Biografia Nacque a Genova in una famiglia benestante, quarto di cinque fratelli, e all'età di quattordici anni fu costretto dal padre a interrompere gli studi per intraprendere una carriera in ambito tecnico-commerciale, lontana dalle sue inclinazioni e aspirazioni prioritarie, rivolte alla poesia e agli studi letterari.

Nonostante tali impedimenti, sin da giovanissimo si dedicò con entusiasmo, da autodidatta, alla filosofia scientifica, interessandosi soprattutto al positivismo evoluzionistico dell'inglese Herbert Spencer (1820-1903), avendo invece trovato insoddisfacente lo spiritualismo.

La conversione allo spiritismo In seguito, tuttavia, dal 1891 iniziò ad occuparsi di telepatia e medianità, argomenti che appassionavano all'epoca parecchi seri studiosi sia d'Europa che d'America.

Bozzano arrivò gradualmente a questo genere di studi,Giovanni Iannuzzo, Ernesto Bozzano: la vita e l'opera, Verona, Monografie di Luce e Ombra, n. 2, 1983. leggendo e rimeditando, da posizione inizialmente scettica propria della sua formazione positivista, alcuni articoli pubblicati sulla rivista francese di psicologia Revue Philosophique; uno in particolare del professor Rosenbach avrebbe costituito un punto di svolta nella sua vita, perché nonostante negasse qualsiasi fondatezza scientifica ai fenomeni psichici, spinse Bozzano a vagliarlo criticamente, e a condividere la replica esposta da Charles Richet sugli Annales des sciences psychique.

Altri episodi avrebbero contribuito a una sorta di progressiva conversione allo spiritismo, che non costituì tuttavia una negazione dell'adesione di Bozzano allo spencerismo, ossia: la morte della madre nel luglio 1892, con la quale egli avrebbe avuto un contatto medianico un anno dopo, in casa della scrittrice Attilia Montaldo, e che dissipò per sempre i suoi «dubbi filosofici»; la lettura di Phantasms of the Living (I fantasmi dei viventi) di Edmund Gurney, e nel 1895 di un saggio di Aleksandr Nikolaevič Aksakov intitolato Animismus und Spiritismus, dal quale attingerà molte delle sue idee successive.

Da allora Bozzano si impegnò interamente nello studio della metapsichica, studiando i testi di Allan Kardec, Gabriel Delanne, Léon Denis, Adolphe d'Assier, Eugène Nus, Paul Gibier, William Crookes, Alfred Russel Wallace, Carl du Prel, Angelo Brofferio, Emma Hardinge Britten, William James, Henri Bergson. Versava intanto in gravi ristrettezze economiche, soprattutto a seguito dello scandalo della Banca Romana, per affrontare le quali scrisse articoli scientifici sul Secolo XIX.

L'attività metapsichica

Più che sperimentatore Bozzano fu un ricercatore, ordinatore e commentatore dei fenomeni riferiti alla ricchissima letteratura metapsichica del tempo, nella quale i resoconti dei visionari, dei fideisti, dei mitomani e dei ciarlatani erano spesso più numerose di quelle degli studiosi seri.

La ricerca nell'ambito dei fenomeni metapsichici fatta dal Bozzano è così ampia da includere pressoché tutti gli aspetti inerenti questo campo di ricerca; egli poté raggiungere questo traguardo, in primis perché intrecciò, per circa cinquant'anni, una fitta corrispondenza con maggiori e minori rappresentanti della metapsichica, della filosofia e della ricerca scientifica a sfondo metapsichico internazionali, tra i quali scienziati di fama mondiale come i fisici inglesi William Crookes e Oliver Lodge, ed il fisiologo francese Charles Richet.

Pur essendo soprattutto un teorico, si impegnò talvolta come sperimentatore, partecipando con Morselli alle sedute medianiche organizzate tra il 1899 e il 1904 dal "Circolo Scientifico Minerva" a Genova, da lui fondato insieme a Luigi Arnaldo Vassallo e a Giuseppe Venzano, incentrate in particolare sui fenomeni prodotti da Eusapia Palladino.

Scrisse poi sulla Rivista di Studi Psichici fondata da Finzi ed Ermacora, ma allora passata alla direzione di Vesme, dove Bozzano mostrò le prime divergenze interpretative rispetto ad Enrico Morselli.

Dal 1901 entrò a far parte della Società di Studi Psichici di Milano, pur non presenziando fisicamente alle attività di questa per il suo carattere riservato, ma collaborandovi in maniera epistolare ed editoriale: divenne infatti uno dei principali e più influenti contributori del suo organo, la rivista Luce e Ombra, a partire dal 1906.

I contributi alla rivista Luce e Ombra Tale rivista divenne ben presto teatro di scontro tra due diverse posizioni sulla natura dei fenomeni spiritici: da un lato vi era chi, come Bozzano, li considerava espressione di oggettive entità sovrannaturali, dall'altro i sostenitori di una spiegazione psicologica, come Morselli e in seguito William Mackenzie, che li riconducevano ad un effetto psicodinamico dell'inconscio soggettivo del medium.

Pur basandosi sul medesimo metodo positivista e sperimentale, la concezione di Bozzano si differenziava anche da quella di Cesare Lombroso, che sebbene ammise tardivamente la realtà dei fantasmi, li interpretava in chiave biologico-energetica, mentre Bozzano viene ricordato specialmente per la teoria della ideoplastia,Cfr. in base alla quale il pensiero umano sarebbe in grado di giungere a plasmare la materia, anche una volta disincarnato dopo la morte.

Egli fu in ogni caso la colonna portante della rivista, e ne indirizzò quindi la linea editoriale verso uno studio del paranormale inteso come prova o indizio dell'immortalità dell'anima, un indirizzo condiviso col direttore Antonio Bruers, il quale tuttavia tendeva a riconciliare tale ricerca con la visione mistica e cristiana dell'aldilà.

Lo spiritismo di Bozzano era invece rigorosamente laico e rifiutava i dogmi delle Chiese, a differenza dell'ala più moderata di Luce e Ombra, di cui anche Rocco Santoliquido divenne un autorevole protettore politico, che intendeva dimostrare come i fenomeni paranormali confermassero le grandi verità del cristianesimo, per smorzare l'ostilità del mondo cattolico.

L'elaborazione di uno spiritismo scientifico

A differenza di approcci di tipo metafisico-religioso come quello di Allan Kardec, Bozzano dedicò gran parte della propria vita alla ricerca psichica per darle invece una veste puramente scientifica; si parla dunque nel suo caso di «spiritismo scientifico»,Luca Gasperini, Ernesto Bozzano: tra spiritismo scientifico e ricerca psichica, Università di Bologna, 2010. affine a quello di Camille Flammarion, per distinguerlo dallo spiritismo religioso.

Si trattava per lui di una nuova scienza che sarebbe dovuta emergere nel tempo, e che egli cercò di organizzare in forma coerente. A tal fine collaborò per decenni, con numerosi articoli, alle maggiori riviste parapsicologiche del proprio tempo, oltre a Luce e Ombra, anche a Mondo Occulto di Zingaropoli, sulle cui pagine entrò in polemica, nel 1926, contro la tesi anti-spiritistica del pitagorico Arturo Reghini.

Durante gli anni 1920, in cui si intensificò la sua ricerca psichica, Bozzano presiedette a una serie di sedute spiritiche nel castello di Millesimo appartenente al marchese Carlo Centurione Scotto, il quale cercava di entrare in comunicazione medianica con il proprio figlio Vittorio, da poco tragicamente scomparso durante una partecipazione alla Coppa Schneider. Nel corso di queste sedute si sarebbero verificati fenomeni di manifestazione a voce diretta di entità preternaturali, con serie di apporti e asporti di oggetti, vari calchi medianici e, per due volte, traslazione aerea del corpo del medium.

Nel 1926 divenne presidente dell'Associazione Spiritualista Italiana, in cui collaborò con l'avvocato-filosofo Tullio Castellani e col medium inglese Valiantine.

Nel 1921 intanto si era trasferito da Genova a Savona, nella villa Rosa, acquistata dal fratello Adolfo, ricco industriale; la torretta della villa ospiterà la sua biblioteca e la sua attività di studioso per molti anni.

La cessione della biblioteca Il fratello Adolfo vendette la villa savonese nel 1941 per ritornare a Genova, ed Ernesto tornò ad abitare con il fratello Vittorio; ma fu costretto a causa della ristrettezza di spazio ad abbandonare gran parte della propria biblioteca, e anche a distruggere il suo enorme archivio epistolare.

Dopo aver vissuto, per molti anni, in sodalizio fraterno d'idee con il medico padovano Gastone De Boni (primo biografo del Bozzano), lasciò a questi in eredità una biblioteca di metapsichica e scienze occulte fra le più ricche d'Europa, oggi conservata e completamente fruibile al pubblico, presso la Fondazione Biblioteca Bozzano-De Boni di Bologna.

Morì per una cardiopatia nel 1943. La sua città natale, Genova, gli ha intitolato una via.

La ricerca e il pensiero Il pensiero di Ernesto Bozzano si caratterizza per il tentativo di conciliare la sua rigorosa formazione positivistica con l'indagine di fenomeni apparentemente irrazionali come quelli paranormali e medianici, rendendolo il principale teorico della parapsicologia e dello spiritismo in Italia.

Emilio Servadio ha sottolineato in particolare la «doppia anima» di Bozzano, al contempo metapsichica e spiritista, evidenziandone gli svariati interessi di ricerca, dalle abitazioni infestate, alla premonizione, alla bilocazione, alla psicocinesi, alla psicometria, nonché la sua instancabile capacità di produrre un numero enorme di contributi.

Un metodo comparativo A differenza dell'approccio sperimentale e di laboratorio, tipico del mondo anglosassone, Bozzano sviluppò uno «spiritismo scientifico» basato su un metodo comparativo-documentario.

Il suo lavoro cioè non consisteva nel produrre nuovi esperimenti, ma nel catalogare e analizzare criticamente migliaia di resoconti, provenienti da ogni parte del mondo, riguardanti sedute medianiche, osservazioni cliniche, testimonianze spontanee, casi di xenoglossia, musiche «trascendentali», visioni ed esperienze in punto di morte ecc., ponendoli a confronto e cercando di desumerne i tratti comuni al fine di inserirli entro un sistema coerente.

Le convergenze costanti e regolari di determinati fenomeni in contesti e tempi diversi costituiscono infine per Bozzano la prova della loro oggettività e autenticità.

Il superamento del bivio tra animismo e spiritismo Il fulcro teorico del suo contributo risiede nel superamento del dibattito tra animismo e spiritismo, due correnti all'epoca considerate antitetiche nell'interpretazione della medianità, ma delle quali Bozzano si propose di dimostrare la fondamentale complementarità, considerandole non come mutuamente esclusive, ma come stadi contigui di una medesima fenomenologia medianica.

Da un lato l'ipotesi animista, basata cioè su spiegazioni puramente psicologiche, si rivelava utile per spiegare i fenomeni legati alla subcoscienza, alla telepatia e alle facoltà latenti dei viventi, ma essa crollava di fronte a manifestazioni più complesse.

Quando infatti emergevano informazioni o dinamiche che non potevano in alcun modo essere ridotte all'inconscio del medium o dei presenti, né a semplici allucinazioni, la tesi spiritica, ovvero l'intervento attivo di entità disincarnate, diventava per Bozzano la spiegazione scientificamente più logica, coerente e pertinente.

La sopravvivenza della coscienza L'intero impianto teorico di Bozzano converge verso la tesi centrale che la coscienza umana sopravviva alla dissoluzione del corpo materiale.

Per lui, la persistenza della vita oltre la morte fisica non era un dogma fideistico, ma la conclusione empirica derivante dall'analisi sistematica dei dati raccolti.

Sulla base di questi, si convinse di una realtà spirituale costituita da un ambiente fluido-eterico modellabile ideoplasticamente dal pensiero, lo stesso in cui muoverebbe il corpo fluidico umano durante i viaggi astrali o i fenomeni di sdoppiamento.

L'estensione alla psiche animale Un aspetto originale e d'avanguardia del suo pensiero fu l'estensione della continuità della vita alla psiche animale, una concezione con cui Bozzano intendeva scardinare la tradizionale visione antropocentrica dell'aldilà.