Acate (; fino al 1938: Biscari) è un comune italiano di abitanti del libero consorzio comunale di Ragusa, in Sicilia.
Geografia fisica Territorio Acàte si trova sul bordo della piana di Vittoria che si affaccia dalla sponda sinistra del fiume Dirillo a 34 chilometri da Ragusa, a un'altezza di . È il comune più occidentale della provincia.
La cittadina possiede un impianto urbanistico a vie ortogonali. A dal paese sorge la frazione marinara Marina di Acate, chiamata dagli abitanti "Macconi" e compresa tra la foce del Dirillo e Scoglitti.
Clima Classificazione climatica: zona C, 1006 GG.
Origini del nome In lingua siciliana il nome di Acate è Vìschiri e gli abitanti sono detti Viscaràni. Fino al 1938 il nome del comune era infatti "Biscari"In data 23 ottobre 1937, con deliberazione n. 54, il Rettorato Provinciale di Ragusa esprimeva parere favorevole al cambiamento; il decreto regio definitivo (R.D. 17 maggio 1938, n. 806), pubblicato in "Leggi e Decreti del Regno d'Italia dal 1851", alla pagina 2456, veniva promulgato il 17 maggio 1938 col n. 806 l'autorizzazione al Comune di Biscari, in provincia di Ragusa, a modificare la propria denominazione in "Acate"., di origine non ricostruibile, che fu registrato nel 1299 con la concessione come feudo da Carlo II d'Angiò a Gualtiero Pantaleone. Il cambio di nome fu proposto dallo studioso locale Carlo Addario. Il nome odiernoG. Coria, Viaggio negli Iblei, Provincia Regionale di Ragusa, Avola 1997, p. 33. si riferisce all'antico nome del vicino fiume Dirillo, denominato dai romani Acates amnis, e dai greci Acathes. Il nome del fiume è legato ai ritrovamenti di pietre d'agata nel suo corso superiore, come testimoniano Plinio il VecchioPlinio il Vecchio, Naturalis Historia, XXXVII, 54 (traduzione in inglese) dal Perseus Project. e, ancor prima, Teofrasto. L'etimologia di Dirillo potrebbe anche provenire dal toponimo AcrillaAcrilla fu un insediamento greco antico situato circa 15 km a monte lungo il corso del fiume. che, trasformandosi, lasciò il suo nome alla valle del DirilloSi è creduto per molto tempo che "Odogrillo" fosse l'antica Biscari. Si deve allo storico Gianni Morando l'individuazione esatta del sito di Odogrillo che si trovava sulla riva opposta del fiume Dirillo rispetto al centro abitato di Biscari..
Un'altra ipotesi si basa sul fatto che il nome attuale fosse l'antica denominazione di quest'insediamento, provenendo proprio dal personaggio virgiliano dellEneide, AcatePiù volte citato nellEneide di Virgilio sin dal primo libro, viene indicato come uno dei fedelissimi di Enea, sempre al suo fianco in tutte le sue peripezie, ed è il capitano di una delle navi con cui Enea e i suoi lasciano Troia. Enea è tanto sicuro della fedeltà di Acate da arrivare ad affidargli le proprie armi., che l'autore fa passare da queste parti e si immagina fu sepolto, per l'appunto, nei pressi delle rive del suddetto fiume (ipotesi non sostenibile, giacché il personaggio dellEneide non muore in Sicilia, ma è presente con Enea all'arrivo dei Troiani nel Lazio).
Storia Le origini e la frequentazione del territorio dalla preistoria all'età romana Le testimonianze più antiche della presenza umana nel territorio dell'odierna Acate risalgono all'età del bronzo antico. Le indagini archeologiche condotte nella località di Poggio Biddini, situata lungo la valle del Dirillo, hanno portato alla luce un esteso villaggio appartenente alla cultura di Castelluccio, databile tra il XXIII e il XVIII secolo a.C., costituito da numerose capanne a pianta circolare e subcircolare, strutture produttive e aree funerarie. Il sito rappresenta uno dei più importanti insediamenti protostorici dell'altopiano ibleo e ha restituito evidenze di pratiche funerarie particolarmente significative, tra cui deposizioni rituali che testimoniano aspetti ancora poco noti delle comunità dell'Antico Bronzo siciliano.
Le ricognizioni archeologiche effettuate nel territorio comunale hanno inoltre documentato una sostanziale continuità di frequentazione durante tutta la protostoria e l'età storica. Oltre ai materiali attribuibili alle popolazioni dei Siculi, sono stati rinvenuti reperti riferibili all'età greca, romana, bizantina e medievale, confermando l'importanza strategica dell'area quale naturale collegamento tra la costa meridionale della Sicilia e l'entroterra ibleo.
Durante l'età greca il territorio ricadde nell'orbita della colonia dorica di Kamarina, fondata nel 598 a.C. dai Siracusani e rifondata nel 461 a.C. da Gela. La fertilità della valle del Dirillo e la presenza di importanti vie naturali di comunicazione favorirono la nascita di insediamenti rurali destinati allo sfruttamento agricolo del territorio e al controllo dei collegamenti verso l'interno della Sicilia.
Una parte della storiografia ha proposto di identificare nel territorio di Acate l'antica Bidis (o Bidi), ricordata da Plinio il Vecchio e da altre fonti classiche come centro della Sicilia sud-orientale. Tale identificazione, avanzata sulla base di considerazioni topografiche e dei ritrovamenti archeologici della valle del Dirillo, non ha tuttavia trovato un consenso unanime e continua a essere oggetto di dibattito scientifico.
In età romana il territorio mantenne una prevalente vocazione agricola. La valle del Dirillo costituiva infatti una delle principali aree cerealicole della Sicilia sud-orientale, inserita nella rete viaria che collegava Kamarina, Gela, Akragas e Siracusa. Numerosi frammenti ceramici, resti di fattorie e strutture produttive testimoniano la diffusione di aziende agricole (villae rusticae) dedite alla coltivazione dei cereali, della vite e dell'olivo, attività che continuarono anche durante la successiva dominazione bizantina.
Dal casale medievale di Odogrillo alla rifondazione di Biscari (XI-XV secolo) Tra l'XI e il XIII secolo il territorio dell'odierna Acate era caratterizzato dalla presenza di piccoli insediamenti rurali sorti lungo la valle del Dirillo, favoriti dalla fertilità dei terreni e dalla posizione strategica lungo le direttrici che collegavano la costa meridionale della Sicilia con l'altopiano ibleo. Dopo la conquista normanna dell'isola (1061-1091), l'area fu progressivamente inserita nel nuovo ordinamento feudale del Regno di Sicilia, mantenendo tuttavia una vocazione prevalentemente agricola.
Il più antico nucleo abitato storicamente documentato è il casale di Odogrillo, situato presso l'attuale contrada Casale, sulla sponda del Dirillo. La sua origine viene generalmente fatta risalire all'età islamica (IX-XI secolo), benché manchino fonti che consentano di determinarne con precisione la data di fondazione. La prima attestazione documentaria risale al 1278, mentre un successivo documento del 1283 ne conferma l'esistenza quale insediamento stabilmente organizzato. Le indagini archeologiche e topografiche hanno inoltre consentito di individuare i resti dell'antico abitato nella muraglia oggi nota con il nome di u Casali, attribuita alle fortificazioni del casale medievale.
In passato Odogrillo venne frequentemente identificato con l'antica Biscari. Tale interpretazione è stata successivamente rivista grazie agli studi dello storico Gianni Morando, che ha distinto i due siti, dimostrando come il casale di Odogrillo sorgesse sulla riva opposta del Dirillo rispetto al successivo abitato di Biscari.
Nel corso del XIII secolo il territorio appartenne dapprima alla Camera reginale, cioè al patrimonio destinato al sostentamento delle regine di Sicilia, per poi essere progressivamente infeudato. Dopo il Vespro siciliano (1282) entrò nell'orbita dei Chiaramonte, una delle più potenti famiglie feudali dell'isola, e fu successivamente compreso nella vasta Contea di Modica, che tra XIV e XV secolo costituì uno dei maggiori stati feudali del Mediterraneo.
Tra la fine del XIV e la seconda metà del XV secolo il feudo passò attraverso diversi proprietari, tra i quali i Lamia, i Serra e infine la famiglia Castello (o Lo Castello), destinata a imprimere una svolta decisiva alla storia dell'insediamento.
Il 29 gennaio 1478 il barone Guglielmo Raimondo Castello ottenne dalla Corona aragonese la licentia populandi, privilegio che comprendeva il privilegium ædificandi, ossia l'autorizzazione a edificare e popolare un nuovo centro abitato nel feudo di Biscari. Più che una vera fondazione, la storiografia contemporanea interpreta tale provvedimento come una rifondazione: il territorio risultava infatti abitato già da diversi secoli, ma il privilegio regio consentì la concentrazione della popolazione in un nuovo centro fortificato, dotato di funzioni amministrative, difensive ed economiche.
Pochi anni dopo, nel 1494, lo stesso Guglielmo Raimondo Castello avviò la costruzione del castello baronale, destinato a costituire il fulcro del nuovo abitato. L'edificio, probabilmente sorto sopra una precedente struttura difensiva medievale, determinò il definitivo trasferimento del baricentro insediativo e favorì la crescita del borgo, che nei decenni successivi si sviluppò secondo un impianto urbanistico regolare attorno alla fortezza e alla futura chiesa madre.
Nella seconda metà del XVI secolo il geografo e storico Tommaso Fazello, nella sua monumentale De Rebus Siculis Decades Duæ, descrisse Biscari come un oppidum fortificato di modeste dimensioni ma in costante sviluppo, favorito dalla fertilità del territorio e dalla posizione lungo le principali vie commerciali tra Gela, Caltagirone, Comiso e Ragusa.
Il Principato di Biscari e la ricostruzione dopo il terremoto del 1693 (XVII-XVIII secolo) Il definitivo consolidamento di Biscari ebbe luogo nel XVII secolo sotto la signoria della famiglia Paternò Castello, uno dei più influenti casati dell'aristocrazia siciliana. In seguito all'estinzione del ramo maschile della famiglia Castello, il feudo passò infatti agli eredi Paternò per successione dinastica, dando origine al ramo dei Paternò Castello di Biscari.
La svolta istituzionale si ebbe il 21 giugno 1633, quando il re Filippo IV di Spagna, con privilegio successivamente esecutoriato il 26 agosto dello stesso anno, elevò la baronia a Principato di Biscari, conferendo ad Agatino Paternò Castello (1594-1675) il titolo di primo principe di Biscari. Contestualmente il sovrano gli riconobbe il trattamento di regio consanguineo, distinzione riservata ai membri della più alta aristocrazia del Regno di Sicilia. La promozione del feudo a principato rappresentò il riconoscimento dell'importanza economica e strategica raggiunta da Biscari nel Val di Noto, inserendola tra i principali domini feudali della Sicilia sud-orientale.
Sotto il governo di Agatino Paternò Castello il centro conobbe una significativa fase di sviluppo urbanistico. Il principe promosse il trasferimento dell'abitato in una posizione più elevata e salubre, meno esposta ai ristagni d'acqua della valle del Dirillo, predisponendo un impianto urbano a maglie regolari che costituì la base dell'assetto del moderno centro storico.
Alla medesima stagione edilizia risalgono importanti interventi promossi dalla famiglia principesca, tra cui l'ampliamento del castello, destinato a divenire la residenza feudale e il principale centro amministrativo del principato, nonché la costruzione o il rifacimento di numerosi edifici religiosi. Ad Agatino sono tradizionalmente attribuite la fondazione dell'Abbazia di San Giuseppe (oggi chiesa di San Vincenzo Martire), la ricostruzione della chiesa madre dedicata a San Nicolò e la promozione della chiesa del Carmine, opere che contribuirono a definire il nuovo assetto monumentale della cittadina.