Le mura di Volterra sono un'opera di ingegneria militare a difesa di Volterra risalente all'epoca etrusca e via via modificata nel corso dei secoli.

Di età etrusca si conservano i resti di due circuiti distinti: una cinta arcaica, costruita verso la metà del VI secolo a.C. e documentata da tratti discontinui riconosciuti soltanto a partire dalla fine del Novecento, e la grande cerchia, tradizionalmente datata al IV secolo a.C., che rimase in uso per tutto l'alto medioevo, fin quando il Comune di Volterra decise la costruzione di un nuovo sistema difensivo, che tuttavia inglobò molte delle strutture murarie etrusche.

La grande cerchia si sviluppava per oltre sette chilometri e racchiudeva un'area di circa 116 ettari, la più ampia fra quelle etrusche note; ne sopravvive oggi poco più di un quinto del percorso.; ; . La cinta medievale, che corrisponde all'estensione attuale, è di soli 2,6 km e racchiude un'area di 26 ettari.

Il materiale principalmente usato per la costruzione fu il panchino, pietra tipica della Toscana occidentale. La varietà adoperata nel volterrano è costituita da una grana molto fine e di color giallo sabbia. Venne utilizzata anche per le urne cinerarie, per la muratura dei palazzi e per i lastricati stradali.

Storia La cinta arcaica Il circuito più antico è documentato da tratti discontinui. Il muro inglobato nell'ex ospedale di Santa Maria Maddalena, lungo 35,70 m e conservato per un'altezza massima di 5,20 m, in blocchi di panchina con zoccolo poligonale e alzato a blocchi pseudo-parallelepipedi, era già stato segnalato da Enrico Fiumi ed è stato riscoperto nel 1989.. La muraglia emersa nel 2002 sotto il bastione della Rocca Vecchia, lunga 22 m e larga 2 m, è datata da un lembo di strato del VII secolo a.C., che fornisce il terminus post quem, e da un asse romano del 209-208 a.C., che data l'obliterazione.; . Un breve tratto in opera quadrata è stato individuato sotto via Gramsci..

La costruzione di questo primo circuito, verso la metà del VI secolo a.C., sancisce la completa formazione urbana della città.. La tecnica costruttiva, confrontata da Marisa Bonamici con quella delle cinte di Roselle, Populonia e Vetulonia, appartiene alla tradizione poligonale del distretto nord-occidentale; la stessa studiosa ha avanzato l'ipotesi, da lei definita provocatoria, di precisi contatti con l'ambiente laziale, culla di questo modo di costruire..

Discussa è la pertinenza del tratto in località Sant'Andrea, lungo 28,40 m e spesso circa 2,10 m: Bonamici lo ritiene riferibile al circuito arcaico, di cui segnerebbe il limite nord-orientale, mentre il progetto di restauro delle mura lo ha trattato nell'ambito della grande cerchia.; .

La grande cerchia

Secondo Marinella Pasquinucci le mura etrusche di Volterra, in blocchi di calcarenite locale, furono realizzate nel corso del IV secolo a.C. per il crescente bisogno di difesa dovuto alle incursioni dei Celti da Nord e dei Romani da Sud.M. Pasquinucci, L'Evo antico, in M. Pasquinucci - M. L. Ceccarelli Lemut - A. Furiesi, Storia illustrata di Volterra, Pacini Editore, Ospedaletto (Pi), 2007, p. 30. La datazione del circuito non è però univoca negli studi: gli scavatori dell'acropoli ne collocano il completamento nella seconda metà del III secolo a.C., in coincidenza con la fase di maggiore rigoglio politico ed economico della città,. mentre Valentina Limina parla di "cinta muraria di tardo IV secolo a.C."..

Il tracciato, che secondo la Soprintendenza si estendeva nella prima metà del III secolo a.C. per un percorso di 7.280 m, era molto articolato e vario, studiato per sfruttare al meglio le caratteristiche morfologiche della collina su cui sorge la città e per includere all'interno del circuito murario anche un buon numero di sorgenti, nonché aree verdi da adibire all'agricoltura e all'allevamento oltre che, in tempi di necessità, all'accoglienza e alla protezione della popolazione extraurbana.

Lo studio geolitologico condotto in occasione del restauro ha mostrato come le murature in calcareniti organogene poggino su banchi di sabbie cementate sovrapposti alle argille azzurre, e come le tecniche di edificazione si adattassero al pendio, sfruttando in alcuni punti la parete rocciosa tagliata a vivo come parte integrante della cortina; nel circuito sono state riconosciute almeno tre zone di cava antica..

Questa imponente costruzione vide la luce durante un periodo in cui anche in altre città etrusche si provvedeva al miglioramento delle opere di difesa e in cui la città di Volterra doveva far fronte ad un aumento demografico considerevole. Partendo da due angoli della vecchia rocca di Velathri (rimasta sempre senza rivestimento di massi ai fianchi) la cinta include, entro un continuato muro, tutta l'area centrale, dove si trova la città attuale, fino allo sbalzo di Porta San Francesco. Soltanto un secolo dopo, questa vasta costruzione fu ingrandita, andando a comprendere nel suo interno anche il ripiano sottostante in cui è situata la chiesa di San Giusto, la Guerruccia, fino alle attuali "balze".

Così le mura etrusche vengono descritte in una guida ottocentesca della città:

Lungo il circuito si aprivano almeno tre porte principali, da cui si dipartivano le direttrici viarie: la Porta all'Arco a sud, verso la Val di Cecina, l'area delle saline e le Colline Metallifere; la Porta Diana o Portone a nord, verso la Valdera e il Valdarno; la Porta Solis a sud-est, verso la Valdelsa, i cui resti, inglobati nella Fortezza medicea, sono stati riportati alla luce nel 1994.. Ad esse si aggiungevano aperture minori, come la postierla in località Sant'Andrea, di cui il toponimo "Sant'Andrea in postierla" aveva conservato memoria, e almeno altre dieci aperture ricordate dalle fonti o dalla toponomastica..

La cinta muraria di Volterra ora visibile è di particolare pregio nelle sue più antiche porte: Porta all'Arco a sud, assai ben conservata, con le tre protomi sul fornice esterno e il Portone, detto Porta Diana, a nord. Quest'ultima, sotto l'aspetto archeologico, è meglio conservata dell'altra, che subì, fino all'antichità, numerosi mutamenti che andarono a cambiare il suo aspetto primitivo. La pianta della Porta Diana è simile a quella della Porta all'Arco, sebbene sia di dimensioni più ristrette; ciò va a dimostrare che la costruzione di queste due aperture nella cinta avvenne nello stesso periodo. In epoca successiva alla costruzione della Porta all'Arco, i fianchi della vecchia apertura dovettero essere in parte demoliti, per permettere la costruzione dell'arco su dei cornicioni di stile più recente in tufo, anziché in panchina, come tutte le mura volterrane.

Il tracciato medievale Il Comune di Volterra, agli inizi del XIII secolo iniziò la costruzione di un nuovo sistema difensivo, la cinta muraria comunaleA. Furiesi, L'architettura civile nel Medioevo in A. Augenti, Ottone il Grande e l'Europa. Volterra, da Ottone I all'Età comunale, Nuova Immagine, Siena, 2001, p 32: infatti, come accadde in molte altre città della penisola italiana, in seguito alla caduta dell'Impero romano d'Occidente, anche la popolazione urbana di Volterra aveva subito una forte contrazione, rendendo superfluo e assai difficoltoso da difendere il grande circuito murario etrusco: era dunque necessaria una cinta difensiva più ridotta, che meglio rispondesse alle mutate esigenze della popolazione. La cinta delle mura medievali ha i suoi gioielli architettonici nelle Porte di San Francesco, di Docciola e fonti (datate 1245), di San Felice e fonti e Porta Marcoli.

Una prima fase di questo ammodernamento pare conclusa entro il 1238 e riguardò il tracciato da Porta all'Arco alla Postierla, nonché la zona del Prato Marzio.M. L. Ceccarelli Lemut, L'Età medievale in M. Pascquinucci - M. L. Ceccarelli Lemut - A. Furiesi, Storia illustrata di Volterra, Pacini Editore, Ospedaletto (Pi), 2007, p. 93

Durante il regime consolare, la cinta venne nuovamente rafforzata, fino al 1254, anno in cui i fiorentini si imposero con il costituto popolare e il governo di parte guelfa. Nel 1260, il regime ghibellino, che andò a succedere a quello guelfo, constatò la grande vulnerabilità dell'allora sistema difensivo della città, visto il vasto perimetro che la cinta andava a ricoprire, così ingaggiò quaranta maestri di pietra che lavorarono fin quando la città non fu completamente murata. Il lavoro iniziò nell'autunno del 1260 e venne portato a termine entro pochi anni. La nuova struttura difensiva venne perciò completata intorno al 1266A. Furiesi, Storia urbanistica e architettonica in M. Burresi - A. Caleca, Volterra d'oro e di pietra, Pacini Editore, Ospedaletto (Pi), 2006, p. 32. Naturalmente la tecnica costruttiva della muratura differiva da quella etrusca, essendo composta da blocchi assai più piccoli. Furono inoltre scavati dei fossati davanti alle mura nei punti di più facile accessibilità.

Nello stesso periodo si lavorava alla monumentalizzazione delle fonti cittadine: in particolare, grande fu lo sforzo finanziario per comprendere entro il circuito murario comunale le fonti di Docciola e di San Felice e renderla uno dei luoghi più suggestivi della città.

A queste si aggiungono le due porte facenti parte della primitiva cinta etrusca:

Porta Diana, subito fuori dall'odierna Porta Fiorentina, in direzione della Valdelsa, è collocata a nord rispetto alla città, oltrepassato il cimitero cittadino. Risalente al III - II secolo a.C., fa parte della cinta muraria in panchina edificata dagli Etruschi. Porta Menseri, presso l'abitato di San Giusto, un tempo compreso dentro la cinta difensiva etrusca.

La frana del 2014 Nella notte del 31 gennaio 2014, a causa del maltempo di quei giorni, franarono trenta metri di mura medievali. Il tratto di mura crollate si trova lungo la passeggiata che da Porta all'Arco porta a Piazza dei Fornelli, in Via Lungo le Mura, uno dei punti panoramici più belli di tutta la città. La frana arrivò fino alle porte di entrata delle varie abitazioni lì presenti, ma vista l'ora tarda, non ci sono stati feriti o morti. Pochi giorni dopo, il Ministro dei Beni Culturali Massimo Bray, durante il sopralluogo fatto in Piazza dei Fornelli ha dichiarato riguardo il crollo:

Circa un mese dopo, il 3 marzo 2014, crollò anche lo sperone delle mura etrusche di Piazza Martiri della Libertà durante delle operazioni di messa in sicurezza dello stesso, vista la sua precarietà dovuta alle continue piogge che avevano già causato la frana del tratto di mura medievale a pochi metri di distanza. Il crollo è avvenuto intorno alle quattro del pomeriggio e vista la previa messa in sicurezza del tratto stradale, nessun passante o automobilista è stato ferito.

Grazie all'attivazione delle somme urgenze da parte della Regione Toscana e del Ministero per i Beni e le attività culturali è stato possibile ripristinare il tratto di Via Lungo le Mura il 18 ottobre 2014 e progettare la ricostruzione dello sperone in Piazza Martiri della Libertà.

Le porte di accesso Le porte di accesso alla città, che si aprono nella cinta muraria comunale,in senso antiorario, sono: