Magreglio (Magrèj in dialetto brianzolo, AFI: ) è un comune italiano di abitanti della provincia di Como in Lombardia. Il comune, che ospita la sorgente del fiume Lambro, si trova nel cosiddetto Triangolo Lariano.
Nel territorio comunale ricade il Santuario della Madonna del Ghisallo, posto alla fine della salita omonima che parte da Bellagio, che costituisce un frequentato itinerario ciclistico.
Origini del nome Il toponimo deriva dall'espressione latina Ager magris, "campi magri, pascoli poveri", la quale col tempo diventò dapprima Macrilium, Macrilio, Magreli (1135), Magrelio (XVI-XVIII secolo), Magriglio (1763), Magrellio (1780) e infine Magreglio.
Storia
Neolitico e età del ferro Le prime tracce di vita umana registrate in Valassina sono state riportate proprio a Magreglio, al bus de la stria ("buco della strega"), lungo la strada che collega i castagneti al Ghisallo. Proprio qui, sono stati ritrovati alcuni reperti appartenenti all’età del neolitico e dell’età del ferro.
Celti e romani A partire dal IV secolo a.C. i celti occuparono gran parte del Nord Italia, in particolare la parte più occidentale (Valle d'Aosta, parte del Piemonte e della Lombardia, fino a raggiungere l'Emilia-Romagna), mescolandosi alle popolazioni liguri, già presenti sul territorio. Il toponimo “Lambro” è considerato di origine celta derivandolo da “ambre” per torrente.
A partire dal 199 a.C. i romani occuparono Como, fortificando nuovi villaggi, tra i quali quello di Asso. La presenza dei romani in Valassina è stata accertata con la scoperta di una tomba tardo romana nella villa Cavallè, lungo la salita che porta al Ghisallo e con il ritrovamento di due olpi, una delle quali a trottola.
Il cristianesimo appare in Valassina a partire dalla fine del III secolo e si afferma durante il V secolo, con la scomparsa delle ultime tracce del paganesimo e con l’edificazione di una chiesa ad Asso, eretta sulle rovine di un tempio pagano.
Medioevo Invasioni barbariche Con la caduta dell'impero romano d’Occidente nel 476 d.C. e l’invasione ostrogota, furono realizzati nell’area comasca i massi avelli, vale a dire delle tombe monumentali a vasca, scavate nei massi erratici. In Valassina ne sono state accertate 3, 2 delle quali a Magreglio (una si trova al museo civico di Erba, l’altra si trova vicino ad un giardino di una villa lungo la strada che porta ai Castagneti.
Longobardi I longobardi, con la conquista di Milano nel 591, iniziano a controllare il nord Italia, importando nuovi vocaboli che sono poi entrati nella parlata locale come “gasch” (gaggio, per selva o bosco), “scussà” (grembiule), “scagn” (seggiola), “magun” (magone, pianto trattenuto) o “manigol” (canaglia).
Franchi In seguito alla conquista franca del regno longobardo, Magreglio e la Valassina entra a far parte del “contado della Martesana”. Nella località Paraguay di Magreglio è stata ritrovata una punta di lancia del VIII-IX secolo, probabilmente appartenente a un corredo funebre, di cui non è rimasto più niente.
Basso medioevo Ottone III, imperatore del sacro romano impero, nel 998, sottrae i territori “barnasci” (Barni, Magreglio e forse Lasnigo) assegnandoli all'abate del monasteroaggiore di S. Ambrogio di Milano. La donazione fu però temporanea, dal momento che a partire dal 1135, quei territori non furono più sotto il suo controllo. Proprio nel 1135 troviamo una discussione documentata tra i magregliesi e l'abate del monastero. L'importanza della sentenza (conclusasi in favore dell'abate) è di fondamentale importanza in quanto si tratta del primo documento scritto che interessa la comunità. A partire dal 1183, Magreglio inizia a godere di una certa autonomia sotto la potestà dell'arcivescovo di Milano. Proprio a Magreglio fu edificato un castello che faceva parte del sistema di segnalazioni ottiche in caso di attacco. Il castello era strettamente collegato a quello di Barni, più importante. Ad oggi ci è rimasto un tratto del muro di sostegno delle fondamenta al confine con villa Sironi.
Anche la Valassina è colpita dalla peste del ‘300, la quale tornerà ciclicamente sul territorio causando numerosi morti. Il primo malato di peste fu con ogni probabilità un ragazzo di Lasnigo.
Dal ‘400 al ‘600 A partire dal XV secolo si diffondono in Valassina le coltivazioni di frumento, segale, orzo e miglio: coltivazioni a basso reddito e necessarie per il sostentamento. Si diffondono anche chiese di modeste dimensioni e piccoli oratori (a Magreglio ad esempio, troviamo l'oratorio dedicato al SS. Salvatore, dove poi sarà edificata la chiesa parrocchiale.
Il 1522 è una data significativa per la storia del paese: fra il Ghisallo e il castello di Barni, i Valassini affrontano i francesi di Odet de Foix de Lautrec che inseguono Ermete Visconti, in fuga da Bellagio, riuscendo a respingerli.
Nel 1535 l’imperatore Carlo V, preso il Ducato di Milano, vieta la detenzione di armi in tutto il ducato tranne nella Valassina a causa del gran numero di lupi presenti sul territorio. Si arriva addirittura a pagare 60 soldi imperiali per ogni lupo ucciso contro i 4 delle zone confinanti. L'ultimo lupo della Valassina sarebbe stato ucciso nel 1880.
In questo periodo fu edificata la famosa chiesa del Ghisallo, dedicata alla Madonna. Secondo la leggenda, la chiesa sarebbe stata edificata dal conte Ghisallo che, al ritorno da una partita di caccia, venne aggredito da un gruppo di banditi. Rifugiatosi in un “sacello”, implora la Madonna di salvarlo. In seguito decide di dedicarle la famosa cappella. Il toponimo Ghisallo (originario Güsall) è probabilmente riconducibile a una radice celtica indicante un passo. Fino ai primi decenni del XX secolo la chiesa si trovava sulla sinistra rispetto alla strada. Successivamente furono invertite le posizioni (attualmente la strada si trova tra la chiesa e il cimitero). Della struttura originale non rimane molto, soprattutto dopo le modifiche apportate negli anni '60 (volute dal parroco del paese, don Ermelindo Viganò, il cui corpo è ora conservato proprio nel santuario).
Verso la fine del 1500 gli abitanti di Barni e Magreglio raggiungevano le 617 unità: la maggior parte di essi lavorava come scarteggino, masciadro ("commerciante di tessuti") e contadino.
Nel 1613 l’arcivescovo di Milano Federico Borromeo concede la separazione della comunità di Magreglio dalla parrocchia di Barni suscitando divergenze tra i paesi.
Durante i secoli i paesi della Valassina rimasero in una situazione di povertà testimoniata dal tipo di coltivazioni, di allevamento e dal fatto che veniva utilizzato l'olio di noci per la lampada del SS. Sacramento.
1700 Gli scontri si allargano anche nei confronti dei vicini civennesi riguardo soprattutto l'attività dell'allevamento di bovini e ovini. A partire dal 26 settembre del 1786 la Lombardia austriaca viene suddivisa in province e Magreglio viene inserito nella provincia di Como. Nel 1796 con la conquista di Napoleone del nord Italia il paese entra a far parte della repubblica cisalpina.
Verso la fine del secolo il comune di Magreglio conta di 191 unità. In quel periodo la vita media dei valassini si aggirava intorno ai 37 anni, 4 in più rispetto alle campagne e 10 in più rispetto alla città di Milano. Le morti infantili sono ancora estremamente diffuse. I nuclei familiari sono costituiti da 5 o 6 unità in media. Le famiglie più importanti del paese sono i Begni, i Belgerio, i Bertoli, I Casanova, i Celino, i Curione, i Fiorone, i Manera, i Masina, i Pedrone, i Ravizza, i Viganone, i Vigola e i Selvino.
1800 L'allevamento e l'agricoltura sono sempre state attività limitate nel territorio magregliese, dovuto all'assenza di grandi pascoli e terreni facili da coltivare. Non a caso veniva prediletto l'allevamento di ovini rispetto a quello bovino, mentre per quanto riguarda le coltivazioni troviamo frumento, segale, granoturco, patate, castagne, noci e vino (quest'ultimo davvero limitato).
Il 1800 è a tutti gli effetti un secolo di transizione per il piccolo comune dalla Valassina. Oltre all’unità d'Italia nel 1861 (con la quale il comune di Magreglio entra a far parte della provincia di Como e della regione della Lombardia) dobbiamo ricordare la realizzazione della strada carrozzabile che collega Asso a Bellagio. Fino a quel momento infatti la strada era una semplice mulattiera, in alcuni tratti anche difficile da percorrere. Si cerca inoltre di risolvere la problematica dell'acqua potabile, edificando tre fontane, due delle quali provviste anche di abbeveratoio.
1900 In occasione del Giubileo del 1900, viene eretta da parte dei magregliesi una croce sulla vetta del monte Dalco che domina il paese. Nel 1918 muore a Magreglio Eugenio Spreafico, pittore monzese che rappresentò tra le sue opere i paesaggi della Valassina e di Magreglio. La Grande Guerra porta via con sé quattro uomini di Magreglio, che oggi vengono ricordati con il monumento dei caduti, posto all'ingresso del paese, vicino la chiesa di Santa Marta.
Per il resto, il XX secolo è un periodo di innovazione per il paese, rimasto nel corso dei secoli sempre arretrato (così come tutti i piccoli borghi dell’intero Paese, che solo a partire dalla fine del 1800 ebbe una vera e proprio rivoluzione industriale e tecnologica). Si cerca così di incrementare la produzione di beni alimentari e di aumentare i capi d’allevamento, fino a quel momento limitati. Nel Lambro si pescano trote e si prendono gamberi d'acqua dolce, scomparsi tra gli anni ‘40 e ‘50. L'artigianato, seppur limitato, si caratterizza per la produzione di ombrelli e soprattutto “cribi”, ovvero i setacci che venivano usati per l’edilizia, l’agricoltura o per scopi domestici. La produzione di cribi ha una crescita durante il periodo tra le due guerre mondiali, per poi diminuire negli anni ‘50 e scomparire del tutto negli anni ‘60. Dagli anni ‘20 si inizia a sciare a Piano rancio e al San Primo. L'attività sciistica si sviluppa fino agli anni ‘70, per poi calare progressivamente per mancanza di neve, specialmente a Pian Rancio.
Durante il secolo la mortalità infantile diminuisce e si allunga l’aspettativa di vita. Il numero di residenti aumenta ma diminuisce il numero di membri all’interno dei nuclei famigliari (di 3-4 unità).
Seconda guerra mondiale e dopoguerra Con i bombardamenti aerei su Milano, Magreglio si ritrovò a ospitare numerosi milanesi rimasti senza casa. Questo evento segnerà profondamente la storia del comune, cambiando anche la mentalità contadina che per secoli aveva caratterizzato il posto. A guerra terminata il numero di contadini e allevatori diminuì drasticamente, soprattutto tra i giovani, sempre più attratti dalle possibilità che le città e il boom economico potevano dare. Proprio a partire da questo momento Magreglio divenne un luogo di villeggiatura per i milanesi che, nel frattempo, si erano legati a quel posto.
Nel settembre del 1944, in seguito dell’uccisione di un capitano tedesco da parte di alcuni partigiani tra Bellagio e Lecco (all'epoca il nord d'Italia era sotto l'occupazione nazista e ogni forma di resistenza era severamente punita, anche, e soprattutto, con la morte), vennero presi in ostaggio uomini di Magreglio e Civenna. In caso di mancata consegna dei colpevoli, i tedeschi avrebbero bruciato i due paesi, oltre a Oliveto Lario. Grazie all’intervento di Alberth Rausch, scrittore tedesco nativo di Friedberg (con il quale il comune è oggi gemellato) e amico di ufficiali superiori e aristocratici, si riuscì a evitare la tragedia.