La rivolta di Mitilene è il nome dato al tentativo, da parte di Mitilene, di unificare l'isola di Lesbo sotto il suo controllo, ribellandosi all'impero ateniese. Nel 428 a.C. il governo di Mitilene pianificò una ribellione coordinata con Sparta, con la Beozia e con alcune altre poleis dell'isola, cominciando a fortificare la città e accumulando viveri per resistere a una guerra prolungata. Questi preparativi furono interrotti dalla flotta ateniese, che era stata avvertita del complotto, e gli abitanti di Mitilene inviarono un rappresentante ad Atene per discutere di una soluzione, ma contemporaneamente ne inviarono anche uno a Sparta, chiedendo rinforzi.
Il tentativo di raggiungere un accordo con Atene non ebbe successo, poiché gli Ateniesi non erano disposti a consentire che la città di Metimna, loro fedele alleata, venisse presa da Mitilene; quindi bloccò quest'ultima con la sua flotta. Sparta, anche se accettò di inviare il supporto e preparò una flotta, fu intimidita da una dimostrazione ateniese di forza e non agì fino al 428 a.C.
A seguito della resa degli abitanti di Mitilene, ebbe luogo ad Atene un acceso dibattito sulla sorte dei ribelli: la fazione più radicale, capeggiata da Cleone, sostenne la necessità di condannare a morte tutta la popolazione maschile e di ridurre in schiavitù donne e bambini; altri, tra cui Diodoto, figlio di Eucrate, sostenevano che solo i soggetti più compromessi dovessero essere messi a morte. L'Ecclesia vacillò: il primo giorno decretò l'uccisione in massa, in seguito ritrattò l'ordine e accolse la proposta di Diodoto. In conclusione, dell'intera popolazione furono giustiziate persone; numero che, comunque, diversi storiografi ritengono esagerato e dovuto ad un fraintendimento dei copisti.
Preludio Se non diversamente specificato i dati provengono da Tucidide, "Guerra del Peloponneso", III, 2.
La città di Mitilene, membro della Lega di Delo, era governata da una élite di tipo oligarchico più vicina alla conservatrice Sparta che ad Atene e difatti, al momento dello scoppio della guerra del Peloponneso, nel 430 a.C., aveva inviato ambasciatori presso gli spartani chiedendo l'ammissione alla Lega del Peloponneso. Sparta, tuttavia, ritenendo di non essere in grado di sostenere militarmente la città, decise di declinare l'offerta.
Due anni dopo, i leader di Mitilene ritennero che i tempi erano ormai maturi per una ribellione ed ottennero l'appoggio della Beozia e di Sparta stessa allo scopo non soltanto di affrancarsi dal regime di Atene ma anche di sottomettere a Mitilene le altre poleis dell'isola di Lesbo in modo da creare un'unità politica più salda (principale timore degli Ateniesi che, in effetti, tendevano a praticare una politica di "divide et impera")..
Tali propositi, inoltre, sembravano ulteriormente avvantaggiati dal fatto che, a differenza delle altre città appartenenti alla Lega di Delo, Mitilene aveva conservato la propria flotta militare e temeva che, con l'acuirsi degli scontri, Atene potesse imporre alla città il pagamento di un tributo..
Dunque, i Mitilenensi iniziarono a rafforzare le fortificazioni, a raccogliere risorse e a reclutare mercenari ma, prima che tali preparativi fossero completati, diversi abitanti di Tenedo e alcuni notabili della fazione democratica, divulgarono la notizia e misero in allarme Atene..
Svolgimento Mosse iniziali
Gli Ateniesi, ancora affetti dalla peste, in quel periodo si dibattevano in gravi difficoltà economiche e finanziarie e pertanto cercarono di negoziare un compromesso con gli abitanti di Mitilene ma, poiché questi rifiutarono di deporre il progetto di unificare Lesbo, si rassegnarono ad inviare una flotta..
Come prima misura, infatti, gli Ateniesi presero il controllo delle dieci navi di Mitilene che servivano nella flotta della Lega di Delo e ne internarono gli equipaggi ad Atene, poi inviarono una squadra navale presso la città ribelle con lo scopo di conquistarla approfittando di una festa religiosa in onore di Apollo Maloento nel corso della quale gli abitanti si sarebbero recati fuori città.
Tale piano, tuttavia, fu predisposto dall'assemblea pubblica e, pertanto, risultò impossibile mantenere il segreto: il giorno della festa, i Mitilenensi rimasero in città a presidiare le mura impedendo l'ingresso agli Ateniesi; giunti nei pressi della città, gli Ateniesi inviarono messaggeri offrendo la pace in cambio dell'abbattimento delle mura e della consegna della flotta.
I Mitilenensi, in risposta, inviarono la loro flotta ad attaccare quella avversaria ma furono respinti; gli Ateniesi, quindi, avanzarono verso il porto, spingendo il governo di Mitilene ad accettare un negoziato, non tanto per giungere ad un accordo definitivo, quanto piuttosto per guadagnare tempo sufficiente ed assicurarsi l'appoggio spartano..
Fallimento dei negoziati I negoziati furono brevi e senza esito: i Mitilenensi offrirono di restare alleati di Atene e di contribuire allo sforzo bellico qualora Atene avesse ritirato la propria flotta da Lesbo, cosa che implicitamente implicava l'abbandono da parte di Atene della piazzaforte di Metimna. Tale condizione era semplicemente inaccettabile per gli Ateniesi dal momento che avrebbe comportato l'impossibilità di proteggere il proprio impero e pertanto l'offerta fu respinta.
Una volta falliti i negoziati, l'intera isola di Lesbo, tranne la fedele Metimna, defezionò da Atene mentre gli abitanti di Mitilene, dopo aver radunato un esercito, fecero una sortita contro gli ateniesi: lo scontro vide la vittoria dei ribelli che, tuttavia, preferirono non inseguire gli Ateniesi e ritrarsi al sicuro in città prima di sera..
A questo punto gli Ateniesi, incoraggiati dalla mancanza di iniziativa da parte dei loro nemici, una volta giunte le truppe che avevano richiesto agli alleati, posero due campi fortificati, uno per ogni lato del porto di Mitilene, bloccandone l'attività (in ogni caso, i ribelli mantenevano il controllo dell'entroterra dell'isola)
Sparta vacilla Subito dopo la vittoria sugli Ateniesi, i Mitilenensi inviarono una ambasciata presso Spartani e Beoti implorandone un rapido soccorso; tale spedizione non ottenne alcun successo poiché gli Spartani subordinarono l'invio di rinforzi ad una deliberazione del congresso della Lega Peloponnesiaca che si sarebbe tenuto ad Olimpia dopo l'estate..
Nel corso della riunione, i delegati di Mitilene sostennero le ragioni della propria rivolta e sottolinearono la debolezza di Atene e la necessità di indebolirne l'impero da cui essi traevano danaro e risorse; gli Spartani ed i loro alleati approvarono, accettarono l'adesione di Lesbo alla lega e disposero l'immediato invio di rinforzi provenienti da tutti gli aderenti..
Secondo quanto deliberato ad Olimpia, gli stati aderenti alla Lega Peloponnesiaca avrebbero dovuto inviare i rispettivi contingenti all'Istmo di Corinto onde avanzare verso Atene per distogliere gli Ateniesi da Lesbo: gli Spartani furono i primi ad arrivare ma gli alleati, stanchi del reclutamento massiccio (erano già stati mobilitati ad inizio maggio) e timorosi di perdere il raccolto, furono assai più lenti..
Frattanto, gli Ateniesi, consapevoli che l'intervento spartano era dovuto alle richieste di Mitilene, nonostante la debolezza militare, armarono 100 triremi reclutando negli equipaggi anche gli zeugiti (piccoli proprietari terrieri che, solitamente servivano come opliti) e perfino i meteci mentre i teti furono arruolati come rematori..
Assemblata la flotta, gli Ateniesi fecero una dimostrazione davanti all'istmo lasciando intendere di voler attuare uno sbarco; gli Spartani, convinti che si sarebbero trovati di fronte solo le trenta navi che solitamente venivano inviate a saccheggiare le coste del Peloponneso, ne furono sbigottiti e disposero l'immediato ritiro del loro contingente: ritenevano impossibile prendere il mare per soccorrere i Mitilenesi mentre le loro coste venivano continuamente devastate..
Con il ritiro degli Spartani, gli ateniesi fecero lo stesso: imposero alle città della Lega di Delo di armare quaranta navi e armarono un contingente militare allo scopo di stroncare la ribellione
Combattimenti a Lesbo
Mentre il corpo di spedizione spartano era di stanza nei pressi dell'Istmo di Corinto per gli ultimi preparativi, gli abitanti di Mitilene ed i loro alleati lanciarono un attacco contro la città di Metimna, sperando che la città potesse arrendersi o che la fazione anti-ateniese riuscisse ad aprire le porte e fare entrare le truppe..
In ogni caso, nulla di tutto ciò accadde e l'attacco fu prontamente respinto: i Mitilenensi, piuttosto che impegnarsi in un difficile assedio, preferirono aiutare i loro alleati a rinforzare le loro fortificazioni per poi ritirarsi definitivamente nella loro città; gli abitanti di Metimna, invece, decisero di espugnare Antissa, piccola cittadina alleata di Mitilene, e furono respinti.
A questo punto gli Ateniesi, rendendosi conto che la loro forza a Lesbo era insufficiente a far fronte ai Mitilenensi, inviarono altri 1000 opliti di rinforzo, grazie ai quali riuscirono ad ottenere il controllo delle campagne intorno a Mitilene e a costruire una muraglia ossidionale, completando il blocco della città.
Assedio e tentativi di soccorso L'assedio di Mitilene, tuttavia, si dimostrò estremamente costoso per un'Atene prostrata dalla peste e dalla consequenziale crisi demografica e finanziaria e, pertanto, fu fatto ricorso a due misure straordinarie.
In primo luogo, gli Ateniesi istituirono una eisphora, imposta diretta sul reddito dei cittadini; la prima di questo genere. dal momento che gli antichi greci ritenevano tali imposte gravissime limitazioni alla loro libertà personale..
In secondo luogo, gli Ateniesi elevarono i tributi imposti agli alleati e decisero di inviare dodici triremi per assicurarne la riscossione con diversi mesi di anticipo rispetto ai tempi consueti; tali iniziative generarono forti malcontenti ed uno dei comandanti delle navi ateniesi fu ucciso nel corso della operazione di esazione in Caria..
Nell'estate del 427 a.C., gli Spartani ed i loro alleati, allo scopo di alleviare la pressione di Atene su Mitilene, diedero il via ad una spedizione anfibia contro l'Attica che ben presto superò per durata e forza distruttiva quella attuata tre anni prima da Archidamo II. e disposero l'invio a Mitilene di una flotta di 42 navi. In breve, i Peloponnesiaci erano convinti che Atene non avrebbe mai potuto affrontare contemporaneamente due spedizioni militari e che sarebbero stati costretti a ritirarsi da Mitilene.
Capitolazione Tuttavia, al di là degli sforzi compiuti dai Peloponnesiaci, Mitilene era ormai difficilmente difendibile dal momento che i rifornimenti alimentari alla città erano stati bloccati e le scorte si stavano deteriorando; gli spartani, comunque, inviarono un loro rappresentante, Saleto, affinché assumesse il comando delle difese di Mitilene fino all'arrivo dei rinforzi..
A causa della scarsità di viveri, Saleto decise di tentare una sortita e, a tale scopo, comandò di distribuire un'armatura oplitica a tutti coloro che servissero nella fanteria leggera..
Completata tale operazione, però, diversi cittadini si ammutinarono chiedendo che venissero distribuite subito le razioni rimaste e minacciando di accordarsi con gli ateniesi se non fossero stati ascoltati; i membri del governo di Mitilene, rendendosi conto dell'impossibilità di evitare le richieste e che, se i rivoltosi si fossero accordati con gli ateniesi, difficilmente avrebbero ottenuto condizioni favorevoli, contattarono il comandante ateniese ed offrirono la resa della città a condizione che nessun cittadino fosse imprigionato, schiavizzato o messo a morte fino a quando non si fossero presentati ad Atene.
Fallimento della spedizione di soccorso