Carlo era figlio di Giovanni Casimiro, conte palatino di Zweibrücken-Kleeburg e di Caterina Vasa. Dopo la morte del padre, gli succedette come conte palatino. Sposò Edvige Eleonora di Holstein-Gottorp, che gli diede tra gli altri il successore Carlo XI. Carlo X Gustavo era il secondo re di Svezia della dinastia tedesca dei Wittelsbach dopo Cristoforo di Baviera (1441–1448) che era morto senza eredi. Prima di ascendere al trono svedese, venne nominato dal predecessore, la cugina Cristina di Svezia, duca di Eyland (Öland).
Il nome di Carlo X deriva da un'invenzione del XVI secolo in quanto la numerazione dei re era stata alterata in maniera fittizia, in quanto egli era de facto re col nome di Carlo IV, nome che però non adottò mai.
Biografia La giovinezza e la nomina ad erede al trono Figlio del conte Giovanni Casimiro del Palatinato-Zweibrücken-Kleeburg e della principessa Caterina Vasa, sorella di Gustavo II Adolfo, da giovane compì la sua formazione assieme alla principessa nonché cugina Cristina di Svezia. Intrapresa poi la carriera militare sotto la guida di Lennart Torstenson, fu in Germania, Paesi Bassi e Francia: si arruolò così contro gli Imperiali durante le guerre di Gustavo II in terra tedesca e, dopo quattro anni di lotte che lo avevano visto presente in grandi azioni sul campo come la Battaglia di Breitenfeld e quella di Jankov, tornò in patria e ricevette grandi onori. Dal 1646 al 1648 risiedette stabilmente presso la corte svedese, prospettandoglisi anche un possibile matrimonio con la regina Cristina.
Tale proposta, però, fallì per la particolare scelta della regina di non sposarsi ed egli tornò ancora una volta in Germania a combattere le forze degli austriaci. Quando, infine, la guerra terminò, la regina Cristina lo nominò quale suo successore al trono nel 1649, malgrado l'opposizione del Consiglio di Stato e del cancelliere Axel Oxenstierna. Nel 1648 era stato nel frattempo nominato comandante di tutte le forze svedesi impegnate in Germania. La conclusione della Pace di Vestfalia nell'ottobre del 1648, non gli consentì di poter godere di una grande gloria militare sul campo, ma come plenipotenziario in rappresentanza della Svezia a Norimberga gli diede l'opportunità di apprendere i segreti della diplomazia internazionale, scienza nella quale ben presto divenne maestro e che gli servirà una volta ottenuto il trono.
Quando nel 1654 la regina abdicò, Carlo poté assumere il titolo che gli spettava.
I primi anni di regno All'inizio del proprio regno, Carlo X si concentrò sul restaurare le discordie interne alla nazione svedese di modo da preparare il terreno per la sua nuova politica di espansione della potenza del regno. Il 24 ottobre 1654 contrasse un matrimonio politico con Edvige Eleonora di Holstein-Gottorp, figlia del duca Federico III, di modo da assicurarsi una futura alleanza con la Danimarca. Il Riksdag che convocò a Stoccolma nel marzo del 1655, consentì a Carlo X di esporre le principali problematiche da affrontare negli anni successivi del suo regno: la guerra contro gli oppositori alla potenza dell'impero svedese e la restituzione delle terre della corona alienate. Nel giro di tre giorni egli convocò un'apposita commissione presieduta dal re in persona nella quale Carlo X riuscì a persuadere i delegati che la guerra contro la Polonia era ormai necessaria e dava prova di essere molto vantaggiosa per la Svezia. Nel 1659 proclamò punizioni esemplari per quanti avessero cacciato di frodo nella tenuta reale di Ottenby, nell'Öland, in Svezia, ove fece realizzare a tale scopo un grande muro di mattoni per separare la parte inferiore dell'isola, sua riserva di caccia personale.
La Prima guerra del nord (1655–1660)
La guerra polacco-lituana
Il 10 luglio 1655, Carlo X lasciò la Svezia per iniziare una guerra contro la Confederazione polacco-lituana, in quella che diventerà la Seconda guerra del nord (1655–1660). Carlo X si preparò alla guerra con 50.000 uomini e 50 navi da guerra. Le ostilità avevano già avuto inizio con l'occupazione di Dünaburg nella Livonia polacca ad opera degli svedesi il 1º luglio 1655. Il successivo 21 luglio 1655 l'esercito svedese al comando di Arvid Wittenberg attraversò la Polonia e procedette sino agli accampamenti della nobiltà della Grande Polonia (pospolite ruszenie) presso il fiume Noteć, con alcuni fanti di supporto. Il 25 luglio l'armata degli aristocratici polacchi capitolò ed i voivodati di Poznań e Kalisz si posero sotto la protezione del re di Svezia. Poco dopo gli svedesi entrarono a Varsavia senza opposizione ed occuparono l'intera Grande Polonia. Il re polacco, Giovanni II Casimiro (1648–68) della Casa di Vasa, si recò in Slesia dopo che le sue armate ebbero sofferto pesanti colpi. Un gran numero di nobili polacchi con i loro eserciti personali si unirono agli svedesi, tra cui molti dei famosi ussari. Molti polacchi vedevano infatti in Carlo X Gustavo un monarca forte che avrebbe potuto garantire alla nazione una migliore protezione di Giovanni II Casimiro.
Nel frattempo Carlo X Gustavo si avvicinò a Cracovia, città che gli svedesi riuscirono a catturare dopo due mesi di assedio. La caduta di Cracovia venne seguita dalla capitolazione dell'intero esercito reale polacco, ma prima della fine dell'anno la Polonia iniziò spontaneamente a reagire all'invasore. Il 18 novembre 1655 gli svedesi raggiunsero la fortezza-monastero di Częstochowa, ma i polacchi lo difesero e dopo un assedio di sette giorni gli invasori dovettero ritirarsi con gravi perdite. Questo successo eccitò l'entusiasmo popolare in Polonia e diede nuova vita al nazionalismo ed al ruolo sacrale della guerra contro Carlo X. Questi venne dipinto come un mercenario senza rispetto nemmeno per il parlamento polacco che rappresentava l'espressione della sovranità costituzionale.
All'inizio del 1656 re Giovanni II Casimiro fece ritorno dall'esilio e riorganizzò l'esercito reale polacco, incrementandolo di numero. Carlo X a questo punto si concentrò sull'obbiettivo di conquistare la Prussia, ma anche questo obbiettivo rimase incompleto ed ebbe la negativa influenza di attirargli a nuovo nemico l'elettore di Brandeburgo, Federico Guglielmo I, allarmato dalle ambizioni del re svedese. Carlo però riuscì a forzare il principe-elettore a divenire suo alleato e vassallo col trattato di Königsberg del 17 gennaio 1656, ma le nuove sollevazioni popolari in Polonia richiesero la sua presenza ancora nella parte meridionale del paese. Per settimane egli continuò la guerriglia contro i polacchi, penetrando verso Jarosław nel Voivodato di Rutenia (województwo ruskie), ove perse due terzi dei suoi uomini. Nel frattempo, i russi siglarono un "cessate il fuoco" con la Confederazione polacco-lituana (Trattato di Vilno (1656)) e quindi iniziarono una campagna in Livonia conducendo un assedio contro Riga, la seconda città per grandezza e popolazione dell'impero svedese.
Carlo a questo punto venne costretto a ritirarsi da Jarosław a Varsavia ma anche questo atto si dimostrò un disastro, intrappolato come fu dalle pressanti forze polacco-lituane, in una regione paludosa e innevata. Il 21 giugno 1656 i polacchi ripresero Varsavia e quattro giorni dopo Carlo venne obbligato a richiedere l'assistenza di Federico Guglielmo col trattato di Marienburg (23 giugno 1656). Tra il 28 ed il 30 luglio le forze combinate di Svezia e Brandeburgo con un totale di 18.000 uomini, dopo tre giorni di battaglia, sconfissero i 40.000 uomini al servizio di Giovanni II Casimiro a Varsavia, riuscendo per la seconda volta ad occupare la capitale della Polonia, causando innumerevoli distruzioni alla città ed ai suoi abitanti. Ad ogni modo, anche questo sforzo non raggiunse lo scopo di Carlo X e quando Federico Guglielmo chiese al re svedese di iniziare ad intavolare dei negoziati di pace coi polacchi, questi ultimi rifiutarono i termini offerti e la guerra venne ripresa, costringendo il re di Svezia a concludere una nuova alleanza offensiva e difensiva con l'elettore di Brandeburgo (Trattato di Labiau, 20 novembre 1656) che sancì che Federico Guglielmo ed i suoi eredi avrebbero avuto la piena sovranità sulla Prussia orientale.
La guerra contro la Danimarca
Il trattato di Labiau portò ad una modifica essenziale nella politica di Carlo X sul Mar Baltico, ma l'alleanza con l'elettore di Brandeburgo era divenuta ormai indispensabile su molti fronti. Le difficoltà di Carlo X in Polonia si crede abbiano infine smosso la dichiarazione di guerra alla Danimarca il 1º giugno 1657. Come aveva appreso in gioventù, Carlo X sapeva che la Danimarca era molto più vulnerabile se attaccata da sud e cioè dalla sua parte continentale e pertanto egli attaccò la Danimarca con una velocità che ne paralizzò la resistenza. Alla fine del giugno del 1657, alla testa di 8.000 veterani, Carlo X irruppe da Bromberg (Bydgoszcz) nella Pomerania meridionale e raggiunse i confini dell'Holstein il 18 luglio. L'esercito danese venne disperso e gli svedesi ebbero modo di riconquistare il Ducato di Brema. All'inizio dell'autunno di quell'anno, le truppe di Carlo X si accamparono per svernare nello Jutland. Ma la fortezza di Fredriksodde (Fredericia) accolse l'esercito svedese da metà agosto a metà ottobre, quando la flotta della Danimarca, dopo due giorni di battaglia costrinse gli svedesi ad abbandonare il progetto di attaccare le isole danesi. La posizione del re di Svezia era a questo punto divenuta critica dal momento che nel luglio di quell'anno la Danimarca e la Confederazione polacco-lituana avevano tra le altre cose concluso un'alleanza offensiva e difensiva. Cogliendo l'occasione per liberarsi dello scomodo alleato e capendo la propria posizione pericolosa sul continente europeo, l'elettore di Brandeburgo si unì a questa lega contro la Svezia, il che convinse Carlo X ad accettare la mediazione di Oliver Cromwell, Coenraad van Beuningen e del cardinale Mazzarino. I negoziati, ad ogni modo, non proseguirono e al rifiuto della Svezia Carlo X ricevette l'incoraggiante notizia della cattura di il 23 ottobre, iniziando i preparativi per lo spostamento delle sue truppe verso Funen via nave. Un'ultima disgrazia però colpì l'armata svedese: a metà dicembre del 1657 ebbe inizio un duro inverno che imperversò nella regione, così intenso da gelare una parte del mare dell'area del Piccolo Belt così da rendere impossibile la realizzazione delle operazioni nella maniera sperata.
Marcia attraverso i Belt