnare la strada di Chivasso, tanto a sud quanto a nord del nuovo alveo: nell'area di Pietralta la strada venne allungata parzialmente in direzione sud-ovest, nel tratto oggi compreso fra via Cuorgnè e il ponte sullo Stura, ponendo così i presupposti per la realizzazione di un ponte (in sostituzione del vecchio porto di Leinì) e regalando alla zona un nuovo spazio di insediamento.Una cartina del 1879 mostra nuovi edifici nell'allora strada provinciale di Milano (attuale corso Vercelli), per l'esattezza lungo il tratto di più recente costruzione: fra i vari fabbricati, ad esempio, vi era una cosiddetta casa del pedaggio in prossimità del fiume. La ferrovia per Novara, dal canto suo, apportò un cambiamento radicale nel paesaggio dell'Oltrestura, incidendo profondamente sugli sviluppi del luogo: il rettilineo dei binari, di fatto, compromise la continuità del territorio, sia nel lato settentrionale (in direzione della futura Falchera) sia nel tratto ad ovest della ferrovia (verso le cosiddette Basse di Stura); la frammentazione di quest'area ebbe effetti non secondari sull'insediamento della zona e sul sistema viario locale e, in ultima analisi, pose le basi per la suddivisione in quartieri dell'Oltrestura, processo consolidatosi pienamente solo nel Novecento.

In questo scenario, il borgo di Pietra Alta cominciò a prendere forma a cavallo fra il XIX e il XX secolo quando alle cascine del posto si aggiunsero le prime case rurali, seguite da un piccolo numero di esercizi commerciali. L'abitato, in assenza di una più vasta pianificazione urbanistica, si sviluppò inizialmente in modo spontaneo e all'apparenza caotico, seguendo i tracciati delle vecchie strade: diversi edifici, alcuni dei quali ancora in piedi ai giorni nostri, furono costruiti lungo le attuali via Cuorgnè e corso Vercelli (in direzione del ponte sullo Stura), ovvero lungo le due vecchie provinciali della zona; a questi edifici se ne aggiunsero altri al di sotto di corso Vercelli, per l'esattezza in strada vicinale delle Cascinette (l'odierna via Cavagnolo)Nel 1904, ad esempio, venne costruita la cascina Carnino (in via Cavagnolo 12), anche nota come la Matolda. e in alcuni vicoli più interni.In uno di questi vicoli (attualmente un interno di via Cavagnolo 12) vi è ancora oggi un comprensorio di case rurali sorto a cavallo fra i due secoli.

La fabbrica SNIA Viscosa (1925)