Lanzara è una delle 11 frazioni che costituiscono il comune di Castel San Giorgio, in provincia di Salerno.
Geografia fisica Lanzara è posta a circa 90 , ad est di Nocera Inferiore e si estende nella media valle del Sarno tra le fertili terre del nocerino - sarnese da un lato e dal sanseverinese dall'altro.
Confina ad ovest con Nocera Inferiore, a sud con Roccapiemonte e ad est col centro di Castel San Giorgio.
Il territorio della frazione si presenta pianeggiante, circondato dai rilievi di Santa Maria a Castello (283 metri), di Cappella di Paterno (183 metri) e di Monte Castello (612 metri). Questa catena ininterrotta di monti, dorsale, dalle cime lievemente ondulate, solcate da una linea di scorrimento per le acque, si sviluppa in senso longitudinale alla fascia pianeggiante e presenta una morfologia dolce e una pendenza via via decrescente che digrada verso i terreni della pianura con la quale si raccorda spesso attraverso una serie di terrazzamenti.
Le pareti montuose si presentano per lo più prive di vegetazione arborea, a causa dei numerosi incendi e l'insieme richiama una tipica macchia mediterranea. Raggruppamenti arborei, invece, sono presenti nelle aree demaniali limitrofe, dove esiste una vegetazione costituita da ulivi, querce, rovere, castagno e olmo.
Storia
Introduzione La prima citazione documentaria che si ha di Lanzara è contenuta negli archivi della Badia di Cava dei Tirreni, in corso di pubblicazione nel Codex diplomaticus Cavensis.
Lanzara è posta sulla via consolare Aquilia, che aveva per Nuceria un ramo di diramazione tra Trivio e Lanzara che per Fimiani, San Potito e Materdomini portava per Iroma a Portaromana che era il termine della città. Una zona della frazione è denominata Taverna, proprio perché luogo di ristoro e riposo dei viandanti che attraversavano la via Aquilia.
Epoca romana Ricerche archeologiche hanno individuato i primi insediamenti nelle zone collinose e pedemontane della valle. Infatti sono state rinvenute: in località Paterno numerose ville rustiche romane e un notevole sepolcreto del I secolo; nella zona di Codola, in località Montagna spaccata, le vestigia dell'antica via consolare Popilia, testimoniate da un antico rudere segnaletico campanile dell'Orco, (secondo una tesi minoritaria allusivo di Annibale che probabilmente lo attraversò nel 216 a.C.). Il ritrovamento più importante è però l'acquedotto Augusteo del I secolo a.C. che faceva scorrere nel suo condotto dalle sorgenti del Serino (fiume Sabato) l'acqua fino a Capo Miseno nella Piscina Mirabile (grosse cisterne per la raccolta delle acque provenienti da Serino) ove era ancorata la flotta romana. La lunghezza dell'acquedotto è di circa 90 km. Alla profondità di 45 metri è stato ritrovato uno scheletro umano, molte monete di rame e poche d'argento di Filippo e di altri re di Spagna dei principi del XVII secolo.
Epoca medievale Il duca di Benevento, Zotone I, nel 500 aveva creato intorno alle varie città borghi e villaggi. Quando occupò il territorio di Nocera si formarono dei centri abitati come Pero (Bracigliano), Siano e Castel San Giorgio. Anche presso il Castello di Fossalupara sorsero centri quali Lanzara, Paterno e il declivio di Santa Apollinare. La formazione di Lanzara come centro urbano si può invece far risalire al 790-800 d.C. Sin dalla sua origine Lanzara fu protagonista di vicende belliche. Fu devastata dai Saraceni dopo l'800, ma nell'877 presso Codola i Saraceni furono sconfitti dal duca di Napoli, Sergio II. Lanzara fu cristiana fin dal I secolo del cristianesimo. Forse la prima chiesa costruita nel territorio della frazione fu quella della Madonna delle Serre a Paterno. L'ultima fu quella di Santa Maria a Castello perché fu compresa nel Castello al tempo dei Frati Bianchi o Umiliati. L'agglomerato di Lanzara si sviluppò facendo un tutt'uno con la vecchia Taverna, detta poi Casal Nuovo a partire dall'anno 1000, quando poi fu costruito il castello ad opera del principe di Benevento Arechi II sulla cima della collina di Sant'Apollinare, a guardia del Passo dell'Orco e di Paterno. Seguirono i Normanni, poi gli Svevi e gli Angioini. Fu questo un periodo buio, perché i baroni feudatari locali impedirono uno sviluppo socio-economico e culturale, lasciando la popolazione nell'ignoranza e povertà.
Epoca moderna Con l'avvento dei Borbone, a Lanzara si assiste alla nascita di famiglie che, esprimendo uomini di cultura, professionisti ed imprenditori, promuoveranno una ripresa economica e culturale della popolazione. Nel 1774 si assiste alla costruzione ex novo della Cappella della Congregazione di San Biagio, attigua alla parrocchiale chiesa, che anch'essa nell'anno 1795 subirà un radicale intervento di ristrutturazione ed ampliamento con costruzione della cupola maiolicata del Campanile. Durante il XIX secolo si consolidarono tutte le premesse di sviluppo economico e culturale, con la strutturazione di un solido tessuto sociale fondato sul professionismo, e su vere e proprie scuole d'arte di scalpellini e fabbricatori. Anche il lavoro femminile subì una trasformazione, il lavoro dei campi sarà in buona parte sostituito dall'artigianato della tessitura, filatura e soprattutto del ricamo. Intanto agli albori del XIX secolo si assisteva a grossi mutamenti politico-amministrativi, infatti nell'anno 1806 con la salita al trono del Regno di Napoli di Giuseppe Bonaparte fu abolita la feudalità. Le vecchie università feudali lasceranno il posto ai comuni. Il territorio di Lanzara fu annesso al comune di Roccapiemonte, ma solo per pochi anni, infatti, a causa di un disguido, era passata al Comune di Mercato San Severino (all'epoca denominato solo Mercato), e solo dopo il crollo dell'impero napoleonico nel 1814 e la fuga di Gioacchino Murat fu assegnata al Comune di San Giorgio. Nell'anno 1858, un evento storico di risonanza fu l'inaugurazione del primo traforo ferroviario del Regno di Napoli aperto dai Borbone il 31 maggio 1858 in località Codola nella stessa direzione del Passo dell'Orco.
Epoca contemporanea Durante il Risorgimento italiano, di rilevante importanza storica è anche il legame che Lanzara ha avuto con il generale Giuseppe Avezzana, che legato da vincoli di parentela con la famiglia Lanzara (nonno di donna Giuseppina sposa di don Eugenio Lanzara), volle onorare il Palazzo Lanzara affidandogli la custodia di un cimelio con il quale il popolo di Roma, per la liberazione della città dai francesi, omaggiò Garibaldi. Tale cimelio, consistente in una corona di lauro, era stato donato dallo stesso Garibaldi ad Avezzana. Dall'inizio dell'Ottocento, Lanzara assunse un ruolo nella vita culturale e politica dell'intero Agro nocerino-sarnese, pur rimanendo una frazione e non elevandosi mai a comune. Nel 1865, l'avvocato Cavalier Francesco Calvanese fu eletto deputato al parlamento nella IX legislatura (la seconda unitaria) seguito nel 1870 dalla elezione al parlamento dell'avvocato Giuseppe Lanzara (XI legislatura). A cavallo tra ottocento e novecento è fondamentale il fenomeno dell'emigrazione. Infatti i muratori, gli scalpellini e gli imprenditori avevano bisogno di un lavoro continuo che una piccola comunità in quel periodo non poteva sempre assicurare. Nell'anno 1923, per volere delle attività locali, fu realizzato il Parco della Rimembranza per i caduti della prima guerra mondiale.
Monumenti e luoghi d'interesse Chiesa di San Biagio Il maggior simbolo di religiosità del paese è la chiesa con relativa statua del santo protettore San Biagio. L'epoca in cui è stata posta la prima pietra è sconosciuto, ma si sa con certezza che nell'anno 982 era già esistente e dedicata a Sant'Angelo, riflettendo il culto di San Michele Arcangelo a cui le popolazioni longobarde erano particolarmente devote dopo la loro conversione al cristianesimo. Solamente nell'anno 1309 per la prima volta si legge che la chiesa è dedicata a San Biagio. La chiesa originaria, intitolata a Sant'Angelo prima e San Biagio poi, dovette essere dapprima una semplice cappellania e poi rettoria, dipendente forse dall'antica parrocchia di Sant'Angelo di San Severino. Solamente nell'anno 1511 diviene parrocchia autonoma. Nel 1712 si iniziò la costruzione delle basi inferiori dell'attuale campanile che vedrà la sua conclusione nell'anno 1795. Nel 1748, sotto la guida del parroco don Marco Quaranta, fu costruita una sacrestia con terra santa. Dallo stesso parroco viene comperata, nel 1774, la statua di Sant'Antonio. Il 7 aprile 1774 viene costruita la cappella della Congregazione da parte dell'architetto Carmine Calvanese e il 20 ottobre si fece dotare questa di un portale in pietra viva, ma dobbiamo aspettare il 1776 per la consacrazione. L'8 settembre 1793 fu deciso nella venerabile congregazione di San Biagio di ristrutturare l'edificio sacro ormai in degrado. Il merito della ristrutturazione e dell'ampliamento della parrocchiale chiesa è dovuto soprattutto a Don Vincenzo Alfano, parroco pro tempore ed all'architetto Carmine Calvanese. L'interno, a croce latina, risulta articolato in un'unica grossa navata e due cappelle laterali con coperture a volte affrescate ed al centro vi è la cupola della SS. Trinità. Il parroco si adoperò molto nel migliorare ed abbellire artisticamente la chiesa. Negli anni successivi la chiesa e la Venerabile Congregazione di San Biagio rappresentarono il fulcro intorno al quale gravitava tutta la vita religiosa e sociale dell'intera popolazione di Lanzara, Castelluccio e Fimiani. In quel periodo il culto dei morti era molto sentito, infatti gli atti di morte confermano quasi per tutti l'assistenza spirituale dei sacerdoti al capezzale dei moribondi che assicuravano loro i sacramenti cristiani. Il 5 ottobre 1811, Don Vincenzo Alfano acquistò al prezzo di 102 ducati l'orologio e il 26 marzo 1815 iniziò la costruzione del campanile che durò tre anni. Questa vicenda vide protagonisti il parroco Don Vincenzo Alfano ed il priore Sig. Carmine Calvanese. Negli anni successivi per apportare un migliore aspetto all'edificio si ebbero varie ristrutturazioni tra cui ricordiamo: quella del 1905 sotto la guida del parroco Don Gennaro Sammartino e dell'architetto Alfonso Calvanese, in cui fu rifatta la facciata e l'interno ed al pittore Gustavo Girosi venne affidato il restauro degli affreschi presenti, con un'aggiunta di altri affreschi, mentre al marmista Antonio Alfano venne affidato la costruzione del pavimento della chiesa; e quella del 1974, in cui il parroco Giovanni Merola con il supporto dell'Arciconfraternita di San Biagio guidata dal Priore Sig. Apostolico Biagio, sottoposero la chiesa parrocchiale ad una radicale ristrutturazione secondo le regole dettate dal Concilio Vaticano II.
Economia
Agricoltura Presenta un territorio quasi tutto pianeggiante. Le campagne sono molto fertili e ricche di acqua, proveniente da numerosi canali di irrigazione creati dal fiume Solofrana. Lanzara, sin dai tempi più remoti, proprio per la sua posizione geografica basava la sua economia specialmente sull'agricoltura. Il piccolo nucleo abitativo, formato da poche case, si sviluppava prevalentemente nei pressi della parrocchiale, mentre nel territorio sorgevano in modo sparso le case coloniche. Infatti, in zona, esistevano diversi feudi con grandi estensioni di terreno sia a ridosso delle colline circostanti che avalle, per cui la popolazione essendo povera e priva di altre risorse si pose a servizio dei feudatari coltivando le loro terre.