La guerra civile di Siracusa si riferisce agli eventi bellici che coinvolsero la polis aretusea durante il conflitto scoppiato tra Dione e Dionisio II, nel 357 a.C.
Lo scontro tra Dionisio II e Dione nelle fonti antiche Lo scontro tra il tiranno Dionisio II e l'accademico Dione, ebbe grande rilevanza nelle fonti antiche; una rilevanza che si protrasse fino all'epoca imperiale romana.
La guerra civile siracusana era infatti interpretata dagli antichi come un paradigma dello scontro tra la tirannia e la filosofia; in quanto uno dei contendenti era esponente del noto dinasta Dionisio I, e l'altro era conosciuto per essere il discepolo di Platone, dal quale aveva assorbito la dottrina di un governo filosofico.F. Muccioli, Dionisio II nella tradizione antica, 1999, p. 87.
Cicerone ad esempio si concentra sull'aspetto di Dione, analizzando l'insegnamento che Platone dovette avergli dato. Per cui l'oratore romano lascia piuttosto nell'ombra la figura di Dionisio II. Mentre Arriano scrisse un'opera su Dione (e un'altra su Timoleonte, ponendoli sullo stesso piano) nella quale pare che esaltasse la liberazione dalla tirannide di Dionisio II e dai barbari.F. Muccioli, Dionisio II nella tradizione antica, 1999, p. 88.
Nelle fonti ellenistiche la figura di Dionisio II appare, se pur in maniera negativa, in maniera costante, mentre in età imperiale Dionisio II diviene un'apparizione per cui si è perso interesse, da menzionare solo come nemico dei più interessanti personaggi: Dione e Timoleonte. Nell'età tardo-antica si sente piuttosto il bisogno di una chiara biografia su Dionisio I, la cui popolarità era ben nota anche in epoca romana, ma risultava abbastanza lacunosa a causa di una maggiore concentrazione degli antichi greci d'epoca ellenistica sulla figura di Dionisio II (le cui fonti appaiono in storici come Claudio Eliano e Ateneo, i quali per parlare dei tiranno utilizzarono fonti del IV-III sec. a.C.).Per approfondire l'argomento vd. F. Muccioli, Dionisio II nella tradizione antica, 1999, e nello specifico p. 88.
Casus belli Dione, zio di Dionisio II, è stato da questi esiliato da Siracusa. Vivendo nella Grecia continentale ottiene i favori dalle grandi metropoli dell'egeo. Il tiranno Dionisio II essendo geloso e sospettoso di Dione, decide di tagliargli i viveri suoi che dall'inizio dell'esilio fino a quel momento gli aveva sempre spedito.
Dopo lo screzio avuto con Platone, sempre per via di Dione, del quale il filosofo ateniese ne aveva insistentemente chiesto il ritorno in patria, Dionisio II accresce l'odio che provava per lo zio Dione. Per fargli un ulteriore torto quindi fa divorziare la moglie di lui, Arete, e la fa sposare con un suo amico, il mercenario Timocrate.. Gli vende inoltre tutti i suoi beni.
Dione a questo punto, per vendicare le tante offese subite, decide di fare ritorno a Siracusa con la forza, con lo scopo di liberarla dalla dissennata tirannide di Dionisio II.
Preparativi bellici
Dione si prepara alla battaglia. Ad Olimpia incontra Platone, il quale gli racconta del suo terzo viaggio fallito a Siracusa. L'ex allievo del filosofo lo informa delle sue intenzioni belliche contro Dionisio II, ma Platone gli dice che non lo seguirà in questa sua avventura, perché contrario alle armi e perché in fondo a lui Dionisio II lo aveva comunque lasciato partire e non gli aveva fatto del male. Ma Dione era invece deciso nella sua spedizione. Lo accompagnarono alcuni accademici quali Timonide di Leucade, Eudemo di Cipro, Milta di Tessaglia e Callippo di Atene. Si recò poi nell'isola di Zacinto, presso la quale arruolò 800 soldati, pochi ma valorosi.
Quando questi seppero che il loro avversario era l'esercito del tiranno siracusano Dionisio II, s'intimorirono, pensando al numero complessivamente superiore dell'esercito aretuseo. Ma Dione seppe rincuorali facendo loro un discorso sul coraggio e sui valori che a Dionisio II mancavano.
L'eclissi di luna e lo sciame d'api A giungere ulteriormente in soccorso della motivazione che Dione cercava di infondere nei suoi soldati, arrivò una provvidenziale eclissi di luna giorno 9 agosto 357 a.C.; e poiché per gli antichi i cambiamenti o fattori climatici avevano gran peso sulle credenze popolari, Milta da Tessaglia, che si diceva fosse un grande indovino interpretò positivamente quel fenomeno:
Altro buon segno è identificato in uno sciame d'api che si andò a posare sulla poppa di una delle navi dell'esercito di Dione.
La partenza da Zacinto Volendo fare un quadro dell'assetto militare con il quale Dione s'imbarcò per questa non facile impresa, ne emerge che egli partì per un'iniziativa non popolare né molto seguita, dato il minore numero di esuli siracusani e soldati scelti. Ma come vedremo più avanti, nel contesto concitato della polis aretusea, se pur in minor numero, l'esercito di Dione saprà farsi valere.
Gli storici ci informano che la spedizione partì da Zacinto in una notte d'estate, dopo un infiammato discorso dell'acheo Alcimene, un solenne sacrificio ad Apollo, un sontuoso banchetto nello stadio dell'isola egea.
Lo sbarco in Sicilia L'approdo a Eraclea Minoa
Dionisio II che forse prevedeva un passo bellico dell'ex amico e consigliere, cercò di anticiparlo e mandò il suo comandante Filisto di Siracusa con delle navi ad intercettare quelle di Dione nella Japigia (territorio corrispondente all'attuale Salento, in Puglia).
Ma Dione fece altro tratto di mare e così mentre le truppe di Dionisio si avviavano verso l'Italia, il suo esercito si accingeva a sbarcare, dopo dodici giorni, nei pressi di Pachino, estrema punta della Sicilia sud-orientale.
Dione però decise di non voler toccare terra così vicino a Siracusa, per questo motivo, nonostante le proteste dei piloti che temevano il forte vento settentrionale, si diresse verso le terre agrigentine. Una tempesta furiosa però si abbatté sull'esercito proveniente da Zacinto; tuoni, fulmini, vento fortissimo e pioggia, fecero finire Dione e i suoi uomini quasi in Africa, vicino alla Libia. Poi però, fortunatamente, il vento cessò, il mare si calmò e poterono riprendere la rotta verso la costa della Sicilia.
Si diressero verso Eraclea Minoa, territorio controllato dai cartaginesi. Qui, Dione, aveva un amico, il comandante di Eraclea, tale Sinalo, che accolse il siracusano e l'esercito proveniente dall'Egeo. Sinalo li informò che Dionigi non si trovava attualmente a Siracusa, ma che era partito ottanta galee alla volta dell'Adriatico per andare a visitare alcune città di sua fondazione. Saputa l'interessante notizia, l'esercito di Dione volle approfittare di questa assenza per giungere prima del tiranno nella polis aretusea. Dione li assecondò; lasciò ad Eraclea le armi pesanti e le macchine che in grande quantità si era portato dietro, dicendo al suo amico di fargliele giungere a Siracusa.
Si misero in cammino verso la pentapoli siracusana. A loro si aggiunsero circa duecento cavalieri agrigentini. Lungo il loro cammino poi trovarono altri alleati nei geloi, camarinesi, leontini e nei siracusani sparsi per l'isola.
L'arrivo a Siracusa L'entrata nella polis Nel tempo che passò dal loro cammino fino all'arrivo nella polis, la fama della loro impresa crebbe notevolmente, tanto da spingere Timocrate, nuovo marito di Arete e comandante lasciato a guardia della polis da Dionisio II, a intimorirsi e fuggire via. La difesa dell'Epipoli, affidata a dei soldati di Leontini e della Campania appartenenti a Katane (Catania), venne messa in crisi da delle voci, non vere, che vedevano l'esercito di Dione dirigersi prima a Leontini e Catania per conquistare quelle due poleis. I soldati quindi abbandonarono la difesa dell'Epipoli per dirigersi verso i loro territori. Intanto Dione era giunto al fiume Anapo e qui con i suoi soldati fece un sacrificio al Sole nascente. Con l'avvicinarsi di Dione, i lealisti al tiranno ei ribelli entrarono in agitazione e incominciarono a commettere le prime violenze sulla popolazione. Vennero uccisi tutti quelli sospettati di tradimento dall'una e dall'altra parte. Dionisio II, saputo dell'imminente arrivo di Dione solo dalla voce pubblica, rimase esterrefatto e dall'Adriatico si diresse velocemente in patria. Ma ormai Doine era arrivato e venne accolto come un "liberatore" dalla folla disarmata.
Dione, a capo del suo esercito, era affiancato dal fratello Megacle e dall'ateniese Callippo; dietro di lui cento guardie stranieri gli facevano da scudo e ancora dietro vi era il resto dell'esercito coordinato dai capitani e ufficiali. Entrarono a Siracusa dalle porte Menetidi, lungo le strade la gente offriva loro qualunque tipo di dono: mense, ricchezze, ovazioni.
Ma fu l'inizio della guerra civile, poiché il tiranno non sarebbe rimasto a guardare suo zio Dione che gli toglieva il suo trono ed il potere su Siracusa. Le due opposte fazioni si diedero battaglie e come sempre accade in questi casi, a pagare furono gli innocenti, un prezzo altissimo in nome della politica, della libertà o del semplice cambio di guida della patria..
Suonarono le trombe e scomparve il chiacchiericcio tra il popolo, si disse che Dione e Megacle, venuti per abolire la tirannia, liberavano i Siracusani, e tutti i popoli della Sicilia dal gioco del tiranno.
Dione, volendo parlare egli stesso al popolo, presso il luogo detto Pentapilo, salì su un grande orologio solare, fatto costruire da Dionisio, e da qui esortò i siracusani a reagire e a lottare per ottenere la libertà che meritavano. Il suo discorso ebbe molto effetto, tanto che il popolo lo elesse, insieme al fratello, capitano supremo e insieme a loro altri venti cittadini ragguardevoli, dieci dei quali erano esuli cacciati dal tiranno.
La presa delle città-quartiere e la roccaforte di Dionisio II
Si arma il popolo Si narra che Dione prese il controllo dell'Acradina e dell'Epipoli. Plutarco dice inoltre che l'ex allievo di Platone costruì un muro di fronte alla fortezza del tiranno, pronto a sfidarlo. Una settimana dopo Dionisio II era giunto dall'Italia e tramite mare era riuscito ad entrare nella cittadella fortificata costruita all'interno dell'isola di Ortigia.
Nello stesso giorno arrivarono un gran numero di carri provenienti da Eraclea Minoa; era l'equipaggiamento che Dione aveva lasciato a Sinalo e questi come promesso gli aveva fatto recapitare. Dione distribuì le armi a disposizione ai cittadini, chi era rimasto sena un'arma si procurò alla meglio una qualche difesa. Tutti si dimostrarono volenterosi e pronti a combattere per difendere ciò in cui credevano. In questo caso, per cacciare il tiranno e instaurare una nuova Repubblica.
Gli ambasciatori Dionisio II mandò a Dione e ai siracusani degli ambasciatori, con delle proposte di pace che sembravano molto vantaggiose. Ma Dione disse che quel popolo adesso era libero e che prima di trattare degli accordi Dionisio II doveva rinunciare alla tirannide. Questi sembrò acconsentire e così vennero inviati dei cittadini del popolo a parlamentare all'interno della cittadella.
Ma Dionisio II in realtà non aveva intenzione di rinunciare alla tirannide, e sorprendendo tutti, tenne come prigionieri quei deputati inviati come messi per le trattative. I siracusani non immaginavano un simile trucco e pensavano che la conferenza per la pace si stesse solo prolungando nel discutere. Dionisio II ottenne l'effetto voluto, ovvero un effetto a sorpresa, poiché ciò che in realtà voleva era far abbassare la guardia sia all'esercito di Dione che ai suoi seguaci. Appena ritenne i tempi opportuni, Dionisio II ordinò l'attacco..
L'attacco a sorpresa