La storia della tecnologia descrive la scoperta e l'invenzione di strumenti tecnici, la loro evoluzione e la loro influenza sulla cultura e le società umane. Lo sviluppo delle tecnologie ha plasmato, nell'arco della storia dell'umanità, il modo in cui le persone, gli stati e le civiltà hanno interagito permettendo il trasporto di persone e cose, l'esplorazione dell'ambiente, la conoscenza delle leggi della natura oltre il limite dei sensi dell'uomo. La tecnologia produce, attraverso un sistema economico, prodotti che influenzano la vita delle persone.

Teorie dello sviluppo tecnologico In antropologia e sociologia si sono sviluppate diverse teorie per interpretare l'evoluzione sociale e culturale. Per Lewis H. Morgan, Leslie White, e Gerhard Lenski lo sviluppo tecnologico è un fattore primario che controlla l'evoluzione delle civiltà umane: Nella divisione in tre fasi (lo stato selvaggio, la barbarie, la civiltà) dell'evoluzione sociale, proposta da Morgan, le fasi sono separate dal raggiungimento di traguardi tecnologici: dal controllo del fuoco, l'arco, la ceramica, l'allevamento, l'agricoltura, la lavorazione dei metalli fino alla scrittura. Per White il metro dell'evoluzione sociale è come essa utilizza l'energia: le cinque tappe che individua sono rappresentate dall'uso, da parte dell'uomo, della forza dei propri muscoli, poi l'uso della forza degli animali allevati, poi il controllo sull'energia delle piante, rappresentato dall'agricoltura; la quarta tappa è rappresentata dall'utilizzo delle risorse fossili e l'ultima tappa è la scoperta dell'energia nucleare. Lenski utilizza il metro dell'informazione per valutare l'evoluzione delle società: più informazione e conoscenza una società riesce ad esprimere, più è evoluta. Dalla fine degli anni Settanta gli antropologi ed i sociologi, come Alvin Toffler (autore di Future Shock), Daniel Bell e John Naisbitt hanno sviluppato teorie sulla società post-industriale, ritenendo che l'attuale società industriale sarà vicina alla sua trasformazione quando i servizi e l'informazione diventeranno prevalenti sull'industria e sui prodotti.

Le sette età tecnologiche dell'uomo Quando si studia la storia dell'umanità, dice Ian McNeil, dal punto di vista dello sviluppo tecnologico, è possibile distinguere sette età: L'era dei cacciatori-raccoglitori nomadi, che usavano strumenti e armi fabbricate con legno facilmente reperibile, ossi o pietra e capaci di accendere e controllare il fuoco; L'Età del metallo, quando la crescente specializzazione delle attività incoraggiò cambiamenti nelle strutture sociali; La prima Età della macchina, quella dei primi orologi e del torchio da stampa, quando la conoscenza iniziò a venire standardizzata e largamente disseminata; L'inizio della produzione in quantità, quando con la prima applicazione dell'energia del vapore, il sistema della fabbrica iniziò irreversibilmente a destituire la manifattura artigianale; Il pieno fiorire dell'Età del vapore, che influenzò tutti i settori della vita economica e sociale; Il rapido diffondersi del motore a combustione interna, che entro 50 anni virtualmente depose il vapore come fonte primaria di energia; Il presente, ovvero l'Età elettrica ed elettronica, che promette di cambiare la vita umana più velocemente e più radicalmente di qualunque età precedente.

Tecnologia preistorica Il primo oggetto tecnologico, riconosciuto come tale, è un ciottolo di fiume scheggiato per ottenere un bordo affilato, rinvenuto nella valle del fiume Omo in Etiopia che è stato datato a 2,5 milioni di anni fa.. Ancorché appartenente ad un nostro progenitore, l'Homo habilis, è la prima testimonianza della interdipendenza della specie umana con i prodotti tecnologici, che, anche se usati da altre specie animali non sono per queste dispensabili come invece lo è stato, fin dagli albori, per la specie umana. Si ritiene che l'evoluzione dell'uomo sia stata influenzata dall'uso degli utensili che hanno avvantaggiato i gruppi di uomini che li usavano selezionando chi fosse più adatto nel loro uso.

Paleolitico

Altre specie di Homo vissero in Africa tra 2,5 e 1,8 milioni di anni fa, la più nota è l'Homo habilis che mostra una più accurata lavorazione della pietra, affilandola su entrambe le facce, ed una maggiore organizzazione.. L'Homo habilis fu soppiantato dall'Homo erectus attorno a 1,8 milioni di anni fa, la riduzione delle caratteristiche scimmiesche e l'aumento del volume cranico suggeriscono come fosse totalmente dipendente dalla tecnologia per sopravvivere. La tecnologia che gli garantì il successo evolutivo, espandendo il suo areale dall'Africa a tutta l'Europa e parte dell'Asia, fu il controllo del fuoco e il suo utilizzo come arma di difesa contro i predatori e per cuocere i cibi e riscaldarsi. Tra e anni fa da una (o più di una) specie di Homo erectus si distinse l'Homo sapiens, la nuova specie produsse molteplici utensili in pietra, ognuno con il suo specifico utilizzo, ma soprattutto, mentre gli utensili dell'Australopiteco, dell'Homo erectus e dell'Homo habilis rimasero inalterati per centinaia di migliaia di anni, l'Homo sapiens evidenziò una lenta evoluzione degli utensili utilizzati.. È possibile stabilire un momento preciso del principale balzo tecnologico dell'uomo preistorico: l'invenzione del linguaggio. Si ritiene, in base a fattori indiretti, quali le evidenze di una vita sociale, che questo possa essere avvenuto anni fa,. ulteriori studi ipotizzano una graduale diffusione di tali abilità fin dal paleolitico medio, con l'affermarsi dell'Homo helmei. La creazione del linguaggio permise all'uomo di sganciare il legame tra la tecnologia e la propria evoluzione biologica, iniziando una rapida evoluzione culturale mantenendo quasi invariata la sua base biologica tanto che un Homo sapiens di anni fa non sarebbe anatomicamente distinguibile da un uomo moderno..

Neolitico

Gli strumenti agricoli più antichi mai ritrovati sono dei falcetti, spesso con un manico di legno su cui era un'affilata lama di selce. Una selce affilata diventava più funzionale per la mietitura se la si poneva in fondo a un osso che serviva da manico. Le falci potevano essere ricavate dalla lavorazione della mandibola di animali come l'asino, oppure si usavano corna di cervo cui erano fissati dei denti di selce. Al posto del bastone appuntito che incideva la terra, ma non la sollevava, s'inventò la zappa. Nacquero poi le macine di pietra, in cui i cereali venivano triturati per ricavarne la farina, e i contenitori per conservare e trasportare le messi (cesti intrecciati, poi vasi). I primi granai furono probabilmente dei pozzi sotterranei. Con la diffusione dell'agricoltura, i primitivi utensili si rivelarono sempre meno adeguati a dissodare la terra e si rese necessario uno strumento in grado di frantumare le zolle più grosse e di tracciare i solchi in cui gettare i semi.

Il periodo che va da 70000 a circa 30000 anni fa assistette all'invenzione delle imbarcazioni (sul finire del Neolitico si cominciarono a fabbricare le prime imbarcazioni del tipo a piroga, scavate nei tronchi; il lungo e faticoso lavoro di scavo della parte interna fu molto facilitato da quando si poté eseguirlo consumando il legno col fuoco), delle lampade a olio, degli archi e delle frecce e degli aghi (essenziali per cucire gli indumenti che riparavano dal freddo). I primi oggetti che possono sicuramente essere chiamati oggetti d'arte e di gioielleria risalgono a quest'epoca, così come la prima incontrovertibile testimonianza che esistevano la religione, il commercio e la stratificazione sociale. Numerosi ricercatori ritengono che tali realizzazioni senza precedenti siano state il prodotto di una rivoluzione avvenuta nelle capacità cognitive dei Sapiens. Secondo loro, il popolo che portò all'estinzione i Neanderthal si insediò in Germania, e chi scolpì l'uomo-leone di Stadel era intelligente, creativo e sensibile al pari di noi. La comparsa di nuovi modi di pensare e di comunicare nel periodo che va da 70000 a 30000 anni fa, costituisce in effetti la Rivoluzione cognitiva.

Il Neolitico conobbe un'ampia diffusione di strumenti microlitici, ossia di oggetti di pietra lavorata sempre più piccoli. Fu anche, come detto, l'epoca in cui fu perfezionato uno dei primi strumenti complessi ideati dall'uomo: l'arco. I primi archi erano fatti di legno e non si sono conservati; dalle numerose incisione e pitture rupestri europee e africane sappiamo però che erano realizzati con un solo pezzo, a semplice curvatura e di dimensioni variabili. Per le corde degli archi si usavano materiali come cuoio, fibre, tendini, crine. Parallelamente alla fabbricazione degli archi fu sviluppata l'industria delle frecce, munite prima di punte in pietra, osso o altri materiali duri, e successivamente in metallo. Nelle botteghe dei fabbri vi era ormai una vasta gamma di strumenti da lavoro: asce di ogni forma, scalpelli, punteruoli che permettevano la lavorazione anche di nuovi materiali: a Çatal Hüyük sono stati ritrovati pugnali di ossidiana e di selce artisticamente modellate su cui erano impressi dei sigilli, la prima "firma d'autore" della preistoria.

Le innovazioni tecnologiche non furono limitate al solo campo militare. L'aumentata produzione di cereali indusse per esempio, in alcune zone come la Mesopotamia, a dotarsi di macine di pietra, vasi, bacinelle, contenitori di vario tipo. Infine si apprese a modellare la ceramica e ad abbellire gli oggetti con ricche ed eleganti decorazioni. Per la produzione di oggetti d'uso quotidiano la ceramica fu affiancata da un altro materiale in un certo senso più "povero" ma non di certo non meno funzionale: il giunco. L'arte di costruire cesti, canestri, stuoie raggiunse nel Neolitico un livello ineguagliato e, ancora oggi, la tecnica di lavorazione è praticamente la stessa. Alla base c'è l'intrecciatura: le fibre di palma vengono sovrapposte e strette le une alle altre fino a ottenere superfici lisce e compatte. Le prime stuoie della preistoria provengono dal villaggio di Jarmo, in Iraq; con quei rudimentali tappeti 9000 anni fa si coprivano i pavimenti e i muri fangosi, oppure li si poneva davanti alle porte come passatoie. Nacque infine la corda realizzata dapprima in giunco o in fibre di palma, un oggetto destinato a diventare di uso comune in particolare nell'edilizia. Le componenti in legno che fino ad allora venivano unite solo a incastro, poterono infatti essere legate insieme più facilmente con le corde, con minor dispendio di tempo ed energia.