I livoni o livi (in livone līvlizt) sono un popolo finnico originario della Lettonia settentrionale e dell'Estonia sud-occidentale. La lingua storicamente parlata da questa popolazione era il livone, una lingua uralica strettamente imparentata con l'estone e il finlandese. L'ultima persona che ha imparato e parlato il livone come madrelingua, Kristiņa Grizelda, è morta nel 2013, rendendola di fatto una lingua estinta. A partire dal 2010, si attestano circa 30 persone che hanno imparato il livone come seconda lingua.
Fattori storici, sociali ed economici, uniti ad una popolazione etnicamente (e tradizionalmente) dispersa, hanno portato al declino della comunità locale, con un solo piccolo gruppo sopravvissuto nel XXI secolo nella fetta più occidentale del golfo di Riga. Nel 2011, si attestano 250 persone che asserivano di essere di etnia livone in Lettonia.
I livoni non vanno confusi con i livoniani (con cui vengono talvolta impropriamente identificati), termine con cui si identificavano i cavalieri di Livonia, un ordine religioso cavalleresco composto da tedeschi stanziatosi nella regione nel corso del Medioevo e parte dell'Età moderna.
Storia
Epoca antica
Sarebbe arduo tentare di individuare un periodo preciso in cui avvenne la migrazione dei livoni nella regione. Le due principali ipotesi formulate in merito affermano che o abitarono i Paesi Baltici già 5.000 anni fa oppure che le tribù finniche si spostarono nelle regioni costiere della Lettonia e dell'Estonia per via delle migrazioni compiute dagli slavi verso ovest nel VI-VII secolo d.C. Si tende a suddividere tale civiltà in due macro-gruppi: i Raandali, il "popolo della fascia costiera" (che anticamente viveva perlopiù con attività legate alla pesca, all'agricoltura e l'allevamento), localizzati nella parte ovest del Golfo di Riga e i Kalamied, i "pescatori" sulla parte est del golfo che giunge verso l'odierno confine tra i due Paesi baltici. Tale suddivisione tradizionale è applicata ancora oggi.
Medioevo
Il gruppo sopraccitato di livoni che viveva sulla costa settentrionale della Curlandia prese il nome di Curi: la denominazione finì per ricomprendere due gruppi spuri, poiché anche i balti vivevano nella medesima area geografica, ma più all'interno. Controllando un importante corso d'acqua locale, il fiume Daugava (in livone Väina), la cultura livone si sviluppò più rapidamente rispetto alle più chiuse comunità costituite dalle popolazioni che popolavano la Lituania prima del X secolo. per via dei commerci attraverso il commercio con l'isola di Gotland, i russi e i finlandesi e, dalla fine del primo millennio d.C. in poi, con tedeschi, svedesi (continentali) e danesi.
Dal X secolo in poi giunsero nelle regioni missionari dell'Europa occidentale che intendevano convertire i baltici pagani in cristiani. Uno dei primi a spingersi in quella che era tra le regioni più inesplorate del continente europeo fu l'arcivescovo danese Absalon, che presumibilmente costruì una chiesa nel villaggio livone noto come Kolka, presso il capo omonimo. Nel XII secolo, i tedeschi si insediarono in Livonia e stabilirono un punto di appoggio a Uexküll, oggi Ikšķile. L'arcivescovo Hartvig II convertì alcuni livoni nelle terre circostanti, tra cui il capo locale Caupo di Turaida, in seguito alleato dei teutonici. Dopo la morte di Meinardo di Riga nel 1196, Bertoldo di Hannover prese il suo posto. Questi adottò una politica meno clemente del suo predecessore, tentando di convertire le popolazioni locali con la forza e lanciando due incursioni al fine di avviare questa operazione. La prima ebbe luogo nel 1196, ma le truppe furono costrette a ritirarsi in Germania dopo un'imboscata tesa vicino a Salaspils. Un nuovo tentativo fu operato nel 1198, ma questa volta il vescovo cadde per mano della spada di un soldato livone chiamato Ymaut. Bertoldo fu succeduto da Albert von Buxhövden, che mise in atto una politica di diffusione della religione in maniera propagandistica, spingendo contemporaneamente più tedeschi a colonizzare la regione e per aiutarlo, ove occorresse, a convertire i locali con le cattive. Nel 1201, diede il via alla costruzione della città di Riga, situata sul Mar Baltico e in una posizione logisticamente favorevole: il centro abitato si espanderà rapidamente nei decenni successivi e sarà utilizzato come testa di ponte per proseguire sia nell'opera di conversione che in quella di soggiogamento. Quando infatti divenne palese che le comunità baltiche non avevano intenzione di abbracciare una nuova fede, Alberto procedette alla formazione di un ordine cavalleresco, i Cavalieri Portaspada: principalmente di origine tedesca, fu ad essi assegnata la missione di attaccare i pagani che rifiutavano di convertirsi. Ricevuta l'approvazione a compiere questa campagna militare da Papa Celestino III nel 1195, fu così che iniziò una lunga serie di battaglie note col nome di crociata livoniana, nel corso delle quali gli schieramenti contrapposti erano formati dai crociati (a cui fornivano appoggio anche la corona svedese e danese) e gruppi di popolazioni baltiche più o meno in collaborazione tra loro. Nel corso del conflitto, alcuni dei nativi fatti prigionieri o dominati furono costretti a unirsi alla fanteria dei portaspada contro gli estoni e le varie tribù lettoni. Prima delle conquiste tedesche, il territorio abitato dai livoni era diviso in terre di Daugava, Satezele, Turaida, Idumeja e Metsepole.
Durante la crociata, quella che una volta era una prospera regione fu devastata e intere aree divennero quasi completamente disabitate. A sostituire le tribù allontanatesi furono i Curi, i Semgalli, i Letgalli e i Selonici, che iniziarono a trasferirsi intorno al 1220 e continuarono a farlo per almeno trenta anni, soprattutto presso il Daugava. Si venne a costituire una sorta di terra di mezzo che separò (e separa ancora) i livoni situati in Lettonia e Lituania fino alla penisola di Curonia e quelli che vivevano a nord, sulle coste dell'Estonia meridionale.
A causa della notevole resistenza posta in essere dalle tribù lettoni, i Cavalieri della Spada dovettero chiedere supporto all'Ordine Teutonico, fino ad allora attivo principalmente nell'odierna Polonia (in Masovia) e Lituania (in Samogizia e Aukštaitija). Dopo essere stati riorganizzati e divenuti branca dell'Ordine Teutonico quando, a seguito di una grave sconfitta, nel 1237 i portaspada furono soppressi e sostituiti dal neonato Ordine livoniano, i crociati riuscirono a sopraffare i curi nel 1267: seguirono i semgalli nel 1290, data in cui tradizionalmente si ritiene terminarono le operazioni militari iniziate più di un secolo prima su approvazione di Celestino III. Da allora la Livonia rimase sotto il controllo tedesco fino al XVI secolo come parte della Confederazione omonima e fu gestita dai livoniani (ovvero i cavalieri membri dell'Ordine). La città di Riga mantenne una sorta di status amministrativo speciale, rimanendo contesa per secoli tra il clero, il quale esercitava la propria giurisdizione su vari possedimenti che gestiva in Estonia e Lettonia, e i cavalieri.
Dominazione straniera (1558–1775)
A metà del XVI secolo, l'Ordine livoniano viveva un profondo stato di crisi. Pur essendo divenuto formalmente e sostanzialmente indipendentemente dall'Ordine teutonico, erano a stento cessate le polemiche con il clero e si stava profilando una difficile situazione geo-politica in virtù delle conquiste militari messe in atto dal Granducato di Mosca verso occidente. In un contesto già così nebuloso, si inserì la questione religiosa, in virtù della diffusione del luteranesimo in Lettonia ed Estonia. Resosi conto delle debolezze che affliggevano i cavalieri di Livonia, lo zar Ivan IV invase diverse regioni lettoni nel 1558, tentando di raggiungere il Mar Baltico. Quella che sembrava una sconfitta certa, fu smentita dall'ingresso in battaglia della Svezia e della Confederazione polacco-lituana in favore dell'Ordine livoniano: a tale evento seguì quasi un quarto di secolo di guerra (1558-1582). Al termine dello scontro, i russi risultarono battuti.
Nel frattempo, già poco dopo lo scoppio della guerra, la Confederazione di Livonia e l'Ordine erano stati sciolti per decisione dell'ultimo Landmeister, Gottardo Kettler. La Livonia e la Lettonia sud-orientale divennero parte della Confederazione polacco-lituana, mentre la Curonia divenne un ducato indipendente, amministrato da Kettler e dai suoi eredi, convertitisi al luteranesimo e fautori del ducato di Curlandia e Semigallia.
A un decennio di pace dal 1582, una nuova serie di lotte coinvolse la Confederazione polacco-lituana e la Svezia, che rivendicava l'Estonia in virtù della vittoria riportata nella prima guerra del nord. La Livonia, la cui invasione terminò intorno al 1595, ne uscì martoriata. Alla fine, gli svedesi sopraffecero gli avversari. Nel 1629, entravano vittoriosi nella città di Riga. Sotto i re svedesi del XVII secolo Gustavo II Adolfo e Carlo XI, fu introdotta l'istruzione elementare obbligatoria per tutti, la Bibbia fu tradotta in estone e lettone e fu fondata un'università a Tartu, nell'Estonia meridionale (la più antica del Paese).
Malgrado la Svezia fosse stata in grado di rompere le difese polacche e danesi, maggiori problemi nacquero con i russi. In un nuovo grande conflitto che coinvolse la regione storicamente noto come seconda guerra del nord (1700–1721), lo zar Pietro il Grande stroncò il desiderio svedese di divenire la superpotenza della regione baltica. Nel Trattato di Nystad del 1721, l'Estonia e la Livonia, nuovamente devastate dopo più di venti anni di guerra, furono cedute alla Russia. La Curlandia continuò ad essere governata dai suoi duchi per altri tre quarti di secolo. Il Ducato cessò formalmente di esistere nel 1795, quando questo territorio entrò anch'esso a far parte dell'Impero russo dopo la terza spartizione della Polonia.
Assimilazione e isolamento (1795–1914)
Pure per via delle guerre nella regione la conseguente mescolanza di popolazioni esterne, i Livoni finirono per essere quasi completamente assorbiti dai Lettoni. Uno degli ultimi baluardi a salvaguardia di tradizioni e cultura di origine secolare era costituito da diverse famiglie che risiedevano lungo il fiume Salaca (in livone Salatsi). Alla metà del XIX secolo, la lingua e la cultura livone risultavano scomparse dalla regione conosciuta fino ad oggi come Livonia: secondo gli storici baltici Rudzīte e Karma, invece, c'erano ancora alcune persone che all'inizio del XX secolo potevano essere considerati discendenti e custodi delle tradizioni livoni. Nel dialetto lettone parlato in Livonia, è sopravvissuto un gran numero di prestiti linguistici, riscontrabili soprattutto nella toponomastica e nella geografia locale (su cui i linguisti si sono basati per ricostruirne la fonetica, come accaduto per il dialetto parlato dai curi).
Anche in Curlandia si ridusse il numero dei locutori e degli individui affiliati alla cultura della Livonia, sebbene la parte più occidentale del golfo di Riga mantenne un certo isolamento dal resto della regione. Esistono poi altri fattori i quali hanno fatto sì che la costa livoniana, conosciuta come Līvõd rānda (oggi area naturale protetta), preservasse una certa integrità per più a lungo. Innanzitutto, le comunità che vivevano in quella zona si sostentavano essenzialmente con la pesca fluviale o in mare che fosse, mentre i lettoni, all'interno, erano ancorati ad una tradizione agricola. Tale diversità culturale contribuì a creare una barriera tra i due gruppi etnici, assistita dalla geografia: la porzione di territorio che separava la costa dalle montagne era costituita da fitte foreste e paludi impraticabili. I livoni avevano legami molto più stretti con gli osiliani, gli abitanti dell'isola estone di Saaremaa, che parlavano un dialetto simile. La rete commerciale che si istituì di fatto tra le due realtà per diverso tempo fu interrotta solo nel XX secolo.