La guerra del Mullah, anche detta campagna del Somaliland o guerra anglo-somala, fu un lungo conflitto di guerriglia svoltosi tra il 1900 e il 1920 nei territori corrispondenti all'attuale Somalia e nelle zone di confine tra questa e l'odierna Etiopia: il leader islamista somalo Mohammed Abdullah Hassan, soprannominato dai britannici "il Mullah Pazzo" (Mad Mullah), unì svariati clan e tribù del suo paese in un unitario movimento di opposizione al colonialismo di stampo europeo, dando inizio a una campagna di guerriglia e razzie ai danni del possedimento della Somalia britannica (o Somaliland) e, in misura minore, della Somalia italiana e delle zone dell'Ogaden rivendicate dall'Impero d'Etiopia.
I guerrieri di Abdullah Hassan, soprannominati "dervisci", riuscirono nell'intento di ritagliarsi il controllo di una fetta di territorio nelle zone meridionali del Somaliland, fondando un abbozzo di comunità statale nota come "Stato dei dervisci", con capitale il forte di Taleh; nonostante l'aiuto fornito nel periodo della prima guerra mondiale dall'Impero ottomano e dal nuovo imperatore d'Etiopia ligg Iasù, il movimento dei dervisci andò incontro a un progressivo declino, fino all'occupazione di Taleh da parte dei britannici nel gennaio del 1920. La morte di Abdullah Hassan nel dicembre del 1920 decretò di fatto la fine del conflitto.
Antefatti
Nella seconda metà del XIX secolo, i territori dell'odierna Somalia erano privi di un unitario ordinamento statale, suddivisi come erano tra più sultanati diversi ma soprattutto in una miriade di clan e sottoclan tribali spesso in lotta gli uni contro gli altri. I principali centri urbani della costa orientale, affacciati sull'oceano Indiano, costituirono un possedimento d'oltremare del Sultanato dell'Oman fino al 1861, quando passarono al neo-indipendente Sultanato di Zanzibar, il quale tuttavia non esercitava alcuna autorità nelle regioni dell'internoI. M. Lewis, A modern history of Somalia: nation and state in the Horn of Africa, Westview Press, 1988, p. 38.; a nord, i porti affacciati sul golfo di Aden, tradizionalmente un possedimento dell'Impero ottomano, passarono brevemente sotto il controllo nominale dell'Egitto tra il 1821 e il 1841 riguadagnando poi una certa autonomia internaMordechai Abir, Ethiopia: The Era of the Princes — The Challenge of Islam and Re-unification of the Christian Empire, 1769–1855, Praeger, 1968, p. 18., mentre una serie di sultanati indipendenti controllava la zona più a oriente, nei pressi del Capo Guardafui.
La penetrazione coloniale nelle regioni somale procedette per gradi. Tra il 1873 e il 1874, l'Egitto iniziò a insediare delle guarnigioni presso i principali porti della Somalia settentrionale come Tagiura, Zeila e Berbera, spingendosi nell'interno fino ad Harar (importante centro commerciale dell'Etiopia orientale) ed occupando per breve tempo anche qualche centro lungo la costa orientale, come Brava e Chisimaio.; gli egiziani ottennero un riconoscimento formale delle loro acquisizioni sia dall'Impero ottomano (da cui formalmente dipendevano) sia dal Regno Unito (che esercitava un'influenza coloniale sull'Egitto stesso), ma non riuscirono che a esercitare una limitata influenza nelle regioni dell'interno.. Il dominio egiziano continuò fin verso il 1884, quando per effetto della guerra Mahdista in Sudan questi lontani possedimenti furono abbandonati e le guarnigioni ritirate; nell'interno, Harar fu conquistata nel 1887 dai cristiani abissini della Scioa, intenti a unificare l'Etiopia sotto un unico dominio e a penetrare nelle regioni orientali abitate da mussulmani, importanti fonti di schiavi e bestiame.
Il Corno d'Africa stava ormai attirando le attenzioni anche delle potenze coloniali europee. Dopo aver acquistato il porto di Obock dai sultanati locali nel 1861, tra il 1883 e il 1887 la Francia sottoscrisse una serie di trattati di amicizia e protettorato con i clan Issa e Afar insediati attorno al Golfo di Tagiura, dando poi vita alla colonia della Côte française des Somalis ("Costa francese dei Somali", l'odierno Gibuti)Raph Uwechue, Africa year book and who's who, Africa Journal Ltd., 1977, p. 209.. Insediati ad Aden dal 1839, i britannici iniziarono a interessarsi ai territori posti sull'altra sponda dell'omonimo golfo dopo il ritiro delle guarnigioni egiziane: dopo vari accordi preliminari con i clan del luogo, nel 1888 venne sottoscritto un trattato con il potente sultanato di Warsangali e il Regno Unito istituì il protettorato della Somalia britannica o SomalilandDavid D. Laitin, Politics, Language, and Thought: The Somali Experience University of Chicago Press, 1977, p.8. ISBN 9780226467917.; le tensioni con i vicini possedimenti francesi, che rischiarono di trasformarsi in un conflitto aperto, furono infine risolte con la firma il 1º febbraio 1888 di un trattato che delimitò i confini tra le due colonie. Una volta consolidato il suo possedimento, il governo britannico si disinteressò al Somaliland: il territorio serviva come base per ostacolare le influenze coloniali delle altre potenze europee e contrastare la tratta degli schiavi, ancora molto attiva nel Corno d'Africa, ma le regioni dell'interno erano sostanzialmente inutili ai fini dei britannici, il cui interesse non andava oltre i porti sulla costaAbdi Ismail Samatar, The state and rural transformation in Northern Somalia, 1884-1986, Madison, University of Wisconsin Press, 1989, pp. 31-32..
Il territorio della Somalia orientale rimaneva una delle poche zone dell'Africa ancora libere da influenze europee, e finì quindi per attirare l'attenzione del Regno d'Italia, intento in quegli anni a costruire un proprio impero coloniale: grazie ai buoni uffici del governo di Londra, il 3 agosto 1889 gli italiani ottennero in affitto dal sultano di Zanzibar (di lì a poco trasformato in un protettorato britannico) i quattro più importanti porti della regione somala del Benadir, ovvero Brava, Merca, Uarsceik e Mogadiscio, stabilendo così una prima presenza nella zona.. L'interesse dell'Italia si focalizzò sulla regione compresa tra il fiume Giuba a sud (eletto al confine con l'Africa Orientale Britannica) e il porto di Bender Ziada a nord (alla frontiera orientale del Somaliland), regione spartita principalmente tra i sultanati di Obbia e di Migiurtinia, posti a nord del Benadir: tra il febbraio e l'aprile del 1889 i due sultani (Yusuf Ali Kenadid di Obbia e Osman Mahamuud di Migiurtinia) sottoscrissero trattati di protettorato con l'Italia, mentre una spedizione navale della Regia Marina procedette all'occupazione dei restanti territori costieri del Benadir.. I nuovi possedimenti somali furono affidati in gestione a delle società private, prima la "Compagnia Italiana per la Somalia V. Filonardi e C." del console a Zanzibar Vincenzo Filonardi e poi, dopo il fallimento di questa nel 1896, la "Compagnia del Benadir" promossa dall'esploratore Antonio Cecchi e composta da una cordata di imprenditori milanesi; la gestione delle due compagnie, prive delle risorse per avviare un concreto sviluppo della regione e del resto preoccupate principalmente di trarre profitti economici, si rivelò disastrosa, tanto che nel gennaio del 1905 il governo italiano assunse direttamente l'amministrazione dei territori somali, fondando la colonia della Somalia italiana..
La guerra Il Mullah
Mohammed Abdullah Hassan nacque nell'aprile del 1856 (la data precisa è incerta) in un villaggio della regione del Nogal, al confine tra Somaliland e Migiurtinia; membro per parte di padre del sotto-clan degli Ogaden, appartenente alla più ampia famiglia dei Darod, trascorse l'infanzia presso il clan materno dei Dhulbahante o Dulbohanta, ottenendo il titolo di sceicco.. Lasciata la Somalia, trascorse un lungo soggiorno alla Mecca dove si avvicinò alla ṭarīqa (confraternita islamica) della Salehiya o Saalihiya, fondata dal santone sudanese Mohamed Saleh (o Salih) e propugnatrice di un Islam molto rigido e intransigente.; nel 1895 Abdullah Hassan iniziò la sua predicazione a Berbera, centro amministrativo della Somalia britannica, scagliandosi non solo contro alcuni dei tradizionali costumi somali, poco rispettosi dei riti religiosi, ma anche contro la penetrazione di missionari cristiani nella regione, e quindi contro la politica coloniale dei britannici. La predicazione ottenne scarsi risultati a Berbera, dove la maggioranza della popolazione era fedele alla confraternita della Qadiriyya, e nel 1897 Abdullah Hassan si ritirò a Kirrit, nelle regioni dell'interno, presso il clan materno dei Dhulbahante: fondata una propria confraternita, ricominciò la sua opera di predicazione, puntando su una forte carica anti-occidentale e annunciando un jihād contro i colonizzatori stranieri, britannici ed etiopi in particolare; nel tentativo di superare le secolari divisioni tribali e claniche dei somali, il mullā ("maestro") cercò di fondare una comunità unita dalla comune fede islamica, definendo i suoi seguaci non con i nomi delle rispettive tribù ma con il termine onnicomprensivo di daraawiish, "dervisci"..
Il 12 aprile 1899 il console generale britannico a Berbera, James Hayes Sadler, inviò al Foreign Office di Londra un primo rapporto sulle attività di Abdullah Hassan, stimando che questi avesse già raccolto circa seguaci; nell'agosto seguente, il Mullah riunì presso la cittadina di Burao circa uomini in armi, di cui 200 dotati di fucili moderni, compiendo poi una prima razzia contro la cittadina di Sheikh, a meno di 100 chilometri da Berbera, i cui abitanti non avevano risposto ai suoi appelli. Il 1º settembre 1899 Abdullah Hassan spedì un ultimatum alle autorità britanniche di Berbera, ma pochi giorni dopo il suo movimento cominciò a mostrare segni di cedimento a causa delle mai sopite divisioni tribali: dopo aver fatto mettere a morte il sultano dei Dhulbahante Ali Farah, reo di non essersi schierato dalla sua parte, il Mullah venne abbandonato da molti seguaci appartenenti al suo clan materno, e dovette ben presto lasciare il Somaliland rifugiandosi nel villaggio di Boholte, presso la tribù paterna degli Ogaden. Qui il Mullah riprese la sua predicazione raccogliendo subito molti seguaci tra gli Ogaden, minacciati direttamente dall'aggressiva espansione etiope verso est; Abdullah Hassan ottenne anche un aiuto in armi e munizioni da parte del sultano di Migiurtinia Osman Mahamuud, intenzionato a utilizzare i dervisci contro il suo rivale di Obbia Yusuf Ali Kenadid al quale contendeva diversi territori nella valle del fiume Nogal..
Nel marzo del 1900 i dervisci iniziarono ad attaccare le carovane mercantili che da Harar si inoltravano nel territorio degli Ogaden, provocando la reazione degli etiopi: una colonna di uomini sotto il grasmac (generale) Bante compì razzie punitive nell'Ogaden, ma fu poi assalita a Giggiga da quasi dervisci guidati dal Mullah; la miglior disponibilità di fucili moderni consentì agli etiopi di respingere l'attacco, ma le loro razzie permisero ad Abdullah Hassan di raccogliere ancora più seguaci tra gli Ogaden, iniziando poi a spingere le sue incursioni anche oltre la frontiera con il Somaliland. Nella primavera del 1901 britannici ed etiopi decisero di organizzare una spedizione comune contro i ribelli: mercenari somali inquadrati da ufficiali britannici, agli ordini del tenente colonnello Eric John Eagles Swayne, mossero da nord contro il villaggio di Jahelli, dove il Mullah era acquartierato, mentre da Harar etiopi si diressero verso est; per la maggior parte montati a cavallo, i dervisci riuscirono a eludere la lenta armata etiope e, benché fossero stati per tre volte agganciati in combattimento dai britannici, evitarono di andare incontro a una sconfitta.. Dopo tre mesi di campagna, il Mullah portò i suoi guerrieri al sicuro oltre il confine con la Migiurtinia, obbligando i britannici a sospendere l'inseguimento..
La rivolta si estende