Biografia

Lelio Basso nacque a Varazze, all'epoca in provincia di Genova (confluito poi, nel 1927, nella neo-costituita provincia di Savona), da una famiglia della media borghesia liberale.

Nel 1916 i Basso si trasferirono a Milano, dove il giovane Lelio frequentò il liceo classico Giovanni Berchet. Nel 1921 s'iscrisse alla Facoltà di Legge dell'Università di Pavia e aderì al Partito Socialista Italiano. Studiò le elaborazioni marxiste e di altre personalità del panorama socialista; fu al fianco di Piero Gobetti durante il breve periodo di pubblicazione della rivista politica La Rivoluzione liberale.

Lavorò per diversi giornali e riviste, tra cui Critica Sociale, Il Caffè, Avanti!, Conscientia, Il Quarto Stato e Pietre, che diresse nel 1928, inizialmente da Genova e poi da Milano. Nel 1925 si laureò in legge con una tesi sul concetto di libertà nel pensiero marxista.

Antifascismo Nell'aprile 1928 fu arrestato a Milano e confinato sull'isola di Ponza, dove studiò per la sua laurea in filosofia.

Tornò a Milano nel 1931 e mentre faceva pratica da avvocato si laureò all'Università degli Studi con una tesi su Rudolf Otto. Nel 1934 tornò a fare politica in qualità di direttore del "Centro interno socialista", insieme a Rodolfo Morandi, Lucio Luzzatto ed Eugenio Colorni. Questo impegno fu però interrotto da un ulteriore arresto e la successiva reclusione nel campo di concentramento di Colfiorito (frazione di Foligno in provincia di Perugia) dal 1939 al 1940, insieme ad altri intellettuali antifascisti come Carlo Venegoni e Gilberto Gilioli.

Dopo lunghi, segreti preparativi, fu presente a Milano alla fondazione del Movimento di Unità Proletaria (MUP) il 10 gennaio 1943Cfr. Andrea Becherucci, Soprattutto socialista, in Mondoperaio, n° 10, 2014, p. 63.. Il gruppo dirigente del movimento era formato da Basso, Lucio Luzzatto, Roberto Veratti e Umberto Recalcati.

Alla luce dell'esperienza maturata in quegli anni, a livello storiografico avrebbe poi proposto "una definizione della Resistenza italiana mirante a sottolineare il momento di diretta assunzione della responsabilità storica da parte delle masse popolari nel "volontariato di massa" che la Resistenza per la prima volta realizza nella storia italiana. Questo rilievo rimanda per un verso alla valutazione dei rapporti fra la Resistenza e la precedente storia italiana, in particolare il Risorgimento, per un altro alla correlazione fra la Resistenza italiana e le forze operanti nella coalizione antihitleriana durante la seconda guerra mondiale"Ernesto Ragionieri, La Conferenza di Varsavia sul carattere nazionale e internazionale della Resistenza, Studi Storici, Anno 3, No. 2 (Apr. - Jun., 1962), p. 446..

Nascita dello PSIUP

Dopo il 25 luglio il movimento si unì al Partito Socialista Italiano (PSI) per formare il Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria (PSIUP), in cui Basso rappresentava una delle figure dirigentiIl dirigente socialista e futuro Ministro della Giustizia Giuliano Vassalli così descrisse l'evento: «Il 25 agosto del '43 in clandestinità il Partito socialista [costituì] il Psiup, Partito Socialista di Unità Proletaria, che raggruppava personalità influenti della sinistra italiana antifascista come Ignazio Silone, Lelio Basso, Giuseppe Saragat, Sandro Pertini, Giuseppe Romita, Carlo Andreoni. A diventare segretario del partito è il romagnolo Pietro Nenni. Anche i Monaco vi aderiscono» (Cfr. Giuliano Vassalli, 24 gennaio 1944. Fuga da Regina Coeli, in Mondoperaio, n° 12, 2014, pp. 79-80).. Nel 1943 Basso rifiutò la politica partitica per fondare il giornale clandestino Bandiera rossa e nel 1944 avanzò, tra l'altro, la proposta di una Camera dei consigli che affiancasse la Camera dei deputatiL. BASSO, Parlamento e Camera dei Consigli, in Avanti!, 12 gennaio 1944..

Nel periodo precedente la Liberazione Basso fu membro attivo della Resistenza, e insieme a Sandro Pertini e Rodolfo Morandi fondò Alta Italia, il corpo esecutivo segreto dello PSIUP, che egli aveva la responsabilità di dirigere.

Attività politica

Dopo la Liberazione Lelio Basso fu eletto vicesegretario dello PSIUP e, nel 1946, divenne deputato dell'Assemblea Costituente.Sul contributo di Basso ai lavori dell'Assemblea Costituente, si veda Fondazione Lelio e Lisli Basso. La via alla politica. Lelio Basso, Ugo La Malfa, Meuccio Ruini protagonisti della Costituente, a cura di Giancarlo Monina, Milano, Franco Angeli, 1999. Fece parte della Commissione, formata da 75 membri, che dovevano scrivere il testo della Costituzione e contribuì in particolar modoCesare Pinelli, Lavare la testa all'asino, Mondoperaio, n° 11-12, 2015, p. 35. alla formulazione degli articoli 3 e 49In quella sede fu da lui delineata "una forma di governo nella quale gli attori dei processi decisionali dovevano essere i partiti, e non la maggioranza e la minoranza", che "si collegava ad una concezione del rapporto fra i partiti ed il parlamento sulla quale si era stabilita una concordanza di fondo fra Basso ed il PCI già in sede di Assemblea Costituente" (S. Merlini, «I partiti politici, il metodo democratico e la politica nazionale», in Associazione italiana dei costituzionalisti Annuario 2009, I Partiti politici, Napoli, Jovene, 2009, p. 62, ss.).: "il costituente socialista appare profondamente convinto che la Carta costituzionale democratica debba riconoscere ai partiti politici, che «nelle votazioni pubbliche avessero raccolto non meno di cinquecentomila voti», attribuzioni di carattere costituzionale.Elisabetta Canitano, Basso, Mortati e il problema dei partiti politici alla Costituente. Due chiavi di lettura a confronto, Il Politico, Vol. 63, No. 1 (184) (GENNAIO-MARZO 1998), p. 35..

In sede di Assemblea costituente si oppose alla tesi della continuità dell'ordinamento giuridico e della continuità in democrazia degli apparati burocratici alimentati dal fascismo"In Assemblea costituente l'unica voce favorevole a una rottura dell'ordinamento giuridico e della continuità amministrativa fu quella di un profeta disarmato, di un socialista autonomo e anomalo, Lelio Basso": , esprimendo una posizione minoritaria alla quale sarebbe rimasto fedele anche in seguitoBiblioteca della libertà, I limiti dell'ingegneria costituzionale, dibattito con Lelio Basso, Norberto Bobbio, Giorgio Galli e Nicola Matteucci, n. 43, marzo-aprile 1973., in difesa delle potenzialità della Costituzione come fonte di diritti socialiNel suo intervento al Congresso nazionale del Psi del 1961 Basso affermò con forza l'idea di «un'interpretazione non statica, ma dinamica della Costituzione, un'interpretazione che non si limita a vedere in essa una serie di istituti, ma in primo luogo vede la sovranità popolare come esercizio effettivo, permanente e quanto più possibile diretto del potere reale da parte delle masse popolari […]. Lottando per rendere effettiva la sovranità popolare noi lottiamo per la Costituzione, ma ne allarghiamo smisuratamente il quadro […]. Siamo al tempo stesso dentro e al di là della Costituzione, siamo con lo spirito dinamico che vi fu infuso e che rappresentò la non infeconda consacrazione dello spirito resistenziale» (citato in Giovanni Scirocco, La biografia di un socialista, Mondoperaio, n° 1, 2017, p. 94)..

Dal 1946 al 1968 fu costantemente eletto alla Camera dei deputati. Fu eletto quindi senatore nel 1972 e nel 1976.

Nel 1946 fondò la rivista Il Quarto Stato, che si pubblicherà fino al 1950. Dal 1949 aveva cominciato a collaborare alla rivista di Gianni Bosio Movimento operaio.

Al momento della scissione di Saragat e del suo Partito Socialista dei Lavoratori Italiani (PSLI) (1947), Basso divenne Segretario del PSI, un ruolo che occupò fino al Congresso di Genova nel 1948. Egli "era stato l'unico tra i principali dirigenti del partito a dedicarsi con impegno alle questioni organizzative. Sin dagli anni Trenta aveva sviluppato in merito una specifica concezione: il partito come strumento di diffusione della democrazia, fondato sulla partecipazione attiva e volto a vincere la passività che il fascismo aveva indotto. A tale scopo aveva proposto un modello strutturato intorno a due perni: un'organizzazione rigorosa ed efficace da un lato, una attenta preparazione ideologica dei militanti dall'altro. Solo in questo modo riteneva possibile raggiungere il proprio duplice obiettivo: sconfiggere il progetto socialdemocratico di un partito di ceti medi (orientato verso l'attività parlamentare) e contemporaneamente superare il modello comunista (incline alla gestione burocratica). Un partito di classe, dunque, formato da quadri ideologicamente preparati, consapevoli del proprio ruolo e capaci di diffondere nelle masse i valori della partecipazione e del socialismo"Paolo Mattera, Dopo il 18 aprile: La crisi e la "Seconda rifondazione" del Psi, Studi Storici, Anno 43, No. 4 (ott. - dic. 2002), p. 1155..

In quella veste, unitamente a Pietro Nenni, rispedì "sdegnosamente al mittente"Tommaso Nencioni, Lo stigma dell'azionista, in Mondoperaio, n° 11, 2014, p. 68. l'appello di Riccardo Lombardi, assieme a Ignazio Silone e Giuseppe Romita, per una riunificazione tra PSI, PSLI e Partito d'Azione.

Nel 1950 non fu rieletto a livelli dirigenziali, per via delle sue visioni contrarie all'inclinazione stalinista del partito a quel tempo. Al Congresso di Milano del 1953 non fu incluso nel comitato centrale e vi fu riammesso solo nel 1955«Per bilanciare l'avventurosa proposta al mondo cattolico e alla gerarchia, a Torino venne restituita la parola a Basso (che non era certo amico dei clericali), da anni tenuto in naftalina», secondo Franco Gerardi, La conversione di Tolloy, in Mondoperaio, n° 2, 2015, p. 38., riassumendo incarichi direttivi solo dopo il congresso di Venezia del 1957. L'anno seguente avviò Problemi del socialismo (tuttora in stampa con il nuovo titolo Parolechiave).

Basso fu membro attivo della sinistra del PSI dal 1959. Il 17 dicembre 1963 egli fece una dichiarazione di voto alla Camera, sottoscritta da altri 24 membri della minoranza di sinistra del gruppo parlamentare socialista, contro il primo governo del centro-sinistra "organico", il governo Moro I. Questo gesto gli fece guadagnare la sospensione dal partito e nel gennaio 1964 partecipò all'assemblea costituente del PSIUP, una formazione che riprendeva il nome assunto dal PSI negli anni 1943-1947.

Basso fu uno dei leader del nuovo partito e ne fu presidente dal 1965 fino al 1968, quando, a seguito della Primavera di Praga, le truppe del Patto di Varsavia invasero la Cecoslovacchia. Basso non approvò la decisione dello PSIUP di non condannare l'invasione, ed abbandonò pertanto il partito: anni dopo definirà un errore aver partecipato alla scissione del 1964 e i "bassiani" finiranno per rientrare nel PSI dopo lo scioglimento dello PSIUP.

Il permanere di un sottofondo di ostilità nei suoi confronti, all'interno del partito, si percepì nell'episodio della sua fallita candidatura alla Corte costituzionale, in cui il suo nome fu proposto dal segretario del PSI del tempo, Giacomo ManciniSull'intervento a suo favore di Stefano Rodotà, v. S. Truzzi, Stefano Rodotà, l'autobiografia in un'intervista: formazione, diritti, giornali, impegno civile e politica, Il Fatto quotidiano, 24 giugno 2017; sull'interdizione esercitata da una parte della Democrazia Cristiana, v. Giulio Andreotti, Ricordo di Lelio Basso, 30giorni, 2003.. Nel 1971, alla scadenza del mandato alla Corte Costituzionale di Giuseppe Branca, della quale era stato eletto presidente, il parlamento in seduta comune fu convocato per eleggere un nuovo giudice che lo sostituisse, e alla luce di accordi interpartitici questi come il suo predecessore doveva essere designato dal PSI. Ma dopo tre scrutini andati a vuoto a causa delle schede bianche depositate nell'urna dai parlamentari della Democrazia Cristiana, Basso fu costretto a ritirarsi« I dc non hanno votato Basso nuovo giudice costituzionale », La Stampa, 15 luglio 1972..

Attività culturale