La XIV Triennale si focalizza sul tema del Grande Numero, e avrebbe dovuto aprire le sue porte al pubblico il 30 maggio 1968. Tuttavia, durante l'inaugurazione è stata occupata e danneggiata da operai, studenti ed artisti che volevano una direzione immediata e democratica di tutti i luoghi e le istituzioni di cultura. Per questo, l'apertura è stata posticipata al mese seguente.
Storia Personaggi coinvolti nell'organizzazione Consiglio di amministrazione: Dino Gentili (presidente); prof. Angelo Balzardi; dr. Riccardo Bauer; arch. Luigi Caccia Dominioni; avv. Maria Caldara; prof. arch. Carlo De Carli; prof. Paolo De Poli; prof. arch. Ignazio Gardella; prof. arch. Pietro Gazzola; ing. Luigi Limido; dr. Mauro Mercanti; prof. arch. Giovanni Michelucci; dr. Marcello Mochi; ing. Angelo Moro; arch. Ferdinando Reggiori; on.ing. Camillo Ripamonti; pittore Attilio Rossi; ing. Cesare Valle; prof. arch. Bruno Zevi.
Segretario dell'Ente: Tommaso Ferraris.
Revisori dei conti: dr. Gino Ceriati; dr. Gino Pancrazi; arch. Alessandro Pasquali.
Giunta esecutiva: arch. Giancarlo De Carlo; segretario dell'Ente Tommaso Ferraris; arch. Alberto Rosselli; grafico Albe Steiner; arch. Vittoriano Viganò; ing. Marcello Vittorini; arch. Marco Zanuso.
Comitato del Centro Studi Triennale: pittore Giuseppe Ajmonde; arch. Franco Berlanda; arch. Giancarlo De Carlo; arch. Eugenio Gentili Tedeschi; dr. Mario Melino; grafico Albe Steiner; arch. Marco Zanuso.
L'occupazione
La quattordicesima Triennale è stata inaugurata il giorno 30 maggio 1968. Immediatamente dopo l'inaugurazione ufficiale, l'esposizione è stata occupata da un gruppo di contestatari, i quali ne hanno impedito il regolare funzionamento fino al giorno 9 giugno. Dopo la ripulita ed il riordino, che il periodo di occupazione aveva reso necessari, la Triennale ha potuto essere effettivamente aperta al pubblico il giorno 23 giugno 1968. La forzata decurtazione del periodo di apertura ha comportato la rinuncia ai due Convegni che erano stati predisposti: su "L'artista e il grande numero" e circa "Il grande numero". Del secondo, a cui era stata assicurata una larga partecipazione internazionale, verranno, tuttavia, pubblicati le relazioni ufficiali e i contributi pervenuti per iscritto entro i termini. Si è dovuto inoltre soprassedere a due delle mostre temporanee programmate, "L'autostrada" e "Segnaletica e grafica in un centro storico", e infine ad una delle manifestazioni previste fuori sede,"Mostra del nuovo paesaggio".
Discorsi inaugurali Linee programmatiche Il tema affrontato dalla XIV Triennale è stato Il Grande Numero. Si stabilì uno spazio maggiore per gli allestimenti stranieri rispetto a quelli italiani per accentuare il carattere internazionale della manifestazione. Il Grande Numero è inteso come un problema per l'arte, l'architettura, l'urbanistica, l'artigianato, la produzione industriale. La dimensione del Grande Numero non si traduce in grandi dimensioni fisiche. Esso include le domande concettuali e operative rivolte all'architettura e alla progettazione verso un razionale controllo dei grandi fenomeni che si vengono a creare nella società e nell'ambiente. Il progetto è in grado di incanalare il cambiamento grazie a un razionale processo di analisi e sintesi.
Mostra del grande numero Rassegna del prodotto individuale ad alto livello tecnologico
Questa rassegna, ordinata da Pio Manzù in collaborazione con William Lansing Plumb e Richard Sapper, presenta prototipi di apparecchi d'avanguardia. Queste macchine assumono fascino in quanto sono state realizzate con tecniche estremamente avanzate e quindi non ancora pensate per essere prodotte su larga scala.
Le macrotrasformazioni del territorio
La sezione presa in esame è stata allestita dall'architetto Arata Isozaki in collaborazione con Kohei Sugiura per la grafica, Shomei Tomatsu per la fotografia e Toshi Ichiyanaki per le composizioni musicali. Essa si occupa di mettere in luce le trasformazioni del territorio, avvenute e in corso ed è composta da uno spazio riservato alle proiezioni e da un altro, sopraelevato, allestito con paraventi di alluminio. Questi venivano azionati direttamente dai visitatori, a mano o mediante impulsi motori che generavano suoni, rumori e musica. Oltre all'aspetto uditivo, viene stimolata anche la vista, grazie inquietanti e numerose immagini medievali e ottocentesche, accompagnate da fotografie più recenti raffiguranti la città di Nagasaki, bombardata e distrutta nel 1945. Grande importanza al fine di trasmettere al meglio il messaggio è data dall'allestimento in sé, composto da diversi spazi che si riflettono su superfici d'acciaio, dando l'idea dell'instabilità e della freneticità che sembrano caratterizzare le società più industrializzate. Prende parte alla mostra anche una macrofotografia di Hiroshima subito dopo il bombardamento, ma questa funge da schermo dove vengono proiettati i progetti di città future, a sottolineare la continua metamorfosi del nucleo urbano. Questa nuova concezione vede una città dinamica in grado di rinnovarsi continuamente.
La nuova percezione visiva dell'ambiente urbano Data la crescente urbanizzazione del paesaggio, che risulta essere un fenomeno tipico della società del Grande Numero, la si riceve con atteggiamento ottimistico. Lo scenario urbanizzato coinvolge la società e il paesaggio naturale. Il fenomeno del Grande Numero può svilupparsi senza cadere nel disordine e se si vuole dominare e dirigere il nuovo ambiente lo si deve accettare per come si sta conformandoe non contrapponendosi ad esso. La mostra occupa uno spazio di 15x23 m con due scale che dal pavimento salgono al soffitto e sporgono a sbalzo sotto il portico esterno. Tra le due scale, è collocato diagonalmente un telaio metallico a specchi. Gli specchi sono a trasparenza intermittente a seconda della luce. Sulle scale sono collocati vari oggetti della vita quotidiana: semafori, sedili di automobili, segnali luminosi, manifesti pubblicitari, frammenti di strutture, la carrozzeria di un'auto, una scala a carrello per aeroporto. I messaggi trasmessi dalle radio e dalle televisioni si rivolgono al pubblico perché secondo gli ordinatori può essere un'esperienza comune.
La piccola scala per le grandi dimensioni La sezione sottolinea l'influenza dei grandi fenomeni e gli eventi della natura che si replicano, i minimi oggetti, la produzione non seriale, l'autonomia della creazione, la libertà immaginativa, la fantasia nella civiltà del Grande Numero. In pianta è configurata a poligono irregolare, due pareti ruotate di 45 gradi formano uno spigolo che si incunea in un cerchio avente un diametro interno di 5,3 m. Dalla pianta si alzano pareti di legno a tutta altezza che formano un ambiente chiuso. Da una piccola selva artificiale di pali non quadrati si giunge alla porta d'accesso. L'interno è illuminato dalla luce artificiale, quattro pareti sono rivestite di specchi rotti i cui frammenti riflettono immagini deformate. Le poche farfalle, raccolte in una parte della sezione, come i pali esterni, richiamano a immagini non appartenenti alla società del Grande Numero.
Le proteste dei giovani e le manifestazioni degli "ufo"
Queste due sezioni, non previste dal programma iniziale dell'Esposizione, sono inserite nella quattordicesima Triennale in un secondo tempo, con l'unico scopo di documentare dei fenomeni sociali che nel 1968 erano molto diffusi.
Protesta dei giovani Gli ordinatori dell'allestimento Giancarlo De Carlo, Marco Bellocchio e Bruno Caruso hanno ritenuto opportuno giustificare questa Sezione poiché questo fenomeno di protesta manifesta l'esigenza di nuovi principi organizzativi che hanno influenza anche sull'ambiente fisico e nella progettazione architettonica e urbanistica.
L'allestimento è costituito da grandi fotografie di attualità su tutte le pareti, tra le quali emerge una sorta di “servizio” sulle proteste studentesche manifestatesi in ogni parte del mondo, il pavimento è invece un selciato stradale che ad un certo punto viene interrotto da una barricata. A parete, è affissa una dichiarazione di Rudi Dutschke:
Le manifestazione degli UFO Un'altra sezione non prevista dal programma iniziale è quella degli UFO allestita e ordinata da Carlo Bachi, Lado Binazzi, Patrizia Cammeo, Riccardo Foresi, Massimo Giovannini, Sandro Gioli, Vittorio Maschietto. Si tratta di una serie di manifestazioni pubbliche organizzate a Firenze dal gruppo degli Ufo, rappresentate attraverso grandi fotografie a parete e attraverso un manifesto affisso su un telo di plastica trasparente appeso al soffitto:
L'intervento figurativo a grande scala Le proposte di Lynn Chadwick sono esclusivamente plastiche. L'intervento della scultura dovrebbe essere incisivo per la megalopoli del futuro e quindi per i suoi edifici. Detto questo, la sezione si presenta con sculture per grandi spazi, destinate a intervenire, a scala urbana, nella modulazione della nuova città. Le sculture sono elementari, definite come figure geometriche. Esse alludono a forme di uccelli o di animali fantastici o alla sagoma di corpi spaziali. L'allestimento ha in sé materiali usati per il settore introduttivo da cui un grande pannello bianco separa la zona riservata a Chadwick, area che si conclude con una parete curva. In questo modo si crea un ampio emiciclo entro il quale sono collocate le sculture. Si tratta di 13 solidi piramidali di varie dimensioni, con le facce laterali diversamente colorate.
Trasformazione dell'ambiente fisico in una società orientata verso i problemi del grande numero Questa Sezione è dedicata all'organizzazione totale del territorio mediante interventi operativi intesi a promuovere un'armonica sintesi sociale ed un efficiente sistema produttivo. Ad occuparsene è il gruppo NER, che propone un sistema generale basato sul collegamento di due nuclei fondamentali, il “Ner” e il “Kvar”. Il Ner è un organismo che comprende abitazioni, uffici, amministrazioni; il Kvar comprende i reparti sperimentali e di ricerca, le università, i laboratori. In conclusione il gruppo NER propone di sostituire alla pianificazione attuale il sistema a nuclei Ner, di separare il centro storico dalle zone di nuova costruzione e di collocare gli Kvar vicino al centro metropolitano della città, dove confluiscono le attività produttive. L'allestimento è costituito da una sola parete che in pianta assume la forma di una spirale. Su questa parete sono esposti grafici, disegni, fotografie e visioni urbanistiche del gruppo.
Mutazioni dell'ambiente nell'epoca del grande numero Questa sezione è stata allestita dal gruppo "Archigram", composto da sei giovani architetti inglesi: Warren Chalk, Peter Cook, Dennis Crompton, David Greene, Ron Herron, Michael Webb. Il lavoro del gruppo "Archigram" nasce dall'esigenza di creare strutture urbane che si adeguino alla produzione industriale. Si tratta di una visione estremamente dinamica della città, dove gli ambienti non sono più concepiti come elementi statici, ma in movimento. L'esposizione è divisa in due parti, la prima è costituita da una rampa d'accesso, la seconda da una grande sala. La rampa è limitata da pareti in perspex e il pavimento è in laminato plastico nero. Questo punto della sezione è dedicata all'individuo singolo, per questo motivo è esposta la tuta spaziale pneumatica. Nella sala, destinata alle proposte per la città del futuro, è sospeso un grande tubo di plastica. Il tubo di plastica trasparente, detto "Milanogram", è gonfiato ad aria ed è sospeso ad una altezza di 2 m, il suo diametro è di 2,90 metri con una lunghezza di 18 m. All'interno del tubo specchi e schermi riflettono immagini proiettate da diapositive a colori, film, di effetti luminosi provenienti da apparecchi situati all'esterno e all'interno del tubo.
Progettazione e produzione di massa
Questa sezione di George Nelson ha come tema principale il “futuro dell'oggetto” ed esamina l'importanza della produzione seriale nelle moderne società industriali.