Il bacha bazi (in dari بچهبازی, bačča-bāzī, letteralmente «gioco con i ragazzi») è una pratica attestata in Afghanistan nella quale ragazzi, generalmente adolescenti o prossimi alla pubertà, vengono fatti danzare e intrattenere un pubblico maschile e possono essere sottoposti a sfruttamento sessuale, prostituzione minorile e schiavitù sessuale. I ragazzi coinvolti sono indicati anche con l'espressione persiana بچه بیریش (bačča-ye bī-rīš), letteralmente «ragazzo senza barba».
Le fonti descrivono il bacha bazi come un fenomeno nel quale ragazzi provenienti anche da condizioni di povertà vengono reclutati, comprati o altrimenti affidati a uomini adulti. Sono stati documentati casi riguardanti bambini di appena dieci anni e l'esistenza di intermediari che cercavano ragazzi da vendere o preparare come danzatori. I giovani venivano istruiti a danzare e cantare, truccati e vestiti con abiti femminili per esibirsi davanti a gruppi di uomini, per essere poi sottoposti ad abusi sessuali.
Il fenomeno era legato anche a uomini ricchi e politicamente o militarmente influenti. Tra coloro che mantenevano propri bacha figuravano potenti ex signori della guerra e uomini d'affari e descriveva il commercio dei ragazzi come un'attività economicamente redditizia. Il possesso di un giovane danzatore poteva inoltre assumere una funzione di prestigio sociale tra uomini ricchi e potenti.
Il bacha bazi costituiva un reato secondo la legislazione afghana, ma che non veniva condotta un'azione coordinata per eliminarlo; la stessa inchiesta documentò la presenza di agenti di polizia a una festa nella quale un ragazzo costituiva l'intrattenimento. Un cablogramma diplomatico statunitense relativo a un episodio avvenuto a Kunduz, successivamente reso pubblico da WikiLeaks, descriveva inoltre l'acquisto di prestazioni da parte di un minore come contrario sia alla sharia (in arabo شريعة, šarīʿa) sia al codice civile afghano.
Il fenomeno attirò anche l'attenzione delle Nazioni Unite. Nel 2009 Radhika Coomaraswamy, allora rappresentante speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite per i bambini e i conflitti armati, denunciò la pratica e sollecitò misure volte a punire i responsabili e proteggere i minori coinvolti.
Storia Origini e diffusione in Asia centrale La pratica nota in persiano come بچهبازی (bačča-bāzī) è storicamente attestata in diverse aree dell'Asia centrale. Una delle principali ricerche etnografiche sul fenomeno è quella dell'etnologa tedesca Ingeborg Baldauf, che studiò il بچهبازی tra gli uzbeki dell'Afghanistan settentrionale, indicandolo in uzbeco come bachabozlik. Nella sua analisi il fenomeno comprendeva non soltanto l'esibizione di giovani danzatori, ma un complesso insieme di rapporti sociali tra il ragazzo, detto بچه (bačča, «ragazzo»), e l'adulto interessato alla sua compagnia, il بچهباز (bačča-bāz).
La presenza di danzatori maschi nell'area mediorientale e centroasiatica si inseriva in un contesto storico più ampio nel quale giovani uomini potevano svolgere professionalmente attività di danza e intrattenimento. Lo storico della danza Anthony Shay ha sottolineato come tali tradizioni abbiano assunto caratteristiche differenti a seconda delle società e dei periodi considerati e come, tra il XIX e il XX secolo, siano state progressivamente osteggiate tanto dalle autorità coloniali quanto dalle élite locali influenzate dai modelli culturali occidentali.
Una tradizione distinta, ma anch'essa caratterizzata dall'impiego di giovani danzatori maschi, esistette nell'Impero ottomano attraverso i köçek (in turco ottomano كوچك, köçek), giovani danzatori che si esibivano indossando abiti femminili. La presenza di fenomeni analoghi in società differenti non implica tuttavia che essi costituissero un'unica pratica o avessero necessariamente le medesime caratteristiche del bačča-bāzī centroasiatico.
Testimonianze del XIX secolo Una delle più dettagliate testimonianze europee ottocentesche sui giovani danzatori dell'Asia centrale fu lasciata dal diplomatico ed esploratore statunitense Eugene Schuyler, che attraversò il Turkestan russo nel 1872 e nel 1873. Nella sua opera Turkistan: Notes of a Journey in Russian Turkistan, Khokand, Bukhara and Kuldja, pubblicata nel 1876, Schuyler descrisse i batcha come giovani appositamente addestrati alla danza e osservò che la loro presenza costituiva un'istituzione riconosciuta nelle regioni sedentarie dell'Asia centrale.
Secondo Schuyler, la pratica era particolarmente diffusa a Bukhara e Samarcanda, mentre nel Khanato di Kokand le esibizioni pubbliche erano state proibite. Egli riferì inoltre che a Tashkent le danze erano state contrastate dalle autorità religiose dopo un'epidemia di colera.
Schuyler descrisse anche l'elevato prestigio che alcuni dei giovani danzatori potevano raggiungere. I più celebri erano seguiti con entusiasmo dal pubblico e potevano essere trattati con particolari manifestazioni di deferenza. Secondo il diplomatico, per gli uomini di elevata condizione sociale il mantenimento di un batcha poteva inoltre costituire un segno di prestigio, mentre uomini meno abbienti potevano associarsi per sostenere congiuntamente le relative spese.
Testimonianze dell'inizio del XX secolo Ulteriori descrizioni dei giovani danzatori centroasiatici risalgono all'inizio del XX secolo. Durante una missione nel Turkestan compiuta tra il 1908 e il 1909, il conte Konstantin von der Pahlen descrisse giovani danzatori appositamente addestrati, chiamati bacheh, che si esibivano a piedi nudi e indossavano lunghe camicie di seta e pantaloni stretti. Secondo la sua testimonianza, portavano gioielli, capelli lunghi e trucco e accompagnavano la musica con movimenti coreografici eseguiti davanti a un pubblico maschile.
Nel 1909 due giovani danzatori si esibirono inoltre durante un'esposizione agricola e industriale tenuta a Tashkent. I testi delle loro canzoni furono raccolti e successivamente pubblicati, insieme alla traduzione russa, nella Kaufman Collection del 1910.
Il bačča-bāzī nell'Afghanistan contemporaneo Nella seconda metà del XX secolo la pratica continuò a essere documentata in Afghanistan. Lo studio di Ingeborg Baldauf del 1988, basato su ricerche condotte tra gli uzbeki dell'Afghanistan settentrionale, costituisce una delle principali analisi etnografiche del fenomeno. Baldauf descrisse un sistema nel quale i giovani potevano essere apprezzati per la capacità di cantare e danzare e nel quale il rapporto con l'uomo adulto poteva comprendere anche una componente sessuale.
La pratica osservata da Baldauf è stata successivamente confrontata con fenomeni analoghi presenti tra i pashtun del vicino Pakistan. Nel 2011 Jan Willem de Lind van Wijngaarden e Bushra Rani pubblicarono uno studio basato su quattro interviste a giovani uomini di Peshawar che avevano avuto rapporti di concubinaggio con uomini adulti. Gli autori rilevarono somiglianze e differenze tra tali rapporti, localmente denominati bacha baazi, e il bachabozlik documentato da Baldauf tra uzbeki e pashtun dell'Afghanistan alla fine degli anni Settanta.
Situazione nel XXI secolo All'inizio del XXI secolo diverse inchieste giornalistichehe hanno documentato in Afghanistan casi nei quali bambini e adolescenti venivano reclutati come danzatori e successivamente sottoposti ad abusi e sfruttamento sessuale. Un'inchiesta della Die Welt del 2010 descrisse casi di ragazzi provenienti da famiglie in condizioni di estrema povertà o privi di sostegno familiare e riferì dell'esistenza di competizioni di canto e danza tra i giovani mantenuti da uomini adulti.
Le modalità di reclutamento potevano variare. Secondo le testimonianze raccolte nelle inchieste dell'epoca, alcuni ragazzi provenivano da famiglie povere che li affidavano ad adulti in cambio di denaro, mentre altri erano orfani o minori che vivevano in strada. Le esibizioni comprendevano generalmente canto e danza e potevano essere organizzate in occasione di feste e riunioni esclusivamente maschili.
Il fenomeno non coincideva tuttavia con la sola attività artistica: numerose testimonianze raccolte negli anni 2000 e 2010 documentarono coercizione, violenza e sfruttamento sessuale dei ragazzi coinvolti. In alcuni casi il mantenimento di un bačča da parte di uomini ricchi o influenti assumeva inoltre una funzione di prestigio sociale.
Nella cultura di massa Il fenomeno del bačča-bāzī è stato oggetto di diversi documentari e inchieste giornalistiche. Nel 2010 il giornalista afghano Najibullah Quraishi, insieme al produttore Jamie Doran, realizzò il documentario The Dancing Boys of Afghanistan, dedicato allo sfruttamento dei giovani danzatori in Afghanistan. L'opera fu presentata nel Regno Unito nel marzo dello stesso anno nell'ambito della serie True Stories e fu successivamente trasmessa negli Stati Uniti da Frontline della PBS il 20 aprile 2010. Nicholas Graham, sull'Huffington Post, descrisse il documentario come «affascinante e terribile», sottolineandone la rappresentazione degli abusi sessuali subiti dai minori coinvolti. Nel 2011 l'opera vinse inoltre lAmnesty International UK Media Award nella categoria «Documentary & Docudrama».
Il bačča-bāzī ricevette nello stesso periodo attenzione anche da parte di organizzazioni e mezzi d'informazione internazionali. Nel 2010 il sito dell'Associazione rivoluzionaria delle donne dell'Afghanistan riprese un articolo dedicato ai rapporti sessuali tra uomini adulti e ragazzi in Afghanistan. Nello stesso anno il giornalista Joel Brinkley riferì che il Dipartimento della difesa degli Stati Uniti aveva incaricato la scienziata sociale AnnaMaria Cardinalli di studiare alcuni comportamenti sessuali e sociali osservati dalle forze occidentali in Afghanistan, dopo che militari in pattuglia avevano riferito incontri con uomini adulti accompagnati da ragazzi e casi nei quali giovani afghani avevano tentato contatti fisici con soldati britannici.
La pratica compare anche nella narrativa. Nel romanzo Il cacciatore di aquiloni di Khaled Hosseini e nel successivo adattamento cinematografico, Sohrab, figlio di Hassan, viene prelevato da un orfanotrofio da un esponente dei Talebani, che si rivela essere Assef. Il ragazzo viene costretto a esibirsi come giovane danzatore, vestito e truccato per intrattenere gli uomini presenti, ed è sottoposto ad abusi sessuali; lo stesso Assef aveva violentato Hassan durante la loro adolescenza.
Nel dicembre 2010 alcuni cablogrammi diplomatici statunitensi diffusi da WikiLeaks portarono all'attenzione internazionale un episodio avvenuto a Kunduz nel quale dipendenti della società statunitense DynCorp erano stati coinvolti nell'organizzazione di una festa durante la quale erano stati pagati giovani danzatori. Secondo il cablogramma riportato da The Guardian, l'allora ministro dell'interno afghano Hanif Atmar manifestò forte preoccupazione per le possibili conseguenze dello scandalo e chiese maggiore controllo sulle attività degli appaltatori privati.
Nel marzo 2011 il BBC World Service dedicò al fenomeno il documentario radiofonico Afghanistan's Dancing Boys, che affrontava la persistenza del bačča-bāzī e il contrasto tra tale realtà e l'immagine di rinnovamento che si intendeva attribuire all'Afghanistan successivo alla caduta del primo regime talebano. Nel dicembre 2012 il New York Times, nell'ambito di un'inchiesta sugli attacchi interni alle forze di sicurezza afghane, riferì inoltre il caso di un giovane che intratteneva quella che la fonte definiva una «relazione impropria» con un comandante della Polizia di frontiera afghana e che, con l'aiuto di due complici, partecipò all'uccisione di otto agenti dopo averli narcotizzati.