Il Bāburnāma (Chagatai/Persiano: , letteralmente: "Libro di Bābur"; conosciuto anche come Tuzk-e Bāburī) è un'opera contenente le memorie di Ẓahīr ud-Dīn Muḥammad Bābur (1483–1530), fondatore dell'Impero Moghul e bis-bis-bisnipote di Tamerlano.

È un'opera autobiografica, scritta in lingua Chagatai, definita da Bābur "Turki" (ovvero turco), la lingua parlata cioè dai Timuridi di Andijan. Il libro è stato tradotto in italiano e pubblicato da Sandro Teti Editore nel 2024 con prefazione di Shivkat Mirziyoyev e Introduzione di Franco Cardini.

La prosa di Bābur è altamente persianizzata nella struttura della frase, nella morfologia e nel vocabolario, e contiene anche molte frasi e piccoli poemi in Lingua farsi.

Durante il regno dell'imperatore Akbar, il lavoro fu completamente tradotto in persiano da un cortigiano moghul, ʿAbd ul-Raḥīm, nell'anno dell'Egira 998 (1589–90 EV).

Bābur fu educato alla maniera timuride e le sue osservazioni e i suoi commenti nelle sue memorie riflettono un interesse sulla natura, la società, la politica e l'economia.

Il resoconto degli eventi copre non solo la sua vita, ma anche la storia e la geografia delle aree in cui Bābur viveva, la loro flora e fauna, come pure i popoli con cui entrò in contatto.

Illustrazioni del manoscritto del Bāburnāma

Note

Bibliografia Arberry, A.J., Catalogue of the India Office, London, The Library of the India Office, 1937 Browne, E.G., A Literary History of Persia, Cambridge, Cambridge University Press, 1951 Storey, C.A., Persian Literature, London, Royal Asiatic Society of Great Britain and Ireland, 1970-72

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