Generale dell'aviazione militare siriana, nonché alto esponente baʿthista, Ḥāfiẓ al-Asad fu presidente e dittatore della Siria dal 1971 fino alla sua morte nel 2000. È stato il presidente che per più tempo è rimasto al potere in Siria, e con lui il Paese ha conosciuto una stabile e consolidata fase di vita istituzionale dopo decenni di colpi di Stato. Il suo governo fortemente autoritario, caratterizzato dall'azione assai teorica del Partito Baʿth, ha dominato per quasi un trentennio la vita politica della Siria. Alla sua morte gli è succeduto il figlio Baššār al-Asad.
Biografia Gioventù Ḥāfiẓ al-Asad nacque a Qardaha, nel governatorato di Laodicea, nel nord-ovest siriano, all'interno del gruppo religioso minoritario islamico alauita, giudicato eterodosso, dal Sunnismo.
Fu il primo nella sua famiglia a poter studiare negli istituti superiori d'insegnamento. Si schierò nelle file del Partito Ba'th nel 1946 all'età di 16 anni. Viste le difficoltà economiche della famiglia, non poté frequentare l'università, cosicché al-Asad entrò nell'Accademia Militare Siriana (dove conobbe Mustafa Tlass), dove poté ricevere gratuitamente un'istruzione di tipo universitario. Mostrò un talento notevole nel volo e questo gli consentì di essere inviato per l'addestramento in Unione Sovietica. Nella sua carriera militare, al-Asad divenne una figura d'un certo rilievo.
Nel 1958, l'unione fra Siria ed Egitto che creò l'effimera Repubblica Araba Unita (RAU), lo portò al Cairo, dove lavorò con altri ufficiali per porre fine all'Unione, giustificando questo atto, che contrastava con i suoi ideali panarabi, con l'argomentazione che la RAU concentrava troppo potere nelle sole mani di un solo uomo, nella fattispecie Gamāl ʿAbd al-Nāṣer. Come risultato della sua attività, al-Asad fu per un breve periodo imprigionato in Egitto fino alla rottura dell'unione nel 1961, e Tlass scortò la sua famiglia in Siria, dove egli poté raggiungerla poco più tardi.
Dopo il caos che seguì la dissoluzione della RAU, nel 1963 una coalizione di gruppi della componente ufficiosa di sinistra del Baʿth s'impadronì del potere con un colpo di Stato. Asad fu nominato comandante dell'al-Quwwāt al-Jawwiyya al-ʿArabiyya al-Sūriyya' (l'aeronautica militare siriana) nel 1964. Lo Stato era nominalmente guidato dal generale Amīn al-Ḥāfiẓ, un musulmano sunnita, ma attraverso il Baʿth, il governo fu dominato da una consorteria di giovani alauiti cui apparteneva anche Ḥāfiẓ al-Asad.
Ascesa al potere
Nel 1966 il Ba'th portò a segno un colpo di Stato all'interno del regime e soppresse gli altri partiti politici che partecipavano al governo. Asad diventò ministro della Difesa e acquistò un'influenza notevole nella conduzione politica governativa. Tuttavia esisteva una grande tensione fra l'ala radicale che dominava il Baʿth, che aveva promosso una politica estera assai aggressiva e una rapida riforma sociale del Paese, e la fazione militare di al-Asad che era caratterizzata da un notevole pragmatismo.
Dopo che l'ambiente militare era stato ampiamente discreditato dalla fallimentare guerra dei sei giorni nel 1967 e dopo il frustrante mancato intervento siriano nel conflitto giordano-palestinese, nel settembre 1970 (Settembre Nero), il conflitto esplose all'interno del governo siriano.
Quando il presidente Nūr al-Dīn al-Atāssī e il leader di fatto, vicesegretario generale del Partito Baʿth, Ṣalāḥ Jadīd, capirono il tradimento che si stava ordendo ai loro danni dall'ala militare, ordinarono ad al-Asad e a Muṣṭafā Tlass di abbandonare ogni carica di partito e di governo, ma era troppo tardi: Ḥāfiẓ al-Asad attuò rapidamente un incruento colpo di mano all'interno del partito, la cosiddetta "rivoluzione correttiva" del 13 novembre 1970.
Il partito fu sottoposto a una dura epurazione, al-Atassī e Jadīd vennero gettati in prigione ed i fedeli di al-Asad inseriti nei posti-chiave dell'amministrazione.
Politica interna Lo Stato di polizia al-Asad ereditò un regime autoritario, costituito da anni d'instabile dominio dei militari, che progressivamente si orientò verso il monopartitismo, consentendo la sola espressione di volontà del Partito Baʿth. Con lui la situazione politica, quindi, non mutò e anzi peggiorò, con la repressione sempre più dura delle opposizioni e il condizionamento dell'economia e della società in ogni suo settore, con vasto impiego di polizia e di servizi d'informazione (Mukhābarāt). Sotto al-Asad si sviluppò al massimo anche il culto della personalitàMordechai Kedar, Asad in Search of Legitimacy - Message and Rhetoric in the Syrian Press under Hafiz and Bashar, Portland, 2005, pp. 136-141 che proponeva in modo pervasivo il Presidente come un saggio, giusto e forte leader della Siria e del mondo arabo in generale, senza mai che la Siria sotto di lui raggiungesse peraltro i livelli di repressione praticati nel confinante Iraq, governato da una fazione rivale dello stesso partito Ba'th.
Stabilità e riforme Per quanto autoritario, il governo di al-Asad ottenne qualche popolarità nel rendere la Siria un paese stabile (essa aveva conosciuto una cinquantina di tentativi di colpi di Stato a partire dal 1948). Furono avviate riforme sociali e progetti infrastrutturali, il più significativo dei quali fu probabilmente la diga Thawra ("Rivoluzione") sul fiume Eufrate, edificata grazie all'aiuto dell'URSS, che garantì al paese l'autosufficienza energetica e un'importante possibilità di irrigazione dei campi. L'istruzione pubblica e altri tipi di riforme coinvolsero sempre più larghi strati della popolazione e il risultato fu un rilevante innalzamento del tenore di vita.Reich, Bernard (1990). Political Leaders of the Contemporary Middle East and North Africa: A Biographical Dictionary, Greenwood Publishing Group. ISBN 9780313262135.
Il secolarismo del governo comportò che molti membri delle minoranze religiose siriane, quali la alauita, la drusa e le varie confessioni cristiane, appoggiassero al-Asad per timore di un governo dominato dalla maggioritaria comunità musulmana sunnita, sotto la quale non sarebbe stato improbabile si esprimesse una politica caratterizzata da una qualche forma di intolleranza religiosa ai loro danni.
al-Asad garantì ovviamente la conservazione dei privilegi alla classe militare da cui egli stesso proveniva. I bilanci dello Stato le riservarono quindi ampie risorse finanziarie, mentre l'Unione Sovietica assicurava alla Siria tutto il materiale militare e le relative tecnologie di cui essa credeva di aver bisogno.
Opposizione etnica e religiosa
Queste politiche incontrarono il consenso della maggioranza della popolazione, ma l'enfasi sull'arabismo (ʿurūba) significò anche che le popolazioni non-arabe fossero alquanto discriminate, prima fra tutte la principale di tali minoranze, quella curda (in maggioranza sunnita) del settentrione siriano, con varie decine di migliaia di Curdi che persero la loro cittadinanza a causa delle campagne di arabizzazione volute dal regime che non mancò di esercitare nell'occasione tutta la durezza della sua repressione.
Ḥāfiẓ al-Asad operò continuamente per assicurare la preminenza politica alla fazione alauita cui egli stesso apparteneva, e gli alauiti furono posti in tutti i gangli più vitali dell'amministrazione civile e militare della Siria (un'eccezione rilevante fu costituita tuttavia da Mustafa Tlass, ministro sunnita della Difesa) ma la concentrazione di potere nelle mani di un gruppo religioso che non raggiungeva il 10% della popolazione significò che gli altri gruppi fossero esclusi dal potere statale, che gestiva monopolisticamente importanti settori strategici dell'economia siriana. Tutto ciò non poteva che creare tensione e la potenziale esplosione di acute forme di dissensoLa situazione ad Aleppo durante gli anni degli scontri (1979-81) sono lo scenario entro cui si svolgono le vicende del romanzo: Khaled Khalifa, Elogio dell'odio, Bompiani, Milano, 1980.
L'insurrezione della Fratellanza Musulmana
Molti sunniti conservatori considerano gli alauiti come una setta eretica allontanatasi dall'Islam ed erano insofferenti del fatto di essere governati da politici "non-musulmani". al-Asad, per aver abbracciato il secolarismo e aver contratto un'alleanza con l'Unione Sovietica (abbondantemente impopolare dopo la sua invasione dell'Afghanistan nel 1979) accrebbe la tensione fra il governo e la leadership religiosa sunnita del Paese. Alla fine degli anni 1970, il dissenso religioso divenne sempre più pronunciato e le politiche oppressive del regime spinsero i dissidenti non fondamentalisti a riunire le proprie forze con gruppi quali la Fratellanza Musulmana. I fondamentalisti religiosi ritrassero il presidente siriano come un "nemico di Allah", un "ateo" o, risibilmente, "un maronita", un appartenente cioè a un rito cristiano le cui milizie stavano a quel tempo combattendo contro i sunniti in Libano. Passo dopo passo, l'opposizione sotterranea diventò violenta, arrivando al livello d'insurrezione e aspre rappresaglie militari che presto realizzarono unescalation violenta.
Durante i primi degli anni 1980 la Fratellanza Musulmana organizzò una serie di attacchi dinamitardi contro il governo e i suoi rappresentanti, incluso un attentato quasi riuscito per assassinare al-Asad il 26 giugno 1980, nel corso di un ricevimento ufficiale di Stato in onore del presidente del Mali. Una raffica di mitragliatrice lo mancò e al-Asad fu rapido nell'allontanare con un calcio una granata scagliatagli contro, mentre una sua guardia del corpo si sacrificò per attutire l'impatto dell'esplosione di una seconda granata. Sopravvissuto con solo lievi ferite, la vendetta di al-Asad fu rapida e spietata: solo poche ore più tardi varie centinaia di integralisti furono imprigionati e uccisi in un massacro condotto da suo fratello Rifaʿat al-Asad nella prigione di Tadmur (Palmira) .
Si accrebbero richiami alla vendetta all'interno della Fratellanza e attacchi dinamitardi si intensificarono. Gli eventi culminarono in un'insurrezione generale nella città conservatrice sunnita di Hamā nel febbraio del 1982. La scusa fu la proposta del regime di emendare la Costituzione, cancellando l'articolo che esigeva per la carica presidenziale l'appartenenza alla fede islamica. Fondamentalisti e attivisti di altre opposizioni al regime proclamarono Hamā "città liberata" ed esortarono la Siria a insorgere contro l'"infedele". I combattenti della Fratellanza spazzarono via i baʿthisti, arrestando nelle sedi governative impiegati statali e sospetti fautori del regime e massacrandone circa 50.
Agli occhi di al-Asad, questa era guerra totale. L'esercito fu mobilitato, e Hāfiẓ ancora una volta inviò le forze speciali di Rifaʿat e gli agenti dei Mukhabarāt in città. Dopo aver incontrato una fiera resistenza, essi fecero uso dell'artiglieria per ridurre Hamā alla sottomissione. Dopo una battaglia di due settimane, la città tornò ad essere saldamente sotto controllo governativo. Seguirono poi numerose settimane di torture e di esecuzioni di massa di sospetti simpatizzanti dei ribelli, che portarono alla morte molte migliaia di costoro in ciò che divenne noto come il massacro di Hama. Robert Fisk, che fu a Hamā poco dopo il massacro, stimò a - i cittadini uccisi ma, secondo Thomas Friedman, Rifaʿat si sarebbe vantato più tardi che il numero ammontava a persone. Gran parte della città vecchia fu completamente distrutta, inclusi i palazzi, le moschee, i più preziosi siti archeologici e il famoso Palazzo ʿAẓem. Dopo l'insurrezione di Hamā, il movimento fondamentalista fu stroncato e la Fratellanza dopo quel momento fu costretta ad operare clandestinamente. La repressione governativa in Siria si accrebbe considerevolmente, avendo al-Asad vanificato a Hamā ogni gesto di buona volontà precedentemente espresso nei confronti della maggioranza sunnita, contando sulla pura forza per rimanere al potere.
La sfida di Rifaʿat