Torrechiara è una frazione di Langhirano, in provincia di Parma.

La località dista 5,23 km dal capoluogo.

Geografia fisica

Il castello col piccolo borgo medievale è situato alla quota di 278 m s.l.m. sulla cima di una collina terrazzata, che si eleva sulla sponda sinistra della Val Parma; grazie alla sua posizione, strategica in epoca medievale, il maniero domina l'intera vallata che si allunga verso sud e la pianura che si estende a nord.

La parte bassa del paese è situata nella pianura sottostante, compresa tra la collina e il torrente Parma, più volte esondato nei secoli. tanto da distruggere agli inizi del XV la chiesa di San Lorenzo..

Origini del nome La località, nota in epoca medievale come Torcularia, Torclaria, Torclara e Torciara, poi "Torchiara" fino agli inizi del XIX secolo, deve il suo nome originario all'antica presenza di numerosi torchi per la spremitura dell'olio, prodotto con i frutti degli uliveti che all'epoca si estendevano sulle colline circostanti...... Tuttavia, già alla fine del XV secolo, dopo la costruzione del castello, alcuni scrittori iniziarono a menzionare il borgo come Turriclara, in riferimento al maniero rossiano, da cui discese il toponimo "Torrechiara", riportato a partire dal 1805 nei principali testi.

Storia Il più antico insediamento umano della zona, rinvenuto nel 1981 ai piedi della collina del castello, fu fondato dai Terramaricoli durante l'età del bronzo..

In epoca romana il territorio pianeggiante che si estendeva fino ai margini collinari di Torrechiara era suddiviso in centurie, di cui sopravvivono varie tracce nel reticolo viario.. L'intensa attività umana plasmò il rilievo di Torrechiara, originariamente molto più stretto; sui pendii fu edificata anche una villa romana estesa su più terrazzamenti, le cui tracce furono riportate alla luce nel corso di alcuni scavi archeologici eseguiti in zona.

La prima testimonianza dell'esistenza del borgo di Torclaria risale al 4 luglio 1028, quando fu nominato nell'atto di vendita di numerose terre del Parmense da parte di Ildegarda, figlia di Oddone il Salico, alla chiesa di San Pietro di Parma... Del castello originario non si hanno invece notizie antecedenti il 1259, quando il podestà di Parma ne deliberò l'abbattimento... Nel 1267 il Comune di Parma stabilì tramite statuto che non fosse possibile ricostruire alcuna struttura fortificata a Torrechiara, ma il divieto fu presto disatteso,. in quanto solo pochi anni dopo sulle rovine fu edificata dalla famiglia Scorza una casaforte, distrutta nel 1293 per volere del podestà Marco Giustiniani...

Nel 1308 Gilio Scorza accolse a Torrechiara i Lupi e i Rossi, cacciati da Parma per volere di Giberto III da Correggio;.. i ribelli ricostruirono la fortificazione, ma Giberto reagì stringendola in un lungo assedio, che si protrasse fino al raggiungimento di un accordo con Rolandino Scorza, figlio di Gilio... Nel 1313 Cabrietto Scorza, fratello di Rolandino, e Guglielmo de' Rossi si allearono e attaccarono Giberto su vari fronti;. nel corso degli scontri la fortezza di Torrechiara fu presa d'assalto e distrutta.

Tra il XIV e gli inizi del XV secolo i conti Rossi estesero notevolmente i propri domini in buona parte del Parmense, fino a controllare quasi interamente il territorio compreso tra le valli dei torrenti Parma e Baganza..

Tra il 1448.. e il 1460 sulle rovine della casaforte fu costruito un maestoso castello per volere di Pier Maria II de' Rossi,... che nel 1464 lo assegnò a Ottaviano, suo probabile figlio naturale, avuto dall'amante Bianca Pellegrini. Tuttavia, Ottaviano premorì al conte, perciò i beni a lui destinati furono assegnati all'erede principale Guido.. Pier Maria scomparve nel maniero il 1º settembre 1482, durante la rovinosa guerra dei Rossi;.. la fortezza passò a Guido, ma dopo pochi mesi il castello, posto sotto assedio da Gian Giacomo Trivulzio nel maggio del 1483, si arrese alle truppe milanesi... I principali feudi rossiani di Felino, Torrechiara e San Secondo furono assegnati a Leone Sforza, figlio minore di Ludovico il Moro, che ne divenne amministratore.. Alla morte del giovane, avvenuta nel 1496, i tre feudi passarono, per qualche tempo, alla duchessa Beatrice d'Este, sempre per donazione del marito Ludovico..

In seguito alla conquista del ducato di Milano da parte dei francesi nel 1499, il re Luigi XII investì dei manieri di San Secondo, Felino e Torrechiara Troilo I de' Rossi, figlio di Giovanni il "Diseredato", ma il conte prese possesso solo del primo, in quanto gli abitanti si opposero al suo ingresso, appoggiando invece il cugino Filippo Maria de' Rossi, figlio di Guido. Per risolvere la questione, il re assegnò Torrechiara e Felino al maresciallo Pietro di Rohan, signore di Giè... L'anno seguente Filippo Maria, alleato dei veneziani e di Ludovico il Moro, quando quest'ultimo si rimpossessò di Milano, occupò con facilità i due manieri,. ma il successivo ritorno dei francesi lo costrinse alla fuga. Luigi XII riassegnò i feudi di Felino e Torrechiara a Pietro di Rohan,. che nel 1502 li alienò al marchese Galeazzo I Pallavicino di Busseto..

I feudi di Felino e Torrechiara, unitamente a vari altri, passarono per divisione ereditaria a Pallavicino II Pallavicini, che, alla sua morte nel 1522, li lasciò all'unica figlia Luisa. Nel 1545 quest'ultima sposò in seconde nozze il conte Sforza I Sforza, figlio di Costanza Farnese, portandogli in dote le sue proprietà..

Nel 1551, durante la guerra di Parma che oppose il duca di Parma Ottavio Farnese, appoggiato dal re di Francia Enrico II, e il papa Giulio III, aizzato dal governatore di Milano Ferrante I Gonzaga, alleato dell'imperatore del Sacro Romano Impero Carlo V d'Asburgo, il Gonzaga conquistò i due manieri sforzeschi. e pose l'accampamento a Torrechiara nei pressi della badia di Santa Maria della Neve; poco tempo dopo le truppe ducali di Ottavio, cugino di Sforza, contrattaccarono vittoriosamente il castello di Torrechiara, occupato dal capitano imperiale Ascanio Comneno, ma durante gli scontri la badia fu parzialmente distrutta..

Nel 1707 il feudo fu ereditato con gli altri beni della famiglia dal duca di Onano Federico III Sforza, che dal 1673 aveva aggiunto al proprio il cognome della moglie Livia, dando origine alla famiglia Sforza Cesarini.

In seguito all'abolizione napoleonica dei diritti feudali sancita nel 1805,. Torrechiara divenne frazione del nuovo comune (o mairie) di Langhirano.

Nel 1892 fu realizzata la tranvia Parma-Langhirano, attraversando il centro del borgo inferiore di Torrechiara; per consentire il passaggio dei mezzi, fu demolita la prima campata dell'oratorio di San Rocco posto sul lato orientale di piazza Leoni.

Nel corso della seconda guerra mondiale, nel periodo dell'occupazione tedesca e della Repubblica Sociale Italiana, Torrechiara fece esperienza delle persecuzioni antiebraiche con l'arresto da parte delle SS di Armando Bachi, già generale di divisione dell'esercito italiano, e del figlio Roberto, giunti nel paese in cerca di rifugio; entrambi morirono successivamente ad Auschwitz.Condotti entrambi alle carceri di Milano, Roberto Bachi (nato nel 1929) fu deportato già il 6 dicembre 1943 e morì circa un anno dopo, nel 1944, per tubercolosi. Armando Bachi fu invece trattenuto a Milano per interrogatori. Percosso, dovette essere ricoverato. Qui rifiutò la possibilità di fuga per non lasciare solo il figlio, che credeva ancora carcerato. Fu così deportato anch'egli ad Auschwitz, dove venne ucciso all'arrivo, il 6 febbraio 1944. CDEC Digital Library. In loro memoria nel 2020 furono poste in paese due pietre d'inciampo.

Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose Badia di Santa Maria della Neve

Edificata tra il 1471 e il 1479 per volere di Pier Maria II de' Rossi sulla sponda del torrente Parma, l'abbazia fu dotata fin dalle origini di una chiesa tardo-romanica con campanile, di un chiostro rinascimentale con dormitorio e refettorio, di un giardino con orto, di un piccolo cimitero e di altri servizi destinati a circa venti monaci benedettini; dipendente dell'abbazia di San Giovanni Evangelista di Parma a partire dal 1491, fu parzialmente distrutta da un incendio durante la guerra di Parma del 1551 e ricostruita in seguito; confiscata dal governo napoleonico nel 1810 e affittata a privati, nel 1816 fu restituita ai frati dalla duchessa Maria Luigia; incamerata dal Demanio nel 1866, fu riacquistata all'asta dai benedettini nel 1870; adibita a caserma militare durante la prima guerra mondiale, cadde in declino nel secondo dopoguerra; restaurata a partire dal 1978, divenne anche sede di un laboratorio apistico utilizzato dai monaci per la produzione di creme e tisane e di una foresteria aperta agli ospiti esterni. L'abbazia si articola attorno al chiostro quadriporticato, a sud del quale è posta la chiesa. Quest'ultima, sviluppata su un impianto a navata unica affiancata da due cappelle sulla destra, presenta un'asimmetrica facciata a capanna, ornata con archetti pensili in cotto in stile gotico; l'interno è interamente ricoperto da affreschi settecenteschi, ma su una parete è conservato un dipinto tardo quattrocentesco raffigurante la Madonna in trono col Bambino, attribuito a Jacopo Loschi o Francesco Tacconi. Sul chiostro con quadriportico si affacciano vari ambienti decorati con affreschi di varie epoche, tra cui in particolare le tre sale del lato ovest, la sala degli Uccelli a nord e la sala del Capitolo a est. Nel giardino posteriore si erge, sul margine della scarpata del torrente, il Belvedere settecentesco dai tratti scenograficamente barocchi ma già linearmente neoclassici, decorato internamente con affreschi attribuiti a Pietro Rubini o Sebastiano Galeotti...

Chiesa di San Lorenzo

Costruita probabilmente nel XII secolo all'interno del primitivo castello, la cappella originaria, menzionata per la prima volta nel 1230, fu in gran parte distrutta nel 1314, insieme al maniero; ricostruita sulla riva del torrente Parma, crollò agli inizi del XV secolo a causa di una piena; riedificata nel borgo tra il 1453 e il 1458 per volere di Pier Maria II de' Rossi durante i lavori di costruzione dell'adiacente castello, fu eretta a sede parrocchiale nel 1564; sopraelevata verso la fine del XVII secolo, fu profondamente trasformata in stile barocco agli inizi del XVIII; ristrutturata tra il 1829 e il 1831 con la ricostruzione della facciata, fu restaurata nel 1941 e rinforzata strutturalmente tra il 1973 e il 1975; danneggiata dal sisma del 2008, fu consolidata tra il 2011 e il 2013. La chiesa, sviluppata su un impianto a navata unica affiancata da una cappella per lato, presenta una semplice e simmetrica facciata a capanna in pietra, affiancata sulla sinistra dal campanile; i fianchi conservano alcune tracce dell'edificio originario e di quello rossiano. All'interno l'aula intonacata, coperta da una volta a botte lunettata, è ornata con lesene doriche; le cappelle e il presbiterio absidato accolgono alcuni dipinti seicenteschi e settecenteschi, tra cui un olio eseguito da Giuseppe Peroni nel 1748....

Oratorio di San Rocco

Costruito originariamente nel 1559, l'oratorio fu riedificato tra il 1612 e il 1619; restaurato nel 1786, fu parzialmente ricostruito in stile neoromanico nel 1892, arretrando la facciata di alcuni metri per consentire la realizzazione della tranvia Parma-Langhirano. Il luogo di culto, sviluppato su un impianto a navata unica, presenta una simmetrica facciata a capanna, delimitata alle estremità da due lesene a strisce orizzontali; all'interno il presbiterio è preceduto da un arco trionfale a sesto ribassato, affiancato da due nicchie in stucco contenenti altrettante statue lignee, tra cui un San Rocco settecentesco...

Architetture militari Castello di Torrechiara, con la Camera d'Oro