La linea 1 è una linea della metropolitana di Napoli che collega la città da nord-ovest, con capolinea Piscinola-Scampia (tra i quartieri di Piscinola e Scampia), a sud-est, con capolinea Centro Direzionale (presso il Centro direzionale di Napoli, nel quartiere Poggioreale). È gestita dall'ANM.
La tratta operativa ha una frequenza media dichiarata di una corsa ogni 7 minuti dalle ore 6:00 alle ore 21:00, mentre nelle rimanenti fasce orarie, dalle 21:00 a fine servizio, la frequenza è di una corsa ogni 10 minuti.
La linea si sviluppa per 20,7 km e serve 20 stazioni, con un tempo di percorrenza di circa 34 minuti. La maggior parte del tragitto si sviluppa in galleria, fatta eccezione per un breve tratto in trincea tra Garibaldi e Centro Direzionale e per la tratta in viadotto compresa tra Colli Aminei e Piscinola-Scampia. La linea 1 è nota anche come "metropolitana collinare", in quanto serve diverse zone collinari della città, tra cui il Vomero, l'Arenella, i Colli Aminei e la zona ospedaliera.
Al settembre 2026 risultano in costruzione le tratte da Centro Direzionale a Capodichino e da Piscinola-Scampia a Di Vittorio, interventi finalizzati al completamento dell'anello metropolitano.
La linea 1 interscambia con la linea 2 nelle stazioni di Garibaldi e Museo, con la linea 6 presso Municipio e con la linea 11 presso Piscinola-Scampia.
Particolarmente rilevante è l'aspetto architettonico e artistico della linea: numerose stazioni fanno parte del progetto delle stazioni dell'arte, che coinvolge architetti e artisti di fama internazionale. Per questo approccio innovativo, nel 2009 la linea 1 ha ricevuto a Londra il Most Innovative Approach to Station Development Award, prevalendo su oltre trecento concorrenti.
Storia
Prodromi: il progetto di Lamont Young
Il primo progetto riguardante la costruzione di una linea metropolitana per la città partenopea risale al 1874 e fu opera dell'architetto britannico Lamont Young, il quale propose, in occasione di un concorso bandito dal Comune per la costruzione di linee tranviarie, la realizzazione di una linea che collegasse la stazione Centrale con le zone di Bagnoli e Posillipo, servendo anche il quartiere collinare del Vomero tramite la costruzione di un lungo ascensore con un dislivello di 162 metri.
Il progetto fu negli anni successivi revisionato e presentato al consiglio comunale nel 1888, ma non venne perseguito a causa della mancanza di fondi, soprattutto da parte degli enti privati.
Il progetto di Lamont Young venne poi recuperato nel 1902 dagli ingegneri Ferdinando Serio e Dionigi Gallarati, che proposero la costruzione di una fitta rete metropolitana che si sarebbe estesa radialmente dal Vomero, a partire da piazza Vanvitelli, raggiungendo diversi punti nevralgici della città, come la stazione Centrale, piazza Dante, San Ferdinando (piazza del Plebiscito), Mergellina, Soccavo e persino i Camaldoli e Agnano.
Dopo diverse revisioni, il progetto finale fu approvato nel 1911 e il 15 giugno 1913 venne posata la prima pietra in piazza del Plebiscito alla presenza del re Vittorio Emanuele III di Savoia. Tuttavia, i lavori non ebbero seguito e il progetto fu abbandonato.
Gli inizi: 1963-1971
Nel 1963 l'Ente Autonomo Volturno (EAV) propose al Comune di Napoli il progetto di una funicolare che collegasse il Vomero con il Museo; la Commissione comunale dei trasporti, tuttavia, discusse anche possibili soluzioni alternative alla funicolare.
Intorno alla metà del decennio si iniziò a discutere della progettazione e della costruzione di una vera e propria metropolitana e l'EAV, nel gennaio del 1966, presentò un progetto per collegare piazza Matteotti con piazza Medaglie d'Oro, con possibilità di estensione fino alla zona ospedaliera e ai Colli Aminei. L'anno successivo il Comune approvò l'idea e diede all'EAV "carta bianca" per la realizzazione. Nel frattempo, l'ente nominò una commissione per lo studio di una linea metropolitana.
La metropolitana avrebbe dovuto essere lunga circa 4,5 chilometri e contare 12 stazioni, con una distanza media di 375 metri tra ciascuna fermata. Dopo un anno e mezzo il Comune approvò il progetto e, nello stesso giorno, l'EAV propose una versione aggiornata, chiedendo anche la concessione per la costruzione e l'esercizio della linea, che tuttavia venne rifiutata.
Tra il 1968 e il 1971 intervennero anche l'ATM, che tentò di trovare un'alternativa alla cremagliera, e l'ATAN, che presentò un progetto di massima. Nel 1970 l'ATAN chiese un finanziamento, che venne negato a causa della mancata elaborazione del progetto comprensoriale dei trasporti, facendo così fallire il progetto di massima.
Dopo un anno furono ottenuti finanziamenti per la realizzazione dell'opera, pari a circa 42 miliardi di lire, con la condizione di realizzare il collegamento fino alla stazione Centrale. Il progetto venne elaborato, ma lo Stato bloccò successivamente i fondi e l'opera non venne mai realizzata.
Gli anni settanta: la metropolitana di Napoli
Nel 1972 nacque la Società Metropolitana di Napoli, fondata da operatori cittadini e con un capitale di circa lire. La società presentò un progetto al ministero, che tuttavia non venne accettato. Due anni dopo si ebbe un nuovo rifinanziamento per la concessione della realizzazione della metropolitana e le competenze in materia passarono alle regioni. Il capitale della società salì a lire e, contemporaneamente, si associarono la società della Metropolitana di Milano e altre piccole imprese, che contribuirono alla realizzazione e al reperimento dei fondi necessari.
Un primo progetto di massima della linea metropolitana fu presentato dal Comune di Napoli il 23 marzo 1972 e successivamente approvato dalla Regione Campania con deliberazione n. 7771 del 27 dicembre 1974, con alcune prescrizioni e raccomandazioni, per una tratta iniziale di circa 7 km.
Già in precedenza, con le deliberazioni comunali nn. 1 e 2 del 15 ottobre 1971, erano stati approvati rispettivamente il Piano comprensoriale dei trasporti e il primo stralcio della linea, relativo alla tratta piazza Garibaldi-Colli Aminei, elaborati sulla base di un primo progetto di massima predisposto in quegli anni.
Alla vigilia di Natale del 1974 avvenne l'approvazione del progetto con soluzioni ottimali per la tratta Bovio-Garibaldi.
Nel triennio 1975-1977 il progetto di massima fu approvato dalla commissione interministeriale. Nel 1976 entrò nella realizzazione anche il Consorzio Metronapoli, che acquisì la Società Metropolitana di Napoli attraverso il pacchetto azionario. Il Comune concesse alla società la realizzazione del progetto, affidando la progettazione e la direzione dei lavori alla Metropolitana Milanese S.p.A., in virtù dell'elevato know-how maturato nel settore, avendo già realizzato le linee M1 e M2 della metropolitana di Milano.
Il 22 luglio 1976, prima della presentazione del nuovo progetto di massima dell'intera linea, elaborato per recepire le prescrizioni degli organi statali e regionali, fu stipulata una convenzione tra il Comune e la Società per la progettazione e la costruzione della metropolitana di Napoli (Metropolitana di Napoli S.p.A.) per l'affidamento in concessione della sola costruzione della tratta piazza Garibaldi-Colli Aminei, finanziata con fondi previsti dalle leggi 29 dicembre 1969, n. 1042 e 16 ottobre 1975, n. 493.
La convenzione è da allora vigente.
Sebbene la direttiva 71/305/CEE del 26 luglio 1971 imponesse l'adozione di procedure a evidenza pubblica per l'affidamento di lavori pubblici, la concessione relativa alla realizzazione dell'opera fu attribuita mediante trattativa privata, attraverso la sottoscrizione di atti integrativi successivi alla convenzione iniziale.
Con la delibera n. 506 del 29 ottobre 1976, il Comune approvò il nuovo progetto di massima dell'intera opera, presentato dalla concessionaria, corredato da osservazioni, prescrizioni, raccomandazioni e riserve, nonché un primo stralcio esecutivo.
Il 22 dicembre dello stesso anno il sindaco Maurizio Valenzi e l'assessore ai trasporti Luigi Buccico posero la prima pietra per la stazione Medaglie d'Oro.
L'anno successivo venne presentato il progetto di massima, con l'allungamento della linea fino alla nascente periferia popolare di Scampia e Piscinola, con l'annesso deposito. L'ulteriore modifica venne approvata il 6 luglio 1978 con il sostegno della Comunità europea, insieme al primo progetto generale esecutivo.
Le stazioni previste erano quindi: Garibaldi - Forcella - Duomo - Bovio - Carità - Dante - Museo - Materdei - Salvator Rosa - Cilea - Vanvitelli - Medaglie d'Oro - Montedonzelli - Rione Alto - Policlinico - Colli Aminei - Frullone - Chiaiano - Piscinola.
Gli anni ottanta: la realizzazione della prima tratta
Nel 1980 si passò alla cantierizzazione di Piazza Vanvitelli. Alla progettazione della stazione partecipò anche l'architetto Michele Capobianco, al quale la MM S.p.A. aveva affidato il relativo incarico di collaborazione.
Il 23 novembre dello stesso anno, con la realizzazione di buona parte della stazione e del tratto sotterraneo, il terremoto dell'Irpinia colpì lievemente Napoli e i cantieri furono sottoposti a revisione per l'adeguamento alle nuove norme antisismiche, operato dalla MM S.p.A. con la collaborazione di geologi e strutturisti napoletani.
A seguito del terremoto e in risposta alla crescente domanda di edilizia abitativa, venne approvato un Piano di Recupero delle Periferie che stabilì il prolungamento verso nord della linea fino a Piscinola, con l'obiettivo di migliorare il collegamento delle aree periferiche con il centro cittadino.
La Comunità economica europea finanziò il 33% della spesa totale. La Regione Campania, con deliberazione n. 845 del 2 febbraio 1983, prescrisse il prolungamento della linea da Colli Aminei a Secondigliano, con il progetto esecutivo approvato l'anno successivo.
Nel 1983, per mancanza di fondi, i lavori si bloccarono e nel 1984 il Comune accese i mutui necessari per il proseguimento dell'opera.
L'anno successivo la MN stipulò il contratto per la realizzazione della tratta Colli Aminei-Piscinola, con fondi stanziati dal Comune, dallo Stato e dalla Comunità europea. Nel mese di maggio furono aperti i cantieri per la realizzazione delle stazioni comprese tra piazza Medaglie d'Oro e Colli Aminei. Tra il 1986 e il 1988 furono aperti i cantieri delle tratte Colli Aminei-Piscinola e Vanvitelli-Salvator Rosa.
Gli anni novanta: l'apertura delle prime stazioni
La prima tratta, da Vanvitelli a Colli Aminei, venne attivata il 28 marzo 1993.
Caratteristica dell'intera tratta sotterranea, fatta eccezione per quella realizzata con metodo cut and cover (da piazza Vanvitelli a piazza Medaglie d'Oro), fu la presenza di gallerie a doppia canna, una per ciascun senso di marcia. Fra le stazioni Vanvitelli e Medaglie d'Oro fu inoltre necessario realizzare il piano del ferro, coperto dalla carreggiata stradale mediante un semplice solaio, immediatamente sotto il ponte di via Mario Fiore, riducendo quindi la luce libera sulla sottostante via San Gennaro ad Antignano. Per tale ragione, su quest'ultima strada non possono transitare veicoli di altezza superiore a 4,5 m.
Inizialmente la linea fu gestita provvisoriamente dalle Ferrovie dello Stato. Successivamente la gestione venne trasferita dal Comune di Napoli all'ATAN, oggi ANM.Elettromotrici della linea 1 della metropolitana di Napoli
Il 19 luglio 1995 seguì l'attivazione della tratta in viadotto Colli Aminei-Piscinola-Scampia.
L'intera tratta Piscinola-Vanvitelli fu finanziata con risorse provenienti dalla legge n. 1042 del 1969.
Tra il 1996 e il 2000 furono aperti i cantieri per le tratte Materdei-Dante e, successivamente, Dante-Garibaldi. Inoltre, con il piano generale dei trasporti, vennero modificati i progetti originari, unendo in un unico anello la metropolitana: la tratta completa divenne quindi Piscinola-Dante-Garibaldi-Aeroporto-Piscinola.