Questa voce raccoglie le informazioni riguardanti i colori e simboli dell'Associazione Calcistica Perugia Calcio.
L'omonima società calcistica di Perugia, fin dai primi anni 20 del XX secolo, utilizza come colori sociali il rosso e il bianco, gli stessi già propri del capoluogo umbro; dall'araldica cittadina è mutuato anche il simbolo del club, un grifone in posizione rampante che fa sfoggio di sé sulle maglie e nello stemma della squadra.
Divisa
Prima divisa
L'equipaggiamento calcistico utilizzato dal Perugia nelle sue partite casalinghe è tradizionalmente costituito da maglia rossa, pantaloncini bianchi e calzettoni rossi;. tale scelta è mutuata dall'araldica cittadina, in quanto il bianco e il rosso sono i colori comunali del capoluogo umbro. Talvolta la maglietta può presentare colletto e bordini delle maniche, o altri inserti, in bianco; stessi dettagli a contrasto si possono ravvisare su pantaloncini e calzettoni.
Storia Non vi è certezza su quale siano stati i colori sociali della prima società calcistica di Perugia, la Braccio Fortebraccio. Probabile che la compagine sfoggiasse nel 1901 una divisa composta da una maglia a righe verticali bianche e nere, abbinata a pantaloncini e calzettoni di colore nero o bianco (era questo l'accostamento cromatico maggiormente in voga tra i club italiani agli albori della disciplina), e che rimase tale anche dopo la fusione con la Libertas nel 1905 e la conseguente nascita dellAssociazione Calcio Perugia. Un primo riscontro certo di queste casacche si ha solo nel 1910, quando avvenne la fuoriuscita di alcuni dissidenti dal Perugia;. la nuova Società Sportiva Libertas che nacque dalla scissione vestiva proprio tale completo, ovvero maglia bianconera, pantaloncini neri o bianchi, e calzettoni anch'essi neri..
Durante il primo dopoguerra, con il reintegro dei soci della Società Sportiva Libertas e un primo cambio di denominazione del club in Società Sportiva Perugia, la squadra acquisì in pianta stabile i colori sociali oggi noti, ovvero il rosso e il bianco – gli stessi del comune perugino – da cui il soprannome di "biancorossi";. tuttavia è curioso notare come, forse a causa della particolare gradazione di rosso adottata, fino alla prima metà degli anni 70 non era infrequente che la stampa sportiva utilizzasse l'aggettivazione «granata» per identificare il sodalizio.
Nella storia della compagine umbra poche sono state le significative variazioni riscontrate nella fattura della maglia, la più importante delle quali si verificò negli anni 20 quando la squadra disputò diverse stagioni indossando una casacca a righe verticali biancorosse. Tra le altre, nel campionato 1968-1969 furono talvolta utilizzati dei calzettoni di colore nero con risvolti biancorossi;. per la stagione 1991-1992 venne introdotta un'insolita maglia trinciata biancorossa, tuttavia mal digerita dalla tifoseria e per questo soppiantata già nella prima parte dell'annata da un modello più tradizionale; infine la divisa della stagione 1998-1999 – rimasta tra le più iconiche nella Serie A del decennio – presentava un grande grifone sul busto oltreché la manica sinistra lasciata completamente bianca..
Il completo biancorosso, fatte salve le piccole modifiche e variazioni da una stagione all'altra, è la classica divisa da gioco con cui il club perugino scende in campo. Tuttavia, non è affatto infrequente vedere la squadra giocare partite con una casacca monocromatica, cioè coi pantaloncini bianchi soppiantati da quelli rossi: in alcune stagioni, soprattutto a cavallo degli anni 80 e 90, questo abbinamento all red è divenuto quello fisso della prima divisa ufficiale – l'ultima volta nel 1996-1997, quando peraltro la maglia presentava una particolare trama verticale tono su tono. Sempre in questo periodo, inizia ciclicamente a essere inserito nel design delle casacche un grande grifone nella parte bassa della maglia, a mo' di stampa serigrafica.
Nella storia del club, la divisa per antonomasia rimane quella del Perugia dei miracoli della stagione 1978-1979, caratterizzata da un colletto con scollo a V e bordini delle maniche, entrambi bianchi e ornati da sottili righe rosse a contrasto. Gli ottimi risultati sportivi raggiunti dal Perugia con quella casacca, i migliori della storia dei grifoni, hanno fatto sì che questa maglia di fine anni 70 rimanesse nell'immaginario collettivo dei tifosi, tanto che nei decenni successivi la società biancorossa l'ha spesso riproposta come divisa-speciale in occasione di importanti sfide e celebrazioni; nel 2012, la rivista italiana Guerin Sportivo ha inoltre classificato questa maglietta al 94º posto tra le 100 più belle di sempre nella storia del calcio.
L'uniforme del Perugia dei miracoli è inoltre ricordata per essere stata la prima ad aver sfoggiato il logo del fornitore, la Umbro, dopo che nei mesi finali del 1978 era avvenuta una prima liberalizzazione degli sponsor tecnici nel panorama calcistico nazionale.
Nello stesso ambito, la maglietta della stagione 1979-1980 è rimasta nella storia del football italiano, in quanto fu la prima a recare sul petto una sponsorizzazione commerciale, col Pastificio Ponte, in anticipo di un paio d'anni rispetto all'apertura ufficiale della Federcalcio verso queste pratiche pubblicitarie; anche se – per raggirare l'ancora vigente divieto federale – il tutto venne "mascherato" come una fornitura tecnica, de facto si trattò dell'esordio assoluto di uno sponsor di maglia sui campi da calcio tricolori..
Tornando alla mera fattura delle casacche, per via del loro stile ricercato risultano degne di nota anche quella fornita da Torello Sport nella stagione 1985-1986 – una delle prime a sfoggiare personalizzazioni che seguivano le mode dell'epoca –, che presentava per la prima volta due pali verticali bianchi sul lato destro del petto e lungo la rispettiva manica – anche questa, come quella del 1991-1992, non incontrò i favori del pubblico e fu in breve rimpiazzata da una più sobria –; quella marchiata Ellesse nel 1994-1995, che riproponeva un dettaglio vintage come il colletto chiuso da laccetti, abbinato a un'innovazione del periodo come lo sfumato nella parte bassa del petto; la maglia disegnata da Galex per l'annata 1997-1998, con dei grandi inserti bianchi sulla parte superiore delle maniche – al cui interno erano inserite le diciture 1905 e PERUGIA –; per concludere con quella proposta da Frankie Garage Sport per il 2012-2013, caratterizzata da una grande croce bianca sdoppiata, che partiva dallo stemma del club e si dipanava lungo tutto il petto.
Evoluzione
Seconda divisa
Vista la predominanza del colore rosso nel completo casalingo, la divisa da trasferta è invece tradizionalmente a tinte invertite, cioè con maglia bianca, pantaloncini rossi o anche loro bianchi, e calzettoni indifferentemente bianchi o rossi a seconda delle esigenze. Da notare come, nello specifico degli anni 90, siano state ciclicamente proposte alcune sperimentazioni cromatiche anche per la seconda casacca perugina, che in alcune stagioni ha visto il classico bianco soppiantato da tinte come il blu o il grigio.
Storia Per tutti i primi novant'anni di storia del Perugia, le varie seconde maglie che si sono succedute nel corso delle stagioni, si limitarono a riproporre il negativo della prima divisa; poche furono le soluzioni prettamente originali, tra cui spiccò la casacca di primi anni 30, bianca con fascia orizzontale rossa sul petto. Merita inoltre menzione il caso della Grifo Perugia, società satellite fondata negli anni 50 dal futuro presidente perugino Lino Spagnoli, che diverrà in quel decennio un serbatoio giovanile per la prima squadra biancorossa: questo sodalizio vestì, tra le altre, una caratteristica maglia sbarrata abbinata a calzettoni fasciati..
Fatto sta che, in casa perugina, la preferenza del bianco per le mute di cortesia rimarrà pressoché invariata fino alla seconda metà degli anni 90, con poche variazioni degne di nota: tra queste, la maglia del 1991-1992 che riproduceva sul petto la silhouette del grifone già propria della controversa prima divisa, generando una sorta di template sbarrato,. e quella del 1995-1996 adornata da varie e sottili righe a contrasto, soprattutto sulle maniche e nella parte bassa della maglia.
Da qui in avanti, per un triennio si assistette a una deciso cambio di tendenza per quanto concerne i colori, mentre i vari template di base rimasero identici a quelli delle magliette casalinghe: la stagione 1996-1997, quella del ritorno in Serie A dopo quindici anni, fu l'occasione per il debutto di un'insolita completo da trasferta in grigio chiaro, con una rigatura verticale tono su tono, unita a colletto e bordature rosse; questo colore durò lo spazio di una sola annata, dato che per il 1997-1998 venne approntata una seconda uniforme blu notte scuro, con inserti rispettivamente in bianco e cobalto; per finire, il campionato 1998-1999 vide l'utilizzo di una casacca da trasferta con gradazione principale il cobalto – che manteneva come caratterizzazione la manica sinistra bianca già propria della prima maglia, ma a differenza di quest'ultima sfoggiava dettagli in arancione.
La stagione 1999-2000 segnò la fine di tutte queste brevi innovazioni e sperimentazioni, col ritorno al classico bianco come colorazione dominante per seconda divisa del Perugia.
Evoluzione
Terza divisa
Nel corso della sua centenaria storia, oltre alle canoniche prime due casacche sopracitate, il Perugia ha utilizzato in maniera minore come uniformi di riserva anche delle terze divise, solitamente realizzate con il compito di staccarsi cromaticamente dal rosso e dal bianco proprio dei completi casalinghi e da trasferta. In questo caso, il colore maggiormente utilizzato per maglia, pantaloncini e calzettoni è stato il blu, in tutte le sue più varie gradazioni, ma non sono mancati ricorsi a tonalità come il giallo o il nero.
Inizialmente realizzata per mere necessità "sportive", col tempo la terza divisa ha perso la sua caratterizzazione originaria e – dai primi anni 90 in poi – ha visto giustificata la sua creazione, il più delle volte, prettamente per ragioni di merchandising e collezionismo, sbizzarrendosi quindi con le più disparate soluzioni cromatiche e di design.
Storia
Un primo excursus perugino nell'ambito delle terze divise si ebbe già nella prima metà degli anni 60, quando la squadra sfoggio occasionalmente una divisa azzurra recante una sbarra biancorossa sul petto. È tuttavia sul finire degli anni 70 che il Perugia diventa una delle prime squadre italiane a proporre nel suo ventaglio di opzioni, stavolta stabilmente, una terza divisa. La creazione di un tale completo – il cui utilizzo in campo era all'epoca ancora molto raro e limitato – si rese necessario nell'eventualità di trasferte contro altre formazioni biancorosse, dato che in tali circostanze il club perugino aveva fin lì utilizzato, sia per la prima che per la seconda casacca, pressoché i suoi stessi colori sociali, ovvero il bianco e il rosso.
Sino alla fine degli anni 80 la canonica terza uniforme perugina si limitò a un totale completo blu che, per quanto concerneva il template di base, riprendeva in toto lo schema delle altre divise stagionali, il più delle volte con colletto e bordini in bianco; l'annata 1984-1985 fu una delle poche in cui si segnalarono delle eccezioni, con la novità del colore rosso su alcuni dettagli.