Sebatum era un centro abitato situato nella provincia romana del Norico. Esso, in base alle scoperte archeologiche, corrisponde all'attuale area del comune di San Lorenzo di Sebato, in Val Pusteria.
Toponimo
Il toponimo Sebatum deriva dal popolo che abitava la Val Pusteria, cioè il pagus dei Saevates. Essi sono testimoniati da un'iscrizioneCIL V, I, 1838 bronzea, rinvenuta a Zuglio (Iulium Carnicum), dedicata intorno al 41-54 d.C. dalla civitas Saevatum et Laiancorum al procuratore Caius Baebius Atticus, che recita: C(aio) BAEBIO P(ubli) F(ilio) CLA(udia) / ATTICO / IIVIR(o) I(ure) [D(icundo)] PRIMO PIL(o) / LEG(ionis) V MACEDONIC(ae) PRAEF(ecto) / C[I]VITATIVM MOESIAE ET/ TREBALLIA[E] [PRA]EF(ecto) [CI]VITAT(ium) / IN ALPIB(us) MARITVMIS T[R(ibuno)] MIL(itum) COH(ortis) / VIII PR(aetoriae) PRIMO PIL(o) ITER(um) PROCVRATOR(i) / TI(beri) CLAVDI CAESARIS AVG(usti) GERMANICI / IN NORICO / CIVITAS / SAEVATVM ET LAIANCORVM
Il geografo alessandrino Claudio Tolomeo (100-170 d.C.?) menziona nella sua Geografia i Σεουακες, che egli ritiene abitassero nel Norico occidentale a settentrionePtol. II, 13, 2.
Infine il toponimo è attestato nell’Itinerarium Antonini nella forma Sebato: Item ab Aquileia per compendium Veldidena m.p.m. CCXV sic: Ad Tricesimum m.p.m. XXX / Iulia Carnico m.p.m. XXX / Loncio m.p.m. XXII / Agunto m.p.m.XVIII / Littamo m.p.m. XXIII / Sebato m.p.m. XXIII / Vipiteno m.p.m. XXXIII / Veldidena m.p.m. XXXVI.
Sviluppo dell'insediamento Origini Nell'autunno del 16 a.C. il Regnum Noricum si sottomise pacificamente all'Impero romanoG. Alföldy, Noricum, London, 1974, pp. 52-56, governato allora da Ottaviano Augusto. Tale mutamento è testimoniato archeologicamente dai ritrovamenti di una moneta di Druso, di una moneta d'argento di Augusto databile al 19-16 a.C., da un'altra moneta di Augusto, da una macina rotante regolabile in basalto olivinico (importata)R. Constantini, Sebatum, «L'erma» di Bretschneider, Supplemento XII, Roma, 2002, p. 22 e da ceramica tipo Auerberg del I sec. d.C.R. Lunz, Archäologie Südtirols, Archäologisch-historische Forschungen in Tirol, 7, Calliano, 1981, p. 284-285 Nel 45 d.C. l'imperatore Claudio decise di abbandonare il rapporto clientelare che intercorreva fra l'Impero ed il Regnum Noricum e di istituire in sostituzione di quest'ultimo la provincia imperiale del Noricum, con capitale Virunum. Tale mutamento ebbe delle conseguenze anche per la civitas dei Saevates, che venne inglobata nell’Ager Aguntinum, cioè nel territorio del Municipium Claudium Aguntum. Da quel momento il processo di romanizzazione, che era consistito fino ad allora nell'assimilazione di elementi della cultura romana in quella retica locale, conobbe uno sviluppo ulteriore. A questo periodo risalgono i rifacimenti della via per compendiumR. Constantini, Sebatum, «L'erma» di Bretschneider, Supplemento XII, Roma, 2002, p. 102 ed il grande edificio del macellum, costruito con una tecnica edilizia assai accurata.
Apogeo: II secolo d.C.
Al II secolo d.C. corrisponde il periodo di massima floridezzaR. Constantini, Sebatum, «L'erma» di Bretschneider, Supplemento XII, Roma, 2002, p. 105 per il centro di Sebatum, che si arricchì di importanti edifici, come quello della mansio; quest'ultimo, che si articola in diversi ambienti, accoglieva sia le terme, come testimoniano i vani absidati con tracce di pilastrini per il riscaldamento a hypocaustum, sia una fucina, come testimonia il ritrovamento di due forme di fusione, del frammento di un crogiolo e di numerose scorie di fusione. Questo complesso e la villa rustica, gli edifici più sfarzosi, dovevano essere riccamente decorati, come testimoniano frammenti di affreschi parietali con motivi vegetali (viticci, fiori, ghirlande di foglie), di intonaci colorati, di tessere musive, di stucchi con decorazioni floreali, di soglie delle porte e di rivestimenti parietali in marmo di produzione locale o di importazione (tipico marmo rosso veronese) e come testimonia il ritrovamento, nell'ambito del complesso della villa rustica, di una piccola fontana in marmo di Racines, decorato con raffigurazioni plastiche (Eros e Psiche). Gli altri edifici a destinazione residenziale, più modesti, erano forniti quasi tutti da almeno un ambiente dotato di sistema di riscaldamento ad hypocaustum e presentavano intonaci colorati. Che Sebatum fosse un centro di rilevante importanza per i commerci lo testimoniano i ritrovamenti di terra sigillata di provenienza norditalica e gallica (bolli REGINVS FECIT, CN.D.ARICNOTI, ATTI FECIT), di lucernette di provenienza padana (bolli FORTIS, STROBILI, VIBIANI, C.DESSI, ATIMETI, LVCIVS), di frammenti di anfore, di gioielli e di un frammento di una boccetta per profumi (quest'ultima, tra l'altro, testimonia legami commerciali molto lontani). Sebatum, verso il 100 d.C., doveva essere il luogo di residenza di Tiberius Cr[-], che rivestiva la carica di duumvir del municipium di Aguntum, come testimonia la lapide fatta erigere ancora in vita per sé e per la sua famiglia.
Inizio della crisi: III secolo d.C. Agli inizi del III secolo d.C. la via per compendium, che attraversa il centro di Sebatum, fu interessata da una profonda ristrutturazioneR. Constantini, Sebatum, «L'erma» di Bretschneider, Supplemento XII, Roma, 2002, p. 110, come dimostra il miliare di Macrino e Diadumeniano, rinvenuto a Castelbadia (frazione nel comune di San Lorenzo di Sebato) e databile al 218 d.C., e come dimostrano i numerosi miliari ritrovati nella Val Pusteria (tre di Settimio Severo, uno di Gordiano III, uno di Messio Decio, uno di Caro e Carino) e nell'alta Valle Isarco (due di Settimio Severo). Nella seconda metà del III secolo d.C. Sebatum subisce la crisi che tocca l'Impero romano e le incursioni di Alamanni e di IutungiR. Lunz, Ur- und Frühgeschichte des Brixner Raums,Archäologisch-historische Forschungen in Tirol, 9, Calliano, 1994, p. 100-101; ciò è evidente rispettivamente per le tecniche costruttive povere e per i vasti strati d'incendio rinvenuti in molte strutture scavate. Alla fine del III secolo d.C., si assiste a una ripresa dell'insediamento, evidenziata dai rifacimenti e ristrutturazioni degli edifici.
Il IV secolo d.C. ed il definitivo abbandono dell'insediamento Nel IV secolo d.C. si assiste a una maggiore presenza militare romana nel territorio; ciò è comprovato dal ritrovamento di militaria quali elementi di cintura militare, una fibula a bottoni a testa di cipolla (usata dai soldati) e da una fibula a croce latina (seconda metà del IV secolo d.C.). Proprio in questo secolo si diffonde anche a Sebatum il Cristianesimo. Infatti sotto l'attuale Chiesa Parrocchiale del paese si rinvennero muri dell'abside circolare di una chiesa paleocristiana databile, in base ai ritrovamenti monetali, al IV-V secolo d.C. Dopo un altro abbandono dell'insediamento, collocabile nel V secolo d.C., l'insediamento venne nuovamente abitato fino alla seconda metà del VI secolo d.C., come testimoniato dal tesoretto di monete bizantine, risalenti al 541 d.C. Dopo tale abbandono, la popolazione abitò più stabilmente sul colle denominato Burgkofel e lasciò l'abitato in balìa delle incursioni dei FranchiR. Constantini, Sebatum, «L'erma» di Bretschneider, Supplemento XII, Roma, 2002, pp. 111-116.
Scoperte archeologiche Mansio
Nel 1906 nei fondi Savoy-Steger vennero condotti dei sondaggi esplorativi, nei quali si recuperarono numerosi frammenti di tegoloni romani e di ceramica, una moneta di Antonino Pio ed un frammento di un'ara in marmo recante i resti di un'epigrafe, I.O.M.D.O. AEMILIVS NINNVS, per la quale si propose lo scioglimento I(ovi) O(ptimo) M(aximo) D(isque) O(mnibus) AEMILIVS NINNVSK. M. Mayr, Das Juppiter Altärchen von St. Lorenzen im Pustertal, in: Der Schlern, XXVII, 1953, pp. 422-423.. Tra il 1938 ed il 1940 vengono condotti scavi regolari dalla Sovrintendenza alle Antichità delle Venezie che mettono in luce edifici di età romana che si affacciano sui due lati della strada romana. L'edificio a nord della strada, in cui si riconosce la mansio, è strutturato in diversi ambienti. Sul lato ovest, i vani a, b e c costituiscono un gruppo a sé stante; i vani a e b presentano un pavimento di ciottoli e dato il ritrovamento di due forme di fusione, del frammento di un crogiolo e di numerose scorie di fusione e la presenza di un focolare nell'ambiente a, quest'ultimo viene interpretato come una fucina. Sul lato nord, il vano d è absidato e presenta un sistema di riscaldamento a hypocaustum, del quale si possono riconoscere i tipici pilastrini e tracce del praefurnium (e). Il vano f presenta un'entrata riparata dal vento ed al centro dell'ambiente è sito un focolare; è possibile ipotizzare un uso di tale vano come cucina. Questi ambienti sono collegati al gruppo di vani ad est tramite il muro perimetrale (o). Tra il muro perimetrale e quello del vano f si trova uno scheletro, riferibile a una sepoltura molto tarda. Sul lato est, il vano absidato h è connesso al vano g, che presenta un pavimento in acciottolato. L'abside del vano i, il quale presenta tracce dei pilastrini per il riscaldamento a hypocaustum, tocca il lato meridionale del vano h. Il vano l rappresenta la continuazione del vano i, anche se da quest'ultimo è separato da un muro. Sempre di questo gruppo di ambienti fanno parte anche il vano quadrato n e, poste tra quest'ultimo vano ed il vano l, due canalette (m) che confluiscono a V. Tra i reperti rinvenuti, sono da menzionare i due frammenti di are in marmo – uno con epigrafe [V]ICT[ORIA] e l'altro con epigrafe [EX] VOT[VM] – tegoloni, frammenti di anfore, il frammento di una lucernetta con bollo FORTIS, mattoni forati, reperti in ferro ed in ceramica, monete che vanno dal II al IV secolo d.C., ventidue monete d'oro bizantine e fibule (tra cui un esemplare del tipo a croce latina, che risale alla seconda metà del IV secolo d.C.), oltre ai già citati strumenti per fabbroR. Constantini, Sebatum, «L'erma» di Bretschneider, Supplemento XII, Roma, 2002, pp. 63-66.
Villa rustica Nel 1934, nel corso di alcuni lavori stradali, nei fondi Alverà-Kostner vengono distrutte alcune strutture romane ed il materiale recuperato (quattro monete di bronzo ed il frammento di una piccola fontanaK. M. Mayr, La fontanina romana di S. Lorenzo in Pusteria, in: Archivio per l'Alto Adige, XXXIII, 1938, pp. 592-596. in marmo bianco di Racines, appartenente al gruppo tipologico delle fontes salientes) viene inviato al Museo Civico di Bolzano. Viste le evidenze archeologiche, nel 1938 viene condotto uno scavo sistematico delle strutture rimanenti. Il complesso rinvenuto nel fondo Kostner è formato da una decina di ambienti, dei quali due presentano i pilastrini per il sistema di riscaldamento a hypocaustum ed uno è absidato. Tra i reperti rinvenuti sono da menzionare una punta di giavellotto di ferro, un punteruolo di ferro con manico d'osso, anelli di bronzo, una moneta di Costantino, frammenti di intonaco colorato, frammenti di mattoni forati per hypocaustum e di tegoloni, un frammento di terracotta decorativa con capitello ionico e palmetta. A nord di questa struttura, nel fondo Alverà, si scoprono i resti di un edificio ottagonale, con corridoio laterale, che al centro presenta piccole fosse. Queste originariamente erano ricoperte di marmo e formano, con un'opportuna integrazione, una croce. I reperti scoperti comprendono lastre di marmo per rivestimento frammenti di tegoloni e placchette per porteG. Brusin, Gli scavi di S. Lorenzo di Sebato, in: Atesia Augusta, II, 4, 1940, pp. 18-20..
Mercato (Macellum)