La psicoterapia umanistica è una forma di psicoterapia che si è sviluppata negli anni sessanta grazie all'iniziativa di Abraham Maslow che riunì un gruppo di psicologi fondando l'Associazione di Psicologia Umanistica. Un altro contributore importante è stato anche Carl Rogers.

Descrizione

Maslow definì la nascente corrente psicologica come “la terza forza”, per sottolineare come essa si ponesse oltre i limiti deterministici delle due principali scuole allora dominanti: la psicologia dinamica e quella comportamentale. Questo nuovo orientamento si ispirava all’umanesimo e all’esistenzialismo. Dal primo riprendeva la volontà di restituire centralità all’uomo contro visioni rigide e totalizzanti; dal secondo, l’insofferenza verso un pensiero teorico distante dalla vita reale, e l’attenzione al rapporto concreto tra l’individuo e il proprio mondo, alla sua modalità unica e irripetibile di esistere.

La terza forza attribuiva grande valore alla capacità dell’uomo di affrontare i propri conflitti, scegliere e decidere: facoltà viste come strumenti essenziali per reagire al senso di impotenza e solitudine che spesso accompagna l’esistenza. Per questo il movimento mirava a oltrepassare la teoria fine a se stessa, soprattutto quando incapace di offrire un sostegno autentico all’esperienza concreta.

Gli psicologi umanisti concentravano l’attenzione sul vissuto personale e sul significato che l’individuo attribuisce alle proprie esperienze, privilegiando una realtà soggettiva piuttosto che presunte verità assolute. Studiare persone capaci di una vita piena e vitale permetteva di comprendere come creatività, autodeterminazione e desiderio di autorealizzazione siano qualità umane da valorizzare per favorire il benessere.

Maslow sosteneva che l’uomo non fosse dominato unicamente da pressioni ambientali o istintuali, ma guidato da una spinta interiore verso l’autorealizzazione. Dotato di volontà e capacità di autovalutazione, l’individuo è in grado di orientare la propria crescita attraverso scelte consapevoli. Per questo, lo studio del divenire umano (il processo che porta l’individuo a crescere) rappresenta il modo migliore per comprendere come egli possa soddisfare la propria tendenza naturale allo sviluppo. Ne deriva una visione opposta al determinismo delle precedenti scuole psicologiche, in cui l’uomo appariva privo di potere di fronte a istinti o ambiente.

In questa prospettiva, l’essere umano è considerato “sano” quando partecipa attivamente al proprio processo evolutivo, guidato dai bisogni che riconosce e dalle scelte con cui cerca di soddisfarli. Poiché nessuno può conoscere l’individuo meglio di sé stesso, cambia anche il ruolo del terapeuta: nella psicologia umanistica, la relazione diventa un incontro autentico “Io-Tu”, in cui il terapeuta non è più un osservatore distaccato, ma un compagno di esplorazione. Attraverso questa relazione significativa, la persona è incoraggiata a chiarire il proprio vissuto e a prendere decisioni più consapevoli.

Note

Voci correlate Psicologia umanistica

Categoria:Psicoterapia