Per organizzazione militare degli Etruschi si intende l'insieme delle forze che componevano gli eserciti delle principali città etrusche, comprendenti l'organizzazione delle loro unità, la loro gerarchia interna di comando, la tattica, l'armamento e la strategia, dai primi scontri con le popolazioni dell'antica Etruria fino alla definitiva sottomissione a Roma e la concessione loro della cittadinanza romana (89 a.C.).
Contesto storico
Gli Etruschi furono un popolo dell'Italia antica affermatosi in un'area denominata Etruria, corrispondente alla Toscana, all'Umbria fino al fiume Tevere e al Lazio settentrionale, con propaggini in Campania fino a Pontecagnano, in Liguria e verso la zona padana dell'Emilia-Romagna e della Lombardia, a partire dall'VIII secolo a.C.
Nella loro lingua si chiamavano Rasenna o Rasna, in greco Tyrsenoi (ionico ed attico antico: Τυρσηνοί, Türsenòi; dorico: Τυρσανοί, Türsanòi, entrambi col significato di "Tirreni" e poi "Etruschi" o "Tusci", abitanti della Τυρσηνίη, Türsenìe, "Etruria").Strabone, Geografia, V, 2,2.
La civiltà etrusca fiorì a partire dal X secolo a.C. con la cultura villanoviana e fu definitivamente inglobata nella civiltà romana, fortemente influenzata dagli Etruschi, al termine del I secolo a.C. Questo lungo processo di conquista e assimilazione culturale ebbe inizio con la data tradizionale della conquista di Veio da parte dei Romani nel 396 a.C.
Struttura unità Considerata la loro organizzazione federale di città-stato, in caso di guerra gli eserciti erano reclutati su base cittadina e richiamando alle armi i cittadini secondo ricchezza e posizione sociale: di conseguenza composizione, equipaggiamento e aspetto degli eserciti doveva quindi variare molto. Le formazioni armate comprendevano corpi di opliti, di truppe leggere e di cavalleria, ognuno con i propri equipaggiamenti e con i propri compiti.
Fanteria
"pesante": oplitica Gli opliti erano i soldati a servizio permanente: avevano un addestramento costante, sostenevano il maggior peso del combattimento, combattevano compatti ed erano armati di lancia e spada e difesi da scudo, elmo e corazza o comunque una protezione pettorale. Considerata la loro esiguità numerica, si può pensare che combattessero affiancati da guerrieri con gli stessi compiti, ma con armamento e protezioni minoriGuerrieri di II e III classe ().
"leggera" Le truppe leggere comprendevano fanti leggeri e tiratori e dovevano provocare il nemico, disturbarlo e disorganizzarlo prima dell'urto degli opliti. I fanti leggeri erano armati di giavellotto e spada e difesi da uno scudo rettangolare, indossavano l'elmo ma non usavano corazza né piastre pettorali. I tiratori potevano essere arcieri o frombolieri e potevano portare al fianco una piccola spada, pugnale o coltello per la difesa personale, ma non avevano alcuna protezione. Vanno anche ricordati gli ascieri, che operavano insieme agli opliti con il compito di tagliare le lance della formazione avversaria: essi usavano inizialmente un'ascia ad una mano nel periodo villanoviano, per poi passare a quelle a due mani ad un taglio o bipenni. La loro protezione era affidata ad un elmo e a qualche forma di protezione pettorale, piastre o corazze.
Cavalleria e carri da guerra
La cavalleria si basava sulla mobilità e aveva compiti di avanguardia ed esplorazione, di ricognizione, di scorta, nonché di inseguimento al termine della battaglia. I cavalieri usavano briglie e morsi, ma le staffe e la sella erano sconosciuti: non è quindi ipotizzabile una cavalleria "da urto" e quei cavalieri che nei reperti appaiono armati di lancia e spada, protetti da elmo, scudo e piastra pettorale dovevano essere una sorta di fanteria oplitica mobile. Gli altri cavalieri erano armati unicamente di giavellotti e non avevano alcuna protezione personale.
Il carro da guerra era sicuramente conosciuto: ne sono stati trovati esemplari in alcune tombe, potevano portare un auriga o un personaggio, ma non sappiamo se fungesse da solo mezzo di trasporto sul campo di battaglia per i capi, oppure da vero e proprio strumento di combattimento. Per i carri da guerra si può dire che, essendo utilizzati in periodi remoti, dovevano anche assurgere a compiti elementari, quali lo spostamento rapido di contingenti di armati. Questo metodo era molto utilizzato dalle popolazioni barbariche, tipico ne è l'esempio dei britanni, ma anche dalle popolazioni micenee, come attestato nei testi omerici. Questo utilizzo del carro potrebbe così essere giunta in Italia attraverso due possibili direttrici, da Nord, attraverso la migrazione di popoli celtici, o dal sud-est, attraverso la frequentazione micenea delle coste italiane. In tarda epoca si considerò l'uso del carro più come affermazione sociale che militare ed è in questa forma che i Romani lo adotteranno.
Genieri Vi erano anche dei corpi di genieri, che costruivano fortificazioni e demolivano quelle dei nemici durante gli assedi. Non a caso le prime città etrusche vennero costruite su propaggini rocciose in modo da renderle più facili alla loro difesa. Le mura che circondano la città erano solitamente costruite con grandi blocchi, tenuti insieme da staffe a secco (le cosiddette mura ciclopiche). Le porte ed i tratti più "deboli" erano invece rafforzati con torri. Altre caratteristiche di questa unità era la costruzione di città fortificate lungo la costa, contro le azioni dei pirati (es. Tarquinia, Vetulonia, Cerveteri).
Mercenari Le truppe mercenarie erano equipaggiate con armi e protezioni dei popoli di provenienza.
Flotta
Gli Etruschi si trovarono spesso a guerreggiare o a stipulare trattati di alleanza con le vicine popolazioni marittime del Mediterraneo occidentale, come Fenici, Cartaginesi e Greci della Magna Grecia. Da questi ultimi furono considerati alla stregua dei pirati, anche se in quel periodo storico la pirateria era una pratica comune nel corso di spedizioni commerciali o esplorative. Durante i conflitti con le città greche dell'Italia meridionale, essi compivano spesso atti di guerra, come se fossero vere e proprie spedizioni militari di pirateria.
Un vaso trovato a Caere, il porto di Cerveteri, rappresenta la scena di una battaglia navale agli inizi del VI secolo a.C., dove sono rappresentate due navi che si scontrano, compresi i loro armati. La nave era costituita da un podio, invenzione attribuita agli Etruschi. Da sinistra, una nave da guerra con sperone, vogatori e guerrieri si lancia a tutta la velocità contro una nave da carico, a bordo della quale troviamo un gruppo di guerrieri che sembrano pronti a respingere l'attacco. È probabile si tratti di una battaglia tra i Greci ed Etruschi. Il mare che gli Etruschi dominarono per secoli, fu il Mar Tirreno, dal latino Tyrrhenum, vale a dire "mare etrusco" (Turrēnikon Pelagos per i Greci).
Utilizzavano navi da guerra affusolate e lunghe fino a trenta metri. La forza motrice era costituite dall'azione di vogatori disposti su una o due file. Il vento veniva utilizzato, ma maniera ausiliaria, non prioritaria. Originariamente le barche erano prive di ponte, ma poi col tempo vennero dotati di questa parte dove presero posizione marinai e soldati. Venne inoltre inserito un podio sulla prua della nave. Un'altra innovazione etrusca fu lo sviluppo di come ancorare le imbarcazioni, oltre ad utilizzare per primi le trombe durante l'attacco ed il combattimento marino.
La tecnica di combattimento in mare era costituito principalmente dalla manovra di speronamento, il successo della quale dipendeva dall'abilità degli equipaggi e la forza dei rematori. L'abbordaggio tra navi era accompagnato da un fitto lancio di proiettili spesso incendiari. La tromba d'attacco spesso gettava nel terrore l'avversario, una volta eseguito l'attracco, che l'equipaggio compiva attraverso lunghe lance. Quando i contingenti di fanteria erano caricati, l'obiettivo finale era la cattura della nave e del suo carico, dopo che si era giunti alla collisione tra navi e diventava necessario un combattimento corpo a corpo.
Va infine ricordato che la navigazione nel mondo antico era molto pericolosa durante il periodo invernale, tanto che in questo periodo le operazioni navali erano normalmente interrotte.
Uomini, organizzazione e gerarchia interna
È ormai risaputo che dall'inizio del VII secolo a.C., la civiltà etrusca dell'Età del ferro dominò sull'Etruria e sulla regione a sud del Tevere, compresa l'antica città di Roma.Tito Livio, Ab Urbe condita libri, V, 33; Massimo Pallottino, The Etruscans, p. 68 Come molti altri popoli della regione, i Romani persero la loro indipendenza, e gli Etruschi, conquistata Roma, stabilirono sulla città una dittatura militare, o un regno, fornendoci così adeguate informazioni sulla loro struttura ed organizzazione militare. Con l'inizio di questa fase, l'organizzazione dell'esercito etrusco e romano andarono coincidendo. Risulta evidente che ciò che valeva per Roma antica poteva non essere totalmente coincidente con l'organizzazione militare delle altre dodici principali città etrusche.
Secondo la tradizione, fu Servio Tullio a compiere una prima riforma timocratica dei cittadini romaniFloro, Epitoma de Tito Livio bellorum omnium annorum DCC, I, 6.3. atti a prestare il servizio militare (obbligati ad armarsi a proprie spese e perciò chiamati adsiduiEmilio Gabba, Esercito e società nella tarda Repubblica romana, p. 2.), suddividendoli in cinque classi (sei se consideriamo anche quella dei proletariiDionigi d'Alicarnasso, Antiquitates Romanae, 4, 18, 1-3.) sulla base del censo,Tito Livio, Ab Urbe condita libri, I, 42.Dionigi d'Alicarnasso, Antiquitates Romanae, 4, 19, 1-2. a loro volta ordinati in ulteriori quattro categorie: i seniores (maggiori di 46 anni: anziani) e gli iuniores (tra 17 e 46 anni: giovani), ovvero coloro che rientravano nelle liste degli abili a combattere; i pueri (di età inferiore ai 17 anni: i fanciulli) e gli infantes (di età inferiore agli 8 anni: i bambini) non ancora in età per prestare il servizio militare.Gellio, Noctes Atticae, 10, 28, 1. In questo nuovo sistema la prima classe, la più facoltosa, poteva permettersi l'equipaggiamento completo da legionario, mentre quelle inferiori avevano armamenti via via più leggeri, e dove le prime tre costituivano la fanteria pesante e le ultime due quella leggera:
Dopo aver così organizzato la fanteria, Servio Tullio passò alla cavalleria, dove reclutò altre 12 centurie di equites dal fiore dell'aristocrazia cittadina, alle 6 già presenti, formate da Tarquinio Prisco:Festo, De verborum significatu, sex suffragia(452).Cicerone, De re pubblica, 2, 22, 39-40. in totale 18 centurie.Livio, Ab urbe condita libri I, 43.
In sostanza l'esercito serviano contava 1.800 cavalieri e 17.000 fanti potenzialmente atti alle armi (suddivisi in cinque classi ed in 170 centurie) oltre ad alcune unità speciali per un totale di 193 centurie. Si trattava di due compagini legionarie, una utilizzata per difendere la città e l'altra per compiere campagne militari esterne.. Qui di seguito una tabella riassuntiva, relativa alla fase etrusca di Roma antica: Classe censuariaN. centurieStima dei beni di proprietàI classe40 centurie di iuniores + 40 centurie di seniorespiù di 100.000 assi2 centurie di fabri18 centurie di equespiù di 100.000 assiII classe10 centurie di iuniores + 10 centirie di senioresda 100.000 a 75.000 assiIII classe10 centurie di iuniores + 10 centirie di senioresda 75.000 a 50.000 assiIV classe10 centurie di iuniores + 10 centirie di senioresda 50.000 a 25.000 assiV classe15 centurie di iuniores + 15 centirie di senioresda 25.000 a 11.000 assi1 centuria di tubicines + 1 centiria di cornicinesVI classe1 centuriameno di 11.000 assiTOTALE193 centurie
Tattica ed armamento Armamento