I Conti di San Martino Gusnago, come i conti di Casaloldo, di Montichiari, di Asola, di Mosio, di Marcaria, di Redondesco, sono una famiglia che si afferma alla metà del XII secolo, discesa dalle stirpi dei cosiddetti conti di Sabbioneta e dei conti Arduini di Parma, chiamate nel loro insieme Ugonidi.CONTI in VIGNOLI 2009; ODORICI 1854-58, vol. IV-VI; NAVARRINI 1991. Ognuna delle famiglie citate per distinguersi prende il nome dal feudo sede della sua residenza o dei suoi principali interessi, pur rimanendo in possesso comune e porzionario del comitatus.FE' D'OSTIANI 1899; MENANT 1994.

Provenienza Gli studiosi non sono concordi su quale sia la località da cui questi nobili, appartenenti alla potente stirpe feudale dei conti Ugonidi, presero il nome: il dubbio è tra San Martino dall'Argine, per cui propendono Fè d'Ostiani e, con qualche riserva, Tonini,FE' D'OSTIANI 1899, pagg. 16-21; TONINI 2003, pagg. 28, 30- 31. e San Martino Gusnago, indicato da Vaini e Castagna-Predari.VAINI 1986, pagg. 145-146; CASTAGNA PREDARI 1991-93, vol. II, pag. 205, vol. III, pag. 58.

A San Martino dall'Argine, tuttavia, non sono mai registrati possedimenti dei conti rurali bresciani cui appartengono anche i San Martino, né dei conti di Sabbioneta o di Parma, loro ascendenti, mentre a San Martino Gusnago sì.

In effetti sono numerosi gli elementi che conducono verso San Martino Gusnago: la presenza in questo luogo di beni appartenenti ai conti del Seprio, probabilmente aventi una comune origine con i conti rurali brescianiCONTI in VIGNOLI 2009, pp. 15-16; BACCHI in TOGLIANI 2007., nonché di possedimenti degli ascendenti dei conti di Sabbioneta, come risulta dall'atto di donazione del 1033 di Adelberto marchese e di Adelaide contessa.

Inoltre, Gusnago compare incluso tra le località sedi di diritti della contessa Matilde di Desenzano, moglie di Ugo III di Sabbioneta, e nelle sue vicinanze si situano proprietà dei conti Abate, pure di Sabbioneta, e Vizolo I dei Longhi.ODORICI 1854-58, voll. IV-V; CONTI in VIGNOLI 2009, pp. 16-17, 30.

Infine, si sa con certezza che nei pressi di San Martino in Gusnago erano presenti nel XIII secolo, proprio quei conti rurali, derivati dalle famiglie comitali appena ricordate, chiamati di San Martino.Ecco l'elenco dei documenti: anno 961, Nantelmo conte di Seprio vende ad Attone conte di Lecco 100 iugeri in vico et fundo Gosenagio; anno 1033, i coniugi Adelberto marchese obertengo e Adelaide contessa, figlia di Bosone I degli Ugonidi, donano parte dei loro numerosi fondi per la costruzione del monastero di Santa Maria Assunta di Castione Marchesi, tra cui beni in San Martino in Gonsenago; anno 1107, la contessa Matilde da Treviso, vedova di Ugo conte di Desenzano-Sabbioneta, nel suo testamento dona al monastero di San Tommaso di Acquanegra sul Chiese molti suoi beni, tra cui Gausegnano; anno 1132, il conte Abate di Sabbioneta dona alla cattedrale di Mantova alcuni beni situati in loco qui dicitur Gausenago, aventi tra i confinanti le proprietà del conte Vizolo; anno 1295, i conti di San Martino possiedono a San Martino Gusnago la “selva corta”. VAINI 1986, pagg. 145-146; VIGNOLI 2000, pp. 35-41.

Si tratta di una nutrita serie di indizi di importanza tutt'altro che secondaria che, insieme, potrebbero costituire un argomento decisivo per sostenere che la località di origine dei conti di San Martino fu proprio Gusnago, e non San Martino dall'Argine.

A porre fine al dubbio in senso favorevole a Gusnago potrebbe essere un documento datato 1229, 19 dicembre, Mantova, in cui i conti Girardo e Guelfo sono chiamati de Sancto Martino in Gosenagho.REGISTRO DELLA MENSA VESCOVILE 2004, n. 22, pag. 46: "de Sancto Martino in Gonsenago. Die XIII exeunte dicembri (…) Ibique dominus Pellizarius, Dei gratia Mantuanus episcopus, investivit, secundum bonum usum regni, dominum Martinum et dominum Bonifacium comites, recipientes vice et nomine heredum dominorum comitorum Girardi et Wuelfi de Sancto Martino in Gosenagho, de suo recto feudo et spetialiter de omni eo quod continetur in quodam publico instrumento per manum magistri Raymondi confecto, pro quo eidem domino episcopo iuraverunt fidelitatem contra omnem personam et omnes raciones (episcopatus manutenere), spetialiter in loco ubi est dictum feudum, et omnes (eius) credencias (privatas habebit)".

Origini I conti di San Martino, nei loro membri Guelfo, Azzone, Corrado, sono citati per la prima volta nel 1174, sembra in opposizione ai conti di Lomello, e poi nel 1182, nella controversia tra di loro, rappresentati dal conte Girardo di S. Martino e associati ai conti Longhi, e il monastero di Leno per alcune proprietà tra Fiesse ed Asola. Qui Longhi e San Martino compaiono già ben individuati e distinti nei loro membri e nei loro rappresentanti, anche se alleati per difendere interessi in comune, provenienti probabilmente dal medesimo patrimonio, quello dei conti di Sabbioneta, contro un rivale comune. Tuttavia, più avanti nella storia, non mancheranno di essere descritti come nemici: nel processo dei conti di Montichiari del 1228 si dice che questi ultimi ebbero al loro servizio gli uomini e il Comune di Montichiari, i quali tutti insieme militavano nella terra di Gazzuolo ( o Gazzuoli di Asola) contro i conti di S. MartinoBONAGLIA 1991, pagg. 241, 251..

I nomi di questi conti si trovano di nuovo nell'atto di compravendita fra il comune di Brescia ed i conti di Lomello, del 23 marzo 1180, in cui questi ultimi parlano di Gerardo, Guelfo, Corrado, ed Azzone Bletone, Comites qui nuncupantur de S. Martino.I conti Lomelli vendono al Comune di Brescia le loro feudalità dall'Oglio al Mincio. Anno 1180, 1º marzo e 23 marzo: Liber Potheris 1899, coll. 25-30; ODORICI 1854-58, vol. VI, doc. CLI, pagg. 38-44: Liber Potheris Brixie, c. 4: 1180, 1 martii. Venditio facta per comitem Rufinum de Lomello de eo quod habebat in terra Mariane, Mosii, Retholdesci. Actum in loco Comezani; c. 5: 1180, 23 martii. Instrum. solutionis facte pro Comune Brixie comiti Ruphino de Lomello. Actum in terrat. Confluentie episc. Vercellensi etc.; c. 6: 1180, IX ex. martii. Absolutio fidelitatis facta per comitem Ruphinum de Vassallis qui erant inter Alleam et Mentium. Actum in loco Confluentie.

Tanti storici accennano ai conti di San Martino, ma divergono sulle loro possibili provenienze e ascendenze. Il Wustenfeld e l'Odorici, seguendo le loro premesse, fanno derivare anche questi conti da quelli di Sabbioneta e Desenzano, ma da un ramo collaterale alla contessa Matilde e quindi da essa non direttamente discendenti.ODORICI 1854-58, voll. IV-V. Navarrini, quando fa discendere i San Martino dalla stirpe dei conti Ugonidi, in sostanza conferma l'ipotesi dell'Odorici.LIBER PRIVILEGIORUM 1988, Introduzione. Il Volta afferma che i San Martino discendevano da un conte Gransedonio di S. Martino, che nel 1110 combatté come capo fazione in Mantova contro Rufino Zanicalli e suoi aderenti.VOLTA 1807; VISI 1976, pagg. 195-197. Fè d'Ostiani però si dichiara giustamente scettico al riguardo, in quanto la “cronaca di Ardicio Aimoni” su cui si fonda il Volta, e seguita anche da Odorici, è ritenuta da molti critici come falsa, o per lo meno interpolata.TONINI 2003, pagg. 31-33, con cartina in cui è ricostruito il comitato del casato del Conte Ugone; ODORICI 1854-58, vol. IV.

Secondo Fè d'Ostiani i conti di San Martino, per il fatto che sono gli unici tra i conti rurali bresciani nominati dai conti di Lomello nel contratto di vendita di cui sopra, apparterrebbero ad uno dei rami degli stessi conti lomellini.

Tuttavia, nella sua proposta commette un errore, quando afferma che i conti di San Martino furono chiamati dai Lomello, ad esclusione degli altri conti che condividevano i loro beni in modo proporzionale, ad essere mallevadori dell'atto di compravendita con Brescia.FE D'OSTIANI 1899. In realtà, in quel documento i San Martino sono bensì chiamati in causa, ma in chiara opposizione ai Lomello, in quanto questi ultimi dichiarano che difenderanno la vendita fatta a Brescia dalle future possibili pretese e rivendicazioni su di essa di tutti i conti chiamati di San Martino. Come garante del contratto compare invece un altro conte rurale bresciano, ovvero Vizolo di Asola, menzionato come testimone che ha apposto la sua firma in calce al documento.

Nonostante questa svista dello storico bresciano, la parentela tra le due stirpi comitali dei Lomello e dei San Martino rimane in piedi.

È possibile concludere che tra i conti rurali di origine bresciana, ma passati poi a gravitare anche e soprattutto sul territorio e nella città di Mantova, vi sono i conti di S. Martino, che probabilmente erano in origine imparentati e legati con gli Ugoni – con comuni ascendenti -, ma che ben presto – grossomodo dalla metà del XII secolo in poi - formarono un gruppo consortile a parte, che, visto il loro nome, doveva avere il centro dei suoi interessi a San Martino Gusnago e altri centri come Asola, Redondesco, Mosio, Mariana Mantovana, Marcaria, già possedimenti dei Longhi: infatti i S. Martino erano condomini dei conti Longhi in queste terre, essendo una stessa località ripartita in più porzioni assegnate a famiglie diverse.

Tra queste figurano anche i conti palatini di Lomello; questi però, discesi da Vifredo VI conte di Piacenza, ma della stessa famiglia dei Sabbioneta, avevano sede in Lomellina, e quindi troppo lontano da Mantova, Brescia e Cremona per avere al centro dei loro interessi questi beni e per entrare nell'orbita di queste cittàCONTI in VIGNOLI 2009, pag. 35..

Il fatto che le proprietà di almeno tre famiglie convivessero in uno stesso territorio, denuncia che queste tre casate di conti rurali sono discese dagli stessi progenitori e provengono da un'unica famiglia, quella dei conti di Sabbioneta, perché tutte e tre ne hanno ereditato i feudi in modo porzionario e indipendente, costituendo patrimoni divisi anche se spesso attigui, oltre che notevolmente frammentati in molte zone, proprio a causa della presenza di almeno tre famiglie diverse sulle stessa areaFE' D'OSTIANI 1899; TONINI 2003..Oltre ad avere feudi in comune con Longhi e Lomello, i conti di S. Martino, visto il loro nome, dovrebbero essere presenti in particolare nella zona intorno alla località eponima, appunto S. Martino Gusnago.

Storia I conti di San Martino, insieme con altri loro parenti, i conti Ugoni-Longhi, compaiono ancora in una controversia con la Badia leonense, nel 1182, per alcuni terreni posti tra Asola e Fiesse.BONAGLIA 1991, pp. 22, 165.

Il 16 aprile, a Fiesse, l'abate di San Benedetto di Leno e i comites - in particolare Azzo a nome anche di Ugo, Guglielmo, Gualfredo, Pizzo, Gerardo Narisius e Guizolo, e a sua volta Girardo de Sancto Martino anche a nome di Guelfo, Azzo e il fratello di Azzo, nonché per Corrado, il quale si è anche impegnato a giurare personalmente entro il termine stabilito – giurano di attenersi all'arbitrato di Atto da Pralboino e di Agostino avvocato nella controversia per Magazzano, per la selva e per lo spineto.

Nel 1183, il 15 maggio, a Fontanella Grazioli di Casalromano viene emessa la sentenza. Nella controversia tra Gonterio, abate di Leno, da una parte, e dall'altra i comites Girardo de Sancto Martino e Azzone, anche come procuratori di Ugo, Guglielmo, Girardo, Narisio, Guizzolo, Gualfredo, Pizzo, Guelfo, Corrado, Azzone Blethonus e suo fratello, dall'altra, circa il possesso della metà dello spineto verso oriente, dalla quale l'abate diceva di essere stato espulso dalla controparte con la forza, mentre i predetti conti affermavano di averla posseduta a buon diritto da lunghissimo tempo, Attone da Pralboino e Agostino figlio del fu Susalla, insieme col loro assessore Desiderio, condannano la controparte a restituire i beni contesi all'abate, fatti salvi eventuali diritti del conte Guifredo Brachiumferri e di Ziliolo Decordati.